orientamento sessuale

Il New York Times dedica un articolo all’origine e alle ragioni dell’orientamento sessuale. La premessa dell’articolo, firmato da Nicolas Wade, è che il cervello è un organo sessuale e sessuato, come provano innanzitutto le differenze nella sua anatomia tra i due sessi, a cominciare dallo spessore della corteccia cerebrale diversa tra maschi e femmine in più di una porzione, e la corteccia è la parte del cervello deputata alle operazioni di più «alto livello». Per non parlare dell’ippocampo, organo fondamentale per la memoria, che ha uno sviluppo differente in maschi e femmine. Così come diverso è il modo di utilizzare l’amigdala, piccolissima ghiandola cerebrale decisiva soprattutto nelle emozioni.

Sono gli ormoni a rendere i cervelli di maschi e femmine così diversi. In particolare il testosterone, l’ormone maschile, che comincia a essere decisivo nella differenziazione tra i due sessi sin dalle prime fasi della vita intrauterina, quando viene «attivato» ad opera di un gene, chiamato SRY, che si prende la responsabilità di indirizzare lo sviluppo del feto in direzione maschile piuttosto che femminile.

Non sorprende quindi che uomini e donne usino il cervello in modo diverso indipendentemente da quanto possano essere forti le influenze culturali e sociali.

A dimostrazione il New York Times ricorda che in sporadici episodi in cui, per motivi accidentali, un bambino maschio è stato privato del pene, nondimeno ha continuato a desiderare sessualmente femmine e non maschi: «Se non si può imporre a un maschio di desiderare un altro maschio nemmeno tagliandogli il pene quando dovrebbe essere forte una influenza sociale per ottenere un tale effetto», dice il quotidiano americano citando J. Michael Bailey, esperto di orientamento sessuale della Northwestern University di Chicago.

Tutto diventa comprensibile se si suppone che la mascolinizzazione plasmi nei cervelli maschili alcuni circuiti cerebrali in modo da far sviluppare un’attrazione nei confronti delle femmine: e questi circuiti potrebbero essere differenti negli uomini gay.

(L’orientamento del desiderio sessuale nelle femmine sembra invece una faccenda un po’ più complicata, in quanto si esprime più in forma passiva, di selezione del partner per l’accoppiamento, più che in una ricerca attiva).

Secondo il New York Times, studi effettuati su gemelli indicherebbero che l’omosessualità maschile potrebbe essere in una certa misura ereditaria, il che proverebbe che c’è una componente genetica. Due ricercatori canadesi Ray Blanchard e Anthony F. Bogaert, sostengono ad esempio che avere fratelli più grandi aumenta significativamente le chances di diventare gay, mentre le sorelle più grandi contano meno. La ragione sarebbe che la madre in questi casi sviluppi alcune «disfunzioni» immunitarie alle successive gravidanze maschili, così da produrre anticorpi «anti-maschio» che potrebbero forse interferire con la normale mascolinizzazione del cervello. Ma questi anticorpi non sono stati trovati. L’effetto potrebbe dare sostegno all’idea che i livelli di testosterone circolante siano decisivi per l’orientamento sessuale nel feto. Ma nel feto il testosterone non può essere misurato e i livelli di testorene negli adulti gay ed eterosessuali sono uguali. Quindi anche questa ipotesi rimane tutta da provare.

Altre scoperte, recenti, riportano invece l’attenzione sulla differenziazione «sessuale» del cervello e sulla sua relazione con i cromosomi. Arthur Arnold della University of California, Los Angeles, ha osservato che i neuroni femminili e quelli maschili si comportano in modo diverso in determinate condizioni di laboratorio , e l’anno scorso Eric Vilain, della stessa università, ha scoperto che il gene SRY quello che indirizza lo sviluppo in senso maschile) è attivo in alcune cellule cerebrali, perlomeno nei topi. E il suo ruolo potrebbe essere indipendente da quello del testosterone, che pure è legato ad esso. Non solo: un grande numero di geni che hanno a che fare con il cervello è situato nel cromosoma X , e dal momento che gli uomini ne hanno uno solo (i maschi hanno un cromosoma sessuale X e uno Y, le donne due cromosomi X), la selezione naturale potrebbe favorire ogni mutazione vantaggiosa che insorga nei geni presenti sul cromosoma X. Così, le donne, potrebbero essere influenzate nella scelta dei maschi anche in base alle loro qualità «intellettuali», forse espresse proprio dal cromosoma X. E questo perchè alla specie conviene che «sopravvivano» i caratteri dei migliori cromosomi X, che forse si riconoscono «dal cervello» dei maschi.

Tratto da Il Corriere della Sera
Link all’articolo sul New York Times
Immagine: New York Times

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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