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Sindrome di alienazione genitoriale

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Sindrome di alienazione genitoriale

sindrome di alienazione genitoriale

Quando una coppia si separa i primi a pagarne le conseguenze sono sicuramente i figli.

La separazione, ma soprattutto l’alta conflittualità di coppia possono infatti creare danni enormi ai figli, i quali potrebbero reagire a questo pesante clima familiare con comportamenti delinquenziali, come bullismo, assunzione di droghe, fughe da casa, abbandono della scuola, ecc.

Quando la separazione non è consensuale, le coppie entrano in tribunale con un altissimo livello di conflittualità, che non si attenua minimamente, semmai il contrario, quando viene decisa la modalità di affidamento dei figli ai genitori.

In Italia la maggioranza dei genitori affidatari sono le madri: si è sempre ritenuto infatti, salvo casi gravissimi, che la madre fosse comunque più affidabile del padre nell’allevamento dei figli. (Negli anni 2000-2005 i figli della coppia separata sono stati affidati alla madre nell’80.7% dei casi, al padre nel 3,4% dei casi e ad entrambi, con affido congiunto, solo nel 15,4% dei casi. Dati ISTAT).

Dopo la separazione, è frequente che i padri siano inadempienti riguardo alle norme stabilite dalla sentenza, oppure che non provvedano al mantenimento, che si disinteressino dei propri figli, che si sottraggano ai propri doveri. Vi sono però anche dei casi in cui i padri adempiono regolarmente ai propri obblighi, mentre sono le madri a mettere in atto precise strategie, volte a far scomparire la presenza del padre dalla vita dei propri figli.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea riconosce espressamente, fra i diritti dei bambini, il diritto ad intrattenere relazioni personali con entrambi i genitori: per questo motivo in questi ultimi anni si è andato sempre più affermando il concetto di bigenitorialità, in base al quale viene riconosciuto al figlio di genitori separati il diritto naturale di mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori.

Può accadere tuttavia che questa condizione sia di fatto impedita dal rifiuto del bambino di incontrare il proprio genitore.

In questi casi si parla di “sindrome di alienazione genitoriale” (o P.A.S., dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome; S.A.P., se letta in italiano). Secondo questa teoria il figlio di genitori separati comincerebbe a nutrire astio e disprezzo nei confronti del genitore lontano, a causa delle manipolazioni della sua volontà da parte del genitore affidatario (in genere la madre).

A parlare per primo di questa condizione e a definirla una “patologia” fu, secondo quanto viene generalmente citato in letteratura, lo psichiatra americano Richard Alan Gardner, della Columbia University di New York, il quale scrisse sull’argomento molti saggi, che fornivano un approccio sistematico al problema.

Gardner definì la P.A.S. ”Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienante) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (alienato)”.

Il disturbo, secondo Gardner, insorge nel bambino dopo un vero e proprio lavaggio del cervello da parte del genitore affidatario, che utilizza il figlio per raggiungere i propri scopi, come ad esempio vendicarsi dei comportamenti del/della partner, o per ribellarsi contro la non condivisa volontà di separazione.

Il lavaggio del cervello che i figli subirebbero in questa situazione di accesa conflittualità consisterebbero, secondo Gardner, in:

– espressioni denigratorie riferite all’altro genitore,
– false accuse di trascuratezza,
– false accuse di violenza o abuso (anche sessuale).

Ovviamente, per poter parlare di P.A.S. occorre anzitutto stabilire che le accuse di violenza e trascuratezza siano palesemente false, perché in presenza di reali abusi, o di un effettivo atteggiamento di trascuratezza e disinteresse, la diagnosi ovviamente non potrebbe considerarsi applicabile.

La seconda condizione utile per diagnosticare la P.A.S. è che il bambino rivesta un ruolo attivo nel processo di alienazione, ovvero che non si limiti, con i suoi comportamenti, a dimostrare di aver subito il “lavaggio del cervello” da parte del genitore a lui più vicino, ma che contribuisca direttamente e volontariamente alla campagna di denigrazione nei confronti dell’altro genitore.

Gli otto “sintomi” primari della sindrome individuata da Gardner sono i seguenti:

– campagna di denigrazione, nella quale il bambino mima e fa suoi i messaggi di disprezzo del genitore alienante verso l’altro genitore;
– razionalizzazione debole dell’astio: il bambino spiega il cattivo rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, superficiali;
– mancanza di ambivalenza: il genitore rifiutato è descritto dal bambino come “tutto negativo”, mentre l’altro genitore è visto come “tutto positivo”;
– fenomeno del pensatore indipendente: il bambino crede di aver elaborato da solo la sua visione negativa del genitore lontano, senza aver mai subito le influenze del genitore alienante;
– appoggio automatico al genitore alienante: in qualsiasi conflitto il bambino prende le parti del genitore alienante;
– assenza di senso di colpa: tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino;
– scenari presi a prestito affermazioni del bambino con utilizzo di parole non sue e di argomenti che, data la giovane età, non può ancora conoscere e che gli sono state evidentemente inculcate da un adulto;
– estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, che coinvolge nell’alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive del genitore “alienato”.

