La civiltà, il disaccordo e l’arte del confronto rispettoso
Saluto del CIS - Dr. Walter La Gatta
Gli esseri umani sono naturalmente predisposti alla socializzazione e alla collaborazione. Condividere esperienze con chi vede il mondo in modo simile è gratificante: rafforza i legami, favorisce la fiducia e rende più facile cooperare.
Fin dagli albori dell’umanità, la sopravvivenza dipendeva proprio da questo. Lavorare insieme significava sicurezza, cibo e appartenenza; al contrario, il conflitto e l’isolamento potevano condurre all’esclusione o persino alla morte.
Eppure, evitare il conflitto ha un costo. Come osservava Sigmund Freud ne Il disagio della civiltà (1930), la civiltà, pur garantendo ordine e protezione, è anche fonte di infelicità. Per vivere insieme, l’uomo deve reprimere parte delle proprie pulsioni, soprattutto quelle sessuali e aggressive, sacrificando libertà e spontaneità.
Questa rinuncia genera senso di colpa e disagio interiore, perché le pulsioni represse si trasformano nel Super-Io, quella voce morale che giudica e punisce l’Io.
La storia della civiltà, secondo Freud, è dunque attraversata dal conflitto tra Eros, la forza che unisce, e Thanatos, quella che distrugge. La civiltà nasce per contenere l’aggressività, ma al prezzo di una tensione psichica che rende gli esseri umani inevitabilmente inquieti.
Le regole della convivenza – leggi, tradizioni, costumi – impongono conformità. La dissidenza viene spesso percepita come mancanza di rispetto, e la rabbia legittima tende a essere invalidata. Quando accade, la civiltà smette di essere una virtù e diventa un meccanismo di controllo. La paura del conflitto può limitare dunque la libertà di espressione, impoverendo il dialogo e isolando le persone proprio quando servirebbe più confronto.
La vera civiltà nasce dal riconoscimento della dignità dell’altro. Da qui discendono atteggiamenti concreti come l’ascolto curioso, la cortesia nel disaccordo, il rispetto per opinioni diverse. Essere civili non significa solo essere educati, ma considerare gli altri come moralmente pari a sé, degni di essere ascoltati e compresi.
Il disaccordo civile, infatti, non è solo inevitabile: è necessario per far crescere una comunità.
Nei luoghi di lavoro, i gruppi che sanno discutere in modo rispettoso prendono decisioni migliori e sono più innovativi rispetto a quelli che evitano ogni conflitto. Una civiltà fondata sulla dignità, non sulla deferenza, favorisce il tipo di disaccordo che rafforza le comunità, valorizza la diversità e alimenta apprendimento e creatività.
Naturalmente, l’equilibrio psicologico e biologico non sempre aiuta. Quando il corpo e la mente sono vicini ai limiti dello stress, la capacità di rispondere con calma diminuisce e anche i piccoli contrasti possono apparire enormi.
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Oggi, poi, le tensioni non nascono solo nei rapporti reali, ma anche online: i social media amplificano le divergenze, favorendo l’eco delle proprie convinzioni e spingendo molti a dialogare solo con chi la pensa allo stesso modo. In questi spazi, la conversazione spesso si orienta alla vittoria, non alla comprensione.
Quando ciascuno considera la propria posizione moralmente superiore, ogni divergenza appare sbagliata o immorale. Così, il compromesso diventa impossibile e la disumanizzazione dell’altro prende il posto del dialogo.

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Come trasformare il disaccordo in crescita
Un disaccordo costruttivo comincia sempre con la consapevolezza di sé: chiedersi perché una conversazione ci mette a disagio, quali emozioni o esperienze la influenzano, e se vale davvero la pena affrontarla, e con chi.
È utile domandarsi: sto discutendo per comprendere o solo per avere ragione?
Le persone che percepiscono il conflitto come gestibile tendono a impegnarsi in modo più aperto e produttivo, mentre chi lo teme spesso si chiude o reagisce in modo difensivo.
Per costruire questa sicurezza serve coltivare ascolto, riflessione e autoregolazione emotiva, unite a apertura mentale, empatia e coraggio.
Solo così diventa possibile un dialogo autentico e rispettoso, capace non solo di favorire la comprensione, ma anche di rafforzare i legami e rendere le comunità più solide.
In definitiva, affrontare il dissenso richiede tre ingredienti semplici ma profondi: etica, umiltà e umanità.
Dr. Walter La Gatta
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Fonte principale
Agree to disagree: Why we fear conflict and what to do about it
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Dr. Giuliana Proietti Tel 347 0375949
Dr. Walter La Gatta Tel 348 3314908

Dr. Walter La Gatta
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per le Regioni Marche Abruzzo e Molise.
Libero professionista, svolge terapie individuali e di coppia
ONLINE E IN PRESENZA (Ancona, Terni, Fabriano, Civitanova Marche)
Il Dr. Walter La Gatta si occupa di:
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