Freud e la Società dei Medici Viennese
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Freud e la Società dei Medici Viennese

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Freudiana Collana di Articoli sulla vita di Freud  e le sue opere

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Il percorso di Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, si intrecciò con il contesto culturale e scientifico della Vienna di fine Ottocento, un ambiente vivace ma anche rigidamente conservatore. Il rapporto con i medici viennesi fu tutt’altro che lineare, segnato da scontri, diffidenze e contrasti che segnarono profondamente la sua carriera.

Formazione di Freud

La formazione di Freud avvenne nell’ambito della neurologia e della fisiologia, ma il suo interesse crescente per i disturbi psichici lo portò a sviluppare teorie radicalmente nuove, che si discostavano dalle spiegazioni puramente organiche allora dominanti. I colleghi medici, ancorati a un modello positivista, accolsero con sospetto le sue ipotesi sull’inconscio e sul ruolo della sessualità nello sviluppo psichico, considerandole speculative e scandalose.

Inizi della Professione

Dopo l’esperienza di Parigi con Charcot (1885-1886) e dopo il matrimonio con Martha (13 Settembre 1886), Freud si trasferì in un nuovo appartamento nel Kaiserliches Stiftungshaus, un grande edificio costruito per iniziativa dell’imperatore Francesco Giuseppe I (nel luogo dove era sorto il Ring Theater, distrutto da un incendio l’8 Dicembre 1881, causando la morte di circa 400 persone).

In quello stesso anno aveva superato l’esame per diventare Libero Docente, ma prima di cominciare questa attività integrava i guadagni provenienti dai pochi pazienti, con il lavoro in un Ospedale per bambini, dove gli era stato assegnato il reparto di neurologia.

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La società dei Medici Viennese

Era stata fondata nel 1800 e in quel tempo organizzava delle riunioni ogni venerdì sera, nell’edificio dell’Accademia delle Scienze, in maniera piuttosto formale: le discussioni venivano stenografate e riassunte nel bollettino quindicinale della società. Alle riunioni assistevano giornalisti specializzati in medicina, che ne mandavano i resoconti alle rispettive riviste.

L’isteria maschile

In quel periodo, si era molto sviluppato il traffico ferroviario e con esso gli incidenti: le vittime dei disastri ferroviari erano soprattutto uomini, i quali in seguito al trauma presentavano disturbi funzionali post-traumatici. Le patologie conseguenti al trauma furono divise in due campi: railway spine e railway brain: il primo descriveva la sintomatologia dello shock nervoso ed il secondo lo shock traumatico, che quindi venivano considerati come due patologie diverse tra loro. In Germania, due eminenti neurologi, Thomsen e Oppenheim, avevano sostenuto che i soggetti traumatizzati avevano una patologia più grave dei pazienti ‘isterici’: la depressione era più profonda e c’era scarsa reazione alla terapia. Ritenevano insomma che isteria e sintomi post-traumatici fossero due cose completamente diverse.

In Francia invece, Charcot si era opposto a questa classificazione: secondo lui anche i casi di railway spine dovevano essere compresi nella ‘isteria maschile’, patologia che non si limitava più ai casi isterici classici e che veniva dunque estesa a uomini con disturbi funzionali post-traumatici. Non sorprende dunque che in Francia aumentarono a quel tempo le diagnosi di ‘isteria maschile’, che non riguardavano più il solo fattore etiologico legato alla ereditarietà, ma anche al trauma.

Va detto che l’isteria maschile non era un tabù a Vienna: essa veniva largamente accettata, ma non nella identificazione fatta da Charcot, tra paralisi traumatica negli uomini e isteria maschile. 

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Presentazione di Freud alla società dei medici viennese

E’ a questo punto della carriera che vi fu la famosa presentazione di Freud alla società dei medici viennese, il 15 Ottobre 1886, nella quale la leggenda vuole che sia nata la grande avversione dei medici contro Freud. Questi i fatti:

Freud presentò una relazione basata sulla sua esperienza francese con Charcot, del quale spiegò il suo concetto di isteria e la sua distinzione fra ‘grande hysterie’ e ‘petite hysterie’. Charcot, a detta di Freud, aveva dimostrato che i pazienti isterici non erano malati immaginari, che l’isteria non derivava da disturbi degli organi genitali e che l’isteria maschile era più frequente di quanto non si pensasse.

A questo seguì l’esposizione di un caso osservato a Parigi, di un giovane che dopo un incidente sul lavoro aveva contratto una paralisi a un braccio e delle stigmate. Sulla base di casi del genere, Charcot era incline a equiparare i casi di railway spine e di railway brain con l’isteria maschile.

