Il senso di giustizia è più legato alle emozioni che al pensiero razionale

senso di giustizia

Uno studio apparso sulla rivista americana Science in data odierna mostra i circuiti neurologici che determinano alcune decisioni, come spiega Ming Hsu della Università dell’Illinois, co-autore di questo studio.

I ricercatori hanno utilizzato la tecnica di risonanza magnetica funzionale (IRMf) per osservare in tempo reale il funzionamento del cervello dei partecipanti allo studio.

Si è proposta una situazione virtuale, per cui ciascun partecipante doveva consegnare un camion con cento chili di cibo a degli orfani di un paese del terzo mondo, martoriato dalla fame. Il tempo necessario per portare gli alimenti a tutti i bambini avrebbe comportato la perdita di 20 kg del carico. Se invece si progettava di scaricare il cibo solo alla metà degli orfani, le perdite del carico sarebbero state ridotte a 5 kg.

Si proponeva dunque il solito dilemma: meglio un comportamento eticamente giusto, ma poco efficace sul piano pratico o un comportamento efficace, ma moralmente discutibile?

L’analisi compiuta ha mostrato che questa decisione attiva tre aree del cervello in momenti diversi del processo decisionale. L’insula, zona del cervello molto legata alle emozioni, come la collera, la paura, il disgusto, o la felicità è stata attivata prevalentemente quando prevaleva il principio dell’equità, mentre il putamen, altra regione cerebrale, era più attiva quando i volontari pensavano che sarebbe stato meglio pensare all’efficacia dell’operazione.

L’attivazione dell’insula sembra confermare l’ipotesi secondo la quale l’emozione gioca un ruolo importante nell’affrontare i temi riguardanti l’ingiustizia, rivela Ming Hsu.

La conclusione dei ricercatori è stata che quando dobbiamo decidere se qualcosa è etico o non lo è, la nostra decisione è più dovuta alle emozioni che al pensiero razionale.

Fonti:
The Telegraph
Science
Cyberpresse (anche foto)

Dott.ssa Giuliana Proietti

Mix

Leggi anche:  Le Barriere Semantiche nella comunicazione

Psicolinea ti consiglia anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *