Vegetti Finzi

Intervista a Silvia Vegetti Finzi, di Giuliana Proietti

GP Vorrei cominciare con una domanda forse frivola, ma che mi ha sempre molto incuriosito: quale è la ragione del doppio cognome (ovvero l’aggiunta del cognome del marito) in una donna pienamente emancipata ed in una società che finalmente ci ha liberato da questa discriminate imposizione anagrafica? (Penso a donne illustri, come la Bernardini de Pace, la Oliverio Ferraris, lei stessa…)

SVF Mi sono sposata nel 1960 e , a quell’epoca, era d’obbligo firmare i documenti pubblici con il doppio cognome. Dopo era troppo tardi per cambiare.

GP Lei è stata una femminista ante-litteram ed ha così contribuito personalmente alla rivoluzione culturale delle donne negli anni settanta, volta al raggiungimento della parità di diritti e della parità sessuale. Secondo lei la donna è veramente riuscita ad “emanciparsi”, o c’è ancora molto da fare?

SVF Credo che i mutamenti esterni, pubblici ( Nuovo Codice di Famiglia, Divorzio, Interruzione volontaria di gravidanza, nuova Legge sulla violenza sessuale ecc.) siano stati più rilevanti di quelli psicologici e privati. Avevamo pensato che la denuncia delle discriminazioni imposte dal potere maschile avrebbero cambiato gli uomini e molte femministe, le più generose e appassionate, hanno portato lo scontro sino in fondo, senza accettare compromessi. Ma si sono trovate sole perché gli uomini, in generale, si sono trincerati nella difesa dei loro privilegi. Forse avevamo avuto troppa fretta. I cambiamenti stanno avvenendo ma più lentamente del previsto. Li scorgo in evoluzione nelle ultime generazioni, soprattutto in quelle coppie che hanno avuto madri femministe o sensibili alle ragioni del femminismo.

GP Spesso ho l’impressione che le donne abbiano sguaiatamente saccheggiato la cultura maschile, invece di fare la fatica di crearsene una propria, adattando le proprie specificità alle libertà ed opportunità del nostro tempo. Mi colpisce ad esempio l’uso di un certo linguaggio (“mi sono rotta i co..”) così come la definizione di alcune modalità di relazione (“me lo sono fatto”) o la fruizione di un tipo di stimoli erotici che mai hanno interessato le donne (vedi pornografia o spogliarelli maschili dell’8 Marzo). Non le sembra che le donne dovrebbero/potrebbero tentare una via più autonoma e meno omologata ai tradizionali schemi maschili di potere e libertà personali?

SVF Modificare modi di essere e di pensare codificati da secoli non è facile. Tanto più che abbiamo ricevuto due ingiunzioni contradditorie:
1) sii come gli uomini se vuoi affermarti nella società e far carriera (emancipazione)
2) sii una donna se vuoi essere te stessa. ( liberazione).
Nel dubbio ci siamo barcamenate oscillando tra i due poli a seconda delle circostanze e dei temperamenti. In ogni caso abbiamo pagato dei costi pesanti perché la coperta è corta e la perfezione impossibile per definizione.

GP Ormai tutte le ricerche ci stanno confermando l’ipotesi, già avanzata negli anni settanta, che stiamo andando verso una società senza padre. Anche nel micro-cosmo familiare il padre non esiste più: i genitori svolgono entrambi un ruolo materno, non c’è più chi detta le regole e si impegna a farle rispettare. Nelle sempre più frequenti coppie di separati, i figli vengono affidati sempre alla madre e dunque esistono famiglie monoparentali in cui il padre è una figura assente, o sostituibile dai nuovi partners della madre. I figli maschi non hanno più un modello di riferimento cui ispirarsi nella loro crescita: a cosa porterà tutto questo? Come possiamo immaginare la società del futuro?

