Freud ed i suoi sei figli GUARDA I VIDEO DI FREUDIANA SUL NOSTRO CANALE YOUTUBE
Nella foto: la famiglia Freud nel 1898 (Fila dietro) Freud, Martin: Freud, Sigmund (fila centrale) Freud, Oliver: Freud, Martha: Bernays, Minna: Freud, Ernst (fila avanti) Freud, Sophie: Freud, Anna
Freud ebbe sei figli, i quali ebbero vite molto diverse tra loro, per lo più lontane dalla psicoanalisi, inserite in un contesto borghese colto e segnate dagli sconvolgimenti storici del Novecento. Freud fu un padre presente ma selettivo, affettuoso ma allo stesso tempo autoritario, capace di grande intensità emotiva soprattutto nei confronti di due figlie, Anna e Sophie., per i loro destini.
Cerchiamo di saperne di più.
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Sigmund Freud sposò Martha Bernays (1861–1951) nel 1886, quando lui aveva 30 anni.
Martha era figlia di Berman Bernays (1826–1879) ed Emmeline Philipp (1830–1910). Suo nonno, Isaac Bernays (1792–1849), era un rabbino capo di Amburgo. La sorella di Martha, Minna Bernays (1865-1941), divenne membro permanente della famiglia Freud dopo la morte del suo fidanzato, nel 1895.
Dal matrimonio tra Martha Bernays e Sigmund Freud nacquero sei figli (ed in seguito otto nipoti):
- Mathilde, il 16 ottobre 1887
- Jean Martin il 7 Dicembre 1889
- Oliver, il 19 Febbraio 1891
- Ernst, il 6 Aprile 1892
- Sophie, il 12 Aprile 1893
- Anna, il 3 Dicembre 1895

Sopra: Sigmund, Martha e l’ultimogenita Anna, 1899
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Cosa sappiamo di loro:
Mathilde (1887-1978), la primogenita, occupò a lungo una posizione speciale come prima figlia femmina, prima ancora della nascita di Anna. Freud seguì con attenzione la sua educazione e la sua vita sentimentale, mostrando un atteggiamento protettivo e talvolta controllante. La relazione giovanile con lo psicoterapeuta Gödde lo preoccupò molto, soprattutto per ragioni culturali e religiose, e il matrimonio con Robert Hollitscher (il 7 Febbraio 1909), un uomo d’affari, rappresentò per lui una sistemazione più rassicurante. Il carteggio tra padre e figlia durante il fidanzamento, poi pubblicato, mostra un Freud molto presente, affettuoso ma anche normativo, interessato a guidare le scelte della figlia secondo un ideale borghese di stabilità. Mathilde condusse una vita relativamente riservata e non ebbe figli, restando comunque in contatto con la famiglia d’origine.
Jean Martin (1889-1967), chiamato così in omaggio a Charcot, testimonia quanto Freud intrecciasse la propria vita privata con il proprio universo intellettuale. Fu il figlio che più esplicitamente si confrontò con l’eredità paterna sul piano narrativo, scrivendo Mio padre Sigmund Freud, un testo prezioso per la comprensione della quotidianità familiare. Divenne avvocato, seguendo un percorso professionale distante dalla psicoanalisi, ma mantenne un rapporto di stima e dialogo con il padre. Il suo matrimonio con Esti Drucker (1896–1980) e la nascita dei due figli inserirono Freud anche nel ruolo, per lui non centrale ma significativo, di nonno.
Oliver (1891-1969) nome dato in onore di Oliver Cromwell, divenne ingegnere. Oliver ebbe con il padre un rapporto più discreto e meno documentato. La scelta dell’ingegneria e il trasferimento a Berlino indicano una vita autonoma e professionalmente orientata, lontana dal centro viennese della psicoanalisi. Il matrimonio con la pittrice Henny Fuchs (1892–1971) che le dette una figlia, suggerisce un ambiente culturalmente vivace, ma non risulta che Oliver fosse coinvolto direttamente nel lavoro del padre.
Ernst (1892-1966) divenne architetto, si sposò con Lucie Brasch (1896–1989) ed ebbe due figli famosi: il politico e conduttore radiotelevisivo Clement Freud ed il pittore Lucian Freud, oltre a Stefan Gabriel. Anche in questo caso non vi sono testimonianze di un coinvolgimento diretto nella psicoanalisi, ma è significativo che dalla famiglia Freud emerga una continuità creativa e intellettuale che attraversa le generazioni, pur declinandosi in ambiti diversi. Il rapporto tra Sigmund ed Ernst appare corretto e affettuoso, ma non particolarmente intenso sul piano intellettuale.

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Sophie (1893-1920) Era considerata la più bella e forse la più spontanea dei figli, e il suo matrimonio con Max Halberstadt (1882–1940) fu seguito con partecipazione. La sua morte prematura, il 25 gennaio 1920 (a soli 27 anni), durante l’epidemia di influenza spagnola, colpì Freud in modo devastante. Nelle lettere successive emerge un dolore profondo, che mise in crisi alcune sue convinzioni teoriche sul lutto e sulla possibilità di elaborare completamente la perdita. La scomparsa di Sophie rimase per lui una ferita aperta, e il pensiero dei due nipoti, figli di Sophie, contribuì a rendere quel dolore ancora più concreto.
Anna (1895-1982), l’ultima nata, ebbe un ruolo del tutto singolare. Fu l’unica a entrare pienamente nel mondo della psicoanalisi e a condividere quotidianamente il lavoro del padre. Il loro legame fu strettissimo, sia sul piano affettivo sia su quello intellettuale. Anna divenne collaboratrice, erede teorica e custode dell’opera freudiana, rinunciando a una vita familiare propria. Freud le riconobbe un’autorità scientifica che non concesse a nessun altro figlio, e negli ultimi anni di vita si affidò a lei anche sul piano pratico e decisionale.
Dr. Giuliana Proietti
Autori:
Dr. Giuliana Proietti - Dr. Walter La Gatta

Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
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La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
- Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
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