emozioni

Alcuni neuroscienziati del Duke University Medical Center hanno scoperto che le persone più anziane usano il cervello in modo diverso dalle persone giovani quando si tratta di archiviare dei ricordi, particolarmente quelli associati alle emozioni negative. Lo studio apparirà nel numero di gennaio di Psychological Science.

La ricerca: ad un numero di persone anziane, sopra i settanta anni e ad un gruppo di persone più giovani (età media 24 anni) sono state mostrate delle immagini, mentre il loro cervello veniva analizzato con la risonanza magnetica (fMRI). Alcune immagini era neutre e riguardavano la natura, altre avevano dei contenuti meno gradevoli, come ad esempio serpenti in attacco, atti violenti, corpi mutilati.

I soggetti dovevano guardare le foto e valutarle secondo il loro grado di piacevolezza. I ricercatori hanno poi osservato la quantità di immagini negative, neutre e piacevoli che ogni singolo gruppo è riuscito a ricordare.

Si è visto così che le persone più anziane hanno minori connessioni tra l’area del cervello che genera emozioni e la regione che si occupa di memoria e apprendimento. Le connessioni cerebrali più potenti del cervello degli anziani sono quelle con la corteccia frontale, la più importante area del cervello per quanto riguarda la produzione del pensiero, la quale controlla anche parti meno importanti dell’area cerebrale.

I più giovani invece, per archiviare i ricordi, usano di più le regioni cerebrali tipicamente dedicate al ricordo di emozioni.

I più giovani sono stati capaci di ricordare più immagini negative ” ha detto lo psicologo Roberto Cabeza, professore presso il Center for Cognitive Neuroscience. Se gli adulti più anziani usano più il pensiero che le sensazioni, questa può essere la ragione per cui essi ricordano poche immagini con un contenuto emotivo negativo.

Ciò che soprattutto ha sorpreso i ricercatori è che gli anziani usano un modo diverso per archiviare il ricordo delle immagini che poi effettivamente ricordano. I centri emotivi dei soggetti più anziani erano attivi tanto quanto quelli dei più giovani , ma le connessioni cerebrali erano diverse.

Le persone più anziane hanno imparato a farsi condizionare di meno dalle informazioni negative, e dunque non ricordano bene gli stimoli spiacevoli: forse in età differenti della vita, il cervello usa strategie diverse per l’archiviazione dei ricordi.

I giovani probabilmente hanno bisogno di ricordare sia gli stimoli positivi che quelli negativi, mentre gli anziani possono aver imparato a mantenere il loro benessere riducendo automaticamente l’impatto negativo dello stimolo, che ricordano di meno e in modo diverso.

Fonte: Eurekalert

Dott.ssa Giuliana Proietti

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
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● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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