L'intelligenza delle piante: perché non tutti ci credono
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L’intelligenza delle piante: perché non tutti ci credono

L’intelligenza delle piante: perché non tutti ci credono

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I rapporti tra l’essere umano e la natura, che siano agronomici, ricreativi, sperimentali o spirituali, riflettono il modo in cui le persone percepiscono il mondo naturale, comprese le piante, all’interno dei propri contesti culturali e ambientali. Nel corso della storia, i cambiamenti di paradigma nelle visioni del mondo e nelle percezioni hanno sempre accompagnato l’evoluzione culturale umana. Negli ultimi anni, la scienza sta proponendo un cambiamento di paradigma nel modo in cui le piante vengono considerate, suggerendo che esse possano possedere una forma di individualità e, secondo alcuni studiosi, persino di intelligenza.

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Cosa si intende per “intelligenza delle piante”?

L’intelligenza delle piante è un concetto relativamente recente. Con questa espressione si intende qualsiasi tipo di comportamento intenzionale e flessibile che risulti vantaggioso per l’organismo e che gli consenta di raggiungere un obiettivo. Il comportamento vegetale può essere definito come una risposta a un evento o a un cambiamento ambientale che avviene nel corso della vita dell’individuo.

Quale è la differenza principale fra intelligenza animale e intelligenza vegetale?

La differenza principale tra intelligenza animale e intelligenza vegetale riguarda il modo in cui il comportamento si manifesta. Gli animali rispondono all’ambiente attraverso il movimento diretto, mentre le piante lo fanno principalmente modificando la crescita e lo sviluppo. Le risposte delle piante ai cambiamenti ambientali possono essere rigide, cioè geneticamente determinate e poco modificabili (hard-wired), oppure flessibili, dipendenti dal contesto e capaci di adattarsi a condizioni variabili (soft-wired). Sono proprio queste risposte flessibili, caratterizzate da plasticità fenotipica e dalla capacità di integrare molteplici segnali ambientali, a essere considerate potenzialmente indicative di intelligenza.

Quali comportamenti delle piante hanno fatto pensare a una forma di intelligenza?

Diversi comportamenti delle piante vengono interpretati come possibili esempi di intelligenza. Tra questi rientrano la capacità di risolvere problemi in modo flessibile, di anticipare eventi futuri, di immagazzinare informazioni, di apprendere, di comunicare e di orientare le proprie azioni verso uno scopo. Un esempio spesso citato riguarda la produzione di difese volatili contro gli erbivori, che devono essere rilasciate nel momento opportuno e nella giusta concentrazione. Questo tipo di risposta dimostra la capacità della pianta di modulare il proprio comportamento in modo adattivo. Tali risposte non agiscono solo sul singolo organismo, ma influenzano anche le piante vicine, contribuendo a modellare le comunità vegetali.

Un altro esempio di comportamento flessibile riguarda la modulazione dei metaboliti secondari, sostanze chimiche non direttamente coinvolte nella crescita, ma fondamentali per la difesa e la comunicazione. Attraverso la regolazione di queste sostanze, alcune piante riescono a influenzare il comportamento di specifiche specie di formiche con cui instaurano relazioni mutualistiche. Modificando la propria composizione chimica, la pianta rende più o meno vantaggiosa la propria presenza per determinate formiche, che in cambio offrono protezione contro erbivori o altri pericoli. Questo tipo di regolazione mostra che la risposta della pianta non è automatica, ma dipende dal contesto e dall’obiettivo di ottenere la difesa più efficace possibile.

La capacità di anticipare il futuro è evidente, ad esempio, nel modo in cui le piante utilizzano segnali luminosi per tenere traccia del numero di giorni caldi o delle ore di luce trascorse, un processo noto come controllo fotoperiodico, che regola lo sviluppo di foglie e fiori. Anche alcune piante carnivore, come la Venere acchiappamosche (Dionaea muscipula), sembrano in grado di “contare” e “memorizzare” il numero di stimolazioni meccaniche necessarie per chiudere la trappola in modo efficace.

Inoltre, i comportamenti di ricerca di luce e nutrienti mostrano come le piante orientino la propria crescita verso ciò che è necessario alla sopravvivenza, suggerendo un comportamento finalizzato.

