L’influenza A può influire sullo sviluppo cerebrale del feto?

Parte dal Regno Unito un’allerta gravidanza rispetto al virus della nuova influenza A/H1N1. Ed è subito polemica, sia politica sia scientifica. «Inutile allarmismo », «estremizzazione inquietante », smorzano gli eccessi i virologi. Fabrizio Pregliasco, esperto di virus influenzali dell’università degli studi di Milano, entra nel merito: «Anche l’influenza stagionale, cui tutti sono abituati, presenta un rischio durante la gravidanza e non ho mai sentito che calino le nascite durante l’inverno. La nuova influenza, a parte la maggiore diffusività, non lascia intendere caratteristiche peggiori di quella a cui siamo abituati». Quindi? «Quindi non capisco gli inglesi».

Questo leggiamo nel Corriere della Sera dello scorso 20 luglio.

Ieri però, sulla stampa inglese, è comparsa la notizia di un nuovo studio, secondo il quale l’esposizione prenatale al virus dell’influenza potrebbe ridurre il QI del bambino, che in età matura (e precisamente sui venti anni), potrebbe rivelare di avere un quoziente di intelligenza da tre a sette punti in meno della media per la sua età.

La notizia, come leggiamo nel Telegraph, è riportata negli Annals of Neurology. Secondo i ricercatori, questa scoperta potrebbe suggerire che un attacco di influenza nel primo periodo di gravidanza potrebbe influire sulle abilità cognitive del soggetto maturo, valutato 20 anni dopo.

Le abilità mentali nell’età adulta, come si sa, sono legate al normale sviluppo cerebrale durante la gravidanza. E’ stato ad esempio dimostrato che vi sono effetti nocivi sul feto se la madre beve alcol, fuma o consuma altro tipo di droghe, oppure in caso di malnutrizione.

Si stima tuttavia che nel 25 – 35 per cento dei casi, particolarmente quelli che riguardano dei lievi disturbi mentali, la causa sia ancora sconosciuta e si sospetta che potrebbe essere legata ad altri tipi di esposizione ambientale. Due nuovi studi, che saranno presto pubblicati nella rivista, parlano di possibili effetti del virus influenzale sullo sviluppo del cervello.

Lo studio è dell’Università di Oslo e dell’Istituto di Salute Pubblica di Oslo (poi c’è un editoriale di alcuni medici dell’Università di Parigi Sud) e riguarda la diffusione del virus dell’influenza di Hong Kong in Norvegia, fra il Novembre del 1969 ed il Gennaio 1970, che interessò dal 15 al 40 per cento della popolazione.

Lo studio ha messo a confronto diversi QI di soggetti nati prima, durante e dopo l’epidemia, dal 1967 al 1973 ed ha riguardato 200.000 persone. I risultati mostrano che i nati nel 1970 raggiungono un quoziente di intelligenza meno elevato degli altri.
I ragazzi nati fra Luglio e Ottobre 1970, da sei a nove mesi dopo la diffusione del virus, hanno infatti un quoziente di intelligenza significativamente più basso dei ragazzi nati negli altri periodi. Per questo i ricercatori ipotizzano una possibile associazione fra l’esposizione prenatale al virus dell’influenza e il livello di intelligenza raggiunto dal soggetto in età adulta.

D’altra parte, spiegano i ricercatori, è difficile ipotizzare che il livello di intelligenza di queste persone, nate tutte nello stesso periodo, possa essere stata influenzato da altri fattori come le cure parentali, la nutrizione, l’educazione.

Non si sa come l’influenza possa avere avuto questi effetti sullo sviluppo cerebrale del feto. In ogni caso, secondo il Dr Alan Hay, direttore del World Influenza Centre, a Londra, che commenta l’articolo sul Telegraph, questa associazione appare discutibile: molti studi hanno lasciato pensare ad associazioni possibili fra i due eventi, ma non vi sono, secondo Hay, prove scientifiche certe. Questo studio non dimostrerebbe dunque alcun legame certo fra influenza e punteggio nel QI. Per questo, secondo il medico londinese, sarebbe assolutamente fuori luogo supporre che l’influenza suina possa produrre dei danni neurologici nei feti, anche perché nella maggior parte dei casi l’influenza suina si è manifestata come una malattia molto leggera.

Concludo riportando ciò che afferma in merito Fabrizio Pregliasco, esperto di virus influenzali dell’università degli studi di Milano, sul citato articolo del Corriere della Sera:
«Il rischio di un’influenza durante la gravidanza è di un appesantimento cardiaco e respiratorio della gestante. Per il nascituro, se la mamma si ammala, non vi sono pericoli particolari. Sono stati osservati rari casi neurologici, in altri casi un rallentamento dell’accrescimento. In passato si è osservato anche un aumento di parti distocici, più complicati del normale. Tutti eventi che però non hanno mai portato a consigliare di non restare incinta durante la stagione dell’influenza».

Fonti:

Corriere della Sera

The Telegraph

L’unica certezza, secondo me, è che in merito a questa malattia al momento non vi sono certezze, di nessun tipo.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Immagine:

Wikimedia

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