Costellazioni sistemiche e psicosomatica

anna zanardi

La malattia non è comunemente considerata né come espressione, né come strumento di crescita, né tanto meno come qualcosa che possa avere un senso positivo. É solo un imprevisto fastidioso, un’intrusione nella nostra vita ben programmata e proiettata verso l’immortalità presunta. La malattia viene ritenuta scomodamente casuale. Conseguentemente a questa visione, si parla di malattia al plurale, come se fosse ipotizzabile un plurale di salute.

Al contrario la malattia rappresenta qualcosa di unico, di singolare, di basilare ed aspecifico. É una forma di squilibrio che porta l’uomo nel disagio e nella necessità di cambiare alcune sue condizioni esistenziali, se vuole tornare alla salute. Ho sempre pensato dunque che non è la tecnica che va migliorata, ma la comprensione dell’essere umano nella sua essenza. Le Costellazioni Sistemiche sono uno strumento di potenziamento proprio di questa comprensione consapevole dell’essere. Non si tratta di proporre rimedi onnipotenti, ma di comprendere le radici del malessere e di fondare l’intervento della nuova psicosomatica sull’osservazione del movimento profondo che nell’animo della persona la porta verso una soluzione legata alla malattia anziché alla salute.

Ogni parte del nostro corpo ha una funzione specifica che s’integra complementariamente con la globalità del nostro sistema corpo-mente. Se impariamo a coniugare il sintomo con il suo significato profondo e con la correlazione all’organo colpito, avremo maggiori possibilità di arrivare alla causa prima del nostro malessere. Ciò che siamo abituati a chiamare “malattie”, non sono altro che simboli, che sul piano metaforico ci propongono significati nuovi ai nostri disturbi, interpretazioni sul piano simbolico ed inconscio del nostro malessere. Rappresentare l’organo ammalato o mettere il cliente di fronte alla personificazione della propria malattia è un invito a rappresentare il proprio mondo interiore ed a comprenderne le dinamiche profonde, a volte autosabotanti, distruttive, dolorose.

Le manifestazioni fisiche sono in realtà la rappresentazione di un contenuto inconscio, metaforicamente espresso dagli organi implicati nella patologia e le Costellazioni le rappresentano puntualmente. Nascondendo o reprimendo i sintomi fisici, ampliamo la problematica inconscia. I sintomi eliminati finiscono nell’inconscio e nell’ombra della nostra psiche.

Osservare attraverso la rappresentazione come funziona il nostro copro e la nostra mente e come si muovono, ci fornisce nuovi punti di vista e nuove possibilità di benessere. Purtroppo le nostre concezioni di corpo e mente sono spesso basati su informazioni razionali obsolete e convinzioni per lo più limitanti. Le Costellazioni permettono di andare oltre.

Le persone cercano spesso solo un aggiustamento; al sintomo di dolore o fastidio deve corrispondere una cura con effetti immediati che cancelli appunto il sintomo. Eppure avrebbe più senso occuparsi della causa profonda di quel sintomo, agendo direttamente sulla sua origine, non semplicemente estinguendo il sintomo allarmante. Se non si riesce a dormire, si prende un sonnifero che si presume debba curare l’insonnia. Se si è ansiosi si prende un ansiolitico, si suppone esso dia tranquillità. Questa terapia sintomatica non è però risolutiva in maniera definitiva; allevia solamente la presenza fastidiosa del sintomo. Il corpo è un fiume di energia e di informazioni. Dobbiamo solo imparare ad ascoltarle, a fluire con esse, ad affidarsi al Tutto più Grande di cui Bert Hellinger è prezioso profeta.

Il filosofo greco Eraclito disse che non si può camminare nello stesso fiume due volte, poiché vi è sempre nuova acqua che scorre. In ogni secondo della nostra vita noi agiamo come un fiume,

Se riuscissimo ad unificare questi diversi linguaggi, eviteremmo la malattia che risulta sempre da una disarmonia interiore a uno o più livelli.

Non basta però la consapevolezza, perché la consapevolezza e l’inconscio sono profondissimi pozzi senza fondo. Al centro dell’inconscio troviamo le cause dei nostri mali e per arrivarci dobbiamo intraprendere un lungo viaggio.

L’assenza di malattia non è l’immortalità, a cui nessuno è mai giunto, almeno per ora, ma è la possibilità reale di vivere come sé stessi nello spazio privilegiato del proprio centro, nella presenza piena di sè.

Il mondo è esattamente come noi lo concepiamo, lo creiamo intorno a noi. Sin dalla vita prenatale riceviamo ed elaboriamo stimoli su cui costruiamo le nostre reazioni, la nostra personalità, gli occhiali attraverso cui vediamo il mondo. Costruire una visione diversa del nostro mondo per diventare più noi stessi è essenziale per stare bene.

