Perché le bionde sono volgari?

Perché le bionde sono volgari?

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Con il pretesto che gli uomini preferiscono le bionde, si cerca di screditarle. Chiamate “bambole”, “sgualdrine” o peggio ancora “puttane”, esse subiscono una vile campagna denigratoria. Salviamo le bionde, poveri capri espiatori di una campagna diffamatoria che nasconde in realtà il desiderio sessuale.

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Si dice che siano cretine e volgari, con grandi seni. In due parole: bambole gonfiabili. Il loro colore dei capelli le classifica d’ufficio nella categoria: “Ehi puttanella, vuoi salire?” Impossibile pensare di apparire serie se si somiglia alla Barbie. Tanto che l’essere bionda, oggi, è un po’ come essere una suora: c’è davvero del gusto per il sacrificio. Nessuno vuole invitarle a mangiare. Non rimangono che i giocatori di calcio o le rock star a volerle sposare. Rifiutate dalle altre ragazze (gelose), infamate dagli uomini (vergognosi), le bionde subiscono tutti gli insulti, nell’indifferenza generale.

Piccolo esempio di battuta misogina: “Perché le bionde non mangiano le banane? Perché non trovano l’apertura dei pantaloni”. Un altro esempio, per riderci su, “Da cosa si capisce che una bionda ha aperto il frigorifero? Dal fatto che ha lasciato un po’ di rossetto sul cetriolo”. Molto divertente. Ridere di cuore a scapito delle bionde. Ma non dimentichiamo che attraverso di loro si gioca, sempre, la simbolica messa a morte dei nostri desideri. Le bionde non sono che le vittime di questo doppio moto contraddittorio di attrazione e di odio che esse creano, perché inconsciamente tendiamo a giudicare colpevoli sempre coloro che provocano il desiderio. Il desiderio è il male. Deve essere vinto ad ogni costo, deve essere sottomesso, distrutto, demonizzato … E tanto peggio se a rimetterci sono le bionde.

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In un libro intitolato Victimes au feminin, Frédéric Elsig sottolinea l’ambiguità delle scene pittoriche che, dal 15° secolo, raffigurano in modo ambiguo il famoso episodio di Andromeda, liberata da Perseo. E’ la storia di una bella ragazza (Andromeda), offerta in sacrificio ad un essere mostruoso, che un bel giovane (Perseo), salva dalla morte, attraverso l’uccisione del drago… Curiosamente, nella maggior parte delle rappresentazioni, le eroine sono bionde, nude, formose e in preda ad un terrore molto simile all’estasi d’amore. Perseo, a cavallo (fallico) trafigge con una lancia (fallico) un drago-serpente con uno zelo che non lascia dubbi sulla natura dell’atto al quale si prepara: questa uccisione è molto sessuale … ” Il successo dell’opera sta sicuramente nella tensione tra il fascino erotico della nudità e la dominazione umiliante”, ha detto Frédéric Elsig, il quale acutamente sottolinea l’ambiguità totale di questa rappresentazione: a chi sono offerte queste bellezze nude e incatenate? Ad un drago mostruoso? O allo sguardo concupiscente del pubblico?

E chi colpisce dunque Perseo con la sua lancia? Il desiderio mostruoso che proviamo per la bella bionda? O quella forma demonizzata della donna: il serpente tentatore? Non vi è, in definitiva alcuna differenza tra la bella e la bestia in queste pitture, che ad un tempo eccitano e condannano il desiderio. Non è altro che l’immagine di una contraddizione, tipicamente umana, che ci porta da una parte a “desiderare” e dall’altra ad “avere paura”. Le donne in generale, soprattutto le bionde, sono spesso rappresentate come vittime di questo mix di attrazione e repulsione che spinge le persone a voler combattere contro di loro. Frédéric Elsig lo riassume in una frase: “Il mostro del mare tematizza la duplice natura della donna, soggetto che è, allo stesso tempo, inquietante, minacciosa e sottomessa, come addomesticata”.

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E questo ci riporta alle bionde, che hanno intorno alla testa un cerchio di luce, grazie ai propri capelli, come le martiri con l’aureola… Le scherniamo e le idolatriamo. Le scherniamo, più che le idolatriamo. Il che è totalmente ingiusto perché senza di loro non ci sarebbero altro che delle donne brune e intellettuali (stile Amélie Nothomb), decise a farci leggere Schopenhauer. Con le bionde almeno, non cè il problema del cervello. Che lo abbiano o no, chi se ne frega. A parte qualche bionda ossigenata, le bionde non cercano di dimostrare che ne hanno in testa – parlo del silicone. Lo sanno.

