catarsi e metodo catartico

La catarsi ed il metodo catartico

Freudiana

La catarsi ed il metodo catartico

Questo articolo appartiene alla collana di Psicolinea
FREUDIANA
Vita e Opere di Sigmund Freud

Dr. Giuliana Proietti
A cura di

Dr. Giuliana Proietti - Tel. 347 0375949
Psicoterapeuta Sessuologa
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Cosa significa “catarsi”?

‘Catarsi’ in greco (kàtharsis) significa ‘purificazione’: è un termine che veniva utilizzato per indicare la cerimonia di purificazione presente in diverse concezioni religiose ed in rituali magici.

Come veniva utilizzato questo termine nel passato?

La catarsi poteva consistere anche nella liberazione dell’individuo da una contaminazione o ‘miasma’, visibile o invisibile, che danneggiava o corrompeva la natura della persona (es. sangue o colpa).

Ad esempio, nel V secolo a.C. nella medicina d’Ippocrate, si definiva  “catarsi” l’evacuazione di escrementi o di elementi ritenuti dannosi per la salute. Questa purificazione poteva essere ottenuta o con metodi naturali o con farmaci catartici. Anche le mestruazioni o la potatura di un albero potevano rappresentare una catarsi. La catarsi veniva allora distinta in ‘naturale’ o ‘artificiale’ (es. indotta da emetici e purganti).

La catarsi era già presente nelle credenze orfiche e, nella forma descritta da Empedocle, era un mezzo di purificazione che faceva uscire l’uomo dalle nascite nel ciclo delle reincarnazioni, per rimetterlo nelle dimore degli Dei, liberato dagli ‘umani dolori’.

Per Socrate la catarsi era  il risultato del dialogo: lo stringente susseguirsi di brevi domande e risposte portava alla purificazione, alla liberazione dai mali interiori, quali la cattiveria e l’ignoranza.

Platone utilizza questo termine per indicare le vie per la liberazione dell’anima dalle passioni più materiali, per aprirsi alla prospettiva della phronesis (saggezza).

In Aristotele, assieme all’uso medico del termine, compare ne La Poetica, il celebre tema della catarsi tragica e, nella Politica, quello della catarsi musicale.

La catarsi tragica è la purificazione dell’anima dello spettatore.   La tragedia, infatti, è solo un’imitazione drammatica di fatti gravi e luttuosi, per cui la paura e la pietà che lo spettatore prova di fronte alla messa in scena di un dramma non sono le stesse che proverebbe nella realtà: l’imitazione tragica trasforma la pena reale in piacere, purificando il simile col simile. C’è poi la musica, che porta alla catarsi attraverso la meditazione.

Nell’età romantica, il significato estetico della purificazione dell’arte ritorna con Goethe, Schiller e Schopenhauer: l’arte è una via di liberazione dalla volontà irrazionale e dalla ‘cieca pulsione’ che la percorre.

La catarsi in psicologia

Il termine “catarsi” è stato ripreso da Sigmund Freud e Joseph Breuer nel 1895, negli Studi sull’isteria, per indicare la liberazione di emozioni in pazienti ansiosi, grazie al recupero di particolari pensieri o ricordi biografici. Essi chiamarono procedimento da loro utilizzato “metodo catartico”.

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Metodo catartico

Con questo metodo, il paziente viene indotto a rievocare verbalmente, o talora a rivivere, eventi traumatici. Ciò permette l’abreazione degli effetti patogeni ad esso associati.

Freud e Breuer partirono dal presupposto che’i sintomi isterici nascevano per il fatto che a un processo psichico gravato di intenso affetto veniva in qualche modo impedito di defluire (abreazione) sulla via normale che conduce alla coscienza e alla motilità, cosicché l’affetto, per così dire ‘incapsulato’, prendeva una strada sbagliata e trovava un deflusso nell’innervazione somatica (‘conversione’).

Quando Freud rinunciò all’ipnosi, cercò di indurre i ricordi mediante la pressione della sua mano sulla fronte del paziente. Il metodo fu poi sostituito con le ‘libere associazioni’ (1903).

Freud si rese infatti conto che i sintomi non erano determinati soltanto da eventi traumatici, ma rappresentavano il risultato di un conflitto fra diverse forze psichiche.

Per questo, la terapia non doveva risolversi in qualche seduta, con il ricordo di un episodio, ma doveva mirare al superamento delle resistenze che mantenevano i conflitti rimossi e ne impedivano l’affiorare.

La catarsi cessò pertanto di essere la principale finalità terapeutica in quanto non eliminava le resistenze, ma le eludeva, producendo risultati solo transitori, mentre:

‘quando il materiale rimosso è stato ricondotto all’attività psichica cosciente, il che presuppone il superamento di considerevoli resistenze, allora il conflitto psichico (…) che il malato voleva evitare, può trovare, sotto la direzione del medico, un esito migliore di quello offerto dalla rimozione’
(Freud, Cinque Conferenze sulla Psicoanalisi, 1909).

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La catarsi viene usata ancora in psicologia?

Si. La catarsi costituisce ancora oggi il centro di alcune forme di psicoterapia, come lo psicodramma di J.L. Moreno, dove, nel recitare una situazione passata, presente o futura, i conflitti o gli eventi problematici vengono intensamente rivissuti e non soltanto raccontati.

Attraverso questa ‘catarsi da attività’, presente nello psicodramma e nelle arti-terapie, la persona può entrare in contatto e comprendere gli aspetti più profondi della sua realtà psicologica ed esistenziale.

Fonte: Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini
AAVV Dizionario di Filosofia, Garzanti

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