Il dilemma del prigioniero e le sue applicazioni pratiche

Il dilemma del prigioniero e le sue applicazioni pratiche

Costume e Societa'

Il dilemma del prigioniero e le sue applicazioni pratiche

Cis- Fiss SessuologiaDr. Giuliana Proietti
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
g.proietti@psicolinea.it
Dr. Giuliana Proietti
Tel. 347 0375949
ANCONA FABRIANO CIVITANOVA MARCHE
Consulenza psicologica e sessuologica Via Skype

Ultimo aggiornamento: Lug 14, 2020 @ 15:26 

Il dilemma e il dilemma sociale

Un dilemma è una scelta fra due opposte soluzioni, ugualmente difficili da prendere; un dilemma sociale si presenta quando si è indecisi fra soluzioni ugualmente difficili da prendere, ma con la particolarità che occorre decidere se favorire se stessi danneggiando la collettività o viceversa.

Il dilemma del prigioniero

dilemma del prigioniero è un dilemma proposto negli anni cinquanta del secolo scorso da Albert Tucker come problema di teoria dei giochi. Il dilemma è stato studiato in moltissimi contesti, sociali ed economici. Il corollario a questo dilemma prevede sempre che uno dei due tradisca l’altro.

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L’aneddoto classico del prigioniero

L’aneddoto classico del dilemma sociale è quello detto “del prigioniero“: due criminali sono in celle separate, impossibilitati a comunicare, accusati di un crimine a cui entrambi hanno partecipato.

La polizia non ha prove sufficienti per condannare entrambi senza ulteriori prove, sebbene vi siano indizi che fanno prevedere che entrambi i prigionieri dovranno trascorrere del tempo in prigione.

La polizia fa questa offerta a ciascuno dei due, alle seguenti condizioni:

  • se solo uno dei due collabora accusando l’altro, chi ha collaborato evita la pena; l’altro viene però condannato a 7 anni di carcere.
  • se entrambi accusano l’altro, vengono entrambi condannati a 6 anni.
  • se nessuno dei due collabora, entrambi vengono condannati a 1 anno, perché comunque già colpevoli di porto abusivo di armi.

In questo contesto, ciascuno dei criminali ha l’opportunità di ridurre la sua pena, confessando alla polizia, anche se questo costerà una maggiore pena per un’altra persona. Chiaramente, però se entrambi confessano, finiscono per andare in prigione per un tempo più lungo di quanto sarebbe loro capitato se fossero entrambi rimasti in silenzio. Che fare?

Se i prigionieri fossero stati in grado di comunicare e si fossero fidati l’uno dell’altro, la scelta più razionale sarebbe stata quella di tacere; in questo modo ciascuno dei due avrebbe passato meno tempo in prigione. Ma come si può prevedere il comportamento dell’altro, visto che non si può comunicare e non ci si è messi d’accordo? Tacere, se l’altro tradisce, non è conveniente, per cui può convenire confessare, nella speranza che l’altro taccia, perché tacere se l’altro confessa comporta un sicuro aggravamento della pena.

 Il risultato atteso di questo gioco è che entrambi accusino l’altro e stiano dunque in prigione per sei anni (che è comunque meglio di starci sette anni, nel caso l’altro confessi).

Negli esperimenti di scienze sociali, i partecipanti sono spesso chiamati a interagire in versioni computerizzate di questo gioco-dilemma del prigioniero ed i risultati di questi test vengono molto spesso utilizzati nell’analisi del comportamento cooperativo e dei fattori che possono influenzare l’evoluzione della cooperazione nelle società, umane e non umane.

La domanda che ci si pone è questa: in un mondo di persone egoiste, in quali condizioni può emergere il desiderio di aiutare gli altri,  rinunciando al proprio vantaggio, specie quando non c’è un’autorità centrale che definisca e regoli i comportamenti da adottare? 

Uomini, Donne e il Dilemma del Prigioniero: chi è più cooperativo?