Inoltre, il concetto di biologia collettiva è fondamentale; il nostro corpo non appartiene solo a noi, ma a tutti coloro che ci circondano. Questa logica di connessione e interconnessione globale, dimostrata anche a livello scientifico dalle più disparate discipline (fisica quantistica, biologia molecolare, psiconeuroimmunologia, etc.) determina che qualsiasi atto io faccia genera controatti intorno a me. La congruenza tra ciò che desidero, ciò che realizzo e ciò che il mondo mi restituisce diventa dunque essenziale. Se voglio prosperità, devo essere generoso; se voglio onestà, devo essere onesto. Non potrò, per esempio, arricchirmi se non permetterò a chi mi circonda di migliorare il proprio status economico.

La malattia che si manifesta in me è spesso la malattia della mia famiglia, del mio albero genealogico, che riflette la malattia della società nella quale agisco.

La malattia rivela spesso un’attenzione egocentrica verso la vita, un egoismo inconscio che deve essere sciolto per approdare alla generosità della guarigione. Saper essere flessibili, saper cambiare idee e comportamenti quando necessario, è un segno di equilibrio, salute e giovialità. Bisogna saper progredire per poter raggiungere un miglioramento del proprio disagio e della propria malattia. Imparare ad accettare di lasciare qualcuno o di lasciare uno stato di cose, anche se doloroso, significa riappropriarsi di sé. Se non lasciamo le cose, le persone o gli stati d’animo, essi ci posseggono. La guarigione è imparare ad essere sé stessi, senza falsi attaccamenti.

Quando nasciamo, ci impiantiamo nel tessuto familiare specifico (razziale, culturale, religioso, ecc.). All’infinitezza della nostra essenza neonata, la famiglia pone limiti e condizionamenti, positivi e negativi, questo potremmo definirlo Destino. La coscienza familiare si esprime attraverso i nomi prescelti, il ricordo dei morti, le simbologie peculiari di ogni clan familiare, le usanze intrinseche. Spesso, quando formiamo una coppia, ci innamoriamo di qualcuno, attuiamo uno “scivolamento genealogico”, proiettiamo sull’altro il modello genitoriale o parentale che più ci ha condizionato nella nostra vita; uno zio, una sorella, un nonno, ecc. Ripetiamo le violazioni e le dipendenze che si sono sviluppate prima della nostra nascita e durante la nostra vita.

La famiglia è un sistema di ripetizione a più livelli; spesso viviamo la vita dei nostri genitori o agiamo all’esatto contrario, che è comunque un modo per vivere il condizionamento. L’approccio delle Costellazioni Famigliari permette di osservare i vari livelli di funzionamento delle dinamiche che governano la nostra vita, di riconoscerle, di lasciare emergere ciò che c’è. Senza giudizio, senza censura, senza preconcetti. Perché non è il terapeuta che decide, ma il movimento stesso che fluisce dalla rappresentazione in maniera spontanea e rispettosa della verità esistente.

L’inconsapevolezza sociale sta alla base della logica genealogica; siamo costantemente segnati dalla storia, ne paghiamo i cicli ed i modelli ricorrenti. Le relazioni malinterpretate fra noi e il mondo e fra le nostre varie dimensioni causano la malattia. L’Ego non è uno spazio da reprimere, cancellare o annullare; non è possibile: esso esiste. L’Ego va riscoperto, valorizzato, compreso, evoluto. È il tessuto più particolare e prezioso su cui costruire il nostro Destino.

Può sembrare paradossale, ma siamo il risultato di passate sofferenze e imprevisti, e il nostro futuro ci farà ringraziare i momenti difficili che abbiamo superato. Spesso trattiamo il nostro Ego in maniera ingiusta ed anziché amarlo, curarlo e farlo crescere, sottostiamo ai condizionamenti che portano alla sua negazione. Non amarsi allontana da noi i piaceri della vita e fa si che proiettiamo sugli altri ciò che disprezziamo di noi, così da ricevere conferma del nostro basso valore. La pulsione è impossibile da domare e vince contro qualsiasi repressione; per questo, per stare bene, dobbiamo imparare ad osservarla, ascoltarla e realizzarla. Guarire significa parlare all’inconscio attraverso un agito metaforico e simbolico. Realizzare la pulsione significa osservare ed ascoltare i segnali del proprio inconscio. Quando sentiamo timore o qualcosa ci spaventa, stiamo presenti con questa sensazione, entriamo in contatto così con qualcosa di noi che non abbiamo mai sperimentato. Guarire significa anche permettere che la coscienza faccia ciò che non ha mai fatto prima (consciamente). Ogni atto di guarigione, anche se passa dalla rabbia o dal dolore, va bene, porta il positivo, poiché dettato dall’amore verso noi stessi e verso coloro che ci circondano.

