Internet è ipnotica? Uno sguardo psicologico alla mente connessa

Internet è ipnotica? Uno sguardo psicologico alla mente connessa

CIS · Centro Italiano di Sessuologia

Saluto del CIS

Dr. Walter La Gatta

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L’espressione “Internet è ipnotica” non è solo una metafora suggestiva: sempre più studi neuroscientifici e psicologici mostrano che l’esperienza digitale possiede caratteristiche capaci di indurre uno stato simile a quello ipnotico, in cui l’attenzione si restringe, la percezione del tempo si altera e la capacità critica tende a ridursi.

L’attenzione catturata: il potere della trance digitale

Quando si naviga online, soprattutto nei social network o nei videogiochi, il cervello entra in uno stato di “iperfocalizzazione” paragonabile a quello osservato nell’ipnosi. La mente si concentra in modo intenso su stimoli visivi e narrativi rapidi e gratificanti, mentre le aree deputate alla valutazione critica e al controllo consapevole, come la corteccia prefrontale, risultano temporaneamente meno attive.

Molti osservatori hanno parlato di “trance mediatica” o di “attenzione catturata”, un fenomeno in cui il soggetto rimane assorbito da flussi continui di immagini, notifiche e suoni, in un equilibrio tra eccitazione e rilassamento. È la stessa dinamica che si verifica negli stati ipnotici leggeri: la coscienza vigile non scompare, ma si riduce il monitoraggio interno e si amplifica la ricettività verso gli stimoli esterni.

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I rapporti familiari

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Il rinforzo intermittente

Un altro elemento che rende Internet “ipnotica” è la sua struttura di ricompensa intermittente. Le piattaforme digitali, dai social alle app di messaggistica,  sfruttano lo stesso principio dei giochi d’azzardo: non si sa quando arriverà la prossima notifica, il prossimo like o il nuovo messaggio. Questa incertezza genera una scarica di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere anticipatorio, che alimenta la ricerca continua di stimoli.

In psicologia comportamentale, questo schema è definito “rinforzo a rapporto variabile”: un sistema in cui la ricompensa arriva in modo imprevedibile, mantenendo il comportamento attivo a lungo. È lo stesso meccanismo che spiega perché si continua a scorrere il feed o a controllare le e-mail anche senza un reale bisogno.

Dissociazione e perdita della percezione temporale

Come in uno stato ipnotico, la navigazione prolungata può indurre fenomeni dissociativi: il senso del tempo si altera, la consapevolezza del corpo si attenua e l’attenzione rimane agganciata al flusso digitale. Molti utenti riferiscono di “perdersi” per ore online, senza accorgersene. Questo avviene perché l’attenzione viene diretta su stimoli che sollecitano il sistema limbico (emozionale), mentre le funzioni di autoregolazione vengono momentaneamente sospese.

Ipnosi e Internet: similitudini e differenze

È importante ricordare che l’ipnosi, in senso clinico, è uno stato di coscienza modificato indotto volontariamente e guidato da un professionista, finalizzato a favorire il benessere o il cambiamento terapeutico. Internet, invece, agisce in modo spontaneo e spesso inconsapevole, senza finalità benefiche definite. Tuttavia, entrambe le esperienze condividono la capacità di restringere il campo dell’attenzione e di potenziare la suggestionabilità.

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Il tradimento

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La mente ipnotizzata dalla connessione continua

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La pervasività della rete ha reso difficile distinguere tra “attenzione focalizzata” e “dipendenza digitale”. In molti casi, la mente si adatta a una stimolazione costante, riducendo la tolleranza al silenzio e alla noia. Da qui nasce il bisogno di “riattivare” continuamente il sistema dopaminergico attraverso nuovi input digitali.

Alcuni psicologi parlano di “loop di gratificazione istantanea”: un ciclo in cui il cervello ricerca piccole ricompense emotive immediate, sacrificando la capacità di pensare in modo profondo o prolungato. È un fenomeno che ricorda, in chiave moderna, la “trance culturale” descritta da Gregory Bateson, in cui la società stessa produce stati mentali collettivi di assorbimento e suggestione.

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Uscire dalla trance: la consapevolezza come antidoto

Come per l’ipnosi, anche l’effetto ipnotico di Internet può essere spezzato attraverso un atto di consapevolezza. Tornare a una presenza corporea, fermarsi, respirare e osservare il proprio comportamento digitale sono gesti semplici ma potenti.

Le pratiche di “digital detox” e l’educazione all’uso consapevole della tecnologia aiutano a recuperare il senso del tempo e della realtà. Internet non è, in sé, un nemico: può essere uno strumento straordinario di conoscenza e connessione. Ma come ogni esperienza che coinvolge mente e corpo, richiede equilibrio, consapevolezza e pause.

In questo senso, più che chiedersi se Internet sia o meno  ipnotica, bisognerebbe domandarsi quanto spesso ci lasciamo ipnotizzare da essa e quanto desideriamo tornare a scegliere consapevolmente dove dirigere la nostra attenzione.

Dr. Walter La Gatta

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Foto di Andrea Piacquadio

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Ipnosi Clinica

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