Sessualità e adolescenti LGBTQ: una ricerca.

Sessualità e adolescenti LGBTQ: una ricerca svedese

Cis- Fiss SessuologiaDr. Giuliana Proietti
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
g.proietti@psicolinea.it
Dr. Giuliana Proietti
Tel. 347 0375949
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Ultimo aggiornamento: Dic 5, 2021 @ 18:55 

Sintesi della ricerca: A Clash of Sexual Gender Norms and Understandings: A Qualitative Study of Homosexual, Bisexual, Transgender, and Queer Adolescents’ Experiences in Junior High Schools, di  pubblicata 11-09-2021, https://doi.org/10.1177/07435584211043290

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Precedenti Ricerche

La salute mentale degli adolescenti lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer (LGBTQ) è stata al centro di molti studi negli ultimi 20 anni e sono stati forniti vari suggerimenti su come migliorare il benessere di questi adolescenti ( Madireddy & Madireddy, 2020 ; Russell & Fish, 2016 ; Taylor, 2019 ).

A livello internazionale, la ricerca si è concentrata però sulla situazione degli adolescenti LGBTQ nelle scuole superiori o all’università ( Madireddy & Madireddy, 2020), meno sulla situazione nell’ambiente delle scuole medie.

L’Adolescenza

L’adolescenza è considerata come il periodo finale dello sviluppo dell’individuo da bambino ad adulto, un periodo in cui spesso gli adolescenti faticano a stabilire la loro identità, inclusa la loro identità sessuale e di genere
( Erikson & Erikson, 1998 ).

Il periodo dell’adolescenza si estende dall’inizio della pubertà alla fine della crescita sul piano fisico. L’età compresa tra 11 e 13 anni può essere definita come “preadolescenza” e tra i 14 e 19 anni come “adolescenza“, sebbene i 19 anni non rappresentino sempre la fine dell’adolescenza ( Best & Fortenberry, 2013 ).

Questo periodo può essere visto come un periodo di accettazione o rifiuto della propria identità infantile e come un modo della società adulta per identificare i giovani, accettando le persone che stanno diventando  ( Erikson & Erikson, 1998).

La scuola

La scuola è una parte centrale della vita degli adolescenti. Non solo è obbligatoria e occupa gran parte delle ore di veglia, ma è anche considerata l’arena in cui i ragazzi possono confrontarsi con gli altri, stringere amicizie e  trovare modelli di ruolo. Tuttavia, la scuola come istituzione storica è gestita dalla generazione adulta ed è quindi influenzata dalle norme e dalle credenze di questa generazione ( Magnus & Lundin, 2016 ; Stargell et al., 2020 ).

Anche se la società sta rapidamente diventando più LGBTQ friendly attraverso, ad esempio, l’adozione di leggi che consentono i matrimoni tra persone dello stesso sesso ( Hamilton & La Diega, 2020 ), le persone LGBTQ soffrono ancora di credenze passate sull’omosessualità, vista come una malattia ( Colvin et al., 2019 ; Katz, 2007 ; Roberts, 2019 ; Stargell et al., 2020 ).

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Eteronormatività e Cisnormatività

L’eteronormatività tende a emarginare o sanzionare coloro che si sentono al di fuori della sfera normativa eterosessuale all’interno di un’istituzione, attraverso il presupposto che privilegi e potere siano detenuti dagli eterosessuali e che questa debba essere la norma e l’ideale della società ( Jackson, 2006 ; Magnus & Lundin, 2016).

Inoltre, prevale la cisnormatività (imposizione di una identità cisgender) dove le scuole superiori spesso mettono in atto tradizioni eteronormative e cisgender in modo che gli studenti appartenenti alle minoranze sessuali si sentono meno accettati dalla scuola ( Gannon-Rittenhouse, 2015 ). La percezione della società degli individui LGBTQ può portare questi ragazzi a rifiutare la propria identità a causa dell’omofobia interiorizzata ( Yolaç & Meriç, 2020 ).