Anche le piante hanno un sistema nervoso centrale?

No. Tutte queste capacità non dipendono dalla presenza di un sistema nervoso centrale, ma hanno una base fisiologica ed elettrochimica.

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Quali sono gli studi più noti sulla intelligenza delle piante?

Tra gli studi più noti sul tema dell’intelligenza delle piante vi sono gli esperimenti condotti da Monica Gagliano. Nel 2014, il suo gruppo di ricerca, presso l’Università dell’Australia Occidentale, studiò la Mimosa pudica, una pianta che chiude le foglie in risposta al contatto. I ricercatori osservarono che, dopo essere stata lasciata cadere ripetutamente, la pianta smetteva di chiudere le foglie, mentre reagiva nuovamente se sottoposta a una scossa più intensa. A distanza di un mese, la pianta continuava a non reagire alla caduta. Gagliano e colleghi interpretarono questi risultati come prova della capacità della pianta di distinguere tra stimoli diversi, di apprendere che la caduta non rappresentava una minaccia e di ricordare questa informazione nel tempo (Gagliano et al., 2014).

Lo studio ricevette grande attenzione mediatica e contribuì a riaccendere il dibattito sulla coscienza e sull’intelligenza vegetale. L’interesse del pubblico aumentò ulteriormente quando Michael Pollan descrisse questi esperimenti in un articolo pubblicato sul New Yorker nel 2013. Tuttavia, molti scienziati rimasero scettici. Il fisiologo vegetale Lincoln Taiz, ad esempio, sostenne che i risultati potessero essere spiegati senza ricorrere a concetti come memoria o intelligenza.

Nel 2016, Gagliano pubblicò un altro studio, questa volta sui piselli (Pisum sativum), affermando di averli sottoposti a una forma di condizionamento simile a quello pavloviano. In questo esperimento, una corrente d’aria prodotta da una ventola veniva associata alla luce, che guida naturalmente la crescita della pianta. Secondo l’autrice, dopo l’addestramento i piselli avrebbero orientato la crescita verso il vento anche in assenza della luce, dimostrando così apprendimento associativo e capacità di anticipazione (Gagliano et al., 2016).

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Tuttavia, nel 2017 il ricercatore Kasey Markel, dell’Università della California a Davis, tentò di replicare l’esperimento senza ottenere gli stessi risultati. Le piante di controllo non si comportavano come riportato nello studio originale e i dati osservati potevano essere spiegati da processi biologici noti, come il gravitropismo, ovvero la naturale tendenza delle piante a crescere verso l’alto. Markel concluse che non vi fossero prove solide per affermare che i piselli fossero stati condizionati.

Robert Biegler, in un articolo pubblicato su Oecologia, suggerì che l’esperimento sulla Mimosa mostrasse semplicemente affaticamento, non apprendimento. Mannie Liscum, dell’Università del Missouri, sostenne che i risultati potessero essere spiegati attraverso meccanismi fisiologici ben conosciuti, senza invocare coscienza o intelligenza. Secondo molti biologi, Gagliano trae conclusioni che vanno oltre i dati disponibili e utilizza termini come “memoria” e “apprendimento” in modo metaforico, interpretandoli però in senso letterale. 

Come è andata a finire?

Gagliano continua a sostenere che le piante siano organismi cognitivi e senzienti, esplorandone anche le implicazioni etiche e filosofiche. La maggior parte dei biologi, tuttavia, non condivide questa posizione. Sebbene le piante rispondano attivamente all’ambiente, ciò non implica che pensino o siano coscienti come gli animali. Taiz ritiene che il comportamento vegetale possa essere spiegato interamente attraverso l’evoluzione e la selezione naturale, mentre Liscum sottolinea che non è necessario attribuire neuroni o coscienza alle piante per riconoscerne l’importanza fondamentale per la vita. Il dibattito rimane aperto.

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Perché il concetto di intelligenza delle piante incontra resistenze?

