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Il perfezionista ha problemi psicologici e non lo sa

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Il perfezionista ha problemi psicologici e non lo sa

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Molti studi recenti avvertono che prendere troppo seriamente le proprie manie di perfezionismo può essere dannoso. Cosa vi succede quando le cose non vanno per il loro verso? Provate ansia, attacchi di panico? Probabilmente siete dei perfezionisti. Cercando di guardare a questa mania da altri punti di vista tuttavia, si può scoprire che questa particolarità può essere il sintomo di alcune patologie, come ad esempio una depressione, un comportamento compulsivo, una dipendenza.

Alcuni ricercatori affermano che il perfezionismo può essere di tre tipi: 1) orientato sul sé, sul raggiungimento di particolari standard di perfezione, che se non vengono raggiungi provocano forti auto-critiche e stati depressivi 2) orientato sugli altri: non si è mai contenti delle prestazioni con gli altri, per cui si finisce anche per rovinare delle solide relazioni; 3) il perfezionismo riguarda un io-ideale: come si vorrebbe essere per essere certi di soddisfare le aspettative degli altri. In questo ultimo caso potrebbero insorgere ad esempio disturbi dell’alimentazione o perfino idee suicidarie.

Certamente tutti vogliono essere bravi nelle cose che fanno, nessuno ama fare errori ma, come dice Gordon L. Flett, professore di psicologia presso la York University e autore di molti studi: “Il perfezionismo diventa pericoloso quando si generalizza ed invade tutte le aree della nostra vita: è presente in casa, nel modo di apparire, negli hobbies, ecc.”

Il problema è che i perfezionisti spesso non capiscono di avere un problema ed anzi, sono molto orgogliosi dei loro impulsi. Del resto la cultura dominante approva questi comportamenti e addirittura li rinforza.

In uno studio recente effettuato presso la Curtin University of Technology in Australia, 252 partecipanti dovevano riempire un questionario in cui dovevano fornire le loro valutazioni su affermazioni del tipo: “O mi controllo benissimo o non mi controllo affatto” oppure ” O mi trovo bene con gli altri o non mi ci trovo bene per niente” Più i partecipanti rispondevano positivamente a questa legge del ‘tutto o niente’, più erano delle persone estremamente perfezioniste, con problemi psicologici.

Queste persone non accettano l’idea che ci si possa migliorare imparando dai propri errori: vogliono essere sempre perfette, mai arrivare seconde in qualche cosa.
Il perfezionista è rigido, perché sa che lasciarsi andare può significare scivolare, cadere, fallire e allora non cede mai a nessun richiamo, a nessun impulso; è sempre fedele a sé stesso.

Prendiamo ad esempio la tossicodipendenza: molte centri di riabilitazione sono per questa legge del tutto o niente, per cui o sei drogato o non lo sei affatto. Se questo criterio funziona ed ha funzionato sulle persone che sono ‘perfezioniste’ per loro natura, non ha sicuramente funzionato per chi perfezionista non lo è.

In un esperimento condotto presso gli impiegati amministrativi dell’ Università australiana, si sono presi i soggetti più perfezionisti ed è stato chiesto loro di lasciare la scrivania in disordine, non arrivare prima dell’inizio dell’orario di lavoro, non fare un solo minuto di straordinario, prendersi tutte le pause previste… Tutte queste abitudini, che per un non perfezionista, sono piccola cosa, per i perfezionisti erano invece situazioni insostenibili, abnormi.

Alla fine del periodo è stato fatto osservare loro che non era successo nulla: l’Università aveva continuato a funzionare come prima, nessuno li aveva rimproverati o puniti, e forse erano anche più felici.

Conclusione: se si è dei perfezionisti, val la pena di provare qualche volta a ‘fare del proprio peggio’. Migliorerà il contatto con sé stessi e probabilmente ci si accorgerà che tutte le proprie abitudini non sono un dovere imposto dalla situazione e ancor meno un obbligo… Sono solo sintomi di un problema psicologico che potrebbe chiamarsi, ad esempio, disturbo ossessivo-compulsivo.

Fonte: New York Times

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa
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Una risposta.

  1. Anonymous ha detto:

    Salve.
    Mi chiamo Mariya.
    Il mio nipote ha un problema. Ha 12 anni. Un ragazzo brillante, primo della classe; capisce al volo ogni cosa che studia. Però si preoccupa tanto per la scuola: se non gli va di studiare, piange, si innervosisce, e poi studia di notte e anche la mattina perche non accetta ad andare a scuola impreparato. E tutti i giorni, purtroppo, è così. Da qualche tempo lo sorprendiamo a rileggere nel diario i compiti di scuola, anche già fatti, e ripettere la stessa frase tante volte. Ci da l’impressione che avesse paura di dimenticare qualcosa.
    Sperando che mi potreste aiutare di capire questo problema preoccupante, Vi ringrazio anticipatamente

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