Come i sessuologi affrontano la discrepanza del desiderio sessuale
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La discrepanza del desiderio sessuale (Sexual Desire Discrepancy, SDD) rappresenta uno dei problemi più comuni portati in terapia di coppia e negli studi di sessuologia clinica.
Come osservava Bachman (2006), i disturbi del desiderio nelle donne e la differenza di desiderio tra partner sono tra le cause più frequenti di disagio nelle relazioni intime.
Tuttavia, definire che cosa significhi “basso desiderio” o stabilire chi “ha il problema” non è affatto semplice. Molti approcci teorici partono da assunti diversi: per alcuni la causa è biologica (ormonale o neurochimica), per altri è psicologica o relazionale.
Alcuni professionisti mirano a “far crescere” il desiderio individuale, mentre altri vedono nella discrepanza un sintomo di difficoltà comunicative o di differenziazione emotiva all’interno della coppia.
Uno studio condotto da Katarzyna Grunt-Mejer e colleghi (2025) ha esplorato in profondità queste differenze, intervistando 46 terapeuti sessuali polacchi per comprendere come concepiscono e trattano la discrepanza del desiderio.
Le interviste rivelano un panorama complesso, in cui si intrecciano visioni cliniche, morali e culturali.
Cerchiamo di capire cosa ne pensano davvero i terapeuti, facendo una breve sintesi dello studio.
PSICOLOGIA - SESSUOLOGIA
Come vivere bene, anche se in coppia
Autori: Dr. Giuliana Proietti - Dr. Walter La Gatta
Terapie Individuali e di Coppia
Tutti i terapeuti considerano la discrepanza del desiderio un problema da curare?
No. Molti professionisti distinguono tra la presenza di una sofferenza personale e una sofferenza relazionale. Se la persona con minor desiderio non è disturbata dal proprio livello di interesse sessuale, la terapia si concentra sul miglioramento della relazione piuttosto che sull’aumento del desiderio. Solo quando il disagio è soggettivo, si lavora direttamente sul desiderio.
Chi decide gli obiettivi della terapia: il paziente o il terapeuta?
Spesso entrambi. Tuttavia, la maggior parte dei terapeuti intervistati tende a guidare la direzione dell’intervento. Alcuni si concentrano sulla persona con minore desiderio (perché percepita come “il problema”), altri interpretano la discrepanza come un segnale di problematiche più profonde nella relazione o nella comunicazione di coppia.
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Esistono modi diversi di affrontare la discrepanza del desiderio?
Sì, e lo studio ha individuato quattro grandi aree tematiche:
- Valutazione del disagio e motivazione al cambiamento – la terapia ha senso solo se esiste una motivazione autentica, non se la persona si sente “mandata dal partner”.
- Soluzioni per aumentare il desiderio
1) tecniche di consapevolezza corporea, esplorazione del piacere, psicoterapia individuale o di coppia, e in alcuni casi farmacoterapia. 2) Compromessi sessuali e motivazioni non sessuali – alcuni terapeuti suggeriscono di mantenere l’attività sessuale anche senza desiderio, altri la considerano una forma di auto-violenza.
3) Accettazione o rinegoziazione della relazione – in certi casi la terapia mira ad accettare che la differenza di desiderio sia stabile o a esplorare soluzioni alternative (relazioni aperte o, in casi estremi, separazione).

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Che ruolo hanno le convinzioni culturali e morali?
Enorme. Alcuni terapeuti riconoscono che la cultura patriarcale e la religione influenzano le aspettative sessuali, soprattutto sulle donne. Molti sottolineano il bisogno di de-patologizzare la mancanza di desiderio, rifiutando la visione secondo cui la sessualità debba essere un dovere coniugale. Altri, invece, vedono il desiderio come un valore esistenziale che va coltivato attivamente per mantenere viva la relazione monogama.
Ci sono riferimenti a teorie note della sessuologia contemporanea?
Sì, diversi. In particolare sono stati citati il modello del desiderio responsivo di Basson (2000), secondo cui il desiderio può nascere come risposta alla vicinanza e non come impulso spontaneo; la teoria della differenziazione di Schnarch (1997), che spiega come l’autonomia emotiva favorisca il desiderio duraturo; il concetto di collusione di Willi (1982), che interpreta la discrepanza come un gioco di ruoli psicologici all’interno della coppia.
Qual è la posizione dei terapeuti sull’uso dei farmaci per aumentare il desiderio?
Molto scettica. Anche i professionisti favorevoli alla farmacoterapia riconoscono che i farmaci (come la flibanserina) hanno un’efficacia limitata e non risolvono le radici psicologiche o relazionali del problema. Per molti, il desiderio femminile è troppo complesso per essere “riattivato” chimicamente.
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Qual è il cambiamento più importante emerso dallo studio?
Si nota un passaggio generazionale: dai modelli tradizionali, che tendevano a “curare la donna frigida” per soddisfare il partner, verso un approccio più paritario, in cui autenticità, consenso e autonomia sono centrali. I terapeuti più giovani e le donne professioniste mostrano maggiore sensibilità verso la libertà sessuale e le nuove forme di relazione.
In conclusione ciò che emerge è che compito del terapeuta non è imporre una norma, ma piuttosto aiutare la coppia a trovare un proprio equilibrio tra desiderio, autenticità e connessione.
Dr. Giuliana Proietti
Intervento del 14-09-2024 su Sessualità e Terza Età
Dr. Giuliana Proietti
Fonte principale

Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA
ONLINE
La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
- Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
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