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Paese che vai, Indonesia che trovi

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Paese che vai, Indonesia che trovi

Indonesia

Guardando un tramonto, come quello che vedete in foto, non si può che sognare, in questo periodo di crisi economica e sociale, di scappare dal caos italiano (ed europeo) per andarsi a rifugiare in questo angolo di Paradiso, rappresentato dall’Indonesia.

Eppure, in questa zona dell’Oceano indiano, di problemi non ne mancano: come tutti ricordiamo, in Indonesia vi sono stati recentemente devastanti terremoti e tsunami che hanno ucciso molte persone, fra cui molti turisti. Anche il mese scorso, l’11 Aprile, si è verificato un altro terribile terremoto, che ha raggiunto la potente magnitudo di 8,6.

Peraltro, secondo i sismologi, questa ultima  non sarebbe stata altro che un’inquietante avvisaglia della “certezza” che qualcosa lì, sotto la terra, si stia ancora muovendo, accumulando un’energia tale che potrebbe manifestarsi tragicamente non appena si presentino le condizioni.

Il nuovo tsunami potrebbe raggiungere una magnitudo tra 9.2 e 9.4 e provocare circa 230 mila vittime. Gli studiosi ritengono che l’epicentro della catastrofe potrebbe essere Sumatra la cui faglia, secondo i calcoli, avrebbe smaltito con gli ultimi terremoti solo la metà dell’energia accumulatasi con il passare dei secoli, lasciando presagire l’arrivo di un futuro Big One.

Anche dal punto di vista della conservazione ambientale i problemi non mancano: secondo il Wwf, la foresta indonesiana, che nell’arco di sette anni ha perso 205 mila ettari a favore delle piantagioni di palma, sta portando all’estinzione la tigre, di cui sono rimasti solamente 3.200 esemplari in libertà. Le pressioni esercitate dalle multinazionali dell’olio da palma, che sfruttano il territorio, non tutelando l’ambiente e non salvaguardando la biodiversità, stanno distruggendo la foresta tropicale, seppure questa sia considerata parte del patrimonio dell’umanità. (Il Governo indonesiano naturalmente nega che la deforestazione sia in atto, come ad esempio sostiene Greenpeace).

Il Paese è a maggioranza musulmana e vi sono continue violenze interreligiose e una profonda intolleranza verso le minoranze (recentemente sono state attaccate le parrocchie cattoliche di Java, dove i fondamentalisti hanno preso di mira le statue, l’altare e hanno aggredito il parroco – p. Saldhana – picchiato a sangue per aver difeso il tabernacolo).

Naturalmente la situazione non è favorevole neanche per i lavoratori, che sono mal pagati e costretti ad emigrare nei Paesi più ricchi per sopravvivere, in condizioni di massimo sfruttamento. Si pensi semplicemente che, negli ultimi mesi, ben 8 cameriere ai piani, indonesiane, impiegate  nei ricchi alberghi di Singapore, sono precipitate mentre pulivano le finestre di un albergo, tanto che l’ambasciata indonesiana ha espressamente richiesto che non venga più ordinato alle cameriere di pulire la parte esterna delle finestre degli alberghi. (Negli alberghi di Singapore lavorano ben 200.000 cameriere indonesiane).

Che dire della società civile? Può forse apparire gossip che i fan di Lady Gaga in questo Paese siano chiamati Little Monsters e che un influente gruppo di musulmani conservatori abbia fatto sapere che la pop star americana non sia la benvenuta, per il previsto concerto del 3 giugno? La ragione addotta è che Lady Gaga promuove il culto del diavolo.

Se non altro Lady Gaga in Indonesia sembra aver messo d’accordo tutte le religioni, in quanto anche i cristiani sembrano, su questo ostracismo, perfettamente in linea con  il Fronte dei difensori islamici (Fpi) . “Se si vuole il caos a Jakarta, basta permettere a Lady Gaga di tenere il concerto”, è stato detto. In ogni caso la cantante potrebbe essere applaudita solamente da una minoranza della popolazione in quanto, malgrado le note difficoltà economiche del Paese, i prezzi del suo concerto (da 750.000 rupie a 2,25 milioni di rupie) sono inaccessibili alla maggior parte degli indonesiani.

Quanto al rapporto fra i sessi e il controllo delle nascite, l’Indonesia appare un Paese ancora arretratissimo. Basti pensare che recentemente l’associazione Indonesian Family Planning Association (PKBI) ha compiuto un passo davvero insolito ed ardito per cercare di promuovere il controllo delle nascite, attraverso la pubblicazione di un libro che mette in discussione alcune regole del Corano sulle questioni sessuali. Il libro, uscito lo scorso Venerdì a Jakarta, si intitola Fiqh Seksualitas (giurisprudenza sessuale islamica),  ed è stato scritto da studiosi musulmani. Parla di molti argomenti, tra cui l’importanza dei diritti sessuali, il diritto di godere di una propria sessualità e la masturbazione: tutti argomenti considerati ancora dei tabù dai conservatori, nella più grande nazione a maggioranza musulmana.

