Dora

Pour faire une omelette il faut casser des oeufs. (Per fare una frittata bisogna rompere le uova). E’ una celebre frase di Freud, con la quale spiegava che, per intraprendere un trattamento dì isteria è inevitabile parlare di argomenti sessuali. Così fece anche nel caso di Dora, di cui in questo Blog abbiamo già parlato, ma che riproponiamo, per raccontare brevemente i due sogni di questa famosa paziente e la relativa analisi di Freud. Ci sembrerà così di rivedere la scena sul famoso lettino di Berggasse, 19, che vedete qui a sinistra.

Il caso di Dora fu pubblicato nel 1901, con il sottotitolo Frammento di un’analisi d’isteria. Il saggio mostra una prosa molto elegante, tanto che, si dice, lo scrittore viennese Arthur Schnitzer si sarebbe ispirato proprio al Caso di Dora per il suo romanzo Signorina Else.

In sintesi ricordiamo che Dora era figlia di un industriale, molto impegnato sul lavoro e soprattutto attratto dalle donne. Prima di sposarsi aveva contratto la sifilide, che aveva trasmesso anche alla moglie, ed al momento dell’analisi del caso, da parte di Freud, aveva un’amante, la signora K, moglie di un suo intimo amico, il signor K.
La madre di Dora fu definita, poco generosamente da Freud “donna di poca cultura e soprattutto di poca testa“, oltre tutto afflitta dalla “psicosi della casalinga“.

La famiglia di Dora ed i signori K. si frequentavano di continuo, trascorrevano le vacanze insieme ed andavano spesso a Merano, all’epoca era una stazione climatica elegante, frequentata anche dall’imperatrice Sissi e sul Lago di Garda. Quando Dora aveva 13 anni era stata baciata a forza dal signor K. sulle labbra, ma Dora si era svincolata dall’aggressore ed era riuscita a fuggire. Sorprende non poco sentire il Dr. Freud che giudica “nettamente isterico” il comportamento della povera Dora. I pregiudizi personali e dell’epoca sulla posizione femminile lo portavano infatti a ritenere che questa fosse addirittura una “situazione certamente atta a suscitare una sensazione netta di eccitazione sessuale”. Del resto, aggiunge Freud in una nota, il signor K., era “un uomo ancora piuttosto giovane e di aspetto attraente“. Come poteva Dora sottrarsi a quell’abbraccio? Come poteva non provare attrazione per il signor K.?

Freud individua così “l’unica soluzione possibile” per Dora: cedere al signor K., il quale avrebbe poi potuto divorziare da sua moglie e sposarla. Al tempo stesso, suo padre avrebbe potuto divorziare dalla madre di Dora e sposare finalmente la signora K.

E Dora? Scrive Freud: “Col tono più amabile, si congedò facendomi i più calorosi auguri di buon anno e… non ritornò più“. Spiegazione del fallimento della cura: “Era stato indubbiamente un atto di vendetta quell’interrompere così bruscamente la cura … “.

Molti critici hanno notato, nella conduzione di questo caso clinico, che Freud non aveva alcuna cura per il trauma subito dalla ragazza: lo psicoanalista si mostrava del tutto privo di empatia e di comprensione per la ragazza, a causa del suo maschilismo. Il caso di Dora è importante anche perché Freud si trovò a gestire qui il problema del transfert, in modo, in realtà, non del tutto ottimale.

Altra famosa considerazione relativa a questo caso, che poi è stata generalizzata all’analisi dei sogni, è la seguente: «Di fronte all’incompiutezza dei miei risultati analitici non mi restava che seguire l’esempio di quei ricercatori che hanno la ventura di portare alla luce, dalla lunga sepoltura, mutilate, ma non per questo meno preziose, reliquie dell’antichità. Ho fatto cioè delle aggiunte a ciò che risultava incompleto secondo i modelli migliori a me noti da altre analisi, ma, come un archelogo coscienzioso, non ho trascurato di indicare in ogni caso dove la mia ricostruzione veniva ad apporsi alla parte autentica»

Leggendo il caso di Dora si possono dunque scoprire le modalità di intervento adottate da Freud durante un trattamento psicoanalitico. L’interpetazione dei sogni di Dora destò un grande interesse soprattutto nel Congresso di Salisburgo del 1908.

Ecco allora il primo sogno di Dora e la sua interpretazione:

In una casa c’è un incendio. Mio padre è in piedi davanti al mio letto e mi sveglia. Mi vesto rapidamente. La mamma vorrebbe ancora salvare il suo scrigno dei gioielli, ma il babbo dice: ” Non voglio che io e i miei due bambini bruciamo a causa del tuo scrigno dei gioielli”. Scendiamo in fretta e appena sono fuori mi sveglio”.

