John Bowlby e le teorie dell’attaccamento
Saluto del CIS - Dr. Walter La Gatta
John Bowlby è stato uno psicologo e psichiatra britannico, fondatore della teoria dell’attaccamento, considerata uno dei modelli più influenti per comprendere lo sviluppo emotivo e relazionale.
La sua teoria è profondamente intrecciata anche alla sua storia personale: le separazioni precoci vissute nell’infanzia, la perdita della tata, l’esperienza del collegio, il lavoro con bambini separati dalle famiglie durante la guerra e le successive collaborazioni scientifiche contribuirono progressivamente alla formulazione della teoria dell’attaccamento.
Il suo pensiero continua ancora oggi a influenzare la psicologia contemporanea, offrendo una chiave di lettura fondamentale per comprendere come i legami precoci plasmino l’identità, le relazioni e la resilienza lungo tutto l’arco della vita.
Conosciamolo meglio.
Nascita e contesto familiare
Edward John Mostyn Bowlby nacque il 26 febbraio 1907 a Londra, in una famiglia dell’alta borghesia britannica con cinque figli. Il padre, Sir Anthony Alfred Bowlby, era un baronetto e chirurgo della casa reale.
Come era consuetudine all’epoca, il piccolo John trascorse gran parte dell’infanzia accudito da una tata, Minnie, che si occupava dei bambini in un’ala separata della casa; i contatti con la madre erano quindi limitati. A quattro anni visse una perdita significativa quando la tata lasciò la famiglia.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, a sette anni, fu mandato in collegio, un’esperienza che in seguito descrisse come dolorosa e potenzialmente dannosa per il benessere emotivo dei bambini troppo piccoli. Durante la guerra il padre partì per il fronte e i figli ebbero con lui contatti sporadici o nulli.

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Formazione universitaria
Studiò psicologia al Trinity College di Cambridge, distinguendosi per i brillanti risultati accademici. Successivamente intraprese gli studi di medicina presso l’University College Hospital di Londra e si formò in psicoanalisi all’Institute for Psychoanalysis.
In questi anni maturò una posizione critica nei confronti della psicoanalisi classica, ritenendo che attribuisse un peso eccessivo ai conflitti intrapsichici e insufficiente alle esperienze reali di separazione e perdita vissute dai bambini.
Prime esperienze cliniche
Dopo la laurea lavorò al Maudsley Hospital come psichiatra e psicoanalista. Presso la Child Guidance Clinic di Londra iniziò a occuparsi di minori con difficoltà comportamentali, molti dei quali avevano sperimentato separazioni precoci o la perdita dei genitori.
L’osservazione dei cosiddetti “giovani delinquenti” lo portò a ipotizzare un legame tra deprivazione affettiva precoce e successive difficoltà emotive e relazionali.
Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale prestò servizio come psichiatra nel Royal Army Medical Corps, raggiungendo il grado di tenente colonnello. Si occupò di casi di nevrosi di guerra e di bambini evacuati da Londra per sfuggire ai bombardamenti.
Le sue osservazioni sulle reazioni dei bambini alla separazione dalle famiglie influenzarono profondamente le sue ricerche. In questo periodo studiò anche un gruppo di minori con una storia di piccoli furti, confrontandoli con coetanei senza comportamenti antisociali.
Il risultato fu il volume “Forty-Four Juvenile Thieves”, pubblicato alla fine della guerra. La ricerca mostrava che i ragazzi con comportamenti devianti avevano vissuto separazioni precoci dai genitori con maggiore frequenza rispetto agli altri. Questo studio costituì una delle basi della futura teoria dell’attaccamento.
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Sviluppo della teoria dell’attaccamento
Nel dopoguerra, Bowlby entrò a far parte della Tavistock Clinic di Londra, dove trascorse gran parte della carriera, diventando direttore del dipartimento di psichiatria infantile. Collaborò anche con il Tavistock Institute of Human Relations e nel 1950 divenne consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per l’OMS studiò i bambini europei rimasti orfani o senza casa a causa della guerra. Da questo lavoro nacque nel 1951 “Maternal Care and Mental Health”. Le sue ricerche sulla deprivazione materna influenzarono le politiche sanitarie europee, contribuendo a modificare le regole che limitavano la presenza dei genitori accanto ai bambini ricoverati.
La teoria dell’attaccamento sostiene che la qualità del legame tra bambino e caregiver, soprattutto nei primi due anni di vita, costituisca un modello emotivo per le relazioni future. Bowlby fu influenzato anche dall’etologia, lo studio del comportamento animale, arrivando a concepire l’attaccamento come un sistema evolutivo finalizzato alla sopravvivenza.
Un attaccamento sicuro, diceva Bowlby, favorisce autonomia, fiducia e relazioni sane; un attaccamento insicuro può invece predisporre a modalità relazionali problematiche.
Tuttavia, le categorie specifiche di attaccamento che ancora oggi studiamo e utilizziamo, non sono state definite direttamente da lui. Le tipologie (sicuro, evitante, ansioso/ambivalente) sono state identificate da Mary Ainsworth, prima sua allieva e poi collaboratrice, attraverso la procedura sperimentale chiamata Strange Situation, una procedura sperimentale per valutare gli stili di attaccamento nei bambini.