Adolescenti LGBTQ

In generale, gli adolescenti che vogliono essere riconosciuti come LGBTQ sfidano le attuali norme di eteronormatività della società ( Bosse & Chiodo, 2016 ). Diversi studi mostrano che gli adolescenti LGBTQ sono vittime di bullismo a scuola e hanno una salute mentale peggiore rispetto ai loro coetanei ( Eisenberg et al., 2019 ; Kosciw et al., 2018 ; Williams, 2017 ).

Di fronte alle pressioni situazionali, l’adolescente è più autosufficiente rispetto alle prime fasi dello sviluppo e le strategie di coping sono diventate più efficaci nel guidare l’azione e nel regolare le emozioni ( Rogers et al., 2017 ; Zimmer-Gembeck & Skinner, 2011 ); tuttavia, crescere affrontando pressioni situazionali ricorrenti può avere implicazioni sullo sviluppo dell’identità sessuale e di genere dei giovani LGBTQ ( Adegboyega et al., 2019 ; Helms et al., 2014 ).

Hobaica e colleghi (2019) mostrano che i giovani transgender hanno sperimentato l’educazione sessuale fornita nelle scuole come sessuata, insufficiente e non inclusiva delle identità trans, con il risultato di una comprensione ritardata della propria identità e della necessità di cercare maggiori informazioni al di fuori del contesto scolastico.

Diversi studi mostrano che gli adolescenti LGBTQ apprezzano il contatto con personale scolastico di supporto se sono vittime di bullismo a scuola, poiché questo sembra aiutarli a far fronte alle situazioni ( Day et al., 2019 ; Gower et al., 2018 ; Marshall et al., 2015 ).

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Contesto svedese

Nel contesto svedese, una persona su cinque nel gruppo di individui di età compresa tra 16 e 25 anni che sono omo o bisessuali riporta esperienze di abuso fisico da parte di un genitore, partner o altro adulto vicino; una cifra doppia rispetto alle persone eterosessuali della stessa fascia di età. Inoltre, i giovani LGBTQ sentono di essere stati spesso sottoposti a trattamenti ingiusti, bullismo e minacce ( The Swedish Agency for Youth and Civil Society, 2010 , 2019).

Tuttavia, il curriculum scolastico svedese stabilisce che nessuno studente deve essere oggetto di atti discriminatori a causa della sua identità sessuale o di genere e che l’istituzione deve lavorare per la promozione del benessere e dello sviluppo dell’individuo ( Agenzia nazionale svedese per l’istruzione, 2019 ).

La ricerca nel campo LGBTQ in Svezia è scarsa ( Consiglio di ricerca svedese per la salute, la vita lavorativa e il benessere, 2019). Questo motiva l’esplorazione delle esperienze degli adolescenti LGBTQ nella scuola media in un contesto svedese. Appare importante aumentare la comprensione di come gli adolescenti LGBTQ vivono, agiscono e interagiscono nell’ambiente scolastico. L’obiettivo del presente studio è esplorare l’inclusione degli adolescenti LGBTQ nella scuola media dal punto di vista degli adolescenti LGBTQ in Svezia.

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Lo studio consiste in una intervista retrospettiva, cui gli adolescenti LGBTQ hanno contribuito con le loro esperienze vissute della scuola media nel contesto svedese. L’analisi tematica è stata ispirata dai metodi di Braun e Clarke (2006) e da una lente teorica di Berger e Luckmann (1966) .

La scelta di Berger e Luckmann (1966) come quadro teorico ha permesso di minimizzare la potenziale influenza dei pregiudizi dei ricercatori sul processo di analisi. Spostando i pregiudizi del ricercatore in una prospettiva teorica, è possibile essere più rigorosi e trasparenti nel processo di analisi.

Il campione era rappresentato da 10 adolescenti LGBTQ aventi fra i 16 e i 20 anni al momento dell’intervista.

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Lo studio

Gli adolescenti nello studio si considerano omosessuali, bisessuali, transgender e/o queer. Gli adolescenti si sono presentati con il pronome relativo al sesso loro assegnato (lei/lui), altri si sono presentati con i pronomi tipicamente associati al genere (vedi tabella).