Alla relazione di Freud seguì il dibattito, in cui sostanzialmente venne detto che non c’erano, nella relazione, delle grandi novità e che era solo un problema riguardante l’etichetta da dare ad una patologia: a Vienna i neurologi ritenevano che Charcot stesse sbagliando equiparando i postumi del trauma ai disturbi isterici.

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Era un problema soprattutto di stile: Freud infatti non si era conformato alla tradizione della società e non aveva esposto nulla di nuovo e di originale (tutti conoscevano sia l’isteria maschile sia i metodi di Charcot). Nella sua ansia di raccontare al mondo scientifico la sua esperienza con Charcot, Freud si era andato a cacciare in una controversia scientifica che durava da anni e della quale il giovane Freud non comprendeva la complessità e le implicazioni pratiche.

A Freud fu comunque offerto di fare una replica e di spiegare perché pensava di aver presentato una relazione originale.

Nella successiva assemblea del 26 Novembre, Freud si sentì in dovere (o gli fu consigliato) di presentare un nuovo caso clinico, per spiegare meglio la sua tesi. Il caso clinico presentato riguardava un artigiano di ventinove anni, il quale a otto anni a seguito di un incidente aveva riportato la rottura di un timpano ed era afflitto da convulsioni d natura non chiara. Ora, dopo uno shock nervoso avuto tre anni prima, aveva sviluppato sintomi isterici. Il caso era ambiguo e non servì a chiarire i dubbi emersi nella precedente riunione del 15 ottobre.

Per la cronaca, la controversia sulla nevrosi traumatica, contrapposta all’isteria maschile fu ancora molto accesa in Europa per qualche anno, fino a che, intorno al 1900, il mondo medico perse interesse per l’isteria, cessò di credere all’esistenza delle stigmate descritte da Charcot e la malattia stessa divenne molto meno frequente.

Resta il fatto che la società di medicina viennese non si oppose a Freud in quanto ebreo o in quanto portatore di una teoria nuova e rivoluzionaria: Semplicemente gli fu contestato che il tema da lui trattato non rappresentava una novità, come veniva richiesto ai relatori.

Contrariamente alla leggenda, Freud non ruppe i legami con la società dopo questa riunione e, nonostante le prese di distanza, non cessò mai di esserne membro, fino a che non partì da Vienna.

Studi sull’isteria

La rottura più evidente si manifestò invece con la pubblicazione degli Studi sull’isteria (1895), scritti insieme a Josef Breuer. Mentre Breuer manteneva una posizione più prudente, Freud spinse l’interpretazione verso l’idea che i sintomi isterici fossero espressioni di conflitti psichici inconsci. Questa visione fu giudicata eccessiva e immorale dall’ambiente medico viennese, che non era disposto ad accettare il primato della psiche sulla biologia.

La personalità di Freud

A peggiorare le tensioni contribuì anche la personalità di Freud: determinato, polemico e poco incline ai compromessi. Quando si accorse che le sue idee non ricevevano legittimazione accademica, scelse di procedere autonomamente, fondando un circolo di studiosi e allievi che, nel tempo, divenne il nucleo della Società Psicoanalitica di Vienna. Questo gesto fu percepito come una sfida diretta al mondo accademico tradizionale, accentuando la frattura.

L’antisemitismo

A tutto questo si aggiunse il fatto che Freud, ebreo in una Vienna attraversata da forti correnti antisemite, si trovò spesso escluso dai circuiti di potere universitario, dominati da un’élite medico-aristocratica. L’antisemitismo, sebbene raramente esplicitato nelle critiche, costituiva un ulteriore ostacolo al suo riconoscimento istituzionale.

Isolamento di Freud

Il conflitto con i medici viennesi non fu mai del tutto sanato. Da un lato, contribuì all’isolamento di Freud, costringendolo a trovare sostegno in circoli intellettuali più aperti, anche internazionali. Dall’altro, paradossalmente, rafforzò la sua determinazione e l’identità della psicoanalisi come disciplina autonoma.

In questo senso, la tensione con la medicina ufficiale non fu solo un ostacolo, ma anche una condizione che rese possibile l’affermazione di un nuovo paradigma. Freud, che si sentiva respinto dal contesto medico tradizionale, trovò proprio nello scontro con i suoi contemporanei lo spazio per costruire un pensiero che avrebbe trasformato radicalmente la comprensione della mente umana.

Dott.ssa Giuliana Proietti

Intervento del 14-09-2024 su Sessualità e Terza Età
Dr. Giuliana Proietti

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Dr. Giuliana Proietti Psicoterapeuta Sessuologa TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA ONLINE La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online. In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.

  • Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
  • Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa. Per appuntamenti: 347 0375949 (anche whatsapp) mail: g.proietti@psicolinea.it Visita anche: www.giulianaproietti.it Pagina Facebook Profilo Facebook Instagram

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