SVF La fantascienza psicologica non è mai agevole ma dal mio osservatorio ( ho letto migliaia di confidenze epistolari come titolare della Rubrica “Psiche lei” su “Io donna”, il Magazine del Corriere della Sera, e di “La psicologa risponde” sul settimanale “Insieme”, cui si aggiungono le lettere ricevute dai figli di genitori separati che commento nel mio ultimo libro ” Quando i genitori si dividono. Le emozioni dei figli”, Mondadori) mi preoccupa soprattutto l’amore adesivo che unisce madre-figlio/a quando , non solo il padre è assente, ma la posizione paterna è cancellata e il triangolo familiare diventa una linea dove i due estremi, appiattiti, sono avvinti in una captazione immaginaria senza alternative.
Questo non vuol dire che non ci siano famiglie monoparentali che funzionano ma devono mantenere salda la geometria familiare, i tre vertici che compongono il “triangolo edipico”. Il padre può svolgere la sua funzione anche se viene solo evocato ( “nel nome del padre” ), purchè non sia cancellato. Per secoli vi sono state donne che, essendo il marito lontano o morto, hanno svolto il duplice ruolo, materno e paterno. I loro figli non sono cresciuti privi di padre, anzi hanno interiorizzato una figura paterna fortissima. Se ora questo non avviene è perchè molte donne non riconoscono di essere diventate madri grazie al contributo di un uomo e che questo contributo non lo si può negare anche se, di fatto, sembra ininfluente. La geometria della famiglia non è solo una modalità sociale di vivere insieme ma, come dimostra Freud, costituisce la struttura fondamentale della nostra mente.

GP Cosa pensa del ‘diritto alla felicità’ che oggi molti sentono di avere, per raggiungere il quale sono disposti a travalicare i limiti stessi della natura, come nelle tecniche di fecondazione assistita, nella chirurgia estetica, nelle operazioni per modificare i propri organi sessuali o per cambiare sesso?

SVF La felicità è una esigenza insopprimibile e le donne sono particolarmente determinate e coraggiose nel perseguirla. Tuttavia non è né un diritto né un dovere. Possiamo attenderla ma non pretenderla. Essa giunge come una grazia, propiziata ma non garantita dalle nostre azioni. Non credo però che la natura costituisca un limite perchè , in quanto esseri umani, viviamo nella cultura: tutto nel nostro habitat è manipolato, trasformato, simbolizzato. Quello di “natura” è un concetto astratto che solo la cultura è in grado di evocare , come polo antagonistico, all’interno delle sue categorie di valore e di senso. Credo invece che la necessità di coniugare il desiderio con il limite sia l’esito delle relazioni che intratteniamo con gli altri.
Il desiderio ha radici inconsce che lo rendono smodato, onnipotente. Ma il suo principio ” voglio tutto subito” ne impedisce la realizzazione. Volere tutto e volere niente finiscono per coincidere e ci obbligano pertanto a riconoscere e praticare il limite. Il limite tuttavia non va inteso come un
divieto che nasce dal di fuori, come una prescrizione legale, ma come un esercizio di responsabilità morale verso noi stessi, gli altri , e chi nascerà.
Le generazioni a venire e i bambini non hanno altri diritti che quelli che noi siamo in grado di riconoscere loro.

GP Il Prof. Flamigni, grande esperto di infertilità e sterilità femminile e di coppia, ci ha rilasciato un’intervista nella quale afferma che lo stato psicologico della donna (ansia, infelicità, fobie ecc.) non svolge alcuna funzione nel determinare un problema di infertilità, se non per ragioni indirette, come ad esempio l’amenorrea provocata da stress o stanchezza psicologica. Il Prof. Flamigni però è un medico e quindi un organicista per definizione. Dal punto di vista psicologico cosa si può dire in proposito?

