autismo

Autismo e fattori ambientali

Se un bambino vive a 500 metri (o anche meno) di distanza da un bambino autistico, ha una riduzione del 16 per cento nella possibilità di ricevere una diagnosi di autismo. Questo, in sintesi, il risultato di una recente quanto sorprendente ricerca statunitense. L’effetto vicinanza è stato infatti considerato più significativo degli altri fattori testati, come ad esempio l’età della madre (che ha spiegato circa l’11 per cento di aumento nelle diagnosi di autismo) o l’istruzione della madre (che incide per il 9 per cento).

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto di ricerche economiche, sociali e politiche presso la Columbia University, ha scoperto che i bambini che vivono in prossimità di un coetaneo che ha precedentemente ricevuto una diagnosi di autismo, hanno una probabilità molto più elevata di essere essi stessi diagnosticati come “autistici” l’anno successivo. L’aumento della probabilità diagnostica di autismo non è dovuta a fattori ambientali o ad agenti contagiosi, ma ai comportamenti dei genitori, i quali vengono a contatto con i problemi relativi all’autismo conoscendo i genitori del figlio autistico.

“La probabilità di ottenere una diagnosi di autismo è chiaramente associata alla trasmissione di informazioni da persona a persona”, ha affermato il Dr. Peter Bearman, sociologo, autore dello studio insieme a Ka-Yuet Liu e Marissa King. I genitori che conoscono l’autismo e i suoi sintomi, scoprono che i medici sono in grado di diagnosticare tale patologia, e dunque imparano a gestire il processo per ottenere una diagnosi (e relativi servizi sociali ad esso legati), seguendo il percorso degli altri genitori con un figlio autistico.

I ricercatori sottolineano che i risultati non significano che l’autismo non sia reale o che sia diagnosticato in misura eccessiva. “Il nostro studio non affronta la causa dell’ autismo,” sostiene il Dott. Bearman, “Stiamo solo descrivendo il meccanismo attraverso il quale il numero di diagnosi è in aumento. È possibile che la reale incidenza della malattia si stia scoprendo solamente ora.”

In California, dove è stato condotto questo studio, il numero di casi di autismo gestiti dal reparto dei Servizi dello Sviluppo è aumentato del 636 per cento tra il 1987 e il 2003.

Il team della Columbia University ha esaminato i dati relativi a oltre 300.000 bambini nati tra il 1997 e il 2003 in tutta la California. I ricercatori hanno scoperto che i bambini che vivono a meno di 250 metri da un bambino con diagnosi di autismo hanno una probabilità del 42 per cento più elevata di ricevere essi stessi una diagnosi di questo disturbo nel corso dell’anno successivo, rispetto ai bambini che non vivono in prossimità di un bambino autistico. I bambini che vivono tra i 250 metri e i 500 metri da un bambino con autismo hanno “solo” il 22 per cento in più di probabilità di ricevere questa diagnosi. Più lontano, dunque, i bambini vivono da un altro bambino autistico, minori sono le probabilità di ricevere la diagnosi.

Lo studio ha utilizzato diversi test per determinare se questi risultati possono essere spiegati con un effetto di influenza sociale, o se le cause possano dipendere da agenti ambientali, ad esempio un virus. I ricercatori hanno esaminato dei bambini che vivono vicini, ma in zone opposte del loro distretto scolastico. Questi bambini sono probabilmente esposti alle stesse condizioni ambientali, ma i loro genitori dovrebbero appartenere a diverse reti sociali. Si è scoperto così che la probabilità maggiore di diagnosi esiste solo quando i genitori risiedono nella stessa zona. I bambini che vivono ugualmente nei pressi di un bambino autistico – ma che frequentano un altro distretto scolastico – hanno la stessa probabilità di ricevere la diagnosi di autismo dei bambini che non hanno per vicino di casa un bambino autistico. I risultati dimostrano che l’effetto prossimità è dunque un fenomeno sociale e non un semplice risultato ambientale.

Lo studio ha inoltre dimostrato che l’effetto di prossimità porta a diagnosi meno gravi, nello spettro autistico, forse perché i genitori di bambini gravemente disabili sono più propensi a riconoscere il disturbo senza bisogno di input provenienti dai contatti sociali.

Studi precedenti avevano scoperto un legame tra autismo ed età dei genitori . I genitori di oggi hanno i figli in un’età più avanzata della vita, il che potrebbe essere la causa dell’incremento dei casi di autismo. Altri studi hanno trovato che anche l’educazione impartita dai genitori ha una sua valenza: meglio genitori istruiti, che hanno una maggiore probabilità di ottenere una diagnosi per i loro figli quando vi sono sintomi allarmanti.

L’influenza sociale, dunque, nell’autismo è molto forte: i ricercatori stimano che l’effetto di prossimità spieghi circa il 16 per cento dei recenti aumenti di diagnosi di autismo.

Lo studio è stato finanziato dal NIH premio Pioneer per la ricerca sanitaria innovativa.

Fonte: Ka-Yuet Liu, Marissa King, and Peter S. Bearman. Social Influence and the Autism Epidemic. American Journal of Sociology, 2010; 115 (5): 1387-434 DOI: 10.1086/651448 via Science Daily

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
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● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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