La dedica di Freud a Mussolini

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In quale circostanza Freud pensò di scrivere una dedica a Mussolini?

Il fatto avvenne il 25 aprile del 1933, quando Sigmund Freud ricevette a Vienna dei personaggi italiani: si trattava di Concetta, una ragazza per la quale era stato chiesto un consulto, accompagnata da suo padre, Giovacchino Forzano,  il quale aveva scritto il dramma “Campo di Maggio”, sui cento giorni di Napoleone, insieme a Benito Mussolini. Insieme a loro c’era anche lo psicoanalista ebreo triestino Edoardo Weiss. Al termine dell’incontro, i visitatori donarono allo psicoanalista austriaco un libro contenente la traduzione tedesca del dramma scritto da Forzano e Mussolini, al quale aggiunsero una dedica: «a Sigmund Freud, che renderà migliore il mondo, con ammirazione e riconoscenza, Vienna, 26 aprile 1933». Freud contraccambiò regalando una copia, diretta al Duce, del suo Warum Krieg? (Perché la guerra?), da lui scritto insieme con Albert Einstein.

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Cosa c’è scritto nella dedica di Freud a Mussolini?

Nella dedica di Freud a Mussolini c’è scritto: «A Benito Mussolini coi rispettosi saluti di un vecchio che nel detentore del potere riconosce l’eroe della civiltà». In tedesco: “Benito Mussolini, mit dem ergebenen Gruss eines alten Mannes
der im Machthaber den Kulturheros erkennt”.

Dove si trova ora questo libro?

Il libro si trova presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma.

Chi dette notizia del fatto?

La notizia è riportata anzitutto dal biografo di Freud Ernest Jones in “Vita e opere di Freud”, ma anche dallo stesso psicoanalista E. Weiss in “Sigmund Freud come consulente”. Scrive Weiss:

“Come era mia consuetudine di quando in quando, portai a Vienna per un consulto una paziente gravemente ammalata e accompagnata dal padre, che era amico intimo di Mussolini. Dopo il consulto, il padre di questa paziente chiese a Freud di regalare uno dei suoi libri a Mussolini esortandolo a scrivervi una dedica. Io ero imbarazzatissimo perché sapevo che Freud non poteva rifiutarsi. Per amor mio e per amore della Società Italiana di Psicoanalisi, Freud fu costretto ad acconsentire. Il libro scelto, forse significativamente, fu “Perché la guerra”, uno scambio di lettere con Einstein”.


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Mussolini apprezzò il dono?

Non si sa, ma solo due mesi dopo questo incontro e scambio di doni, sul Popolo d’Italia uscì un articolo firmato da Mussolini nel quale, parlando della psicoanalisi, la definiva “un’impostura”.

Come si può interpretare questa dedica, da parte di Freud?

La dedica è stata variamente interpretata: c’è chi ha visto in essa una sorta di deferenza e ammirazione nei confronti del Duce, mentre altri vi hanno visto un riferimento alla storia e all’archeologia, materie verso le quali Freud nutriva un vivo interesse.

Cosa significava, per Freud, essere un Kulturheros?

Secondo alcuni psicoanalisti (v. Giacomo Contri), la parola Kulturheros faceva parte del lessico freudiano. All’epoca, Freud l’aveva appena introdotta nell’articolo da lui dedicato al Kulturheros, intitolato “L’acquisizione del fuoco”, pubblicato per la prima volta l’anno prima (Imago 1932),  ripubblicato lo stesso anno della dedica (Almanach, 1933), e ancora ripubblicato l’anno dopo (Gesammelte Schriften, 1934).

Il Kulturheros per Freud non ha tuttavia un’accezione positiva: è la descrizione di un criminale, e precisamente di un ladro,  che deruba l’umanità dalla possibilità di raggiungere la soddisfazione pulsionale. In quell’articolo, l’Eroe
della Civiltà è anzitutto Prometeo, poi Ercole, l’Eroe che “porta a buon termine” la malefatta del primo.

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E’ possibile che Freud vedesse in Mussolini la persona che avrebbe potuto fermare Hitler?

Si, c’è anche chi sostiene questa tesi (lo storico Roberto Zapperi), ossia la speranza, da parte di Freud, che Mussolini potesse impedire l’Anschluss, (annessione dell’Austria al Reich tedesco).

Freud era di destra o di sinistra?

Freud non amava manifestare le sue idee politiche, anche se dai suoi scritti si può dedurre che fosse un conservatore.

Il regime fascista apprezzava l’uomo Freud?

No, tanto che nel 1930 la questura di Roma emise un provvedimento di fermo, nel caso in cui Freud avesse messo nuovamente piede in Italia, dove mancava dal 1923, in quanto «elemento sospetto da rintracciare e da fermare».

Il regime fascista apprezzava la psicoanalisi?

No, ma il disprezzo nei confronti di ques’opera, espressione dell’ebraismo, fu molto più sfumato: non si arrivò mai, come in Germania, a bruciare i libri di psicoanalisi, perseguitare gli psicoanalisti o smantellare le loro istituzioni. Il movimento antifreudiano fascista era capitanato dal gesuita Pietro Tacchi Venturi.

Dr. Giuliana Proietti

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