SVF Che il corpo è la pagina bianca su cui il sismografo della mente incide tutte le nostre perturbazioni. Freud dice che i sintomi organici sono un linguaggio e, come tali, vanno interrogati e ascoltati prima di essere soppressi con l’intervento medico e farmacologico. Ma è anche vero il contrario che il corpo è vivo, è un organismo che nasce, cresce, invecchia e muore, che soffre e reagisce inviando alla psiche messaggi di allarme e richieste di aiuto.
Ma è sempre difficile per noi, eredi di una tradizione che ha contrapposto l’anima e il corpo, la materia e la forma, pensare l’interrelazione tra le due componenti della nostra unità.

GP L’Avvocato Bernardini de Pace ha recentemente scritto un libro : ‘Mamma non m’ama’. Nell’intervista che ci ha rilasciato ha affermato che oggi sempre più spesso le donne sono anaffettive, carrieriste, abusanti nei confronti dei figli e che ‘si è dispersa la solidarietà femminile. Lei cosa ne pensa?

SVF Le donne vivono in una società individualistica e competitiva che le condiziona. I tempi e gli spazi della solidarietà femminile sono stati cancellati dal cosiddetto progresso; ora le donne sono sole e spesso non sanno come uscire da una spirale di angoscia. Io non gliene farei una colpa
ma le inviterei piuttosto a cambiare le cose. Il mondo, così com’è, non è l’unico possibile!

GP Lei ha una formazione psicoanalitica. A 150 anni dalla nascita di Freud si stanno facendo in questo periodo molte riflessioni sul significato della psicoanalisi oggi. Cosa c’è da conservare e cosa c’è da buttare? E poi, anche alla luce dei recenti studi di neurobiologia, che tendono a privilegiare la motivazione organica al comportamento, o anche al semplice atteggiamento mentale, abbiamo elementi più concreti per classificare la teoria freudiana nell’ambito delle scienze o delle filosofie ? Oppure ci troviamo ancora nella consueta posizione intermedia?

SVF La Psicoanalisi ha uno statuto particolare per cui non si colloca né tra le scienze forti, come la fisica, né tra le produzioni storiche o artistiche. Non credo che il suo problema consista nel trovare una definizione epistemologica competitiva con altri saperi ma nel rimanere costantemente aperta allo scambio e al confronto. Il suo luogo d’elezione è un crocevia, il suo stile la complessità, il suo fine la ricerca.

GP Nei suoi libri, nelle sue conferenze, lei è un po’ un outsider, nel senso che riesce a farsi comprendere perfettamente anche dai non addetti ai lavori. Non pensa che troppo spesso in ambito psicologico si parta dalle teorie per cercare di interpretare la realtà anziché fare il contrario? Spesso, di fronte a certe espressioni gergali, a certe circonlocuzioni del lessico psicologico anche i medici sono in difficoltà: non crede che questo sia un limite della psicologia, perché sia finalmente accettata come scienza?

SVF Forse parlare di “psicologia” è troppo semplice. Vi sono molte psicologie, ciascuna con i suoi referenti teorici, i suoi metodi, il suo ambito di competenza e di indagine.
Io utilizzo la psicoanalisi del campo freudiano che è una delle opzioni possibili e forse quella meno teorica perchè, come sostiene Lacan, ha un solo patrimonio teorico positivo: l’Edipo.
Inoltre, non lavorando come psicoanalista, ascolto la società più che gli individui.

GP A proposito di libri, lei ne ha scritti molti, ma molti ne avrà anche letti. Ci dice quale è il libro che ha scritto/che ha letto cui è più legata e perché?

SVF Il libro su cui ho più riflettuto è ” Le affinità elettive” di Goethe. Quanto a quelli scritti, penso che ogni autore abbia un libro e uno solo che lo rappresenta. Il mio è “Il bambino della notte “Divenire donna, divenire madre, Oscar Mondadori. Un libro che sonda l’immaginario femminile privilegiando i sogni delle bambine e i miti che Freud definisce ‘ i sogni dell’umanità’. Un ambito tra i meno praticati dalla cultura dominante, investigativa e normativa e, proprio per questo, più prossimo alla verità che, insegna Freud, risiede nelle pieghe, nell’ombra, nei residui del pensiero forte, della cultura istituzionale.