Dora riferì di aver fatto il sogno per tre notti di seguito, ambientato a L., il paese sul lago dove accadde la famosa scena con il signor K.

Lo psicoanalista invita Dora a fare delle associazioni, fra il sogno e la sua vita reale.
La prima associazione di Dora si riferisce ad una lite tra il padre e la madre:

Qualche giorno fa il babbo ha avuto una lite con la mamma, perché lei di notte chiude la sala da pranzo. Ora la camera da letto di mio fratello non ha un’uscita propria, ma ci si entra dalla camera da pranzo. Papà non vuole che di notte mio fratello venga chiuso a quel modo. Disse che non andava bene; che di notte può succedere qualcosa per cui si debba correre fuori”.

Freud domandò se lei aveva pensato al pericolo di un incendio
Dora: risponde di sì. “Quando papà ed io arrivammo a L., egli disse esplicitamente di aver paura di un incendio. Arrivammo durante un violento temporale, vedemmo la casetta di legno e che non c’era parafulmine. La paura era quindi del tutto naturale”.

Freud chiese se il sogno era stato fatto prima o dopo la scena nel lago.
Dora rispose, dopo una esitazione: ” Credo dopo, però“. A questo punto Dora ricorda che un pomeriggio, dopo la gita al lago, si stese sul divano per riposare e… ” improvvisamente mi svegliai e vidi il sig. K. davanti a me…”.

Dopo questo fatto Dora si procurò la chiave della camera, per evitare che il sig. K. potesse entrare, ma la chiave sparì; secondo Dora era stato il sig. K. a farla sparire.

Ecco come Freud interpreta la prima parte del sogno:

Capisco. Lei, dunque, il pomeriggio del secondo giorno, formulò il proposito di sottrarsi a queste insidie, e nella seconda, terza e quarta notte, dopo la scena del lago, ebbe tempo di ripetersi nel sonno quel proposito. Lei sapeva già nel secondo pomeriggio, cioè prima del sogno, che la mattina seguente( la terza) non avrebbe avuto la chiave per chiudersi mentre si vestiva, e poteva, perciò, essersi proposta di vestirsi il più in fretta possibile. Ma il suo sogno si ripeteva ogni notte perché, appunto, esso equivaleva ad un proposito. Un proposito che continua a sussistere fino a quando non viene eseguito. Era come se lei si fosse detta: ” Non avrò pace, non potrò dormire tranquillamente finché non sarò fuori di casa”. Viceversa, nel sogno lei dice: ” appena sono fuori mi sveglio”.

Freud passò a chiedere dello scrigno dei gioielli.

Dora riferì il particolare di un regalo, che non era stato gradito, fatto dal padre alla mamma. In seguito aggiunse che aveva ricevuto dal sig. K. in regalo uno scrigno di gioielli molto costoso.

Freud vide nello scrigno il simbolo dei genitali femminili, poi proseguì:

“Lei si diceva: ” quest’uomo mi perseguita, vuole penetrare nella mia camera, il mio ” scrigno dei gioielli” corre pericolo, e se succede una disgrazia la colpa sarà del babbo”. Perciò nel sogno lei ha scelto una situazione che esprime il contrario: un pericolo da cui il babbo la salva. In questa parte del sogno tutto è rovesciato…”.

Continuando nell’analisi del sogno, Freud fa rilevare a Dora che lei aveva affermato che avrebbe accettato il regalo rifiutato, invece, dalla madre e interpreta:

“Ora proviamo a sostituire “accettare” con “concedere” e “respingere” con “rifiutare”. Risulterà allora che lei era disposta a concedere a suo padre qualcosa che sua madre gli rifiutava; e questo qualcosa aveva a che vedere con dei gioielli”.

A questo punto Freud fa osservare alla paziente che se si sostituiva suo padre con il sig. K. e sua madre con la signora K. appariva evidente il pensiero più profondamente rimosso che aveva reso necessaria la trasformazione nel contrario degli elementi del sogno: il desiderio di offrire al sig. K. il suo scrigno, giacché lui le aveva dato in regalo uno scrigno, e, riguardo alla signora K., di dare appunto in dono ciò che quest’ultima rifiutava al marito.

Freud conclude:
“Il sogno conferma ulteriormente quanto le avevo già detto prima di questo sogno, ossia che lei risveglia l’antico amore per suo padre allo scopo di difendersi dall’amore per il sig. K.. Ma, insomma, che cosa provano questi suoi sforzi? Non soltanto che lei temeva il sig. K., ma anche che lei temeva ancora di più se stessa, temeva la sua tentazione di cedergli. Provano, dunque, quanto fosse intenso il suo amore per lui”.

