La psicologia ambientale: un campo interdisciplinare
Saluto del CIS - Dr. Walter La Gatta
Che cos’è la psicologia ambientale?
La psicologia ambientale è un campo interdisciplinare che studia le relazioni tra esseri umani e ambienti fisici, naturali, costruiti o digitali. Si concentra su come gli ambienti influenzino percezioni, emozioni, processi cognitivi, comportamenti sociali e organizzativi, e su come gli individui e i gruppi modifichino a loro volta gli spazi che abitano.
Da quanto tempo si parla di psicologia ambientale?
Fin dagli inizi della psicologia scientifica, diversi autori (Watson, Tolman, Hull) hanno cercato relazioni sistematiche tra caratteristiche ambientali e comportamento, ma il riconoscimento accademico del campo avvenne negli anni ’50 con il gruppo di Proshansky alla City University of New York, ispirato alla formula Lewiniana secondo cui il comportamento è funzione della persona e dell’ambiente.
Negli anni successivi la disciplina si è arricchita con la psicologia ecologica di Barker, il concetto di affordance di Gibson e numerosi contributi teorici e applicativi.
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Come si definisce l’“ambiente” nella psicologia ambientale?
Per “ambiente” in questa disciplina si intende l’insieme delle componenti fisiche, sociali e culturali che circondano una persona: casa, luoghi di lavoro, scuole, spazi urbani, ambienti naturali e contesti della vita quotidiana. Oggi rientrano nel concetto anche gli ambienti digitali, che costituiscono nuovi spazi di interazione psicologica.
Di che cosa si occupa la disciplina?
La psicologia ambientale analizza processi individuali (percezione, cognizione, interpretazione delle informazioni ambientali), processi sociali (uso condiviso dello spazio, norme implicite, territorialità) e processi collettivi relativi a contesti urbani, lavorativi, istituzionali e naturali.
Con il tempo il campo si è ampliato includendo:
– progettazione di ambienti più funzionali;
– promozione di comportamenti sostenibili (risparmio energetico, riciclo, conservazione);
– psicologia urbana e pianificazione;
– psicologia dell’arte negli spazi di vita;
– salute ed ecologia ambientale;
– studio dell’attaccamento ai luoghi, identità territoriale e percezione del rischio ambientale;
– analisi degli ambienti digitali.
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La disciplina mantiene una struttura interdisciplinare?
Si, si intrecciano psicologia, architettura, ingegneria, geografia comportamentale, economia, ergonomia, scienze sociali e cliniche.
Qual è la differenza tra percezione e cognizione ambientale?
La percezione riguarda il modo in cui le persone ricevono informazioni dall’ambiente e aumenta quando questo è nuovo, complesso, sorprendente o incongruo. La cognizione è l’organizzazione mentale di tali informazioni: evolve con l’età, passando da una rappresentazione egocentrica a una più proiettiva e infine astratta. Gli studi sulle mappe cognitive mostrano come la rappresentazione degli spazi sia un processo dinamico, influenzato dall’esperienza e dalle caratteristiche del contesto.
Che cosa sono le valutazioni ambientali?
Sono giudizi e reazioni che riguardano un ambiente. Possono essere individuali (preferenze, emozioni suscitate da un luogo, desiderio di permanenza o fuga) o collettive (giudizi di esperti, valutazioni per progetti architettonici o urbanistici). Le valutazioni ambientali sono fondamentali nella progettazione, nel marketing, nella gestione degli spazi commerciali e istituzionali.
La prossemica fa parte della psicologia ambientale?
Sì. Analizza spazio personale, territorialità, affollamento e privacy.
– Spazio personale: area invisibile che circonda il corpo, variabile per genere, stato psicologico, tipo di interazione, stigma e status.
– Territorialità: tendenza a definire, occupare e difendere aree fisiche; studi mostrano che gli edifici con barriere fisiche e simboliche subiscono meno intrusioni.
– Affollamento: percezione soggettiva di mancanza di spazio, distinta dalla densità fisica; l’elevata densità prolungata aumenta stress, difficoltà cognitive, riduce cooperazione e favorisce aggressività.
– Privacy: controllo sull’accesso a sé o al proprio gruppo, variabile in base a preferenze personali, contesto e situazione.

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Che cosa si intende per vita domestica?
Riguarda qualità dell’abitazione, caratteristiche del quartiere, routine quotidiane (spesa, spostamenti, gestione degli spazi).
Quando aumenta la soddisfazione residenziale ?
Aumenta quando sono assenti stressors come rumore, inquinamento e degrado, anche se alcune persone mostrano capacità adattive elevate. Le ricerche indagano anche l’impatto degli ambienti domestici sul benessere, sulle relazioni familiari e sulla qualità dell’esperienza abitativa.
Il clima influisce sul comportamento?
Sì. Le temperature elevate aumentano comportamenti aggressivi; temperature miti favoriscono comportamenti prosociali, come aiutare gli altri. Anche condizioni meteorologiche avverse possono influenzare umore, mobilità e interazioni sociali.