Conseguenze della sindrome di alienazione parentale nella psicologia del bambino/adolescente:

. narcisismo;
. indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia;
. mancanza di rispetto per l’autorità, estesa anche a figure non genitoriali;
. paranoia;
. psicopatologie legate all’identità di genere.

La P.A.S. in Italia, è una patologia molto citata in ambito giuridico e dalle associazioni di papà separati che rivendicano il loro diritto-dovere di essere genitori. Dal punto di vista psicologico invece la P.A.S. non è ancora considerata una patologia vera e propria, in quanto non è stata inserita nel DSM IV (la Bibbia degli psichiatri).

Non vi sono poi indagini precise o studi che mostrino con chiarezza i dati statistici del fenomeno e il dibattito sull’argomento è ancora aperto, fra gli psichiatri, sull’opportunità di inserire la P.A.S. fra i disturbi psichiatrici, nel prossimo DSM V, che dovrebbe uscire nel 2013.

Vi sono molte perplessità fra gli studiosi, non solo per quanto riguarda la sindrome, difficile da dimostrare, ma anche per la stessa figura del Dr. Gardner, che appare alquanto controversa. E’ vero che una teoria può essere valida anche se il suo creatore è una persona poco affidabile e moralmente discutibile, però è anche vero che questo stato di cose sollecita insinuazioni e pregiudizi difficili da contrastare.

Ad esempio, si è appurato che il Dr. Gardner non era affatto un professore di psichiatria infantile e non era nemmeno docente della Columbia University, come generalmente amava definirsi. Questo particolare emerse chiaramente sul New York Times, che cadde, come altri, in questo incredibile misunderstanding.

Gardner infatti morì il 25 Maggio 2003, per suicidio (si accoltellò con un coltello da macellaio). Il New York Times pubblicò immediatamente un breve articolo, il 28 Maggio 2003, nel quale si annunciava che il famoso psichiatra e psicoanalista Richard A. Gardner era morto all’età di 72 anni, a casa sua. Il 9 Giugno del 2003 lo stesso giornale pubblicò un “obituario“, o necrologio, con diverse notizie sulla vita e l’opera di Gardner, ma solo dopo 5 giorni, il 14 Giugno 2003, il giornale dovette precisare che il Dr. Richard A. Gardner, psichiatra e psicoanalista, era un “clinical professor” di psichiatria nella divisione di psichiatria del bambino e dell’adolescente presso la Columbia University – cioè un volontario non retribuito – e non un professore di psichiatria infantile.

Anche per quanto riguarda l’attività professionale, Gardner era più esperto di aule di tribunali che non di aule universitarie.Tranne rarissime eccezioni infatti, testimoniava sempre a favore dei mariti, chiedendo il “modesto” onorario di 500 dollari l’ora.

Gardner riscosse anche in vita molte critiche (fra cui quelle delle femministe) perché la PAS più che una patologia appariva a molti come uno strumento creato ad hoc per essere usato dai padri e dai loro avvocati allo scopo di combattere in tribunale la propria ex moglie ed ottenere così l’affidamento dei figli.

Gardner inoltre scrisse una trentina di libri, ma tutti pubblicati da Creative Therapeutics, una casa editrice che aveva all’epoca un catalogo di soli 30 volumi (tutti scritti da un solo autore, Richard Alan Gardner ) ed era ubicata allo stesso indirizzo dello psichiatra. Insomma, tranne pochissime eccezioni, i famosi 30/40 libri del Dr. Gardner erano solo delle auto-pubblicazioni.

Al culmine della sua prestigiosa carriera il creatore della PAS fu ascoltato come testimone anche nella separazione fra Mia Farrow e Woody Allen, nel 1992 (in cui lei accusava lui di aver molestato sessualmente i loro figli).

Inoltre ci sono, nei confronti del Dr. Gardner, le ben più gravi accuse di pedofilia: del suo entourage ed anche proprie.

Le teorie dello psichiatra americano furono infatti diffuse anche attraverso articoli pubblicati su una piccola rivista, sconosciuta ai più, chiamata Issues in Child Abuse Accusations, facente capo all’Institute for Psychological Therapies, diretta dal Dr. Ralph Underwager, il quale qualche anno fa, intervistato dalla rivista olandese Paidika: The Journal of Paedophilia, affermò testualmente: “la pedofilia è un’espressione accettabile del volere di Dio per l’amore e l’unione tra esseri umani” (in originale: “paedophilia is an acceptable expression of God’s will for love and unity among human beings”).