Riferendosi al desiderio della madre di Dora di salvare lo scrigno dei gioielli dal fuoco, Freud, dopo aver osservato che nella credenza popolare è comune l’antitesi tra acqua e fuoco, analizza:

“La mamma vuole salvare lo scrigno dei gioielli perché non bruci; nei pensieri onirici, invece, quello che conta è non bagnare lo scrigno. Ma il fuoco non è impiegato soltanto come contrario dell’acqua, serve anche come diretto riferimento all’amore, al fatto di essere innamorati, di bruciare d’amore. Dal fuoco partono, dunque, due linee: una conduce, attraverso questo significato simbolico, alle idee dell’amore; un’altra, attraverso il contrario(l’acqua), subisce, prima, una diramazione che conduce ad un altro nesso con l’amore, che bagna anch’esso, poi, continua per condurre altrove. Dove? Pensi alla sua espressione: che di notte può succedere qualche disastro; che si debba correre fuori. Ma ciò non significa forse un bisogno fisico? E se lei riferisce il disastro all’infanzia, che altro può essere se non bagnare il letto? Ma cosa si fa perché i bambini non bagnino il letto? Li si sveglia, non è vero? Proprio come nel sogno fa il babbo con lei. Questo sarebbe, dunque, l’avvenimento reale che le da il diritto di sostituire, al sig. K. che la sveglia, suo padre. Debbo, dunque, concludere che lei ha sofferto d’incontinenza notturna più a lungo di quanto accada ordinariamente ai bambini”.

Dora confermò, dopo qualche esitazione, questo particolare e Freud si ritenne soddisfatto dell’interpretazione del sogno, ritenendola compiuta.

Il giorno seguente, Dora aggiunse il particolare che, dopo il sogno, al risveglio, ogni volta, aveva sentito odore di fumo. Questo particolare è interpretato da Freud come il desiderio di un bacio da parte di un fumatore (il sig. K. era naturalmente un fumatore, ma lo era anche Freud…) e questo portò Freud a questa considerazione:

“Se, infine, riunisco tutti gli indizi che rendono plausibile un transfert su di me (dato che anch’io fumo), giungo a credere che un giorno durante la seduta probabilmente le fosse venuto in mente di desiderare un bacio da me. Questo aveva motivato la ripetizione del sogno d’avvertimento e la formulazione del proposito, da parte della paziente, d’interrompere la cura”.

Poche settimane dopo, Dora riferisce di un secondo sogno:

“Mi aggiro per una città che non conosco, vedo strade e piazze che non mi sono familiari. Giungo, poi, in una casa dove abito, vado nella mia camera e trovo lì una lettera della mamma. Mi scrive che poiché sono fuori di casa all’insaputa dei genitori, non aveva voluto scrivermi che il babbo era malato: “adesso è morto e, se vuoi, puoi venire”. Allora vado alla stazione e domando un centinaio di volte: “Dov’è la stazione? Ricevo sempre la risposta: “a cinque minuti”. Poi vedo davanti a me un fitto bosco in cui mi addentro e mi rivolgo lì a un uomo che incontro. Mi dice: “Altre due ore e mezzo”. Si offre di accompagnarmi. Rifiuto e vado da sola. Vedo la stazione davanti a me e non la posso raggiungere. Qui ho il solito senso d’angoscia che si prova nei sogni quando non si può andare avanti. Poi eccomi a casa; nel frattempo devo aver fatto il viaggio, ma non ne so nulla. Entro nella guardiola del portiere e gli chiedo del nostro appartamento. La cameriera mi apre e risponde: ” La mamma e gli altri sono già al cimitero”.

Freud chiede a Dora di scomporre il sogno in elementi e di associare ad essi tutto ciò che le viene in mente: il vagare nella città sconosciuta è determinato, come spunto occasionale, dal fatto che qualche giorno prima aveva cercato un album con delle foto di una località turistica che era conservato in una scatola; non riuscendo a trovarlo, aveva chiesto alla madre: ” Dov’è la scatola?

Dora riferì che l’album le era stato regalato da un giovane che, presumibilmente, aspettava di consolidare la sua posizione per chiedere la sua mano. Associando ancora, Dora ricordò di una visita a suo cugino a Dresda; qui voleva visitare la celebre Pinacoteca ed il cugino si era offerto di farle da guida, lei aveva rifiutato ed era andata da sola. Aveva ammirato la Sistina per due ore, interessandosi particolarmente alla Madonna. Per quanto riguarda la parte del sogno in cui Dora dice: “Domando un centinaio di volte“, Dora ricordò che la sera precedente il padre aveva chiesto un cognac e lei, non trovando la chiave della dispensa, si era rivolta alla madre più di una volta e questa, distratta, non le aveva risposto. Alla fine, spazientita, aveva ripetuto la domanda, aggiungendo: ” Sono cento volte che ti chiedo dov’è la chiave“.

