Il lavoro delle donne

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Tratto dal libro : Voci di donne (2002) curato da Bianca Gelli, edito da Manni, Lecce

Le femministe americane alla richiesta se le donne possano ottenere gli stessi risultati degli uomini rispondono: “Fred Astaire era considerato un eccellente ballerino, ma anche Ginger Rogers era in grado di ballare altrettanto bene. Il fatto è che lo faceva all’indietro e con i tacchi a spillo”. Sempre Benard e Schlaffer (1989) in un volume che si rifà a questa celebre battuta femminista, riportano una ricerca di Henning e Jardim sulle 7 caratteristiche negative che producono ostacoli per le donne che lavorano:

1- si aspettano che lodi o promozioni vengano spontaneamente dai superiori,

2- sono titubanti e si aspettano decisioni e istruzioni dall’alto,

3- sono ambivalenti sui propri obiettivi, spesso confusi,

4- si innervosiscono in situazioni poco chiare,

5- mal sopportano le critiche e ne sopravvalutano il significato. Reagiscono emotivamente,

6- evitano di assumersi dei rischi.

7- Si affaticano troppo (lavoro, famiglia e casa) per giustificare il fatto di dedicare tempo alla carriera.

Le donne hanno la tendenza a voler piacere a tutti e mal sopportano le critiche: ad esempio, essere “poco femminile” fa riemergere i sensi di colpa che come abbiamo detto prima sono sempre all’erta. In genere pretendono di essere perfette sul lavoro, come padrone di casa, come madri e come mogli

Dall’analisi di filmati su una discussione tra uomo e donna si vede che le donne si agitano molto emotivamente. Se si legge invece la trascrizione dei dialoghi appare il contrario: l’uomo, il cui atteggiamento corporeo ed emotivo sembra oggettivo e pacato, non risulta, nel dialogo, ne’ logico ne’ pertinente. Ma la proiezione del filmato arriva a trasmettere quelli che sono i luoghi comuni: donna emotiva e irrazionale, uomo obiettivo e razionale. Solo dopo una disamina del testo, senza le immagini la discussione appare capovolta. Gli uomini propongono l’aspetto esteriore dell’obiettività, anche quando comunicano contenuti irrazionali in grado di scatenare emozioni negative. Le donne agiscono come parlano, cioè più emotivamente. E glielo si rinfaccia.

Nella nostra società chi è emotivo è considerato poco qualificato. La donna si dispiace e si arrabbia per questo… risultando così ancora più emotiva.

Gli attacchi degli uomini sono: “la signora X è vincente, è in grado di imporsi ma non troverà mai un uomo e non piace a nessuno”. Questi colpi bassi purtroppo sono spesso condivisi anche da molte donne e questo risulta definitivamente destabilizzante per qualsiasi persona…

Non chiedere apertamente, aspettarsi, come nella coppia, uno spontaneo riconoscimento dall’ambiente, un ambiente che funziona diversamente perché creato su regole maschili, è un altro problema diffuso.

Le donne programmano meno la propria carriera e psicologicamente spesso l’avvertono come un hobby e un qualcosa che l’allontana dal ruolo fondamentale del privato, specialmente se ha dei figli.

La responsabilità, parola chiave anche nella ricerca della Di Cristofaro Longo, investe completamente la donna sul privato. Tra pianificare e restere disponibili alle opportunità offerte da una “meravigliosa casualità”, le donne optano per la seconda possibilità.

Poiché un atteggiamento come quello descritto è controproducente sul lavoro, negli USA si tende a studiare l’atteggiamento maschile vincente per poi adottarlo. In Europa lo si studia per capirlo. Qui non si tratta di verificare la mascolinizzazione delle dure donne in carriera, ne’, dopo aver compreso i trucchi maschili, di rifiutarli sdegnosamente disgustate. Bisogna imparare a riconoscere i trucchi e tavolta, se aggredite, ad usarli.

Insomma conoscere le regole del gioco.

Un uomo, che dopo colazione chiude la porta di casa, è via fino a sera fisicamente e spiritualmente. Una donna no. Inoltre è esclusa in partenza dalla rete di informazioni per il fatto che non partecipa alla vita da circolo maschile degli uomini. Le donne inoltre tendono a discutere i loro modi di procedre con varie persone nell’azienda. Anche questo è poco positivo. Spesso è importante affrontare una questione in modo diretto e a sorpresa come fanno gli uomini. Le Autrici suggeriscono alle donne di essere meno “trasparenti”, più risolute e meno disposte ad accollarsi ogni fatica e responsabilità.

Da uno studio della società Decison-Research risulta che le donne che lavorano hanno il 25% di tempo libero in meno rispetto agli uomini che occupano la stessa posizione. “Nessuna società nella nostra storia ha mai preteso da una classe in posizione di prestigio di funzionare senza servizi di supporto. Però lo si pretende dalla donna in carriera” osserva il prof. Silver, sociologo alla Columbia University.

Il fatto è che una donna in carriera non ha una moglie che l’aiuta a organizzare tutto!

Il femminismo è scettico nei confronti del successo e non convince più lo slogan della partecipazione femminile al potere allo scopo di cambiarlo. Anche per le singole donne la questione resta problematica: paura del successo?

Per gli uomini ogni successo rafforza quello successivo: intelligenza, attrattiva sessuale, matrimonio, figli formano un’unità armonica. Per le donne la società manda messaggi di incompatibilità: il successo in campo lavorativo chiede il prezzo dell’infelicità e della solitudine. Chi investe troppo a lungo nello studio e nella formazione si renderà conto che alla fine tutti gli uomini migliori si sono già sposati. Chi s’impegna troppo nel lavoro vedrà che nel frattempo, qualche rivale meno ambiziosae più femminile le avrà portato via il marito! Nello splendido romanzo “La donna spezzata” di Simone de Beauvoir succede esattamente il contrario, ma gli stereotipi sono duri a morire.

Dominarsi meglio sia nelle questioni private che pubbliche sembra un obiettivo importante: le manifestazioni emotive mostrano una fragilità per cui gli altri se ne approfittano. Le donne spesso danno spiegazioni e giustificazioni lunghe e dettagliate del loro operato, accettano, per essere accettate, carichi inverosimili di incombenze sperando che questo sia apprezzato: il loro corrispondente maschile invece considererà la fase iniziale di un rapporto come il periodo critico in cui vengono stabilite le regole e marcati i limiti. Così quel tipico comportamento disponibile femminile non viene decodificato come gentilezza, amabilità e disponibilità, bensì come sottomissione.

Le storie di vita del lavoro delle donne, pur con l’insicurezza, senza linearità e programmaticità particolari, perdendo tempo e affidandosi agli altri e al caso, barcamenandosi con uno stress formidale sono pur sempre delle storie ricche e piene di rapporti e, spesso, anche molto interessanti!

Prof. Chiara Simonelli

Psicolinea.it © 2001-05

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Author Profile

Prof. Chiara Simonelli
Chiara Simonelli è Professore associato presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Università “La Sapienza” di Roma, è docente di Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo nell’arco di vita e di Psicologia e psicopatologia dello sviluppo sessuale.

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