Jung visto da Deirdre Bair

Arte e Cultura Freudiana

Jung visto da Deirdre Bair


Dr. Walter La Gatta
Psicoterapeuta Sessuologo
Cis- Fiss Sessuologia

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Ultimo aggiornamento: Set 27, 2020 @ 16:02

JungDiceva Oscar Wilde  che ogni grande uomo ha i suoi discepoli, ma di solito è Giuda che poi ne scrive la biografia. La cosa è successa, secondo Deirdre Bair, anche a Jung, e per questa ragione questa biografa ha voluto scrivere un libro che restituisse la verità storica a questo personaggio, così amato, così odiato.

Jung ebbe certamente una bella vita: si sposò con una delle donne più ricche della Svizzera, visse fino a 85 anni, creò una sua scuola di pensiero ed ebbe allievi e riconoscimenti sin dagli inizi della sua carriera.

Poi morì, e il suo personaggio fu immediatamente attaccato dai biografi. L’accusa più infamante fu che Jung era stato un collaboratore dei nazisti, un antisemita e, subito dopo, un donnaiolo immorale, un ciarlatano, un impostore che aveva rubato le sue idee principali agli altri.

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La Bair, che aveva già scritto acclamate biografie di Samuel Becket e di Simone de Beauvoir, riteneva che questo fosse troppo. L’autrice ha avuto accesso alle lettere e ai diari privati ​​di Jung ed ha incontrato e intervistato i membri della sua famiglia, in modo da scrivere questo libro.

Nelle parole della Bair, la vita e il lavoro di Jung sono stati “affascinanti, frustranti, contraddittori e intriganti, ma alla fine di importanza e di valore”. In primis si è scoperto che non fu un collaboratore dei nazisti e che anzi, segretamente, lavorava per gli alleati, durante la seconda guerra mondiale, proteggendo i suoi colleghi ebrei.

A seguito di  questo elaborato lavoro investigativo la Bair dipinge un quadro completo e intrigante di Jung.

Carl Gustav era il figlio di un pastore povero e amareggiato e di una madre che “sembrava davvero felice solo quando raccontava ad alcune donne della parrocchia dei fantasmi e degli spiriti che vagavano nella casa parrocchiale, di notte”.

Freudiana

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Da un’educazione così macabra, le origini delle ossessioni di Jung per il misticismo possono essere facilmente comprese. Studiò medicina all’Università di Basilea e nel 1903 sposò Emma Rauschenbach, figlia di uno dei più ricchi uomini d’affari della Svizzera.

Affascinato dalla psichiatria, Jung si convertì alla causa della psicoanalisi nel 1905. Dopo un periodo di corrispondenza, i due si incontrarono e Freud vide nel giovane medico svizzero l’erede intellettuale che stava cercando, anche se l’inclinazione di Jung a portarsi a letto pazienti e allieve non era gradita allo psicologo di Vienna.


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Jung era di bell’aspetto, elegante, sicuro di sé e empatico: praticamente una calamita per il gentil sesso.

“Gruppi di donne formavano una falange attorno a lui, prima e dopo ciascuna delle sue lezioni”, ci dice la Bair. “Molte gareggiavano fra loro per vedere chi riusciva ad attirarlo a casa propria per una consultazione privata.”

Jung ne parlava come delle sue “undicimila vergini”, anche se aveva relazioni con loro.  Toni Wolff era arrivata da lui in una “condizione gravemente disturbata, clinicamente depressa” in seguito alla morte del padre. Il rapporto fra i due superò di gran lunga il rapporto terapeutico.

Con questa donna Jung iniziò una relazione che sarebbe durata fino alla morte di lei. Alla moglie Emma venne semplicemente comunicato che ora la Wolff era “l’altra moglie”.

Nel 1910, Jung fu eletto primo presidente dell’Associazione psicoanalitica internazionale. Tutto stava andando a gonfie vele. Poi, nel 1914, arrivò la sua frattura con Freud.

Jung semplicemente non poteva sopportare la convinzione di Freud che le esperienze sessuali infantili fossero cruciali per lo sviluppo della personalità. Egli poneva una maggiore enfasi sull’inconscio collettivo, che definiva come il bacino delle “componenti psichiche arcaiche”dell’umanità, che riguardava i miti e le storie condivise nella maggior parte delle culture.

Così, per Freud, i sogni erano l’espressione di desideri inconsci, di solito sessuali, rimossi, mentre per Jung erano dei messaggi provenienti dal passato ancestrale.

Il fatto che Jung avesse sviluppato la sua teoria in parte attraverso i suoi studi sul comportamento degli alchimisti, che credeva stessero davvero subendo una trasformazione spirituale mentre cercavano di trasformare il piombo in oro, sosteneva solo il crescente sospetto, nei circoli medici, che Jung non fosse altro che un ciarlatano.

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Poi arrivò la guerra. Nel 1942, Jung fu contattato dalle autorità tedesche e gli fu chiesto di trattare Hitler, i cui problemi mentali stavano ormai causando allarme fra i nazisti.

Jung rifiutò e in seguito informò segretamente il governo degli Stati Uniti delle trattative con l’alto comando tedesco. Tuttavia, fu accusato dopo la guerra di essere un simpatizzante nazista. La Bair chiarisce che l’accusa era infondata.

Jung morì pacificamente nel 1961, sopravvivendo sia a Toni, sia a Emma. Anche le sue idee sono sopravvissute bene, probabilmente meglio di quanto meritassero.

Oltre alla sua nozione, alimentata dallo studio dell’alchimia, dell’inconscio collettivo, dobbiamo ringraziare Jung per termini e idee come New Age, Età dell’Acquario e Sincronicità, lo studio “scientifico” delle coincidenze.

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Fonte:
Hell, Jung Lovers, The Guardian

Immagine:
Copertina del libro

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