memoria a breve termine

Memoria a breve termine e sonno: c’è una relazione?

Gli scienziati sanno da decenni che le capacità di ricordare le informazioni appena apprese declina con l’età, ma finora non era chiaro il motivo. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience condotto presso l’Università della California, a Berkeley, potrebbe finalmente rispondere all’annosa questione del perché si perda la memoria con l’età: secondo questi ricercatori si tratta di un problema relativo al sonno.

Precedenti ricerche avevano scoperto che la corteccia prefrontale, cioè quella parte del cervello posta dietro la zona della fronte, tende a perdere di volume con l’età (ed è proprio questa zona che determina la qualità del sonno, che a sua volta è fondamentale per consolidare i nuovi ricordi).

I risultati del nuovo studio suggeriscono infatti che un modo per rallentare il declino della memoria negli anziani potrebbe essere quello di migliorare la qualità del loro sonno, in particolare quello della fase ad onde lente (NREM), che rappresenta circa un quarto del sonno di una notte.

Per questo si sta sperimentando la stimolazione elettrica, al fine di migliorare il sonno profondo nelle persone anziane, inserendo elettrodi sul loro cuoio capelluto, per inviare loro una corrente a basso voltaggio in tutta l’area prefrontale, che imiti gli stimoli delle onde lente di alta qualità. Sembra che, con questo trattamento, la memoria migliori realmente.

Nello studio, il team di ricerca si è dapprima procurato le immagini cerebrali di 19 persone in età pensionabile e 18 persone di circa 20 anni. Si è visto così che la corteccia prefrontale mediale, che si trova più o mano al centro, dietro la fronte, negli anziani è di circa un terzo inferiore, in media, rispetto al gruppo dei più giovani, a causa di una naturale atrofia che avviene nel corso del tempo.

I ricercatori hanno studiato i due gruppi di partecipanti prima di andare a dormire: a loro è stato chiesto, per una sessione di mezz’ora, di imparare a memoria delle sillabe senza senso, cioè delle informazioni assolutamente inedite.

I giovani in questa sessione hanno avuto delle prestazioni migliori degli anziani del 25%.

Poi tutti a letto.  Il gruppo più anziano ha mostrato di avere nel sonno circa un quarto della durata della fase ad onde lente di alta qualità dei più giovani, come si è visto nell’EEG. E’ durante questo sonno di alta qualità, si pensa, che la memoria a breve termine si consolida in memoria di lungo termine.

La mattina dopo, il gruppo dei più giovani, nel test di memoria, ha superato il gruppo più anziano di circa il 55 per cento. Anche gli anziani che avevano la sera prima avuto buone prestazioni, dopo il sonno avevano peggiorato il loro livello di memoria. Si è visto inoltre che vi era una correlazione fra livello di atrofia cerebrale e livello di memoria.

Naturalmente molti possono essere i fattori che determinano la perdita di memoria negli anziani e forse questo non è l’unico. Per il momento si può comunque dire che l’atrofia della corteccia prefrontale produce un sonno di scarsa qualità e che questo contribuisce alla perdita della memoria. a breve termine negli anziani.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Aging in Brain Found to Hurt Sleep Needed for Memory, New York Times

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Dr. Walter La Gatta
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