Il colloquio clinico in psicologia

Il colloquio clinico in psicologia

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Cosa è un colloquio clinico?

Un colloquio clinico è un dialogo tra uno psicologo e un paziente che ha lo scopo di aiutare lo psicologo a fare una diagnosi e pianificare una terapia per il paziente.

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Quale è la principale differenza fra una normale conversazione e un colloquio clinico?

  1. un colloquio clinico ha lo scopo di raccogliere dati per fare una diagnosi.  Un discorso fatto con un amico non ha uno scopo specifico e potrebbe trattare qualsiasi argomento.
  2. Nel colloquio clinico i ruoli sono chiaramente definiti: il paziente (o cliente) e il professionista psicologo. Questo significa che la conversazione verterà completamente sui problemi del paziente e lo psicologo avrà il ruolo di ascoltare, consigliare, sostenere il paziente, senza mai parlare dei suoi problemi personali.
  3. Un colloquio clinico avviene entro un periodo di tempo definito, programmato in anticipo. 

Quali garanzie offre il colloquio clinico, rispetto alla conversazione con un amico?

Prima di tutto, lo psicologo che conduce un colloquio clinico deve offrire uno spazio sicuro per la conversazione.
Il paziente deve potersi aprire completamente, senza sentirsi giudicato. Inoltre, lo psicologo è tenuto alla privacy e dunque a non condividere le informazioni ricevute con altre persone, a meno che non vi sia un pericolo immediato per il paziente stesso, o per terze persone.

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Di cosa deve tener conto uno psicologo, durante un colloquio clinico?

Durante un colloquio è necessario che il professionista tenga conto dei segni e dei sintomi espressi dal paziente.

  • I segni sono reperti obiettivi (si può ad esempio notare un rallentamento psicomotorio nel paziente, un linguaggio non verbale che esprime insicurezza ecc.),
  • I sintomi sono raccontati dallo stesso paziente: sono infatti le sue esperienze soggettive (il paziente può ad esempio raccontare della mancanza di appetito, della difficoltà ad alzarsi al mattino, della tachicardia ogni volta che entra in un supermercato, ecc.).

Questi segni e questi sintomi sono in genere molto comuni e riguardano la maggior parte degli esseri umani: ciò che varia, fra quella che consideriamo “normalità” e quella che consideriamo “patologia” è la loro frequenza e la loro intensità.

Per valutare la situazione generale di un paziente occorre inoltre tenere conto del suo modo di comunicare: dal linguaggio verbale (modo di esprimesri) a quello paraverbale (suoni vocali che non sono parole, come oh! Ah!, ecc.) a quello non verbale (postura, prossemica, mimica, gestualità, ecc.), a quello simbolico (gli oggetti che utilizza la persona per trasmettere dei significati).

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Cosa è l’anamnesi?

L’anamnesi è ciò che il paziente ricorda di significativo nei riguardi del proprio stato di salute. Non a caso questo termine deriva dal greco e significa “ricordo”.
In genere una anamnesi approfondita riguarda:

  • tutti i dati di rilevanza clinica riguardanti la famiglia del soggetto: ascendenti e collaterali, cioè genitori e fratelli;
  • la storia dei principali eventi maturativi: a partire dalla nascita, passando per l’infanzia, l’adolescenza, l’acquisizione del linguaggio, la deambulazione, il controllo degli sfinteri, l’andamento scolastico, le abitudini alimentari, ecc.
  • le relazioni significative e i rapporti affettivi e sessuali;
  • la storia delle eventuali patologie pregresse, di tipo organico e psichico (anamnesi patologica);
  • la storia del problema clinico, di tipo psicologico, per cui il paziente si presenta al colloquio.

Quale è la differenza fra il colloquio clinico psicologico e il colloquio clinico di tipo medico?

Il colloquio clinico psicologico, a differenza del colloquio clinico di tipo medico, non tiene conto solamente dell’obiettività dei dati raccolti, ma comporta anche delle deduzioni, in base alle modalità che il paziente usa per leggere la realtà, il suo stile del pensiero, il modo in cui collega e riordina le sue esperienze di vita e attribuisce loro un senso. Lo psicologo ha dunque il compito di comprendere la personalità del paziente.

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Cosa si intende in psicologia per “personalità”?

La personalità di un individuo è il modo in cui egli generalmente si comporta o, per restare sulle radici etimologiche del termine (che richiamano al termine latino “persona”, cioè la maschera teatrale che identificava i tratti caratteristici di un determinato personaggio della commedia), i comportamenti che lo contraddistinguono.

Naturalmente, alla base della personalità e dei comportamenti vi sono i pensieri, le sensazioni, le percezioni, le emozioni, gli affetti ecc. Queste sono chiamate le funzioni psichiche.

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Come si stila una relazione psicologica, a seguito di un colloquio clinico?

La relazione psicologica che segue il colloquio clinico si basa su questi punti:

  • descrizione dell’aspetto generale della persona (tratti fisici, abbigliamento, postura, igiene, ecc.),
  • stile relazionale e affettivo (atteggiamenti e comportamenti verso gli altri),
  • eloquio (fluidità, proprietà di linguaggio, ritmo del discorso, tono della voce, rallentamenti, esitazioni, ecc.),
  • principali funzioni fisiologiche (alimentazione, igiene del sonno, funzioni sessuali, ecc.),
  • funzioni senso-percettive (come il soggetto interpreta le sensazioni che prova);
  • funzioni affettive (emozioni e sentimenti),
  • funzioni cognitive (attenzione, apprendimento, memoria, ecc.)
  • stile del pensiero (forma e contenuto)
  • psicomotricità (interazione dell’attività motoria con quella psicologica).

Cosa sono i test psicologici?

Gli strumenti dello psicologo che conduce un colloquio clinico sono i test, che possono riguardare valutazioni psicodiagnostiche (personalità, intelligenza, sindromi psico-patologiche, ecc.).

I test psicodiagnostici sono strumenti standardizzati e funzionano mettendo a confronto le risposte fornite dal soggetto con un campione di soggetti che rappresentano la popolazione generale, posti nelle medesime condizioni di osservazione.


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Cosa valutano i test psicodiagnostici?

Questi test possono valutare:

  • l’efficienza (dal punto di vista intellettivo, culturale, mnestico, ecc.),
  • la personalità (ad esempio i test proiettivi, i quali, come dice la parola, consistono nella valutazione delle “proiezioni” che il soggetto fa dei suoi vissuti interni su immagini ambigue e poco definite).

Cosa sono le valutazioni psicometriche?

Le valutazioni psicometriche si usano per avere un quadro quantitativo dei disturbi lamentati dal paziente: esse permettono di valutare, in modo standardizzato, la gravità dei sintomi di un paziente, mettendoli a confronto con quelli della popolazione generale.

Dr. Walter La Gatta

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