razze umane

I risultati di un nuovo studio della psicologa ricercatrice Lisa Scott e colleghi della University of Massachusetts, Amherst, confermano che è solo all’età di 9 mesi che essi imparano realmente a riconoscere i volti e le espressioni emotive delle persone che appartengono alle diverse razze di persone con cui interagiscono. L’articolo è stato pubblicato su Developmental Science.

I ricercatori hanno scoperto che, a partire dai 9 mesi, i neonati mostrano un declino nella loro capacità di distinguere due facce appartenenti ad una razza diversa e ad abbinare accuratamente i suoni emessi da queste persone con le loro espressioni facciali. Questo è il primo studio effettuato su questo aspetto della prima infanzia e supporta altri studi precedenti, i quali avevano scoperto che il riconoscimento delle emozioni è meno accurato, nei bambini, per quanto riguarda le espressioni presenti su volti appartenenti ad una razza diversa.

Questa ricerca suggerisce che, per tutto il primo anno di vita, i bambini sviluppano abilità percettive altamente specializzate, in risposta alle persone importanti del loro ambiente, come i membri della famiglia. Questa maggiore attenzione per le persone di famiglia rispetto alle persone estranee, può essere alla base delle difficoltà successive che alcuni adulti hanno nell’identificare e nel riconoscere i volti di appartenenti ad altre razze.

Tutto ciò somiglia al modo in cui i bambini imparano una lingua. Nell’infanzia i bambini non sanno ancora quali suoni siano significativi nella loro lingua nativa, per cui trattano tutti i suoni in modo simile. Man mano che essi apprendono la lingua parlata intorno a loro tuttavia, la loro capacità di distinguere i suoni all’interno di altre lingue parlate diminuisce, mentre la capacità di differenziare i suoni presenti nella propria lingua migliora.

Scott ha affermato: “Oltre a fornire informazioni critiche per capire come i bambini imparino a conoscere l’ambiente circostante, i risultati di questa ricerca possono servire come guida per l’educazione dei piccoli, attraverso interventi mirati a ridurre i pregiudizi razziali e gli stereotipi” Questi risultati infatti suggeriscono che i pregiudizi riguardo al riconoscimento facciale inizino prima dell’acquisizione del linguaggio, ben prima dunque che si formino i concetti sulle diverse razze. E’ importante dunque capire la natura di questi pregiudizi, al fine di ridurli o eliminarli.

Per questo studio, ogni bambino è stato accompagnato in laboratorio da un genitore, per una sessione di un’ora, nella quale venivano mostrati al bimbo foto di volti e suoni, mentre veniva registrata la sua attività cerebrale. I partecipanti allo studio sono stati quarantotto bambini caucasici (bianchi) con poca o nessuna esperienza precedente con individui afro-americani (neri).

Si è voluto così valutare la loro capacità di capire la differenza tra due visi all’interno della propria razza e due visi appartenenti ad un’altra razza. Inoltre, sono stati posti dei sensori di registrazione sulla testa del neonato per registrare l’attività cerebrale mentre venivano visualizzate le facce con diverse espressioni (felici e tristi) o venivano emessi suoni tipici di alcune emozioni (riso, pianto).

A 5 mesi e a 9 mesi di vita, i bambini sono stati riconvocati, per ripetere l’esperimento, scoprendo che , con la maggiore età, era più facile per loro riconoscere due visi all’interno della propria razza.

Inoltre, le misure di attività cerebrale hanno rivelato un differenziale di elaborazione neurale della propria razza rispetto ai visi di altre razze. Infine, si è scoperto che i neonati spostano le informazioni relative ad un volto dalle regioni neurali della parte anteriore del cervello alle regioni neurali nella parte posteriore del cervello, nel periodo che va dai 5 ai 9 mesi di vita. Questo cambiamento nei processi neurali può aiutare i ricercatori a capire meglio lo sviluppo cerebrale durante il primo anno di vita.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:

Research suggests infants begin to learn about race in the first year, Eurekalert

Immagine:

UMass Amherst, Eurekalert

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Dr. Walter La Gatta
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