Emotionally Focused Therapy e terapia di coppia
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Nel campo della terapia di coppia si dice spesso che, quando la sessualità funziona, rappresenta solo una parte della soddisfazione relazionale (circa il 15–20%); ma quando è fonte di conflitto o disagio, può arrivare a incidere fino al 70% sul benessere complessivo della coppia (McCarthy & McCarthy, 2003; McCarthy & McDonald, 2009).
Le difficoltà sessuali — e in particolare la discrepanza del desiderio sessuale (Sexual Desire Discrepancy, SDD) — sono tra i motivi più frequenti per cui le coppie chiedono aiuto. Uno studio di Doss, Simpson e Christensen (2004) ha mostrato che oltre la metà dei partecipanti indicava la mancanza di affetto, intimità e contatto fisico come principale ragione per intraprendere una terapia di coppia.
La ricerca degli ultimi decenni ha confermato che la soddisfazione sessuale è strettamente connessa alla qualità della relazione (Byer, 2005; Metz & Epstein, 2002; Sprecher, 2002) e che il desiderio sessuale non è un tratto stabile della persona, ma un processo relazionale e interpersonale che si costruisce nella dinamica tra i partner. Quando questo equilibrio si rompe, emergono difficoltà che coinvolgono sia la sfera emotiva che quella fisica.
Che cos’è la Sexual Desire Discrepancy (SDD)?
La SDD si verifica quando i partner hanno livelli diversi di desiderio sessuale, percependo una distanza tra la propria disponibilità all’intimità e quella dell’altro (Mark & Murray, 2012).
È importante sottolineare che la discrepanza non è di per sé un disturbo, ma può diventare fonte di sofferenza relazionale quando genera frustrazione, senso di rifiuto o inadeguatezza. In molte coppie, chi prova meno desiderio tende a sentirsi “difettoso”, mentre chi ne prova di più si percepisce rifiutato o non desiderato.
La ricerca ha mostrato che alti livelli di SDD sono associati a minore soddisfazione sessuale e relazionale, ridotta stabilità di coppia e maggiore conflittualità (Mark, 2014; Willoughby & Vitas, 2012).
Desiderio e intimità: un equilibrio complesso
Molti studi hanno esplorato il rapporto tra desiderio e intimità emotiva. Secondo Basson (2001, 2005), il desiderio femminile è spesso “reattivo”, cioè nasce da esperienze emotive positive e da una sensazione di connessione con il partner.
Altri autori, come Perel (2006) e Schnarch (2009), hanno messo in guardia dal rischio di “fusione emotiva”: un’eccessiva vicinanza può talvolta spegnere il desiderio, che invece ha bisogno anche di spazi di autonomia e differenziazione per restare vitale.
Il modello di Basson, in particolare, ha posto le basi per comprendere il ciclo tra intimità emotiva, desiderio e soddisfazione sessuale, evidenziando come la mancanza di connessione affettiva possa innescare un circolo vizioso di ansia, evitamento e ulteriore calo del desiderio.
Dalla disfunzione individuale al modello relazionale
Tradizionalmente, il desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) è stato trattato come una problematica individuale, spesso con approcci medici o terapeutici centrati sul sintomo. Tuttavia, considerare il problema in un’ottica relazionale consente di comprendere meglio come il desiderio si costruisca all’interno della dinamica di coppia.
In un recente articolo Girard (2017) propone, per affrontare queste problematiche di coppia, un approccio integrato basato sulla Emotionally Focused Therapy (EFT), un modello di terapia di coppia fondato sulla teoria dell’attaccamento (Johnson & Greenberg, 1985; Johnson, 2004).
L’EFT si concentra sui bisogni emotivi fondamentali di sicurezza e connessione, aiutando i partner a riconoscere e ristrutturare i cicli di interazione negativi che alimentano il conflitto e la distanza.

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L’applicazione della Emotionally Focused Therapy (EFT) alla SDD
L’EFT parte dall’idea che i problemi relazionali – inclusa la discrepanza del desiderio sessuale – siano il risultato di cicli di interazione disfunzionali, in cui ciascun partner reagisce alle proprie paure di rifiuto o perdita.
Nel caso della SDD, un partner può assumere la posizione del “pursuer” (colui che cerca connessione attraverso il sesso), mentre l’altro adotta quella del “withdrawer” (che si ritrae, percependo pressione o giudizio). Il terapeuta lavora per rendere esplicito questo ciclo e riformularlo come un problema condiviso, non come una colpa individuale.
Relazione fra sesso e cibo
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Le tre fasi della terapia EFT applicata alla SDD
Fase I – De-escalation del ciclo negativo:
Il/La terapeuta costruisce un’alleanza con entrambi i partner e li aiuta a identificare il ciclo di reazioni reciproche che alimenta la distanza (es. uno insegue, l’altro si ritrae).
L’obiettivo è spostare la percezione dal “chi ha torto” al “come funziona la nostra danza relazionale”. Il terapeuta esplora paure sottostanti come il sentirsi indesiderati, inadeguati o abbandonati.
Fase II – Accesso ai bisogni di attaccamento:
In questa fase i partner imparano a riconoscere e condividere le proprie vulnerabilità emotive.
Il/la partner con desiderio più basso può esprimere la paura di non essere all’altezza, mentre quello/a con desiderio più alto può ammettere il timore di essere rifiutato/a o non amato/a.
La condivisione di questi bisogni primari favorisce nuove esperienze di connessione emotiva, che spesso riattivano anche il desiderio sessuale.
Fase III – Consolidamento e integrazione:
Una volta che la coppia ha sperimentato momenti di intimità emotiva e di nuova vicinanza, il terapeuta aiuta a consolidare questi cambiamenti nella quotidianità.
In questa fase si possono introdurre anche tecniche della terapia sessuale tradizionale (es. focalizzazioni sensoriali) per favorire una sessualità più spontanea e giocosa.
L’obiettivo è costruire una relazione in cui il sesso sia vissuto come esperienza di connessione e sicurezza, non come prova di valore personale.
Un caso clinico: Adam e Jen
Adam e Jen, una coppia di trentenni, si rivolgono alla terapia per una forte discrepanza nel desiderio sessuale.
Adam riferisce frustrazione per la scarsa frequenza dei rapporti e paura di non essere desiderato; Jen, invece, si sente sotto pressione, spesso stanca e ansiosa durante i momenti di intimità.
Il terapeuta individua un ciclo tipico: Adam cerca il contatto fisico per sentirsi vicino, Jen si sente invasa e si ritrae; questo aumenta la sensazione di rifiuto in Adam e la colpa in Jen, alimentando un circolo vizioso.
Nel corso delle sedute, il terapeuta aiuta i partner a riconoscere le emozioni sottostanti: la paura di Adam di essere rifiutato e quella di Jen di non essere “abbastanza”.
Attraverso esercizi di condivisione e di contatto affettivo, la coppia impara a comunicare in modo più empatico e a ritrovare momenti di intimità emotiva e sessuale.
Jen inizia a comprendere che il suo desiderio può essere “responsivo” e non spontaneo, mentre Adam impara a non interpretare la ritrosia di lei come disinteresse, ma come espressione di vulnerabilità.
Dopo alcune settimane, entrambi riferiscono una maggiore connessione emotiva e una riduzione del conflitto. La frequenza dei rapporti aumenta, ma ciò che cambia realmente è la qualità della loro intimità e la percezione di sicurezza nella relazione.
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Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA
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La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
- Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
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