disturbo borderline

Una forma intensiva di terapia della parola, conosciuta in inglese come transference-focused psychotherapy (TFP; in italiano psicoterapia focalizzata sul transfert), può aiutare soggetti con disturbo borderline (BPD) riducendo i loro sintomi e migliorando il loro funzionamento sociale. Lo sostiene un articolo sul numero di giugno dell’ American Journal of Psychiatry.

Il disturbo borderline è cronico e disabilitante: riguarda in America l’1% della popolazione; i sintomi interessano le relazioni con gli altri, particolarmente instabili, l’instabilità del tono dell’umore, variazioni caotiche dell’immagine di sé, comportamenti auto-distruttivi e impulsivi (come promiscuità sessuale, abuso di sostanze, gioco d’azzardo). Nel nuovo studio, Mark F. Lenzenweger, professore di psicologia presso la Binghamton University, State University of New York, ed i colleghi del Weill College of Medicine, Cornell University, hanno esaminato tre tipi di psicoterapia: 1. dialectical behavior therapy, 2. supportive psychotherapy, 3. TFP, nuova forma di terapia psicodinamica elaborata da Otto F. Kernberg, co-autore dello studio e professore di psichiatria presso la Weill-Cornell. Questa terapia si concentra sul rapporto fra analista e paziente, focalizzandosi sulle situazioni di più intenso significato emotivo. Sono stati esaminati pazienti con disturbi depressivi, difficile inserimento sociale, comportamenti suicidari, impulsività e varie forme di irritabilità ed aggressività. Dopo un anno di trattamento, i pazienti con disturbo borderline hanno mostrato, con la terapia denominata TFP, un miglioramento in 10 casi su 12.

La TFP “non solo ha ridotto i comportamenti suicidari, ma si è mostrata particolarmente efficace per ridurre i comportamenti aggressivi” ha dichiarato Kernberg , “Siamo lieti dei progressi nello sviluppo empirico di un trattamento psicoanalitico per pazienti borderline che si focalizza sulla personalità, piuttosto che sui soli sintomi, ma che ciò nonostante è riuscito a migliorare anche i sintomi.”Lo studio ha riguardato anche la dialectical behavior therapy (o DBT), che è una terapia di tipo cognitivo. La Supportive therapy è anch’essa di origine psicoanalitico, ma diversa dalla TFP.

“Questo è il primo studio che mette a confronto la DBT, considerato da molti il trattamento standard con due trattamenti psicodinamici” ha detto John F. Clarkin, autore dello studio e professore di psicologia clinica presso la Weill-Cornell. Un’altra implicazione dello studio è che, in ogni caso, tutti e tre i trattamenti studiati hanno prodotto degli effetti positivi, inoltre si è visto che la TFP e la psicoterapia di supporto sono entrambe delle valide alternative alla DBT (‘dialectic behavior therapy’) per il trattamento del disturbo borderline.

Fonte: Binghamton University via Docguide

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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