I tipi di attaccamento sono:
- Attaccamento evitante: il bambino tende a minimizzare il bisogno di vicinanza; appare autonomo ma evita il contatto emotivo.
- Attaccamento ansioso (o ambivalente): il bambino cerca molto la vicinanza ma è difficile da rassicurare; alterna ricerca e rabbia.
- Attaccamento disorganizzato: comportamento incoerente o contraddittorio verso il caregiver, spesso associato a contesti di paura o trauma.
Questa ultima categoria è stata introdotta più tardi da Mary Main. Bowlby ha quindi teorizzato la cornice generale dell’attaccamento; le classificazioni degli stili sono state invece sviluppate successivamente da Ainsworth e altri ricercatori.
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Fondamenti teorici
Il modello integra psicoanalisi, biologia evolutiva ed etologia. L’attaccamento viene descritto come un sistema comportamentale selezionato dall’evoluzione per garantire protezione e sicurezza.
Questi concetti sono sviluppati nella trilogia “Attaccamento e perdita”:
– “Attaccamento” (1969), indagine fatta da Bowlby sul legame di attaccamento madre-bambino.
– “Attaccamento e Perdita. La separazione dal genitore” (1972), riflessioni freudiane sull’ansia che scaturirebbe in un bambino nel momento in cui vive la separazione da una figura di attaccamento.
– “Attaccamento e Perdita. La perdita della madre” (1980) su come i bambini possano incorrere in un profondo lutto e dolore, prolungato anche nella vita adulta, se privati strutturalmente di un legame materno primario (ad esempio, per il decesso precoce della stessa).
La pubblicazione degli studi compiuti non dette a Bowlby, almeno nell’immediato, i risultati sperati: la maggioranza dei suoi colleghi psicoanalisti non diedero importanza e non compresero il valore delle idee di Bowlby, poiché la sua teoria poggiava su criteri che si allontanavano molto dalla loro visione.
Tra le figure che influenzarono il suo lavoro vi furono lo psicologo Donald Winnicott, l’etologo Konrad Lorenza, Charles Darwin e Mary Ainsworth, che sviluppò la “Strange Situation”. L’ approccio fu accolto con favore e con critiche, a seconda del punto di vista, perché spostava l’attenzione dalla fantasia inconscia teorizzata dalla psicoanalisi ortodossa, alla qualità delle relazioni reali.
IPNOSI CLINICA: una intervista al Dr. Walter La Gatta
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Vita privata
Nel 1938 Bowlby sposò Ursula Longstaff, con la quale ebbe quattro figli.
Ultimi scritti e morte
Nel 1988 pubblicò “A Secure Base”, sintesi delle implicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Il suo ultimo libro, pubblicato postumo, fu una biografia di Charles Darwin.
Morì nel 1990.
Perché è importante
La teoria dell’attaccamento ha influenzato profondamente la psicologia dello sviluppo, le politiche per l’infanzia, gli studi sull’adozione e l’affido. Ha contribuito anche alla diffusione del concetto di “genitorialità di attaccamento”, promosso successivamente dal pediatra William Sears.

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Riletture critiche e ampliamenti
Nel tempo la teoria ha ricevuto critiche di diversa natura.
È stata contestata l’eccessiva centralità della madre come figura primaria, sottolineando che l’attaccamento può svilupparsi con più caregiver e che il modello originario rifletteva una famiglia occidentale borghese. L’idea di “deprivazione materna” è stata inoltre accusata di colpevolizzare le madri lavoratrici.
Alcuni studiosi hanno ritenuto la teoria inizialmente troppo deterministica, sostenendo che le persone possano modificare i propri modelli relazionali nel corso della vita grazie a esperienze correttive e relazioni sicure.
Sono emerse anche critiche metodologiche alla “Strange Situation”, legate a campioni inizialmente limitati e culturalmente omogenei, nonché al rischio di interpretare comportamenti osservati in laboratorio secondo parametri occidentali.
Le prospettive femministe hanno evidenziato il rischio di rafforzare ruoli di genere tradizionali e di trascurare fattori socioeconomici come povertà e politiche familiari.
Da una prospettiva LGBTQ+ si è sottolineato che il modello originario presupponeva una famiglia eteronormativa, mentre l’attaccamento può svilupparsi anche in famiglie non tradizionali o in “famiglie scelte”.
Infine, le prospettive interculturali e decoloniali hanno evidenziato che in molte culture il caregiving è collettivo e che la “base sicura” può essere rappresentata da reti comunitarie, culturali o spirituali.
Nonostante queste critiche, la teoria dell’attaccamento rimane uno dei modelli più supportati empiricamente nella psicologia dello sviluppo e nella psicoterapia, anche perché la teoria oggi è meno deterministica rispetto alle formulazioni originarie, è più sensibile alle differenze culturali, è integrata con neuroscienze, teoria del trauma e psicologia relazionale.
Dr. Walter La Gatta
Una intervista sui rapporti familiari
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Dr. Walter La Gatta
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per le Regioni Marche Abruzzo e Molise.
Libero professionista, svolge terapie individuali e di coppia
ONLINE E IN PRESENZA (Ancona, Terni, Fabriano, Civitanova Marche)
Il Dr. Walter La Gatta si occupa di:
Psicoterapie individuali e di coppia
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