sessualità antichi

Per gli antichi greci la sessualità, l’amore e il sesso sono sempre stati inestricabilmente connessi con la creazione della terra, dei cieli e del desiderio di trasgressione (si pensi alle tematiche che riguardano incesti, omicidi, poligamia e matrimoni misti nei miti greci).

Zeus, capo di tutti gli dei, si dava ad esempio molto da fare per affermare il suo dominio sugli altri dèi (sia uomini che donne), mostrando un atteggiamento assai disinvolto nei confronti della sessualità femminile, come manifestato in una serie di stupri (Zeus violenta: Leda, figlia di Testio e moglie di Tindaro, sotto le spoglie di un cigno; Danae, una principessa di Argo, travestito da pioggia; Ganimede, un mortale di sesso maschile).

Nel periodo minoico (circa 3650-1400 a.C) le donne indossavano un corpetto a maniche corte che lasciava scoperti i seni. Esse venivano rappresentate con vita sottile, seni pieni, capelli lunghi e fianchi pieni. Delle donne era soprattutto celebrata la fecondità e la capacità riproduttiva.

La pedofilia in Grecia era diffusa già nella civiltà cretese e prevedeva il sequestro rituale di un ragazzo proveniente da un ambiente d’elite, da parte di un maschio adulto aristocratico, con il consenso del padre del ragazzo. Tali relazioni erano spirituali e pedagogiche, oltre che sessuali. L’uomo infatti portava il ragazzo per due mesi fuori città e in questo periodo gli insegnava alcune abilità, come quella della caccia, oltre a comportamenti di rispetto e responsabilità. Questi rapporti erano dunque perfettamente leciti e accettati dalla società, purché il ragazzo fosse nel periodo della pubertà. Non erano accettati legami con ragazzi al di sotto dei 12 anni o troppo grandi, perché in tal caso non vi sarebbe più stato il rapporto pedagogico, essenziale per questo tipo di relazione, ma si sarebbe trattato semplicemente di una relazione omosessuale, considerata potenzialmente pericolosa a livello sociale. L’amante adulto faceva costosi regali al suo ragazzo, tra cui una uniforme per combattere, un bue da sacrificare a Zeus, un calice per bere, come simbolo di realizzazione spirituale. Quando il ragazzo superava il periodo della pubertà passava dal ruolo di amato a quello di amante.

I satiri vengono raffigurati nella mitologia greca come uomini-bestia con coda equina, torso nudo villoso, orecchie d’asino, chiome lunghe e pene eretto. Queste creature vivevano nel bosco, circondati da una natura selvaggia, spesso insieme con le ninfe. Esiodo li definisce buoni a nulla che giocano dei tiri ai mortali e, conformemente al loro aspetto semianimalesco, sono sensuali, aggressivi, ma anche vili. Essi avevano la reputazione di essere masturbatori incalliti con un debole per lo stupro, la sodomia e la necrofilia. Un satiro aveva una passione insaziabile per la danza, le donne e il vino.

L’Iliade ci fornisce invece una delle prime testimonianze di amore eterosessuale nell’antica Grecia: quello fra Achille e Briseide. Achille rivela quanto ama Briseide nel Libro 9 della Iliade, riferendosi a lei come se fosse sua moglie. La bella Briseide incontra per la prima volta Achille dopo che questi le ha spietatamente ucciso il padre, la madre, tre fratelli e il marito durante un assalto greco a Troia, prima di prenderla come bottino di guerra.

Si pensa che per gli antichi greci la masturbazione fosse un sostituto normale e sano di altri piaceri sessuali, una sorta di ‘valvola di sicurezza’ contro la frustrazione sessuale. Questo potrebbe spiegare perché ci siano così pochi riferimenti ad essa nella letteratura: era una pratica comune e pertanto non meritava attenzione, oppure era considerata, almeno pubblicamente, appannaggio di schiavi, folli e persone di scarso livello sociale. Per un soggetto delle classi superiori infatti la masturbazione sarebbe stata una perdita di tempo e di sperma, dato che il maschio greco doveva impegnarsi quanto più possibile a promuovere la sua discendenza. Anche altre civiltà antiche hanno celebrato la masturbazione. Ad esempio, una statuetta d’argilla del 4 ° millennio a.C. trovata a Malta mostra una donna che si masturba. Nell’antica Sumer si credeva che la masturbazione – solitaria o con un partner – migliorasse la potenza erettile. Nell’antico Egitto la masturbazione maschile, quando eseguita da un dio, era considerata un atto creativo o magico: si pensava che Atum avesse creato l’universo dopo la masturbazione, e il flusso e riflusso del Nilo veniva attribuito alla frequenza delle sue eiaculazioni. I faraoni egiziani erano tenuti a masturbarsi nelle cerimonie svolte sul Nilo.

L’effeminatezza negli uomini veniva considerata “contro natura”. La passività e la ricettività, se svolte al di fuori dell’adolescenza, venivano considerate debolezze contrarie al corretto svolgimento sessuale del maschio greco, che doveva essere virile, dominante, attivo.

Il primo esempio di travestitismo lo vediamo nella storia di Eracle e Onfale, regina della Lidia. La sottomissione di Eracle è sottolineata dal fatto che egli fu obbligato a vestirsi da donna e umiliato a filare la lana, mentre Onfale si vestiva della pelle di Leone di Eracle e brandiva la sua clava.

Un altro esempio di travestitismo riguarda Achille. Prima della guerra di Troia, Teti inviò suo figlio Achille, all’epoca adolescente, alla corte di Licomede, perché una profezia aveva decretato che sarebbe morto a Troia. Achille si travestì per questa ragione in abiti femminili, mescolandosi alle dodici figlie del re. Ulisse e Menelao vennero inviati a Sciro da Agamennone per cercare Achille e farlo imbarcare per la guerra di Troia. Riuscirono a identificarlo grazie ad uno stratagemma di Ulisse, il quale donò alle figlie del re dei gioielli ed una spada, dicendo loro di scegliere il dono che preferivano. Mentre le figlie del re scelsero i vari gioielli, Achille prese in mano la spada: in questo modo si smascherò, consentendo ai due inviati di Agamennone di farlo imbarcare per Troia.

Un famoso maschio alfa, Giulio Cesare, ebbe a che fare con l’omosessualità: alla corte di Nicomede, re di Bitinia, il giovane Cesare ricoprì il ruolo di ambasciatore per sollecitare al re la promessa flotta ai romani. Nicomede mostrò un debole per il giovane e gli concesse senza discutere la flotta. Cesare così, una volta consegnate le navi di Nicomede, ritornò immediatamente da questo re, con un pretesto. La notizia del ritorno in Bitinia fece nascere a Roma i pettegolezzi più maliziosi: si disse che Cesare avesse ottenuto così facilmente le navi da Nicomede perché si era donato a lui in un rapporto omosessuale.  Ecco perché i nemici lo definirono “la regina di Bitinia” oppure “l’uomo di ogni donna e la donna di ogni uomo”.

Bibliografia:

Pedofilia. Un approccio multiprospettico, di Anna Coluccia,Ernesto Calvanese, Franco Angeli Editore
Enciclopedia Treccani
Paul Chrystal In Bed with the Ancient Greeks: Sex & Sexuality in Ancient Greece (Amberley Publishing, 2016).

Dr. Walter La Gatta

Immagine:
Copia di Michelangelo, Leda e il Cigno

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Dr. Walter La Gatta
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Psicoterapie individuali e di coppia
Terapie Sessuali (Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per le Regioni Marche e Umbria) 
Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

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