Il portavoce del PKBI, Sarsanto Wibisono Sarwono, ha rivelato che la sua organizzazione trova difficoltà a parlare di programmi di controllo delle nascite, sebbene la popolazione del Paese stia crescendo ad un ritmo allarmante (secondo la Central Statistics Agency – BPS -, la popolazione dell’Indonesia è arrivata a 237 milioni di abitanti nel 2010).

Ciò significa che la popolazione di Java Ovest, la provincia più popolosa della nazione, potrebbe aumentare drasticamente entro il 2020, secondo un rapporto dal quale si evince che l’uso dei contraccettivi in quella regione riguarda solo il 60 per cento delle coppie sposate. Siti Musdah Mulia, uno degli autori del libro, ha ricordato che la società indonesiana ha sempre considerato il sesso come un argomento tabù. “Il risultato è che non conosciamo la funzione dei nostri organi riproduttivi, non possiamo godere del sesso come si dovrebbe e il numero dei bambini nati ogni anno cresce a dismisura”, ha aggiunto.

Husein Muhammad, l’altro autore del libro, ha riferito di aver conosciuto molte donne, residenti nei villaggi, che credevano di non poter rifiutare le richieste sessuali dei loro mariti in quanto pensavano che, così facendo, avrebbero violato le prescrizioni della religione islamica. “Queste donne hanno paura di essere punite da Allah. Viene loro insegnato fin da piccole infatti che esse devono servire i loro mariti, qualsiasi cosa essi desiderino”.

Secondo Husein, gli insegnamenti islamici non si sono adeguati ai cambiamenti della società nel corso degli ultimi 10 secoli, il che  porta ad avere concezioni antiquate, testuali, delle prescrizioni coraniche sulla sessualità. A suo modo di vedere la moderna interpretazione del Corano, dell’Hadith o delle parole del Profeta Maometto, così come le altre leggi islamiche, dovrebbero tenere conto della società in cui si vive oggi.

Il presidente del Consiglio degli ulema indonesiani (Mui) Amidhan ha ovviamente criticato la pubblicazione del libro, affermando che il PKBI dovrebbe concentrarsi più sulla pianificazione familiare che sul sesso. “Non vedo la ragione della pubblicazione di questo libro. Se hanno intenzione di discutere il contenuto del libro con la gente, devono fare molta attenzione, perché queste sono questioni delicate”, ha dichiarato minacciosamente Amidhan.

Ebbene, se tutto questo non vi avrà probabilmente tolto il desiderio di visitare comunque il Paese e di godere delle sue bellezze, magari in un villaggio turistico a gestione occidentale, probabilmente vi sarete convinti che, malgrado i problemi che abbiamo, lasciare lo Stivale per andare a vivere stabilmente sulle rive dell’Oceano Indiano non sia, dal punto di vista della qualità della vita, questo granché.

Eppure, non tutti gli italiani la pensano così. Prendete ad esempio il management della Pirelli, che ha appena deciso di aprire nuovi stabilimenti in Indonesia, dove, a breve distanza da Giacarta, alla fine dell’anno comincerà a costruire nuove fabbriche, la cui piena operatività sarà  raggiunta nel 2016, assumendo 750 addetti.

Che dire? Instabilità politica, terremoti, tsunami, intolleranza religiosa, arretratezza culturale, ecc. evidentemente sono, per gli imprenditori italiani, assai meno minacciosi dell’articolo 18…

Walter La Gatta

Fonti:

Muslims rethink sex in new book, The Jakarta Post
Violenze islamiche: società civile, leader cristiani e musulmani contro Yudhoyono Asia News
Indonesia. Minacce estremiste ad Aceh: le autorità chiudono tre chiese, Radio Vaticana
Violento sisma a largo Indonesia, incubo tsunami, Ansa
Indonesia: sbarca Pirelli, joint venture per fabbrica pneumatici, Agi
Il Big One minaccia l’Indonesia, Libero
Indonesia seeks ban on dangerous window cleaning after 8 maids fall to death in Singapore, Washington Post
Lady Gaga Not Welcome in Indonesia, Says Muslim Group, Wall Street Journal

Immagine:
Seth Mazow, Flickr

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Dr. Walter La Gatta
Dr. Walter La Gatta

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Psicoterapie individuali e di coppia
Terapie Sessuali (Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per le Regioni Marche e Umbria) 
Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

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Co-fondatore dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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