La Gradiva e l’affinità fra psicoanalisi ed arte

La Gradiva

La Gradiva e l’affinità fra psicoanalisi ed arte

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Nel viaggio a Roma del 1907 Freud potè prendere diretta visione del bassorilievo originale della Gradiva nei Musei Vaticani.

Gradiva era anche il soggetto della novella gotica pubblicata da Wilhelm Jensen nel 1903, nella quale il giovane archeologo Norbert Hanold vede in un museo il bassorilievo di una fanciulla che cammina (Gradiva significa “colei che avanza”) e ne rimane colpito al punto di procurarsi un suo calco in gesso, da portarsi a casa.

Osservando la figura, che cattura tutte le sue energie vitali, l’archeologo viene preso da strani sogni e da idee deliranti. Sogna ad esempio che la statua possa animarsi e che la donna possa poi essere seppellita viva sotto la cenere dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. L’archeologo viene ricondotto alla realtà grazie all’aiuto della ragazza che è al centro del suo stesso delirio.

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Freud fu affascinato dal sogno di sapore archeologico narrato nella novella e lo collegò alla sua ricerca psicoanalitica, pubblicando nel 1907 il saggio Il delirio ed i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen.

Lo psicoanalista iniziò così a mettere in relazione la logica dei sogni e quella dei deliri, vedendo nel lavoro di Jensen una scoperta intuitiva di quanto la psicoanalisi metteva in evidenza a livello concettuale.

Il fondatore della psicoanalisi poté prendere così per la prima volta coscienza della grande affinità fra psicoanalisi ed arte, che hanno in comune il terreno dell’inconscio e soprattutto quei sogni che “non sono stati sognati da alcuno e che sono stati invece inventati dai poeti”.

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Secondo il celebre psicoanalista Cesare Musatti, Freud avrebbe preso le mosse dalla novella di Jensen, segnalatagli da Jung, a causa della analogia fra le vicende del protagonista , i casi clinici e l’interesse per i sogni della psicoanalisi. Secondo Musatti, Freud applica al racconto di Jensen i metodi della psicoanalisi, trasformando il caso letterario in caso clinico-psichiatrico.

L’autore della novella, Jensen, interpellato da Freud, negò più volte di conoscere la psicoanalisi e la psichiatria (sebbene fosse medico), per cui Freud finì per convincersi dell’esistenza della “sapienza poetica” che rende affini le tematiche dell’arte e della psicoanalisi.

Per la cronaca, Freud scrisse il saggio sulla Gradiva in Trentino, in un albergo che si affaccia sul lago di Lavarone, nei pressi di Folgaria.

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Recentemente, William Cobbing al Freud Museum di Londra (dal 6 dicembre 2007 al 27 gennaio 2008), ha presentato un progetto che comprende sculture, installazioni e video utili per interpretare il suggestivo racconto di cui Freud parla nei suoi studi e che ha come protagonista un bassorilievo romano raffigurante una donna che cammina.

Per l’evento, Cobbing ha riprodotto il bassorilievo raffigurante Gradiva sul coperchio metallico di un tombino e ha installato quest’ultimo sul viale del giardino davanti al museo.

Porre il bassorilievo con Gradiva per terra, sulla soglia del museo rammenta che una visita alla casa di Freud rappresenta un viaggio nel regno dell’ambiguo e del fantomatico.

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Nelle sale del Museo, Cobbing ha esposto lavori che hanno per tema episodi riguardanti la giovane protagonista della novella: il seppellimento, il ricordo e il desiderio.

Una serie di video mostra delle persone seppellite vive sotto strati di terra, mentre lottano tra loro. Ambientata in maniera discreta negli spazi intimi del museo c’è una figura murata. Sepolta nel vano di una porta sotto strati di calcestruzzo, essa suggerisce il senso di un’esistenza parallela sotto la superficie dei muri del museo.

Fonti:
Bourdin D., Cento anni di psicoanalisi. Da Freud ai giorni nostri. Dedalo
C.L. Musatti, Introduzione, in Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio. Boringhieri
AAVV Atlante della psicoanalisi. Esplorare l’inconscio, Giunti
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One thought on “La Gradiva e l’affinità fra psicoanalisi ed arte

  1. più che un commento volevo porre un quesito. che differenza c’è tra fare un sogno ed inventarlo, magari on fini artistici. si pesca sempre dall’inconscio, ma in modo diverso. alla fine l’insconscio viene espresso in entrambi i casi?
    grazie.
    luca.

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