Una delle scoperte più sorprendenti di questi studi è stata la mancanza evidente di differenze comportamentali fra i due generi: uomini e donne sembrano mostrare tassi praticamente identici di cooperazione. Ciò è sorprendente, non solo perché va contro cliché stereotipati sui ruoli sessuali e di genere, ma anche perché sembra in contrasto con le teorie della psicologia evoluzionista, la quale sostiene l’idea che i comportamenti femminili siano determinati dall’importanza delle relazioni sociali, meno importanti per gli uomini.

Gli psicologi Baumeister e Sommer sostengono invece, in uno studio del 1997 che:

“I legami sociali sono […] altrettanto importanti per gli uomini e le donne, ma in modo diverso. Gli uomini cercano rapporti sociali in gruppi più grandi, con l’obiettivo di raggiungere una posizione favorevole nella gerarchia sociale, mentre le donne cercano relazioni in piccoli gruppi, o anche relazioni a due “.

Queste apparenti discrepanze con l’evidenza empirica sono sembrate abbastanza interessanti ad un gruppo di economisti, guidati da Gary Charness della University of California a Santa Barbara, e da Aldo Rustichini della University of Minnesota.

Questi ricercatori sostengono che gli esperimenti fatti in laboratorio sono falsati dalla mancanza di soggetti che osservano la scena.

Al fine di correggere questo limite – o per verificare l’ipotesi che il dilemma del prigioniero giocato di fronte ad un pubblico potrebbe produrre risultati differenziati per uomini e donne – i ricercatori hanno progettato un esperimento con 234 partecipanti.

Tutti i partecipanti sono stati inseriti in modo casuale in gruppi di 20 persone, e poi è stato presentato il dilemma del prigioniero, mettendo in competizione due soggetti o due gruppi di soggetti. Ogni  “giocatore” era seguito dal suo gruppo (in group), mentre l’altro era osservato da membri del gruppo avverso (out group).

Con ulteriori separazioni tra i gruppi esclusivamente maschili, esclusivamente femminili e misti, i ricercatori sono stati in grado di produrre diversi dati sul comportamento differenziato di uomini e donne nel dilemma del prigioniero, davanti ad un pubblico.

I risultati sono questi:

Complessivamente gli uomini e le donne sono stati di nuovo trovati simili nei livelli esibiti di cooperazione. Tuttavia, la tendenza a cooperare in questo nuovo progetto è stata strettamente dipendente dalla tipologia degli osservatori.

  • Gli uomini cooperano di meno quando sono guardati da membri del proprio gruppo, piuttosto che quando sono osservati dal gruppo dell’avversario.
  • Le donne mettono in atto il modello opposto: esse cooperano di più quando si sentono osservate dalle persone del proprio gruppo; molto meno lo fanno quando sono osservate solo da membri dell’altro gruppo.

In sintesi, i risultati supportano l’ipotesi di risposte qualitativamente diverse, tra uomini e donne, ai dilemmi sociali. Dal punto di vista evoluzionista la cosa si spiega in questi termini:

“Mentre sia i maschi sia le femmine desiderano ottenere l’approvazione dei membri del proprio gruppo, le azioni ritenute socialmente desiderabili differiscono tra i due generi. Gli uomini desiderano, infatti, manifestare il loro valore personale, mentre le donne desiderano segnalare agli altri che i loro comportamenti sono cooperativi.”

Gli uomini mostrano quindi il loro attaccamento alla propria comunità nel mondo esterno, di fronte a membri diversi da quelli della propria gente, mentre le donne tendono a manifestare il loro interesse per la comunità quando sono fra i membri del proprio gruppo.

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Il dilemma del prigioniero e l’economia

Il dilemma del prigioniero è stato usato in molte situazioni del mondo reale per comprendere i comportamenti pro-sociali delle persone. Come individui, essere egoisti tende infatti a giovarci, almeno a breve termine, ma quando tutti sono egoisti, cosa succede?