GP Freud ha detto che nella vita l’unica speranza che abbiamo, attraverso la psicoanalisi, è quella di trasformare la nostra ‘infelicità nevrotica’ in ‘infelicità normale’: è così? La felicità non è cosa di questa terra?

SVF La felicità che ci è data risiede soprattutto nella ricerca e nell’attesa della felicità. La felicità, che non può essere pretesa, può tuttavia essere propiziata dai nostri atteggiamenti e dai nostri comportamenti. Inoltre la felicità non si può ottenere contro gli altri: si è felici solo accanto a persone felici. Il pensiero maschile di intonazione pessimista, come quello di Leopardi, ritiene l’attesa una mancanza connotata in senso negativo ma noi donne sappiamo che l’attesa può rappresentare una straordinaria pienezza dell’avere, del fare e dell’essere.
Più in generale, temo il diritto/dovere di essere felici, o almeno di dimostrarsi tali, tipico della società in cui viviamo, perchè ci impedisce di riconoscere, elaborare, condividere e superare l’infelicità che ciascuno più o meno incontra nel corso della propria vita. Se il dolore viene
considerato una malattia da combattere con dosi sempre più alte di psicofarmaci, invece di una esperienza da attraversare, l’esistenza si impoverisce e i vissuti negativi, privi di pensiero corrispondente, si ripresentano come coazione a ripetere. Ciò che spesso si considera un accanimento del destino non è in realtà che un ritorno del rimosso che, scacciato dalla porta della mente, rientra dalla finestra dei comportamenti.
Per avere la prova vivente di quanto sostengo, si leggano le lettere con le quali molti figli di genitori separati raccontano la loro storia. Lettere raccolte, organizzate e discusse nel mio ultimo libro:”Quando i genitori si dividono. Le emozioni dei figli”, Mondadori, 2006.

Giuliana Proietti

Leggi anche l’ultima intervista di Giuliana Proietti a Silvia Vegetti Finzi “Essere madri con il cuore della mente

CHI E’ SILVIA VEGETTI FINZI?

Silvia Vegetti Finzi , professore fuori ruolo, è titolare della cattedra di Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Filosofia della Università di Pavia.

Sito personale: www.silviavegettifinzi.net
Inoltre è titolare della rubrica settimanale di posta “Psiche lei”, pubblicata sulla rivista “Io donna”, allegata al Corriere della Sera di Sabato: svegettifinzi@hotmail.com
E della rubrica di posta ” La psicologa risponde” sul mensile “Insieme” :insieme@sfera.rcs.it

Tra i suoi libri:
1) Storia della Psicoanalisi: autori, opere, teorie
2) Il bambino della notte. Divenire donna Divenire madre
3) Il romanzo della famiglia. Passioni e ragioni del vivere insieme
4) Volere un figlio: la nuova maternità tra natura e scienza
5) Con Anna Maria Battistin la trilogia di consiglio:
– A piccoli passi. La psicologia dei bambini da 0 a 5 anni;
– I bambini sono cambiati. la psicologia dei bambini da 6 a 10 anni
– L’età incerta: i nuovi adolescenti
Tutti disponibili negli Oscar Mondadori

Inoltre:
6) Quando i genitori si dividono: le emozioni dei figli, Mondadori 2006
7) Parlar d’amore. Le donne e le stagioni della vita. Rizzoli Bur
8 ) Silvia Vegetti Finzi dialoga con le mamme, Fabbri Editore
9) con altri: Psicoanalisi al femminile; Psicoanalisi ed educazione
sessuale; Storia delle passioni, Laterza

Silvia Vegetti Finzi fa parte del Comitato Scientifico delle riviste: Iride; Nascere, Pedagogika, Adultità

Psicolinea.it © 2006

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Author Profile

Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Per appuntamenti e collaborazioni professionali: 347 – 0375949 Ancona, Terni, Civitanova Marche Fabriano e via Skype
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