Quanto influisce il rumore?
Molto. Il rumore compromette concentrazione, apprendimento e benessere. Nelle scuole ostacola partecipazione, interazione e performance cognitive. Negli ambienti di lavoro aumenta stress e riduce efficienza.
Quali interpretazioni teoriche descrivono le relazioni persona-ambiente?
Esistono diversi approcci:
– Teoria dei tratti: l’individuo ha caratteristiche relativamente autonome; l’ambiente fornisce stimoli secondari.
– Approcci meccanicistici/interazionali: persona e ambiente sono entità distinte che interagiscono causalmente; forte enfasi sui determinanti ambientali del comportamento.
– Approcci organismici: relazione dinamica, olistica e bidirezionale; concetti come mappe cognitive e affordances sono centrali.
– Approcci contestuali/transazionali: persona e ambiente sono inseparabili, la relazione è in costante trasformazione.
Queste cornici teoriche hanno guidato studi e interventi in ambito urbano, architettonico e progettuale.
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La psicologia ambientale mira anche alla progettazione di ambienti ottimali?
Sì. Gli studi applicativi includono ad esempio la progettazione di edifici sicuri e orientati alla territorialità (Brown e Altman), la riduzione degli effetti negativi della densità sui bambini (discriminazione sensoriale, linguaggio, cognizione), la progettazione di case di cura che facilitino interazioni percettive e sociali (Lawton), programmi di prevenzione dello stress ambientale, gestione delle risorse, sicurezza, riduzione dell’inquinamento, promozione del risparmio energetico e del riciclo.
Le differenze culturali influenzano l’efficacia degli interventi?
Molto. Gli studi di Demick mostrano che in culture orientate al collettivismo funzionano appelli alla responsabilità collettiva (es. uso delle cinture in Giappone), mentre in culture più individualiste risultano più efficaci messaggi basati sulla libertà personale (es. Stati Uniti). Le differenze culturali influenzano anche la percezione dello spazio personale, le norme sull’affollamento e l’accettabilità di politiche ambientali.
Come è cambiata la disciplina negli ultimi decenni?
Nel XXI secolo la psicologia ambientale ha ampliato la sua attenzione agli ambienti digitali, ai paesaggi naturali e artificiali, ai rischi ambientali, al turismo, al tempo libero, al design urbano sostenibile e alle conseguenze delle attività umane sul pianeta. Ha assunto un ruolo attivo nella sostenibilità, cercando di “verdificare” la disciplina e contribuire alla transizione ecologica e alla promozione di comportamenti pro-ambientali duraturi.
Come la pandemia di COVID-19 ha modificato il rapporto persona-ambiente?
La pandemia ha trasformato le abitazioni in luoghi multifunzionali (lavoro, scuola, relazioni), alterando percezioni dello spazio, bisogni di privacy e dinamiche sociali. L’isolamento ha intensificato ansia, stress e depressione. È aumentata la dipendenza dagli ambienti digitali, che oggi rappresentano spazi psicologici a tutti gli effetti. Le nuove esigenze hanno portato a ripensare progettazione urbana, spazi domestici, mobilità e benessere ambientale.
Chi sono e di che cosa si occupano gli psicologi ambientali oggi?
Un’analisi recente basata su metodologie “bottom-up” e “top-down” ha identificato psicologi ambientali attivi in Europa, mappando formazione, mansioni e progetti. Essi operano in:
– studi di architettura (valutazioni ambientali, progettazione centrata sull’utente);
– enti di ricerca (sostenibilità, accettazione dei nuovi modelli energetici, fenomeni NIMBY);
– organizzazioni pubbliche e private (riqualificazione urbana, sicurezza, gestione del benessere ambientale);
– progetti europei legati alla sostenibilità e al comportamento pro-ambientale.
La disciplina include molti professionisti che, pur non definendosi esplicitamente “psicologi ambientali”, lavorano su temi centrali come comportamento negli spazi, sostenibilità, percezione del rischio e progettazione centrata sulla persona.
Terapeuti di Psicolinea:
Dr. Giuliana Proietti - Tel. 347 0375949
Dr. Walter La Gatta - Tel. 348 3314908
Qual è oggi lo scopo principale della psicologia ambientale?
Promuovere il benessere individuale e collettivo attraverso la comprensione e la progettazione degli ambienti di vita, naturali, costruiti o digitali. Ciò include sostenibilità, orientamento negli spazi complessi, gestione dello stress ambientale, promozione di comportamenti pro-ambientali, ottimizzazione degli ambienti di cura, lavoro e apprendimento.
Dr. Walter La Gatta
Fonti principali
What is environmental psychology?
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Dr. Walter La Gatta
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per le Regioni Marche Abruzzo e Molise.
Libero professionista, svolge terapie individuali e di coppia
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Il Dr. Walter La Gatta si occupa di:
Psicoterapie individuali e di coppia
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