Freud osserva: ” La domanda: Dov’è la chiave? mi sembra il corrispettivo virile dell’altra: Dov’è la scatola?. Si tratta, cioè, di domande relative ai genitali”.

Proseguendo nell’analisi, Freud scopre che il contenuto della lettera, che descriveva la morte del padre, rappresentava una fantasia di vendetta nei suoi confronti. Le associazioni della paziente portavano inoltre alla scena del lago. Dopo l’incidente con il sig. K., Dora voleva ritornare a piedi a L. e aveva chiesto a un uomo quanto avrebbe dovuto camminare. La risposta era stata: “Due ore e mezzo“. Il bosco del sogno le ricorda che il giorno prima aveva visto un quadro dell’esposizione dei Secessionisti in cui era raffigurata una fitta foresta nel cui sfondo si trovavano delle ninfe.

Freud vede nella stazione e nel cimitero dei simboli genitali. Nel sogno, infatti, compare il termine “vestibolo” che in anatomia indica una parte del genitale femminile ed ora Dora, nel processo di associazione, usava un altro termine e cioè “ninfe”, un termine poco usato dagli stessi medici, osserva Freud, che sta ad indicare “le piccole labbra situate sullo sfondo della spessa foresta del pelo pubico”.

Freud, dopo aver fatto notare che la conoscenza di tali termini stava ad indicare la lettura di testi d’anatomia o di dizionari enciclopedici, interpreta che nel sogno di Dora si nascondeva una fantasia di deflorazione.

A questo punto che Dora ricorda un frammento del sogno dimenticato:
“Va tranquillamente in camera sua dove comincia a leggere un grosso libro che sta sullo scrittoio”.

La paziente, continuando ad associare su quest’ultimo frammento del sogno, ricorda che quando una volta suo cugino si ammalò di appendicite, ella aveva consultato un dizionario per informarsi sulla malattia. Da questo particolare si arriva a un sintomo isterico di cui Dora aveva sofferto, un’appendicite presunta, non diagnosticata come tale da Freud in un primo momento, in quanto mancavano, allora, gli elementi necessari per una tale interpretazione. Infatti, quando chiese a Dora quanto tempo dopo la scena sul lago si era presentato l’attacco di appendicite, la paziente prontamente rispose: “Nove mesi dopo”.

Interpretazione: fantasia di parto nella paziente, stimolata dalla sua esperienza con il sig. K. al lago.

“Se lei ha partorito nove mesi dopo la scena del lago e poi ha sopportato fino ad oggi le conseguenze del suo passo falso (la paziente zoppicava durante il disturbo appendicolare, n.d.a.), ciò significa che nell’inconscio lei ha deplorato l’esito di quella scena. Lei, quindi, lo ha corretto nel suo pensiero inconscio. La premessa della sua fantasia di parto è che allora qualche cosa sia successo, che lei abbia allora vissuto e provato tutto ciò che più tardi avrebbe attinto dall’enciclopedia. Vede, allora, che il suo amore per il sig. K. non finì con quella scena, ma, come sostenevo io, è continuato fino a oggi, benché, certo, lei ne fosse inconscia”.
Freud non nasconde, a questo punto, di essere soddisfatto dei risultati raggiunti.

Dora risponde con ostilità: “ E dove sarebbero questi gran risultati?”

Alla seduta successiva, Dora comunica a Freud:
“Sa, dottore, che oggi è l’ultima volta che sono qui?” Fu effettivamente l’ultima volta.

Freud così commenta: “Era stato indubbiamente un atto di vendetta, quell’interrompere così bruscamente la cura, demolendo tutte le mie speranze di condurla a buon esito, proprio quando quelle speranze divenivano più fondate”.

Poscritto di Freud

Sulla traslazione (o transfert):La traslazione deve essere intuita dal medico senza l’aiuto del malato, sulla base di piccoli indizi e guardandosi da giudizi arbitrari. Non va, però, in alcun caso tralasciata, perché la traslazione viene utilizzata per la formazione di tutti gli ostacoli che rendono il materiale inaccessibile alla cura, e perché solo dopo che è stata sciolta il malato ha la sensazione di essere convinto dell’esattezza dei vari nessi costruiti dall’analisi”.

Autocritica: “Non riuscii a rendermi tempestivamente padrone della traslazione; la prontezza con cui la paziente mise, durante la cura, a mia disposizione una parte del materiale patogeno, distolse la mia attenzione dai primi segni della traslazione ch’ella andava preparando con un’altra parte di quel materiale, a me ancora ignota”.

Vedi anche:

SWIF
Patrick J. Mahony, “Freud e Dora”, Einaudi

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
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● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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