Quando decidiamo davvero di cambiare in meglio la realtà, con la sua variabilità e la sua dinamica, essa ci aiuta e supporta. La cosa più difficile da ammettere con sé stessi è la propria responsabilità per non essere stati amati, accettati, accuditi. Si innalzano così delle difese apparenti che aumentano nel corso della vita il nostro disagio, anziché attutirlo.

Fra le cause più frequenti della malattia, osservo, vi sono cinque fattori di colpevolizzazione di sé:

– ci si deve prendere carico della propria famiglia precocemente e ci si sente inadeguati;
– si tradisce la tradizione familiare o i suoi valori, poiché si fanno scelte diverse da quelle auspicate dai nostri genitori o referenti familiari;
– si lascia la famiglia di origine per farsi la propria vita e ci si sente abbandonanti;
– si fanno scelte che ci fanno sentire cattivi o si è diversi da ciò che la famiglia desiderava (per esempio, si nasce di un sesso diverso da quello che i genitori avevano espresso come desiderio);
– si migliorano le proprie condizioni rispetto a quelle della famiglia d’origine e per questo il “sorpasso generazionale” pesa (per esempio, si vive una relazione felice mentre i propri genitori erano infelici).

Queste cinque cause di colpevolizzazione si interiorizzano così radicalmente che spesso conducono il soggetto all’insuccesso. Il metodo delle Costellazioni permette di agire a livello profondo sullo svelamento di queste cause.

Quando si è piccoli si subiscono dei vissuti emotivi che poi si ripeteranno nella crescita, per esempio se mio padre è stato violento, imparerò ad essere violento (magari in forme diverse) con me stesso. Ripeto ciò che gli altri mi hanno mostrato, poiché il mondo che vivo, “me lo vivo”.

Dunque, quando qualcosa ci ammala, dovremmo imparare a chiederci: perché mi faccio ammalare? Se qualcuno ci abbandona, dovremmo chiederci: perché mi faccio abbandonare?

Un primo passo verso la guarigione si ottiene dicendo, personalmente o metaforicamente, grazie a chi ci ha dato la vita. Un secondo passaggio importante è prendersi la propria responsabilità per le situazioni che riteniamo ci abbiano ferito. Diventare adulti è un fatto fondamentale nel processo di guarigione e l’adultità passa appunto dalla presa di responsabilità.

Il nostro cervello ricerca sempre una soluzione che provochi il minor danno possibile, per questo, a volte, preferisce morire o ammalarsi, anziché affrontare la causa del malessere. Quando ci si ammala, è perché la malattia rappresenta il minor male possibile rispetto ad azioni diverse.

Essere coscienti di sé significa, inequivocabilmente, essere coscienti degli altri e del mondo che ci circonda. Non fare attenzione agli altri, significa autoescludersi dal mondo e rientrare in una sorta di autismo, spesso causa delle nostre malattie. Il coraggio di rinnovarci è un passo importante verso la guarigione.

Viste dall’interno, la nostra consapevolezza e coscienza paiono ovvie e pervasive. Le persone reagiscono agli eventi attraverso i loro sensi; riconoscono e pensano gli eventi esterni, elaborandoli al loro interno. I fatti associati all’interiorità non sono sempre riducibili a ciò che avviene solo all’esterno; la psiche non è costituita solo da stati mentali consci. Se l’inconscio è incomprensibile, perdiamo davvero una grande parte di noi stessi, quando decidiamo o agiamo

La parola “coscienza” deriva dal latino: con=con e scio=conoscere, che significa “Ciò con cui conosciamo”. Il dizionario definisce la coscienza come lo stato di consapevolezza o la condizione di percepire, l’abilità di rispondere agli stimoli, la facoltà di riconoscere i contatti ed il potere di sincronizzare le vibrazioni. L’uomo è stato consapevole del problema della coscienza sin da quando è diventato cosciente. La coscienza è una parte infinitesimale della nostra mente, molto più piccola di quanto siamo consapevoli, poiché, come dice Jung, non possiamo essere consapevoli di ciò di cui non siamo consci (1960). Le Costellazioni permettono di rappresentare esattamente tutto ciò che non essendo conscio rappresenta una forza profonda ma sconosciuta e lo mette discretamente a disposizione delle possibilità di guarigione e del Grande Tutto che ci circonda nella sua perfezione.

Anna Zanardi

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Author Profile

Dr. Anna Zanardi
Dr. Anna Zanardi
Anna Zanardi, psicologa e giornalista, direttore scientifico di Psychologies Italia, collabora con diversi quotidiani e riviste di larga divulgazione. Giudice onorario al Tribunale dei Minori di Milano ed esperta del Ministero di Grazia e Giustizia. Docente presso la Libera Università di Lingue Moderne di Milano (IULM), nella facoltà di Scienze delle Comunicazioni; Svolge attività clinica come specialista di medicina psicosomatica.

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