Sabina Spielrein
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Sabina Spielrein era una giovane donna, che Jung conobbe come paziente ma che poi amò appassionatamente: di lei Freud e Jung si scrissero per anni e grazie a lei trovarono perfino ispirazione per alcune delle loro idee più importanti.

Sabina Spielrein (interpretata nel film A dangerous method da Keira Knightley) fu lasciata presso la Clinica psichiatrica del Burghölzli a Zurigo da suo zio e da un ufficiale medico di polizia alle 22.30 del 17 agosto 1904.

La ricca diciottenne ebreo-russa si trovava in Svizzera per un soggiorno ristoratore che non era riuscito ad alleviare il suo stato d’animo inquieto.  Aveva fatto una scenata terribile – presumibilmente non la prima – presso l’hotel di lusso in cui si trovava e i suoi parenti avevano rinunciato ad occuparsi di lei.

I registri ospedalieri annotano che la paziente rideva e piangeva in modo stranamente misto e compulsivo. Aveva numerosi tic; ruotava la testa a scatti, sporgeva la lingua, agitava le gambe… Non sopportava le persone o il rumore. L’anamnesi fu raccolta dal giovane Dr. Jung , da poco laureato, che le fece una diagnosi di “isteria”.

Ambizioso e desideroso di unirsi alla corsa per scoprire i misteri della mente, Jung decise di provare una nuova tecnica su di lei, di cui aveva letto in un libro di un neurologo viennese, di nome Sigmund Freud.
Questa fu la psicoanalisi, in seguito soprannominata la “talking cure”, il metodo pericoloso cui allude il titolo del film.

Jung era particolarmente entusiasta dell’esperimento di associazione verbale: una serie di parole casuali venivano proposte al paziente, il quale doveva rispondere con la prima cosa che gli venne in mente. Jung notò che le menzioni del padre provocavano in Sabina “smorfie e gesti di orrore”.

Gradualmente emerse uno straordinario ritratto di famiglia. La madre della Spielrein, scoprì Jung aveva “la strana abitudine di comprare tutto ciò che vedeva”. Aveva quindi “chiesto dei prestiti ai parenti” e “aveva la costante preoccupazione che il padre avesse potuto scoprirlo”.

Secondo John Kerr, l’autore di A Most Dangerous Method, su cui è basato il film di Cronenberg, la madre di Sabine aveva anche “gareggiato con la figlia adolescente per ricevere le attenzioni di vari uomini”. Il padre Spielrein,
nel frattempo “insultava e tiranneggiava” la famiglia, con comportamenti che minacciavano il suicidio.

Inoltre, picchiava frequentemente Sabina “sulle natiche nude” in una “stanza speciale” lontana dalla famiglia. Sabina, la più anziana di cinque figli terrorizzati (il più giovane era morto di tifo all’età di sei anni),
alla fine confessò a Jung che sentiva eccitazione sessuale quando suo padre la picchiava.

Kerr rivela che la madre della Spielrein aveva allevato Sabina “nella completa ignoranza sessuale”, il che potrebbe spiegare la sua reazione confusa a questi episodi stranamente intimi con suo padre. In ogni caso, arrivò a confondere la sofferenza – sia fisica che emotiva – con l’amore..

Jung ottenne un incredibile successo con la Spielrein. Nel giro di un anno questa ragazza eccezionalmente brillante iniziò a vivere in modo indipendente a Zurigo e a studiare medicina all’università. Jung più tardi affermò (in una lettera a Freud, con il quale aveva iniziato a corrispondere proprio durante il trattamento della Spielrein) che manteneva i contatti con lei solo perché “temeva una sua ricaduta”. Qualunque fosse la verità, seguirono cinque anni di relazioni sempre più intense.

Dalle lettere di Jung emerge che i due amanti si incontravano spesso nell’ appartamento di Sabina, “in modo da essere meno inibiti” o facevano giri in barca “in modo da poter essere soli”. Nel 1908, quando Sabina andò in Russia per  trascorrervi l’estate, Jung scrisse, “Mi rendo conto di quanto sono attaccato a te, più di quanto avessi mai pensato.”

A primavera molti cominciarono a fare pettegolezzi su questa relazione. La madre della Spielrein ricevette una lettera anonima (probabilmente dalla moglie di Jung), che la spinse a scrivere a Jung chiedendogli di non “rovinare” la ragazza che aveva salvato. La risposta di Jung è sorprendentemente insensibile: “Deve capire che un uomo e una ragazza non possono continuare indefinitamente ad avere rapporti amichevoli l’uno con l’altro senza la probabilità che qualcosa di più possa accadere nella relazione”.