Anche nelle opere di Gardner si possono trovare molti ideali poco raccomandabili, come quello che non bisogna essere troppo puntivi nei confronti dei pedofili, dal momento che occorre comprendere certi atteggiamenti e mai allontanare il padre pedofilo dai propri figli. Più in basso si riporta una breve antologia di citazioni “discutibili”.

Va detto che gli avvocati hanno un grande bisogno di basare le loro istanze su una documentazione scientifica che comprovi la giustezza della richiesta, nell’interesse dei minori. Può essere dunque accaduto che certe teorie, scientificamente poco fondate, siano state accolte in ambito legale con meno scetticismo di quanto sarebbe accaduto se fossero state proposte in ambito scientifico.

Nessuno, naturalmente, vuole negare l’esistenza di comportamenti scorretti da parte di un genitore verso l’altro, o l’interesse nella manipolazione dei figli per raggiungere i propri obiettivi, che non coincidono con l’interesse del minore. Si ritiene però che al momento non vi siano sufficienti prove “scientifiche” a favore della P.A.S. e soprattutto questa sindrome non è ancora riconosciuta come una reale patologia psichiatrica. Più coerentemente dovrebbe essere trattata come un comportamento scorretto da parte di un genitore, che potrebbe creare disagi esistenziali al figlio, ma non necessariamente espressione di una patologia psichiatrica.

Ecco una raccolta di citazioni di Gardner che mettono in dubbio la sua credibilità scientifica:

“There is a bit of pedophilia in every one of us.”C’è un pizzico di pedofilia in ciascuno di noi.
Gardner, R.A. (1991). Sex Abuse Hysteria: Salem Witch Trials Revisited . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics. (p. 118)

“Pedophilia has been considered the norm by the vast majority of individuals in the history of the world.” La pedofilia è stata considerata la norma dalla maggior parte delle persone, nella storia del mondo
Gardner, R.A. (1992). True and False Accusations of Child Sex Abuse . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics. (p. 592-3)

“Pedophilia “is a widespread and accepted practice among literally billions of people.” La pedofilia è una pratica molto diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone.
Gardner, R.A. (1986). Child Custody Litigation: A Guide for Parents and Mental Health Professionals . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics, (p. 93)

Some children experience ” high sexual urges in early infancy. ” ;“There is good reason to believe that most, if not all, children have the capacity to reach orgasm at the time they are born.” Alcuni bambini sperimentano “forti bisogni sessuali durante l’infanzia”; ” Ci sono buone ragioni per ritenere che molti bambini, se non tutti, abbiano la capacità di raggiungere l’orgasmo al momento della nascita.

Gardner, R.A. (1992). True and False Accusations of Child Sex Abuse . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics. (p. 15)

“Keep the child connected to the abuser”; “Special care should be taken not alienate the child from the molesting parent. The removal of a pedophilic parent from the home “should only be seriously considered after all attempts at treatment of the pedophilia and rapprochement with the family have proven futile.” Lasciate che i bambini restino in contatto con l’abusante” “Occorre fare attenzione affinché il bambino non venga allontanato dal genitore che lo ha molestato. L’allontanamento di un genitore pedofilo dalla casa dovrebbe essere considerato solo dopo che tutti i tentativi di trattare la pedofilia e il riavvicinamento con la famiglia sono falliti.

Gardner, R.A. (1992). True and False Accusations of Child Sex Abuse . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics.(p. 537)

“Tell the child that sexual abuse by a father is normal” Older children may be helped to appreciate that sexual encounters between an adult and a child are not universally considered to be reprehensible acts. The child might be told about other societies in which such behavior was and is considered normal. The child might be helped to appreciate the wisdom of Shakespeare’s Hamlet, who said, “Nothing’s either good or bad, but thinking makes it so.” “Dite al bambino che l’abuso sessuale da parte di un padre è normale”. I bambini più grandi possono essere aiutati a ritenere che gli incontri fra bambino e adulto non siano sempre ritenuti un atto riprovevole. Al bambino può essere detto che in altre società questo comportamento è sempre stato ed è normale. Il bambino può essere aiutatao ad apprezzare il consiglio dell’Amleto di Shakespeare, il quale dice: “Niente è buono o cattivo, è il pensiero che lo rende tale”

Gardner, R.A. (1992). True and False Accusations of Child Sex Abuse . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics.(p. 549)

Giuliana Proietti

Fonti:

Wikipedia
R. Gardner.com
New York Times
Women’s Legal Resource
Cincinnatipas

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