Il concetto di intelligenza delle piante incontra resistenze perché si oppone alla visione tradizionale delle piante come organismi passivi e privi di intenzionalità. Inoltre, il quadro teorico è ancora giovane e controverso. Alcuni autori sostengono che le piante non possiedono nervi né prendono decisioni coscienti e che persino la nozione di “individuo vegetale” è difficile da definire. In effetti, il concetto di individuo nel mondo vegetale è oggetto di dibattito.

Secondo alcuni studiosi, l’individuo non coincide con la singola pianta visibile, ma con il genet, ovvero l’insieme di organismi che condividono lo stesso patrimonio genetico. L’intelligenza delle piante, in questa prospettiva, riguarda l’intero organismo e talvolta anche gruppi di individui che agiscono in modo coordinato. 

Secondo i sostenitori dell’intelligenza delle piante, la difficoltà di accettare questo concetto deriva anche da fattori culturali e teorici. Le scienze cognitive tradizionali sono spesso zoocentriche e neurocentriche e tendono a escludere le piante a priori. Al contrario, la letteratura favorevole all’intelligenza delle piante sottolinea l’autonomia dei vegetali e la loro capacità di prendere decisioni complesse in modo ecologicamente orientato alla sopravvivenza. La conoscenza scientifica occidentale si basa su approcci razionali, riduzionisti e oggettivi. Tuttavia, in molte culture non occidentali l’ontologia e l’epistemologia della natura sono diverse. In alcune tradizioni, le piante e la natura sono considerate agenti o “persone” piuttosto che oggetti. Il sapere tradizionale, più olistico e qualitativo, vede la natura come autonoma, viva e parte di una relazione reciproca con l’essere umano. Questa visione è spesso condivisa anche da prospettive spirituali, che interpretano la natura come parte di un sistema interconnesso.

Nonostante le differenze, sia la conoscenza scientifica sia quella tradizionale condividono l’obiettivo di comprendere il mondo in modo più completo. Sulla base di queste premesse, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che gli scienziati più aperti a diversi sistemi di conoscenza, come quelli tradizionali, siano più propensi ad accettare l’idea di intelligenza delle piante.

Lo studio preso in esame in questo articolo ha indagato proprio le ragioni della scarsa accettazione di questo concetto da parte di alcuni ricercatori. I risultati mostrano che molti partecipanti faticano a distinguere tra semplici comportamenti vegetali, rigidi e geneticamente determinati, e comportamenti flessibili che potrebbero essere considerati intelligenti. Questa difficoltà è legata a lacune di conoscenza e comunicazione e all’incertezza su cosa definisca realmente un comportamento intelligente.

Per spiegare la varietà di opinioni, gli autori hanno proposto un modello concettuale basato su tre elementi principali: identità, sistemi di conoscenza e linguaggio. L’identità, formata da cultura, ambiente e credenze personali, influenza profondamente il modo in cui i fenomeni naturali vengono interpretati. I sistemi di conoscenza, in particolare l’apertura al sapere tradizionale e all’interdisciplinarità, favoriscono una visione più olistica delle piante. Infine, il linguaggio gioca un ruolo cruciale: molti disaccordi derivano dall’uso ambiguo di termini come “intelligenza” o “neurobiologia vegetale” e dall’assenza di una definizione condivisa.

Gli autori concludono che per comprendere meglio il paradigma dell’intelligenza delle piante sia necessario promuovere un dialogo interdisciplinare, un confronto rispettoso tra prospettive diverse e un’apertura a visioni multiple della natura, così da favorire nuovi approcci creativi alla ricerca scientifica.

Dr. Giuliana Proietti

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Fonti principali

Khattar, J., Calvo, P., Vandebroek, I., Pandolfi, C., & Dahdouh-Guebas, F. (2022). Understanding interdisciplinary perspectives of plant intelligence: Is it a matter of science, language, or subjectivity? Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, 18, 41. https://doi.org/10.1186/s13002-022-00539-3 

A String of Unusual Experiments Claim to Show Plants Can Think. Few Scientists Are Buying It

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Dr. Giuliana Proietti Psicoterapeuta Sessuologa TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA ONLINE La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online. In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.

  • Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
  • Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa. Per appuntamenti: 347 0375949 (anche whatsapp) mail: g.proietti@psicolinea.it Visita anche: www.giulianaproietti.it Pagina Facebook Profilo Facebook Instagram

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