Sigmund Freud e la sua collezione di antichità

Sigmund Freud e la sua collezione di antichità

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Un percorso dedicato alla vita, alle opere e al pensiero di Sigmund Freud.

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La scrivania di Freud non era solo un piano di lavoro, ma un altare personale dove l’antico e il moderno si fondevano. Cerchiamo di saperne di più.

Qual era l’oggetto più caro a Sigmund Freud al momento della sua fuga da Vienna nel 1938?

Tra i molti beni che Freud riuscì a portare con sé mentre lasciava la Vienna occupata dai nazisti, spiccava un oggetto in particolare: una copia romana in bronzo del II secolo della dea Atena. Freud la considerava un talismano personale. Atena, dea della ragione, della guerra e dell’artigianato, troneggiava al centro della sua scrivania ed era il suo sguardo fisso mentre scriveva le sue teorie sull’inconscio.

Perché Freud collezionava antichità?

Freud era affascinato dall’antichità per ragioni sia personali che professionali. Iniziò a collezionare nel 1896, anno in cui perse il padre, aprì il suo primo studio e diede avvio alla propria autoanalisi. La passione per l’archeologia lo accompagnò tutta la vita e trovò una corrispondenza diretta nel suo lavoro clinico: come disse al celebre paziente noto come “l’Uomo dei Lupi”, lo psicoanalista, come l’archeologo, deve scavare a fondo nella psiche per raggiungere i tesori più nascosti.

Quanto era grande la collezione di Freud?

Al momento della sua morte, Freud possedeva oltre 2.000 oggetti antichi provenienti da Egitto, Grecia, Roma, India, Cina ed Etruria. Una collezione straordinaria, raccolta in gran parte grazie alle sue esplorazioni nei mercati antiquari viennesi e con il sostegno di figure come la principessa Maria Bonaparte.

Come erano disposti gli oggetti nello studio di Freud?

Lo studio era un affascinante miscuglio di epoche e culture, ma organizzato con cura. Mentre le pareti erano ricoperte di opere d’arte e simboli mitologici, gli armadi seguivano una logica più sistematica: statue di Eros su una mensola, oggetti funerari egizi su un’altra, e vasi greci lekythoi insieme. L’eccezione era la scrivania, dove convivevano oggetti estetici e pratici, antichi e moderni: penne accanto a dee egizie, scatole di sigari vicino a divinità cinesi.

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Quali oggetti avevano un significato personale per Freud?

Tra i più intimi c’era una statuetta in marmo del dio egizio Thoth, che Freud accarezzava ogni mattina. Thoth, dio della scrittura e inventore dei geroglifici, simboleggiava per Freud la possibilità di decifrare l’inconscio come un testo nascosto. Anche le figure bifronti, come Giano o i contenitori con volti opposti, affascinavano Freud e riflettevano la sua teoria del dualismo tra pulsioni di vita e di morte (Eros e Thanatos).

Che relazione c’era tra la collezione e la teoria psicoanalitica?

Moltissima. Freud paragonava esplicitamente il lavoro dell’analista a quello dell’archeologo: entrambi rimuovono strati per svelare ciò che è nascosto. La sua collezione, con simboli provenienti da culture diverse e carichi di significati mitologici e inconsci, fungeva da stimolo visivo e metaforico per la sua riflessione teorica. 

Lo studio di Freud è ancora visitabile oggi?

Sì. Il Freud Museum di Londra conserva lo studio esattamente come Freud lo lasciò nel 1939, dopo la sua morte. Ogni oggetto è rimasto al suo posto, come se Freud potesse rientrare da un momento all’altro e riprendere il suo lavoro. La scrivania, con Atena al centro, continua a raccontare silenziosamente il dialogo tra mente, storia e sogno.

Dr. Giuliana Proietti

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