Parlare di suicidio: suggerimenti per i media

suicidio

Pubblicare immagini o dilungarsi in descrizioni su come qualcuno si è ucciso può portare a situazioni di contagio sociale. Molte ricerche hanno infatti dimostrato come i giornali, i film, i libri, ecc.  possono avere un impatto su persone che vivono un loro momento di fragilità.

E’ importante dunque, soprattutto da parte dei media, seguire delle linee-guida per parlare di questo argomento, in modo tale da dare l’informazione, senza enfatizzarla, in modo da prevenire l’effetto-contagio.

Esistono delle linee-guida, basate su oltre 50 studi, che stabiliscono come parlare di suicidio: cosa fare e cosa non fare. Eccole, sintetizzate:

COSA FARE

1) Informare il pubblico senza sensazionalizzare il suicidio e minimizzare la prominenza (ad es. “Kurt Cobain morto a 27 anni”).

2) Mostrare foto di quando la persona era in vita.

3) Utilizzare termini non sensazionalistici come “incremento” o “misura superiore”

4) Evitare di dire che il suicidio è stato un gesto impulsivo, ma anzi parlare del fatto che il suicidio è in genere preceduto da un periodo di depressione, con segnali di allarme.

5) “È stata trovata una nota del defunto che viene esaminata dal medico legale.”

6) Parlare del suicidio come un problema di salute pubblica.

7) Evitare di intervistare poliziotti o primi soccorritori per comprendere le cause del suicidio.

8) Parlare di “morte per suicidio”, “suicidio portato a termine” o semplicemente “suicidio”.

COSA NON FARE

1) Titoli grandi o sensazionalistici o posizionamento prominente (ad es. “Kurt Cobain ha usato il fucile a pompa per suicidarsi”).

2) Mostrare foto / video del luogo o del metodo di morte, la famiglia e gli amici in lutto, i funerali.

3) Descrivere i recenti suicidi come una “epidemia”, oppure dire frasi ad effetto come “i suicidi quest’anno sono schizzati alle stelle”.

4) Descrivere un suicidio come inspiegabile o “senza preavviso”.

5) “John Doe ha lasciato una nota sul suo imminente suicidio in cui ha scritto …”

6) Evitare di parlare del suicidio come qualcosa che potrebbe essere investigato come si fa nella cronaca nera (crimini, ecc.)

7) Intervistare psicologi ed esperti di prevenzione del suicidio.

8) Non riferirsi al suicidio con parole tipo “riuscito con successo”, “non riuscito” o “tentativo fallito”.

E ancora:

  • Evitare la disinformazione e offrire speranza;
  • Il suicidio è un caso complesso. Ci sono quasi sempre molteplici cause, tra cui malattie psichiatriche che potrebbero non essere state riconosciute o trattate. Tuttavia, spiegare che queste malattie sono curabili.
  • Fare riferimento ai risultati della ricerca che ha rilevato disturbi mentali e / o abuso di sostanze nel 90 percento dei casi di morte per suicidio.
  • Evitare di riferire che la morte per suicidio è stata preceduta da un singolo evento, come una recente perdita del lavoro, il divorzio o brutti voti. Segnalazioni come questa lasciano al pubblico una comprensione troppo semplicistica e fuorviante del suicidio.
  • Coinvolgere o citare un esperto su cause e trattamenti della depressione e prevenzione del suicidio.
  • Evitare di mettere le opinioni degli esperti in un contesto sensazionalistico.
  • Usare l’articolo per informare i lettori sulle cause del suicidio, i suoi segnali di allarme, le tendenze, i recenti progressi nel trattamento.
  • Aggiungere una o più dichiarazioni sulle molte opzioni di trattamento disponibili, storie di coloro che hanno superato una crisi suicida e risorse per cercare aiuto.
  • Spiegare dove cercare informazioni e consigli che promuovano la ricerca di aiuto.

Dr. Walter La Gatta

Immagine:
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Psicoterapie individuali e di coppia
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Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
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Riceve ad Ancona,Terni , Fabriano, Civitanova Marche e via Skype, su appuntamento.

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Co-fondatore dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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