dipendenza

La dipendenza al femminile: un problema antico

La dipendenza da sostanze nelle donne non è un nuovo problema: nel 1879, il Dr. J.B. Mattison scrisse e tenne lezioni sul consumo di droga negli Stati Uniti, citando specificamente le abitudini all’uso di oppio fra le donne. Ne facevano all’epoca particolare uso le donne della classe superiore e l’abitudine era bene accolta dai medici e dai farmacisti della società vittoriana, in quanto queste sostanze rappresentavano una forma di droga più “gentile” rispetto all’alcol, usato dagli uomini.

La stigmatizzazione

All’inizio del secolo scorso tuttavia la tolleranza verso le droghe cominciò ad essere sempre più stigmatizzata: la persona che aveva queste dipendenze era considerata improduttiva, evasiva, egoista e questo non era certamente tollerabile in una donna, che doveva occuparsi della casa e dell’educazione dei figli.

Le cause 

Nonostante queste premesse, fino agli anni ’90 la maggior parte delle ricerche sull’uso di sostanze si è concentrata sugli uomini. Anche le terapie messe a punto per combattere la dipendenza da sostanze erano inizialmente basate unicamente su prove condotte su soggetti di sesso maschile: di conseguenza, per lungo tempo non sono studiati i fattori di rischio di dipendenza nelle donne, che riguardano in particolare i traumi, gli abusi, le violenze.  

Un altro motivo per cui le donne sviluppano spesso una dipendenza è il dolore fisico, di cui soffrono più degli uomini (in uno studio, è stato infatti osservato che le donne avevano bisogno di almeno il doppio della morfina necessaria per ottenere il sollievo dal dolore, rispetto al quantitativo usato negli uomini). Le donne hanno inoltre maggiori probabilità di soffrire di condizioni di dolore cronico e infiammatorio, come la fibromialgia e l’artrosi.

Una certa vulnerabilità all’uso di sostanze sembra essere data dalla variabilità ormonale, in base al ciclo mestruale.

I dati sullo stato delle tossicodipendenze in Italia

I dati mostrano una maggiore diffusione del consumo di sostanze nella popolazione maschile (15-64 anni) : a ogni consumatrice infatti, corrispondono quasi 2 consumatori (maschi 12,5%; femmine 7,1%). L a maggiore prossimità fra i due generi, per quanto riguarda l’uso di sostanze (24,6%maschi contro il 14,5% delle femmine) la si registra nelle fasce di età più giovanili (15-34 anni). Per alcune sostanze d’abuso (es. nicotina, alcol, nuove sostanze psicoattive) le differenze di genere si sono inoltre andate attenuando nelle ultime decadi. Tale attenuazione, è particolarmente evidente per la cannabis nelle adolescenti.

Particolarità di genere rispetto alla dipendenza

In relazione all’abuso di sostanze, in generale le donne tendono:

  • ad essere maggiormente stigmatizzate (specie durante il periodo della gravidanza);
  • ad assumere con maggiore frequenza rispetto ai maschi sostanze stimolanti e sedative;
  • ad avere una ridotta capacità di chiedere aiuto.
    (dati ministero della Salute)

Status sociale delle donne con problemi di dipendenza

Più frequentemente dei maschi, le donne dipendenti si trovano in condizioni di povertà, provengono da famiglie con esperienza di dipendenza o hanno relazioni con partner tossicodipendenti e/o violenti. Inoltre presentano con maggiore frequenza di disturbi mentali concomitanti con prognosi più severa, come ansia, depressione, PTSD (post-traumatic stress disorder), aumentata prevalenza di suicidi, DCA (disturbi del comportamento alimentare).

Con grande frequenza le donne dipendenti da sostanze tendono a mostrare comportamenti criminali, violenti o antisociali e sono avviate alla pratica della prostituzione, esponendosi così anche a maggiori rischi di contrarre malattie infettive.

Doping

Le evidenze mostrano come il genere femminile, indipendentemente dall’età, abusi maggiormente di diuretici e stimolanti, soprattutto per controllare il peso corporeo, mentre gli sport più rappresentati sono rugby e sollevamento pesi.

Dipendenze comportamentali

Le dipendenze comportamentali (azzardo, internet, videogiochi) sembrano ancora interessare soprattutto il genere maschile, sebbene, anche in questo campo, si rilevi un aumento della presenza femminile, legata soprattutto alla diffusione di modelli di comportamento  classicamente “maschili” anche fra le donne.

Dr. Giuliana Proietti

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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