Gli adolescenti, parlando degli anni della scuola media, hanno affermato di essere stati a conoscenza del rischio di essere esclusi dal gruppo dei coetanei a causa del loro orientamento sessuale, o della loro identità di genere. Essi hanno cercato di comportarsi in modo da favorire l’inclusione nel gruppo, seguendo le mode e i comportamenti degli altri ragazzi; alcuni hanno anche smesso di esprimere le proprie opinioni, nel tentativo di deviare l’attenzione degli altri da se stessi.

Gli adolescenti hanno tuttavia scoperto che i loro coetanei li consideravano come aventi un’espressione di genere o una sessualità “diversa” rispetto alla maggior parte di loro, ad esempio in base ai vestiti che sceglievano di indossare, anche se essi non intendevano apparire diversi. Gli adolescenti hanno quindi cercato un equilibrio, in cui hanno dovuto negoziare la loro strada da seguire considerando sia le norme reali dell’ambiente che la propria identità di genere e orientamento sessuale.

Alcuni adolescenti sono stati esclusi dalla comunità dei coetanei e sono stati vittime di bullismo, al punto di aver cambiato scuola o classe per affrontare e cambiare attivamente la loro situazione. Il bullismo avveniva sia a scuola, sia su Internet.

Le strategie di esclusione sperimentate hanno reso difficile a questi adolescenti accettarsi per quello che erano; alcuni di loro hanno reagito con tristezza, senso di alienazione e rassegnazione, oltre che sintomi fisici e/o mentali.

Le esperienze degli adolescenti LGBT alla scuola media li hanno portati a vivere un doppio senso di esclusione, sia dai coetanei che da sé, “rifiutando” la loro vera identità o ritardandone l’accettazione. Il mancato adeguamento alla norma rappresentava una minaccia in termini di esclusione dal gruppo, mentre un adattamento alla norma rappresentava una minaccia all’accettazione da parte degli adolescenti della propria vera identità.

Gli adolescenti erano consapevoli di avere un diverso orientamento sessuale o identità di genere rispetto agli altri coetanei e avevano pochi amici.

Tuttavia, anche tra amici, gli adolescenti potevano sentirsi “diversi” perché anche gli amici avevano difficoltà a capire cosa significasse essere una persona LGBTQ se non erano persone LGBTQ loro stessi.

Trovare amici che fossero anche loro LGBTQ era il modo più semplice per socializzare e ottenere un sentimento di appartenenza. Sperimentare un senso di inclusione sembrava dipendere non solo dall’avere amici, ma dall’avere amici che potessero veramente cogliere il significato dell’identificazione come LGBTQ.

Gli adolescenti si aspettavano che gli adulti delle loro scuole offrissero aiuto nel loro processo di inclusione nel gruppo. Ad esempio, si aspettavano che gli insegnanti (re)agissero immediatamente quando erano vittime di bullismo da parte dei coetanei, come quando venivano usati termini relativi a LGBTQ o parole degradanti come insulti. Dal punto di vista degli adolescenti, alcuni insegnanti hanno invece ignorato i comportamenti di esclusione nei loro confronti.

Altri insegnanti hanno sottovalutato le esperienze di bullismo degli studenti e altri ancora non hanno avuto affatto un comportamento inclusivo, dal punto di vista degli adolescenti. La mancanza di (re)azione da parte del personale scolastico è stata in tal modo associata al supporto silenzioso delle strategie di esclusione dei pari o come strategia di esclusione.

A volte, gli adolescenti hanno persino scelto di allontanarsi da un ambiente scolastico vissuto come dannoso. Dopo aver visto adulti nelle scuole medie che ignoravano il trattamento ingiusto o disinvolto degli studenti, gli adolescenti LGBTQ hanno smesso di chiedere aiuto quando sperimentavano comportamenti esclusivi nei loro confronti da parte di altri coetanei. Gli adolescenti hanno giudicato gli insegnanti come ignoranti o disinteressati alla materia LGBTQ, che appariva come un meccanismo di esclusione in sé.

Le esperienze di vicinanza con un insegnante hanno invece contribuito a far sentire gli adolescenti rispettati, riconosciuti e inclusi nella più ampia comunità della scuola media.

