Il trattamento della discrepanza del desiderio sessuale

Il trattamento della discrepanza del desiderio sessuale

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Introduzione
La discrepanza del desiderio sessuale (Sexual Desire Discrepancy, SDD) è stata definita per la prima volta da Zilbergeld ed Ellison (1980) come la situazione in cui due partner in una relazione stabile desiderano livelli o frequenze diverse di attività sessuale.
Non si tratta, dunque, di un disturbo individuale, ma di una dinamica relazionale che può avere conseguenze significative sul benessere della coppia.

Per comprendere il fenomeno, può essere utile un esempio pratico:

  • Partner A ha un desiderio più alto e cerca intimità.
  • Partner B si sente sotto pressione e si ritrae.
  • Partner A interpreta il rifiuto come mancanza di amore e insiste di più.
  • Partner B si sente criticato e si chiude ulteriormente.
    Il risultato è un circolo vizioso che genera sofferenza reciproca, pur senza intenzioni negative da parte di nessuno dei due.

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La discrepanza del desiderio sessuale non è una diagnosi clinica

La SDD non compare nei sistemi diagnostici ufficiali, come il DSM-5 o l’ICD. Spesso viene ancora interpretata come disturbo del desiderio sessuale ipoattivo (HSDD), riferendosi al partner con minore desiderio. Questo approccio, tuttavia, appare limitato, perché colloca il problema sul singolo invece che sulla relazione.

Le differenze di desiderio sessuale dovrebbero essere concettualizzate come una caratteristica della coppia e non come una disfunzione individuale. La letteratura scientifica si è concentrata soprattutto su:

  • la definizione del problema;
  • il suo inquadramento nei sistemi classificatori;
  • l’assenza di linee guida cliniche condivise;
  • la questione se la discrepanza causi necessariamente disagio.

Un punto chiave emerso dalla ricerca è che la SDD non è evitabile nelle relazioni di lunga durata. Il desiderio sessuale, infatti, fluttua nel tempo, nel contesto e in base alle fasi di vita. Ciò implica che la discrepanza non è un segnale di disfunzione, bensì un fenomeno fisiologico delle dinamiche di coppia.

Differenze di genere e variabili individuali

Gli studi mostrano differenze nel modo in cui uomini e donne vivono il desiderio sessuale:

  • le donne tendono a valorizzare la qualità emotiva e relazionale più che la frequenza;
  • per gli uomini, il desiderio stesso è spesso il motore della ricerca di intimità;
  • le donne, maggiormente socializzate alla cura del legame, possono nascondere la propria mancanza di desiderio per proteggere la relazione;
  • quando è l’uomo a sperimentare scarso desiderio, questo è percepito come meno “naturale”, generando maggiore disagio nella coppia.

Va sottolineato, tuttavia, che la SDD non è un fenomeno esclusivo delle coppie eterosessuali: può verificarsi e avere effetti negativi anche nelle relazioni omosessuali o in modelli di coppia non monogamici.

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Il significato del desiderio sessuale nella coppia

Il sesso non sempre nasce da un desiderio spontaneo. Molte persone si impegnano in rapporti per motivi diversi, come:

  • compiacere il/la partner,
  • sentirsi attraenti,
  • ridurre lo stress,
  • rispondere a un senso di dovere coniugale,
  • seguire un’abitudine.

Questa molteplicità di motivazioni suggerisce che il significato del sesso debba essere esplorato in terapia: che cosa rappresenta per ciascun partner avere o non avere rapporti sessuali? La risposta può variare da vissuti di affetto e vicinanza a bisogni di conferma o di autostima.

La compatibilità sessuale: mito o realtà?

Si parla spesso di compatibilità sessuale come condizione ideale in una relazione. In realtà, si tratta di un concetto parziale e poco realistico: è improbabile che due individui desiderino la stessa cosa, nello stesso momento, per tutta la durata della loro vita insieme. Le preferenze cambiano, i copioni sessuali possono diventare ripetitivi, e l’attrazione può subire flessioni fisiologiche.

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Pertanto, più che inseguire una compatibilità perfetta, è utile lavorare sulla capacità di adattarsi e di comunicare i propri bisogni e desideri.

La coppia in terapia

Le coppie che arrivano in consultazione spesso non nominano esplicitamente la SDD, ma attribuiscono il problema al partner con minore desiderio. È importante che il/la terapeuta:

  • eviti di patologizzare subito il partner meno desideroso;
  • tratti entrambi i membri della coppia come parte attiva nella costruzione del problema e della soluzione;
  • esplori aspettative, motivazioni, vissuti emotivi e valori legati alla sessualità;
  • chiarisca che la discrepanza è un fenomeno comune e non segno di anomalia.

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Interventi terapeutici e psicoeducazione

Il trattamento della SDD si articola su più livelli:

  1. Psicoeducazione

    • Normalizzare le differenze di desiderio come esperienze comuni.
    • Correggere credenze irrealistiche (es. “se mi ama mi deve sempre desiderare”).
    • Ridefinire la sessualità come insieme di esperienze erotiche, affettive e sensoriali.
    • Ampliare i criteri di soddisfazione sessuale: non solo penetrazione e orgasmo, ma anche vicinanza, rilassamento e complicità.
  2. Comunicazione

    • Favorire l’uso di messaggi in prima persona (“Io mi sento… quando…”) al posto di accuse.
    • Sostituire le lamentele con richieste concrete.
    • Legittimare le differenze di vissuto senza che questo mini il legame affettivo.
  3. Gestione dello stress e della routine

    • Identificare i fattori di stress che riducono il desiderio.
    • Introdurre attività non sessuali che rinforzino il senso di complicità.
    • Trovare spazi dedicati all’intimità, anche pianificata.
  4. Esercizi pratici

    • Attività di contatto e sensualità senza rapporto completo (carezze, massaggi, baci, giochi di ruolo).
    • Introduzione del “petting adulto” come forma di erotismo maturo.
    • Diario delle micro-intimità per valorizzare i piccoli momenti quotidiani di connessione.
    • Serate a tema per esplorare nuove modalità di intimità.

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Obiettivi della terapia

Il percorso terapeutico mira a:

  1. Normalizzare la discrepanza come esperienza comune.
  2. Ridurre il disagio associato più che la discrepanza in sé.
  3. Dare strumenti di psicoeducazione e comunicazione.
  4. Aiutare la coppia a integrare la sessualità nella vita quotidiana con aspettative realistiche.
  5. Riconoscere i bisogni di entrambi, senza colpevolizzare il partner con desiderio minore.
  6. Promuovere la creazione di nuovi script sessuali condivisi.

L’obiettivo finale non è eliminare le differenze, ma imparare a gestirle in modo che diventino parte di una relazione sessuale e affettiva soddisfacente.

Dr. Giuliana Proietti

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