FREUD E IL DISAGIO NELLA CIVILTÀ
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Il Disagio nella civiltà, finito di scrivere nell’estate del 1929 e pubblicato da Sigmund Freud nel 1930, appartiene alla fase più matura e problematica del suo pensiero. In quest’opera Freud supera il perimetro della clinica individuale e rivolge l’attenzione al rapporto tra l’essere umano e la vita collettiva, interrogandosi sulle radici profonde dell’infelicità umana. Il testo nasce in un momento storico e personale particolarmente drammatico, segnato dalla crisi economica mondiale, dall’ascesa del nazismo e dal progressivo disfacimento della Repubblica di Weimar. In questo contesto, Freud avverte la necessità di comprendere non solo il disagio psichico individuale, ma anche le dinamiche distruttive che attraversano le società umane.
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Che cos’è Il disagio nella civiltà e perché è un’opera centrale del pensiero freudiano?
Il disagio nella civiltà (da alcuni tradotto erroneamente “della civiltà”***) è uno dei testi più inquieti e profondi di Freud perché affronta una questione radicale: perché gli uomini, pur vivendo in società sempre più organizzate e sicure, continuano a soffrire? Freud mostra come il conflitto tra individuo e civiltà non sia accidentale, ma strutturale. La civiltà nasce per proteggere gli uomini dalla violenza reciproca e dal dominio della natura, ma questa protezione ha un costo psichico molto elevato. Secondo Freud, tale tensione non può essere eliminata, ma solo contenuta.
Che cosa intende Freud per civiltà?
Per Freud il termine tedesco Kultur indica contemporaneamente civiltà, cultura e società. La civiltà è l’insieme delle regole, delle istituzioni, delle norme morali e dei dispositivi culturali che rendono possibile la vita collettiva. Essa consente all’uomo di conquistare una certa sicurezza e un relativo benessere, ma non è di per sé la fonte del disagio. Il disagio nasce piuttosto all’interno della civiltà, come effetto delle rinunce pulsionali che essa richiede.
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Qual è l’origine del disagio nella civiltà?
Alla base del disagio vi è il conflitto tra le pulsioni individuali e le esigenze della convivenza sociale. Freud riprende la sua teoria pulsionale, secondo cui l’essere umano è mosso da pulsioni sessuali e aggressive. La civiltà, per poter esistere, deve limitare, deviare e reprimere queste forze istintuali. In cambio di sicurezza e appartenenza, l’individuo rinuncia a una parte significativa della propria soddisfazione pulsionale, generando frustrazione e sofferenza.
Qual è il ruolo del Super-io in questo processo?
Un punto centrale dell’opera è il ruolo del Super-io. Freud lo descrive come l’istanza psichica che interiorizza i divieti e le regole della società. Non si tratta solo di un controllo esterno imposto dall’autorità, ma di un controllo interno, spesso ancora più severo. Con l’aumentare delle richieste civili e morali, il Super-io si rafforza e produce sensi di colpa anche in assenza di azioni concrete. Il senso di colpa diventa così, secondo Freud, il prezzo più alto che l’uomo paga per vivere in una civiltà avanzata.
Che idea ha Freud della natura umana?
Nel Disagio nella civiltà emerge una visione profondamente pessimistica della natura umana. Freud mette in discussione l’idea che l’uomo sia naturalmente buono o incline alla cooperazione. Al contrario, riconosce nell’aggressività una componente originaria e fondamentale della psiche. La civiltà non elimina l’aggressività, ma la trattiene e la reindirizza, spesso trasformandola in autoaccusa, depressione e malessere interiore.
Che rapporto c’è tra civiltà e felicità?
Freud affronta il tema della felicità sostenendo che essa non può essere uno stato duraturo. L’essere umano aspira al piacere e all’assenza di dolore, ma incontra continuamente i limiti imposti dal corpo, dalla realtà e dalla società. La civiltà promette una certa protezione dalla sofferenza, ma non può offrire la piena realizzazione del desiderio. Il disagio non è quindi un incidente della civiltà, ma una sua conseguenza necessaria.
In che contesto storico nasce l’opera?
Il libro viene scritto dopo la crisi del 1929, in un periodo di grave difficoltà economica per la Germania, caratterizzato da misure governative impopolari, aumento delle tensioni sociali e crescita del consenso per il movimento nazionalista. L’ascesa di Hitler, il suo antisemitismo e la retorica contro la Repubblica di Weimar fanno da sfondo alle riflessioni di Freud, ebreo, che sente l’urgenza di comprendere le radici psichiche dell’odio, della violenza e della distruttività collettiva.
Come si inserisce il tema delle pulsioni di vita e di morte?
Nel Disagio nella civiltà Freud riprende la teoria di Eros e Thanatos, già introdotta in Al di là del principio di piacere del 1920. Eros spinge verso la vita, il legame e la soddisfazione pulsionale; Thanatos spinge verso la distruzione, l’annientamento di sé e degli altri. La civiltà tenta di contenere le pulsioni distruttive attraverso la sublimazione, incanalandole in forme socialmente accettabili come la famiglia e il lavoro, barattando una parte della felicità con una certa sicurezza.
Perché il disagio conduce facilmente alla nevrosi?
Se il disagio prodotto dalla civiltà si somma ai conflitti intrapsichici tra Es, Io e Super-io, diventa chiaro, secondo Freud, come la nevrosi sia una possibilità sempre presente. Le pulsioni represse non scompaiono, ma cercano sbocchi, spesso sotto forma di sintomi individuali o esplosioni collettive di violenza.
Come interpreta Freud guerra, razzismo e distruttività sociale?
Secondo Freud, l’aggressività, l’omicidio, lo sterminio e la guerra non sono semplici incidenti dovuti a conflitti di interesse, ma manifestazioni di qualcosa di primitivo che, tenuto a freno dalla civiltà, esplode quando le tensioni sociali diventano insostenibili. In situazioni di crisi economica e politica, la benevolenza reciproca può trasformarsi in razzismo e xenofobia, aprendo la strada alla guerra.
Qual è la posizione di Freud sulla religione?
Nel libro Freud critica duramente la religione, considerandola una forma di infantilismo psichico utile a placare la paura della morte e dell’impotenza umana. La religione, secondo Freud, impone una via uniforme verso la felicità e la protezione dalla sofferenza, al prezzo dell’avvilimento dell’intelligenza e della partecipazione a un delirio collettivo. In questo modo può risparmiare a molti la nevrosi individuale, ma non offre nulla di più. Scrive:
…L’uomo comune non può rappresentarsi questa Provvidenza se non nella persona di un padre straordinariamente elevato. Soltanto un essere simile può comprendere i bisogni del figlio dell’uomo, venir impietosito dalle sue preghiere, placato dai segni del suo pentimento. L’insieme è così manifestamente infantile, così irrealistico, da rendere doloroso, a un animo amico dell’umanità, pensare che la grande maggioranza dei mortali non sarà mai capace di sollevarsi al di sopra di questa concezione della vita….
..Quanto ai bisogni religiosi, la derivazione dall’impotenza infantile e dalla nostalgia del padre da questa suscitata a me sembra incontrovertibile, tanto più che questo sentimento non si limita a perpetuarsi oltre la vita del bambino, ma si alimenta di continuo dell’angoscia di fronte allo strapotere del fato…
…La religione […] impone a tutti in modo uniforme la sua via verso il raggiungimento della felicità e la protezione dalla sofferenza. La sua tecnica consiste nello sminuire il valore della vita e nel deformare in maniera delirante l’immagine del mondo reale, cose queste che presuppongono l’avvilimento dell’intelligenza. A questo prezzo, mediante la fissazione violenta a un infantilismo psichico e la partecipazione a un delirio collettivo, la religione riesce a risparmiare a molta gente la nevrosi individuale. Ma niente di più….
Che immagine complessiva emerge dell’uomo e della civiltà?
Il Freud del Disagio nella civiltà è un pensatore privo di illusioni. La civiltà appare come una costruzione necessaria e preziosa, ma estremamente fragile, fondata sulla repressione pulsionale e destinata a produrre disagio. L’uomo è descritto come un “animale malato”, inevitabilmente diviso tra desiderio e legge.
Perché quest’opera è ancora attuale?
Freud ripropone, in modo disilluso, la celebre espressione di Plauto, Homo homini lupus, chiedendosi chi possa davvero contestarla alla luce della storia. In un mondo segnato da nuove forme di controllo, da ideali di felicità obbligatoria e da crescenti tensioni sociali, Il disagio nella civiltà continua a interrogare il presente e a offrire una chiave di lettura lucida e scomoda del rapporto tra individuo, desiderio e convivenza.
Di questo libro Lacan ebbe a dire: “Le Malaise dans la civilisation est un oeuvre essentielle, première dans la compréhension de la pensée freudienne et la sommation de son expérience” (Lacan, 1986)
Dr. Giuliana Proietti
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*** La prima edizione italiana, col titolo Il disagio nella civiltà, è del 1949. Nel 1971 viene ristampato da Boringhieri con un nuovo titolo, Il disagio della civiltà, e da allora ristampato anche da altre case editrici, con lo stesso titolo. Solo nel 2010, con l’edizione Einaudi, curata da Stefano Mistura si ritorna al titolo, molto più aderente all’originale, di “Il disagio nella civiltà”. Questo errore di traduzione va rimarcato perché è fuorviante rispetto all’idea freudiana della civiltà: per Freud la civiltà (Kultur significa ad un tempo civiltà, cultura, società) non è fonte di disagio, ma è esattamente il contrario: è grazie alla civiltà che l’uomo ha conquistato un po’ di sicurezza e di benessere. Questo non significa però che all’interno della civiltà non possano esservi dei disagi, e di essi il libro vuole parlare.
Fonti principali
Fonti Sigmund Freud, Das Unbehagen in der Kultur, 1930.
Sigmund Freud, Il disagio nella civiltà, varie edizioni italiane, Boringhieri, Einaudi.
Sigmund Freud, Al di là del principio di piacere, 1920.
Jacques Lacan, Le Séminaire, Livre VII, 1986: “Le Malaise dans la civilisation est une œuvre essentielle, première dans la compréhension de la pensée freudienne et la sommation de son expérience”.
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La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
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Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
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