Si può prevenire la violenza fra i più giovani? L’organizzazione mondiale della sanità ritiene che sia possibile ed indica anche quali strade perseguire per raggiungere questo obiettivo.

La violenza interpersonale è la terza principale causa di morte e una delle principali cause di disabilità tra i giovani (di età compresa tra 10 e 29 anni) nei 53 paesi della Regione Europea dell’OMS.

Questo carico di malattia e morte per violenza giovanile è distribuito in modo ineguale e 9 decessi per omicidio su 10 in Europa si verificano nei Paesi a basso e medio reddito.

Indipendentemente dal reddito del paese, la violenza interpersonale colpisce in modo sproporzionato i giovani  maschi provenienti da settori sociali svantaggiati, che subiscono 4 morti su 5 per omicidio.

Il rischio per cui molti giovani si lasciano coinvolgere in atti violenti aumenta per numerosi fattori: biologici, sociali, culturali, economici e ambientali. Tutti questi fattori interagiscono e accrescono il rischio di coinvolgimento giovanile nella violenza e nei reati legati in particolare all’uso dei coltelli.

I fattori che possono proteggere i giovani dalla violenza includono: buone abilità sociali (saper ascoltare, pensare ai sentimenti degli altri, saper lavorare in gruppo ed essere costruttivi), autostima, buoni risultati scolastici, legami forti con i genitori, legami forti con un gruppo di pari positivi, buon attaccamento alla scuola, coinvolgimento nella comunità e accesso al supporto sociale.

Per quanto riguarda gli interventi nella scuola, si è visto che se si attuano dei progetti scolastici che hanno come finalità la prevenzione dei comportamenti violenti, si ottengono dei buoni risultati. Il miglioramento può essere raggiunto sia nella scuola primaria, sia in quella secondaria.

Non bisogna dimenticare infatti che molti ragazzi sono violenti perché non conoscono altri mezzi per ottenere ciò che desiderano.

Molti studi indicano che la riduzione dei fattori di rischio e il rafforzamento dei fattori protettivi possono ridurre la violenza giovanile. Le politiche sociali e gli approcci sistematici che affrontano le cause alla base della violenza possono rendere i Paesi europei molto più sicuri per i giovani.

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Dr. Walter La Gatta

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