La mediazione familiare: in che consiste e a cosa serve

Che cosa è la mediazione familiare

La mediazione familiare è un momento di ascolto, scambio e negoziazione che consente di tenere conto in modo molto concreto dei bisogni di ciascuno (bambini, terze parti, nonni, genitori, eredi …). Il suo scopo è di placare i conflitti e preservare le relazioni all’interno della famiglia. Si tratta di un processo strutturato e confidenziale di risoluzione amichevole delle controversie familiari che mira a raggiungere una soluzione reciprocamente accettabile.

La mediazione familiare: chi è coinvolto

Quando due coniugi decidono per la separazione o il divorzio, tutta la famiglia si trova coinvolta nell’affrontare la rottura del legame familiare: genitori, nonni, persone che desiderano mantenere i rapporti con i figli dell’ex-coniuge (marito, moglie,convivente), eredi.

Chi è il mediatore familiare

Il mediatore familiare è un professionista qualificato, con competenze in psicologia e diritto. Non giudica e non ha potere decisionale; aiuta a trovare una soluzione nei conflitti, rispettando i principi di riservatezza, imparzialità e neutralità.  Il mediatore familiare può provenire da molti tipi di formazione professionale (legale, psicologica, umanistica) ecc. Questa figura opera in completa autonomia rispetto al potere giudiziario, non è tenuto a relazionare al giudice e non può essere chiamato a testimoniare in tribunale.

Come funziona

La mediazione familiare si svolge in questo modo:

Primo colloquio informativo, durante il quale il mediatore familiare presenta gli obiettivi, il contenuto e gli argomenti che si vuole affrontare. Si può accettare o rifiutare di impegnarsi nel percorso di mediazione familiare. Questo primo colloquio è senza impegno  per le parti coinvolte.
I colloqui di mediazione familiare durano in genere da un’ora e mezza a 2 ore, si svolgono in un periodo che va dai 3 ai 6 mesi. Il loro numero varia a seconda della situazione e degli argomenti che si desidera affrontare: modalità di contatto, residenza dei bambini, questioni economiche, vacanze, proprietà condivise, cura per gli animali, istruzione dei figli ecc. Tutto questo può essere discusso serenamente in un ambiente protetto e neutrale, che fa di tutto per essere imparziale e costruttivo, tenendo conto dei bisogni e dei desideri di tutti i membri coinvolti…. Se si raggiunge un accordo, si può chiedere al giudice di approvarlo. Se la coppia non riesce ad arrivare ad un’intesa, il mediatore esce di scena e la coppia segue il percorso tradizionale.

Storia della mediazione familiare

Le prime esperienze di mediazione furono avviate in America negli anni settanta, sia da parte di psicologi che da parte di avvocati matrimonialisti, che non riuscivano a ‘mettere d’accordo’ i loro clienti più litigiosi, carichi di rancore verso l’ex partner al punto di cercare continue ripicche per ferire l’altro, anche attraverso il coinvolgimento dei figli.

La mediazione familiare è arrivata in Italia negli anni ’90 e si è diffusa specialmente nei consultori, dove dei professionisti aiutano la coppia nel prendere le decisioni più opportune, nell’interesse di tutti, per la riorganizzazione familiare.

La ricerca sulla mediazione familiare

La ricerca mostra che la mediazione migliora la comunicazione e aiuta a definire i comportamenti futuri che i partners dovranno osservare, in particolare nella relazione con i figli. Tuttavia è bene precisare che la mediazione familiare non può giungere in seguito a prescrizione, come fosse una medicina per la coppia ‘malata’, perché non funzionerebbe. Sono i due coniugi infatti che devono decidere, insieme, di rivolgersi ad un terzo neutrale e appositamente qualificato: solo in questo caso la mediazione produce i suoi effetti.

Cosa non è la mediazione familiare

La mediazione familiare non si propone di fornire consulenza legale, né psicoterapia, né di prendere decisioni per conto della coppia.

Importanza sociale della mediazione familiare

L’importanza sociale di questo istituto è quello di prevenire che i due ex coniugi mettano in atto comportamenti lesivi per l’altro, per i figli o per sé stessi, serve per elaborare il lutto del distacco e per prevenire gli stati depressivi dovuti alla sensazione di non avere alternative per la soluzione dei propri problemi. La possibilità di confrontarsi in questi incontri protetti e mediati può servire a contenere l’angoscia che sempre segue ad una separazione e può quindi avere anche finalità terapeutiche, se viene intesa come un’esperienza di transizione, di passaggio fra una forma di equilibrio ad un’altra.

Dr. Walter La Gatta

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