La prima a dare l’esempio si chiamav Jayne Mansfield. “In La Blonde et moi, ricorda il giornalista Hugues Guccione (Max, dicembre 1998), Jayne Mansfield vuole farsi capire bene: lei è bionda. Quando cammina lungo la strada, così bionda, con i suoi grossi seni, i tappi delle bottiglie di latte esplodono e il latte si diffonde ovunque. La prima svampita ufficiale manda un chiaro messaggio. – Sono bionda con le tette grandi – e non ci vuole molto a capire che sono tutt’altro che una macchina eiaculatoria, per esempio. “

La bionda, infatti, ha una missione nella vita: salvare i maschi in difficoltà. È per questo che si fanno crocifiggere. Perché accettano di essere ciò che sono, un oggetto del desiderio, con un culo, due tette e tre fori disponibili. Nella società odierna, questo è imperdonabile. Disprezzata, sacrificata sull’altare del politicamente corretto, la bionda è la strega moderna, messa sul rogo dell’Inquisizione da maschi ipocriti. La verità vera è che essi da secoli si masturbano con l’immagine della bionda.


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Migliaia di anni prima di Cristo, le donne dei Galli per essere belle si decoloravano i capelli con la soda. Nell’antica Grecia, le dee erano tutte esclusivamente bionde. Non c’erano delle more nell’Olimpo. Solo guerriere con un elmo di capelli d’oro, simbolo di ricchezza. Biondo era il colore del divino, quello della luce del sole, del grano maturo, del sesso. Nel 16° secolo sotto l’influenza del Petrarca, i poeti componevano poesie d’amore alla loro donna . “I suoi capelli d’oro sono i lacci dove la mia libertà fu colta di sorpresa”, dice Du Bellay, mentre a Fontainebleau non vengono dipinte che Diane cacciatrici coronate di capelli del colore dei cornflakes Kellogg. E la cosa continua! Da Marilyn Monroe a Lolo Ferrari, le bionde con orgoglio rivendicano il loro status di oggetti offerti alle fantasie più istintuali.

Ma la loro stessa immagine ha qualcosa di astutamente volgare, come se nel nostro mondo monoteista, non fosse più possibile essere desiderabili senza essere allo stesso tempo disprezzabili … Questo è il triste destino delle donne in generale, come il non essere in grado di mostrare il proprio corpo senza che questo vanga accostato al “degrado” o alla “compromissione dell’integrità”. Nel libro Victimes au féminin, un altro antropologo, John Wirth, decodifica brillantemente l’immagine della Vergine che si sviluppa intorno al 12 ° secolo nell’iconografia cristiana: come Adamo, sedotto da Eva ha ceduto al peccato e alla morte, Gesù Cristo, partorito dalla Vergine, diventerà vittima delle grazie femminili… Dopo aver assunto la forma di uomo , egli dovrà assumere “la condizione umana fino alla sua morte”, ha detto Jean Wirth. Le donne che partoriscono agli uomini, non sono forse profondamente colpevoli di offrire loro come prima cosa la morte?

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Nell’iconografia cristiana, Cristo è spesso rappresentato come un unicorno, animale con un corno (fallico) che “i cacciatori non possono catturare e uccidere se non usano una vergine come esca. Catturato, l’animale si rilassa e si lascia trafiggere senza difendersi, come Cristo sulla croce. “Con l’uccisione del dio, la Vergine-generalmente bionda nelle rappresentazioni dell’unicorno, si rende dunque colpevole. Colpevole di attrarre l’uomo, colpevole di generare desiderio, colpevole di causare la morte insieme alla vita, colpevole di partorire fra i sanguinamenti da un buco che è quello del paradiso, colpevole di lasciare il peso del desiderio alle generazioni successive … Colpevole, colpevole mille volte in questa società che non riesce ad accettare la vita. Perché la vita è troppo volgare.

Victimes au féminin, di Francesca Prescendi e Agnes A. Nagy, Georg éditeur, collezione di scienze umane L’Equinoxe.

Agnés Giard

Link all’articolo originale:
Pourquoi les blondes sont-elles vulgaires?, Les 400 culs, Liberation
Riproduzione autorizzata

Immagine:

Sophia Loren e Jane Mansfield, Kndynt 2099, Flickr

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Dr. Agnes Giard

Agnès Giard autrice di libri, giornalista e dottore in antropologia, ha lavorato in passato su nuove tecnologie, artisti underground e cultura popolare giapponese, prima di dedicarsi alla sessualità. Nel 2000, è diventata corrispondente per la rivista giapponese SM Sniper con cui lavora da più di dieci anni. Nel 2003 ha pubblicato un libro d'arte in Giappone: Fetish Fashion poi ha iniziato una serie di ricerche che saranno pubblicate in collaborazione con artisti contemporanei giapponesi come Tadanori Yokoo, Makoto Aida, Toshio Saeki, etc. Il suo primo libro, L'Imaginaire érotique au Japon, tradotto in giapponese, è classificato 4 ° tra i libri stranieri più venduti. La sua biografia completa è disponibile qui:
http://sexes.blogs.liberation.fr

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