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Premiare i carcerati è utile per la società

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Premiare i carcerati è utile per la società

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La società può risparmiare denaro se i carcerati che hanno tenuto un buon comportamento in prigione vengono premiati con lo sconto di pena. Lo afferma un professore di Stanford, A. Mitchell Polinsky, economista e direttore del John M. Olin Program in Legge e Economia. Nel suo nuovo studio, Polinsky ha esaminato tre modi in cui i carcerati possono essere premiati: riduzione della pena, conversione parziale di una condanna ad un periodo di libertà condizionata, privilegi concessi nella vita carceraria. Finora è stato studiato solamente l’effetto della libertà condizionata.

Gli Stati Uniti spendono circa 80 miliardi di dollari all’anno per il sistema della giustizia penale: incarcerare qualcuno costa circa 30.000 dollari all’anno. Premiare i carcerati per buona condotta è, secondo il Professor Polinsky, il metodo più vantaggioso per lo Stato, perché i prigionieri si comportano meglio in carcere e il periodo di tempo che viene loro detratto dalla pena rende più bassi i costi del loro mantenimento in carcere.

Polinsky ha osservato che in Ohio  prendersi cura di un prigioniero costa in media 62 dollari al giorno, ma in un carcere di massima sicurezza, un detenuto costa anche 149 dollari al giorno. Il costo del controllo dei detenuti che si comportano male è più del doppio del costo che comporta un carcerato di buona condotta.

Sulla base della sua analisi dunque, il professore sostiene che è sempre auspicabile premiare i carcerati per buona condotta, attraverso la riduzione della pena o attraverso la liberazione condizionale, mentre fornire privilegi in carcere come sistema di ricompensa è l’opzione meno desiderabile. I maggiori costi dipendono infatti proprio dalla concessione di questi privilegi.

Se un privilegio concesso in carcere è, ad esempio, quello di fare tre telefonate alla settimana ai propri familiari, piuttosto che una, questo potrebbe richiedere altri telefoni o agenti di custodia, con conseguente aumento dei costi. Non vi sarebbe inoltre alcuna riduzione del tempo trascorso in carcere, il che non riduce i costi sociali.

Polinsky ha voluto esplorare in questo studio anche il rapporto tra detenuti premiati e tassi di criminalità. Gli economisti, dice, potrebbero sostenere che se i carcerati ottengono degli sconti di pena, questo potrebbe incoraggiare i  malviventi a commettere un reato, perché sanno che la detenzione potrà essere abbreviata. In realtà, secondo lo studioso, diminuire i costi del carcere è maggiormente produttivo per la società che tentare di evitare possibili reati.

Tutto questo perché “comportarsi bene in carcere è difficile”. La buona condotta comporta sacrifici, che Polinsky descrive come “mettersi una camicia di forza psicologica”. La buona condotta in carcere, come dimostra il suo studio, è un deterrente anche per i futuri crimini. Inoltre, ottenere una riduzione di pena non cancella il senso di inutilità e di generale infelicità che prova un carcerato.

Attualmente, più di 2,4 milioni di persone sono incarcerate negli Stati Uniti, dice lo studioso. Sono cifre che raggiungono il 700 per cento rispetto al 1970. Nel 2011, in California è stato richiesto dalla Corte Suprema degli Stati Uniti di modificare le condizioni carcerarie. Il sovraffollamento è stato dichiarato incostituzionale secondo l’ottavo emendamento, che vieta punizioni crudeli e inusuali. Il numero di carcerati ha raggiunto in America il massimo storico di 163 mila unità nel 2006.

Fonte:
“Deterrence and the Optimality of Rewarding Prisoners for Good Behavior.” 2pe0o743k0s82lo5l6trs9j1-wpengine.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/2015/07/POlinsky-Deterrence-and-the-Opportunity-of-Rewarding-Prisoners-for-Good-Behavior-2015.pdf , via Phys.org

Dr. Walter la Gatta

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