Gli adolescenti hanno giudicato inadeguato l’insegnamento sulla materia LGBTQ a scuola, poiché esso consisteva principalmente in brevi affermazioni sul significato delle lettere LGBTQ e nulla di più sostanziale.

Tuttavia, alcuni adolescenti hanno citato esempi positivi di attenzione all’insegnamento LGBTQ durante le lezioni. Ad esempio, alcuni studenti hanno ricevuto un libro sull’argomento in relazione a una lezione di svedese e altri insegnanti hanno utilizzato il tempo per parlare dell’argomento durante le lezioni di biologia.

Nonostante le buone intenzioni, ad alcuni insegnanti mancava però la conoscenza della materia LGBTQ, dal punto di vista degli adolescenti.

Nel complesso, gli adolescenti hanno espresso il desiderio che il tema possa essere affrontato in misura maggiore nella scuola media,  per includere gli studenti LGBTQ in situazione simili a quelle degli adolescenti cisgender ed eterosessuali.

Il personale scolastico potrebbe così fare la differenza per le persone LGBTQ affrontando attivamente l’argomento e contribuendo al miglioramento delle conoscenze di tutti gli studenti, e quindi anche a un senso di inclusione e appartenenza piuttosto che di esclusione negli adolescenti.

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Precedenti studi mostrano che le persone emarginate la cui espressione di sé è ostacolata possono trovare uno sbocco online, tra gli altri simili (Craig & McInroy, 2014 ).

Anche la mancanza di azione da parte degli adulti, tuttavia, provoca sentimenti di alienazione e isolamento, (McDonald, 2018 ; Russell & Fish, 2016 ). Gli scarsi livelli di supporto sociale sono stati associati a livelli più elevati di problemi di salute mentale, comportamenti sessuali a rischio, vergogna e bassa autostima ( Mcdonald, 2018).

Come visto anche in studi precedenti, stereotipi, critiche e forti reazioni da parte di amici e familiari possono ostacolare le esplorazioni identitarie dei giovani LGBTQ, rappresentando anche fattori di rischio in termini di benessere mentale (Aranmolate et al., 2017 ).

Gli adolescenti nell’attuale studio hanno cercato di favorire l’accettazione della loro identità LGBTQ in via di sviluppo evitando di attirare l’attenzione sulla loro identificazione con una minoranza sessuale e di genere poiché ciò li avrebbe resi facili vittime di bullismo e attenzioni indesiderate ( Jackman et al., 2020 ). Allo stesso tempo, non hanno voluto apparire diversi dai loro coetanei.

Le politiche scolastiche inclusive sono state associate a un clima migliore per gli studenti, con meno vittimizzazione e bullismo e voti più alti per i giovani LGBTQ ( Day et al., 2019 )

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Conclusione

I risultati hanno mostrato che gli adolescenti LGBTQ hanno affrontato molteplici sfide nel loro ambiente scolastico, legate allo sviluppo della propria identità, agli atteggiamenti e al comportamento del personale e a quelli dei loro coetanei.

Gli adolescenti si sono trovati in una trama di strategie inclusive ed esclusive, esercitate da sé e dagli altri, che hanno condizionato le loro esperienze di scuola media. Inoltre, in un mondo dominato dall’eteronormatività e dalla cisnormatività, hanno lottato per lo sviluppo e l’accettazione della propria identità di genere e orientamento sessuale.

Hanno, inoltre, cercato un equilibrio tra l’adattarsi e il resistere alla norma in modo da essere inclusi, o non attivamente esclusi, dal gruppo dei pari. La devianza o la resistenza verso le norme prevalenti ha creato reazioni nell’ambiente, dove gli adolescenti LGBTQ rappresentavano un gruppo minoritario. Comportamenti offensivi e discriminatori, mancanza di reti di supporto e di modelli di ruolo hanno aumentato la vulnerabilità e il senso di alienazione e isolamento degli adolescenti LGBTQ.

Quanto sopra deve essere considerato in linea con l’auspicio di ulteriori iniziative volte ad accrescere la conoscenza nell’ambiente scolastico della materia LGBTQ.

Dr. Giuliana Proietti

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