Nel libro Il dilemma del prigioniero , Martin Peterson chiede ai lettori di immaginare due case automobilistiche, Row Cars e Col Motors. Essendo i soli due protagonisti sul mercato, il prezzo a cui ciascuno vende auto ha una connessione diretta con il prezzo a cui vende l’altro produttore.

Se uno dei due produttori di automobili opta per vendere auto a un prezzo più elevato rispetto all’altro, venderà di meno e perderà dei clienti. Se, invece, decidere di vendere a un prezzo inferiore, venderà più auto, anche se  con un margine di profitto inferiore, guadagnando clienti dall’altro produttore.

Nell’esempio di Peterson, se entrambi fissano i loro prezzi elevati, entrambi guadagneranno 100 milioni di dollari all’anno. Se uno decidesse di abbassare i prezzi, guadagnerebbe 150 milioni di dollari, a scapito dell’altro.  Se però entrambi stabiliscono prezzi bassi, entrambi guadagnano 20 milioni di dollari. Peterson scrive:

Immagina di essere nel consiglio di amministrazione di Row Cars. In una riunione del consiglio, fai notare che, indipendentemente da ciò che Col Motors deciderà di fare, sarà meglio per la tua azienda optare per prezzi bassi. Questo perché se Col Motors imposterà il suo prezzo basso, allora un profitto di  20 milioni è migliore di zero, e se Col Motors imposterà il suo prezzo alto, allora un profitto di 150 milioni sarà migliore di  100 milioni.

Gregory Mankiw fornisce un altro esempio del mondo reale in Microeconomia :

Considera un oligopolio con due membri, chiamati Iran e Arabia Saudita. Entrambi i paesi vendono petrolio greggio. Dopo trattative prolungate, i paesi concordano di mantenere bassa la produzione di petrolio al fine di mantenere alto il prezzo mondiale del petrolio. Dopo aver concordato i livelli di produzione, ogni paese deve decidere se cooperare e rispettare questo accordo o ignorarlo e produrre a un livello superiore.

Supponi di essere il leader dell’Arabia Saudita. Potresti ragionare come segue:

Potrei mantenere bassa la produzione come concordato, oppure potrei aumentare la mia produzione e vendere più petrolio sui mercati mondiali. Se l’Iran rispetta l’accordo e mantiene bassa la sua produzione, allora il mio paese guadagnerà  60 miliardi di dollari grazie all’aumento della produzione contro i 50 miliardi che avrebbe guadagnato se avesse mantenuto basso il livello di produzione. Se l’Iran non rispetterà l’accordo e produrrà  anch’esso ad alto livello, allora il mio paese guadagnerebbe 40 miliardi con alta produzione e 30 miliardi con bassa produzione. Ancora una volta,  questa opzione favorisce l’Arabia Saudita. Quindi, indipendentemente da ciò che l’Iran sceglierà di fare, il mio paese starà meglio se rinuncerà all’accordo e produrrà ad alto livello.

Produrre ad alto livello diventa dunque una strategia dominante per l’Arabia Saudita. L’Iran ragiona però esattamente allo stesso modo, e quindi entrambi i paesi producono ad alto livello. Il risultato economico è inferiore (sia dal punto di vista dell’Iran che dell’Arabia Saudita) con bassi profitti in ciascun paese.

Questo esempio illustra perché gli oligopoli hanno difficoltà a mantenere i profitti del monopolio: ogni oligopolista ha un incentivo a imbrogliare. Proprio come l’interesse personale spinge i prigionieri nel dilemma dei prigionieri a confessare, l’interesse personale rende difficile all’oligopolio mantenere il risultato cooperativo con bassa produzione, prezzi alti e prezzi di monopolio.

Altri esempi di dilemmi dei prigionieri includono gli studi sulle corse agli armamenti, sulla pubblicità e sull’uso delle risorse comuni : si tratta di un modello mentale estremamente utile per comprendere la dinamica della collaborazione.

Dr. Giuliana Proietti

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