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1 thought on “La donna italiana, fra lavoro e maternità

  1. Salve,
    scrivo per raccontarvi ciò che mi sta capitando, come penso stia capitando a tante altre donne in questo periodo.
    Ho 28 anni e sono ingegnere, laureata con lode e in corso. Ho iniziato subito a lavorare e dopo un’esperienza in uno studio ho cambiato per lo studio in cui mi trovo ora perchè più adatto a ciò che mi piace fare…e, pensavo, con più prospettive. Arriva la crisi economica, raccontata, pubblicizzata..evidente, ma molto spesso una scusa. Comincia ad esserci un clima molto teso in ufficio, i pagamenti posticipati a data incerta, discorsi vaghi e battute allusive che fanno pensare di essere a rischio e guardacaso proprio mentro io e il mio fidanzato stiamo mettendo a posto casa per sposarci l’anno prossimo. La nostra casa si trova a 15 min di macchina dal posto di lavoro, che invece è nel paese in cui vivo ora, e subito ci sono commenti da parte dei capi con battute e risatine sul fatto che cercherò un lavoro più vicino a casa o che subito farò un figlio o che quando avrò un figlio dovrò stare a casa per portarlo dagli amichetti…pur continuando a dire che non mi spaventavano nè i viaggi in macchina, nè penso di avere subito dei bambini, ho notato subito un raffreddamento nei rapporti di lavoro e nelle stesse mansioni a me affidate.
    Sono ingegnere e dovrei seguire i cantieri, ma non mi fanno andare, si era parlato di un ufficio per me con lavori di maggior responsabilità ma alle parole “lavori a casa” si è bloccato tutto e la crisi ha finito il lavoro.
    Non so ancora se a settembre il mio posto di lavoro ci sarà ancora o sarò messa alla porta e il motivo sarà la crisi e la mancanza di lavoro ma non ci credo! Credo che sia solo una scusa per giustificare un allontanamento dal lavoro di una persona che pur avendo voglia di lavorare a volontà..(e anche delle capacità anche a detta dei miei datori di lavoro) è una donna che si vuole fare una famiglia e non ha intenzione di restare sola. Il problema poi al giorno d’oggi è che altrove il problema sarebbe lo stesso, non ci sono assunzioni e in altri uffici le domande sarebbero sempre e comunque personali. NOn credo che ad un uomo che va a fare un colloquio chiedano se ha intenzione di avere figli o che alla domanda “sei disposto a spostarti per lavoro” con il sorrisino facciano il commento che la mogliettina voglia il pasto pronto al suo ritorno.
    Nonostante tutto bisogna andare avanti ma la delusione rimane per una società dove si spaccia la parità dei sessi ma che in sostanza ragiona ancora con una mentalità maschilista. Si dà alle donne la possibiltà di studiare, di frequentare corsi una volta prettamente maschili ma poi sul lavoro non c’è spazio, o almeno, non te lo fanno prendere e non conta nemmeno avere la volontà e l’ambizione perchè rimani sempre e cmq un’ipotetica mamma.

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