Fino ad allora, le riunioni di Jung e Spielrein erano state amichevoli. Se lei voleva che rimanesse una relazione strettamente professionale, avrebbe dovuto riprendere a pagarlo: “La mia tariffa è di 10 franchi per consultazione”.

La voce era ormai abbastanza diffusa da raggiungere Freud a Vienna. Jung, terrificato per la sua reputazione, gli scrisse che “una paziente” aveva “sollevato un vile scandalo”.  Continuò dicendo che lui aveva offerto la sua amicizia e che solo dopo si era reso conto che lei “stava ovviamente pianificando sistematicamente la mia seduzione”.

Ammetteva, tuttavia, che “durante l’intera attività, le teorie di Gross gli giravano un po’ troppo nella testa”.
La Spielrein non accettava il ruolo della tentatrice e scrisse a Freud per difendersi. Freud si scusò per essere arrivato troppo in fretta alle sue conclusioni, e disse a Jung che Sabina era “molto brillante. C’è un significato in tutto ciò che dice. »Freud continuò a corrispondere con lei per anni, anche dopo che lui e Jung avevano cessato ogni contatto.

Nonostante l’intervento della madre, Spielrein e Jung tornarono presto in contatto. “Ci siamo entrambi amati di nuovo con fervore”, racconta lei nel suo diario, e la cosa durò ancora per molti anni.

È incredibile pensare che, fino al 1977, quando fu scoperto il carteggio Freud-Jung-Spielrein  nell’archivio di Édouard Claparède, sito negli scantinati dell’Istituto di Psicologia di Ginevra, la Spielrein esisteva solo per quattro note a piè di pagina presenti nelle opere di Sigmund Freud.

Jung era sposato, con due figli, ed è chiaro che il suo rapporto con la Spielrein era inappropriato (se fosse sessuale o no è ancora oggetto di discussione). Tra Jung e la Spielrein c’era anche rivalità professionale: come era accaduto fra Jung e Freud,  i due amanti divennero sempre più diffidenti e possessivi riguardo alle proprie idee.

Quando Jung lesse la tesi universitaria sulla schizofrenia della Spielrein disse: “Sono sorpreso dall’abbondanza di pensieri eccellenti, che anticipano varie mie idee personali. Ma è positivo che gli altri vedano le cose come le vedo io”.

Jung – e Freud – erano sprezzanti del suo lavoro, anche se poi si appropriarono di molte sue idee, come la pulsione di morte, d cui Freud parlò in Al di là del principio del piacere, citando la Spielrein in una nota a fondo pagina.

Secondo Coline Covington, che ha trovato alcuni articoli della Spielrein nel 1995 e li ha poi pubblicati nel libro Sabina Spielrein: Pioniera dimenticata della psicoanalisi,  del 2003, Freud e Jung non sono riusciti a superare il fatto che, prima che psicoanalista, Sabina era una ex paziente e una donna (la chiamavano “la piccola” o “la piccola autrice” nelle loro lettere).

Quando la relazione tra i due uomini si inasprì, essi presero a sminuire il lavoro della Spielrein come mezzo per disprezzarsi a vicenda.

Nel 1912 Sabina sposò improvvisamente un medico russo, Paul Sheftel, e nel 1913 ebbero una figlia. Sembra che fosse un tentativo disperato di dimenticare Jung.

Per anni la Spielrein cambiò spesso casa, apparentemente incapace di stabilirsi da nessuna parte o con chiunque. Fu lodata ovunque andò (formando analisti all’Istituto Jean-Jacques Rousseau di Ginevra, diventando la direttrice della sezione di psicologia infantile alla Prima Università di Mosca), ma lei non si fermava mai.

Nel frattempo, dice Kerr, “Jung era impegnato a renderla immortale.” Negli anni che seguirono la prima guerra mondiale, Jung sviluppò un modo per categorizzare la mente: la “persona” era la personalità esteriore, l’anima era l’anima, in senso psicologico.

Egli investì l’anima con tutti i tipi di caratteristiche che aveva riconosciuto in “una donna … una paziente, una psicopatica di talento che era diventata una figura vivente nella mia mente”. L’anima di Jung è Sabina Spielrein.

Nel 1924 tornò nella sua città natale, Rostov-on-Don, dove si riunì con suo marito e diede alla luce una seconda figlia. I dettagli biografici da allora in poi sono imprecisi. Quello che sappiamo è che il 27 luglio 1942 le truppe di Hitler occuparono Rostov sul Don, radunarono molti ebrei, fra cui la Spielrein e le figlie.
Così finì la storia di Sabina.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
Jung Love: Sabina Spielrein, a forgotten pioneer of psychoanalysis, The Telegraph

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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