Perché le credenze religiose aiutano a vivere meglio
Saluto del CIS - Dr. Walter La Gatta
Il ruolo delle credenze religiose nella vita umana è oggetto di interesse da parte della psicologia, della sociologia e delle neuroscienze. Al di là delle differenze culturali e teologiche, ciò che emerge è che la religione, intesa come insieme di valori, pratiche e significati condivisi, può rappresentare un sostegno concreto al benessere psicologico e sociale. Cerchiamo di saperne di più
Cosa riesce a dare una religione a chi la pratica?
Uno degli aspetti fondamentali di qualsiasi religione è la capacità di fornire un “senso di scopo”. Le credenze religiose offrono una narrazione che colloca l’esperienza individuale in un contesto più ampio, riducendo la sensazione di casualità e disorientamento. Sapere che la propria vita è parte di un disegno o che possiede un significato trascendente contribuisce a rafforzare la resilienza nelle difficoltà.
La religione può ridurre l’ansia e la paura esistenziale?
Si. Molte ricerche hanno evidenziato che la fede religiosa può mitigare l’ansia legata alla mortalità. L’idea di una vita oltre la morte o di un ordine superiore favorisce la gestione della paura dell’ignoto. Studi di psicologia esistenziale hanno mostrato come la religione agisca da “meccanismo di difesa simbolico”, riducendo lo stress derivante dall’inevitabilità della fine.
Le pratiche religiose si esauriscono nella dimensione individuale?
No. Le pratiche religiose non si esauriscono nella dimensione individuale: frequentare una comunità di fede significa avere accesso a reti sociali di sostegno, che forniscono aiuto pratico ed emotivo nei momenti di difficoltà. La partecipazione a riti collettivi favorisce il senso di appartenenza, incrementa la fiducia interpersonale e rafforza la coesione.
Ci sono anche effetti sulla salute psicofisica?
Si. Diversi studi scientifici hanno collegato la pratica religiosa a indicatori di salute migliori: minori livelli di depressione, riduzione del rischio di abuso di sostanze, maggiore longevità. Anche la preghiera o la meditazione religiosa hanno effetti benefici sulla regolazione delle emozioni, poiché attivano meccanismi simili a quelli delle pratiche di mindfulness, riducendo la pressione sanguigna e migliorando la risposta immunitaria.
Una meta-analisi su 136.000 persone ha mostrato che chi possiede un forte senso dello scopo – spesso derivante da convinzioni religiose o filosofiche – ha un rischio inferiore di mortalità e di eventi cardiovascolari.
Uno studio su 85.000 adulti ha evidenziato che un alto senso di scopo è associato a una migliore funzione polmonare e a un minore deterioramento respiratorio.
Le credenze religiose hanno un impatto diretto sul cervello?
Sì. Dal punto di vista neurobiologico, le pratiche contemplative collegate alle convinzioni – come la preghiera o la meditazione – attivano circuiti cerebrali che promuovono il benessere emotivo e fisico. Studi recenti mostrano che queste esperienze coinvolgono aree del cervello legate alla ricompensa, alla motivazione e alla regolazione delle emozioni.
Ci sono differenze tra meditazione religiosa e meditazione laica?
La meditazione religiosa si fonda su credenze spirituali, mentre la meditazione laica o mindfulness non richiede fede. Tuttavia, entrambe attivano reti cerebrali simili e favoriscono benefici psicologici e fisiologici.
Che ruolo hanno le reti cerebrali nella spiritualità?
Due reti risultano particolarmente coinvolte: la rete in modalità predefinita (fondamentale per l’autoriflessione e il senso di sé) e la rete di salienza (che aiuta a distinguere ciò che è rilevante e collega emozioni, corpo e cognizione). L’attivazione di queste reti durante esperienze spirituali è paragonabile a quella osservata con l’amore, la musica o il piacere estetico.
La fede attiva il sistema di ricompensa del cervello?
Sì. La preghiera, ad esempio, stimola il nucleo caudato e il nucleo accumbens, aree collegate al sistema dopaminergico della ricompensa. Questo spiega perché le esperienze religiose possano essere percepite come gratificanti e motivanti.
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Quali sono gli effetti emotivi delle esperienze spirituali?
Le ricerche hanno dimostrato che, durante la preghiera o la lettura di testi sacri, si attivano la corteccia orbitofrontale e la corteccia cingolata anteriore, coinvolte nella regolazione delle emozioni e nell’attenzione. Quest’ultima, in particolare, riduce l’attività dell’amigdala, attenuando i conflitti emotivi e lo stress.
Qual è il legame tra convinzioni e resilienza psicologica?
Le persone con molteplici fonti di significato (famiglia, spiritualità, comunità, lavoro) presentano maggiore resilienza, più soddisfazione di vita e minor rischio di depressione. Questo mostra che avere convinzioni profonde non solo sostiene la mente, ma contribuisce anche alla salute globale.
Esistono culture che hanno concetti simili alle credenze religiose?
Un’interpretazione pertinente di un’altra cultura è il concetto giapponese di ikigai , che potremmo tradurre come ciò che dà significato all’esistenza; ovvero, ciò che ci motiva ad alzarci ogni mattina. Una revisione di 86 studi scientifici ha concluso che l’ikigai è associato a una riduzione dei sintomi depressivi, una maggiore soddisfazione di vita, un minor rischio di mortalità e una minore disabilità funzionale, oltre a miglioramenti nelle relazioni sociali e nella partecipazione alle attività.
IPNOSI CLINICA: una intervista al Dr. Walter La Gatta
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E se una persona non fosse credente?
Il benessere non è esclusivo dei credenti. Anche pratiche laiche come la meditazione, la contemplazione della natura o l’impegno etico attivano aree cerebrali legate alla ricompensa e al senso di sé. In questo caso non conta il contenuto della convinzione, ma la sua funzione nel fornire struttura e significato alla vita.
Le convinzioni religiose hanno anche aspetti negativi?
Sì. Gli stessi meccanismi cerebrali che rafforzano le convinzioni benefiche possono, in certi casi, alimentare il fanatismo. Gli studi mostrano che le credenze radicali sono spesso associate a fallimenti metacognitivi, cioè alla difficoltà di mettere in discussione le proprie idee.
Dr. Walter La Gatta
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Fonte principale
¿Por qué las creencias, religiosas o no, generan bienestar?
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Dr. Walter La Gatta
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per le Regioni Marche Abruzzo e Molise.
Libero professionista, svolge terapie individuali e di coppia
ONLINE E IN PRESENZA (Ancona, Terni, Fabriano, Civitanova Marche)
Il Dr. Walter La Gatta si occupa di:
Psicoterapie individuali e di coppia
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