Thomas Mann e la posizione di Freud nello spirito moderno

Thomas Mann

Sul British Medical Journal del 10 ottobre 1942 (più o meno 70 anni fa, in piena Seconda Guerra Mondiale), Sir Walter Langdon-Brown scriveva una recensione al saggio di Thomas Mann sul pensiero di Freud (“La posizione di Freud nella storia dello spirito moderno”, 1929, in Nobiltà dello spirito e altri saggi, Milano, Mondadori, 1997) facendo degli interessanti riferimenti al periodo storico del tempo (nazismo e seconda guerra mondiale).

Ve ne offriamo una sintesi, vista l’immutata attualità dell’argomento, nonostante sia ormai passato quasi un secolo dagli scritti di Freud e Mann e quasi settanta anni dalla data dell’articolo citato.

Thomas Mann, seppure avesse moltissima influenza letteraria in Germania, pubblicò nel 1929 un saggio su Sigmund Freud, La posizione di Freud nella storia dello spirito moderno, che non destò particolare interesse. In quel saggio però Thomas Mann scrisse in modo profetico, con toni penetranti, le sue riflessioni sulla mentalità tedesca. Data la congiuntura attuale (n.d.b.: seconda guerra mondiale) è interessante cercare di capire il valore che Mann attribuiva a Freud e alla psicoanalisi.

Il saggio di Mann inizia con con l’adozione della visione di Nietzsche, secondo la quale la seconda parte del 19° secolo è stata caratterizzata da un finto progresso e dalla subordinazione della ragione alle emozioni. Sebbene non si tratti di riforme sociali limitate alla Germania, è lì che esse si sono espresse alla massima potenza.

Per Thomas Mann le riforme di quegli anni hanno poco a che fare con il progresso, in quanto tendono piuttosto a ristabilire il vecchio in senso conservatore, come una religione primordiale che si rivolge alla propria terra di origine. Tutto ciò ha prodotto il disprezzo per la ragione e l’intelletto, visti ormai come un’illusione infruttuosa, alla quale si è preferito il ripristino dell’irrazionale e dell’istintivo.

Quando la reazione si traveste da rivoluzione, scriveva Mann, essa ha successo soprattutto sui giovani, che non si sanno difendere, con l’esperienza, dai trucchi del potere e può far breccia nelle loro menti come una promettente novità. La freschezza  rivoluzionaria della gioventù rimane impressionata dal principio della natura irrazionale, dall’anima popolare, dall’odio, dalla guerra… Tutto ciò che è vecchio si rigenera mostrandosi come avanguardia… Possibile che i giovani restino vittime di questa mera distorsione della realtà? Non possiamo più restare semplicemente a guardare, scrivevaThomas Mann, questi giovani corpi con le braccia alzate, in un saluto romano, che sprecano la loro gioventù su idee che appartengono al lontano passato.

Parole profetiche. La storia infatti è andata avanti e, come ha detto Kerr Clarkson nel suo Europe in Eclipse, il movimento giovanile nazista fu per Hitler il metodo per sfruttare le caratteristiche dell’adolescenza al servizio dello Stato o, come racconta Howard Smith nel suo vivido Last train from Berlin, i nazisti hanno cavalcato le onde, non del futuro, ma del più nero passato. Hitler ha completato quello che Wagner ha iniziato, con lo sfruttamento del mito.

Il recente (siamo nel 1942) arresto del fisiologo Prof. Lapicque a Parigi e la soppressione della Presse Medicale dicono molto in proposito. Scienza, letteratura, arte devono essere tollerati solo nella misura in cui essi vengono compresi dall’autocrate. Tutti i valori più elevati si devono scontrare con ciò che afferma il Mefistofele di Goethe: “Io sono lo spirito che nega”.
In realtà dobbiamo ammettere che un elemento reazionario non è raro nelle rivoluzioni. Le aste dei littori sono simboli idonei per il fascismo, dal momento che i Romani sono stati i più persistenti laudatores temporis acti di tutta la storia, anche nei momenti delle loro più grandi conquiste. La rinascita del nazionalismo irlandese ha acquisito forza dal crepuscolo celtico, rappresentato poeticamente da W. B. Yeats e pittoricamente da suo fratello.

Thomas Mann vedeva nella tecnica di Freud un metodo utile per evitare manovre reazionarie. Scriveva: “Molto tempo fa, e certamente con grande sorpresa del suo medico-fondatore, (la psicoanalisi) è diventata troppo grande per il dominio della medicina ed è divenuta un movimento mondiale che è penetrato in tutti i settori possibili dell’intelletto e della scienza. … Ma essendo in origine una tecnica di guarigione, ha conservato nei vari settori intellettuali il suo carattere medico, i suoi bisogni umani ed etici… Il che gli ha conferito un particolare status all’interno del movimento scientifico del nostro tempo”.

Freud andava ricordato, secondo Thomas Mann, perché pur avendo compreso il potere degli istinti sulla mente, era ben lontano dall’idea di dover cedere il passo a questi ultimi, in quanto diceva che: “La voce dell’intelletto è bassa, ma non riposa fino a che qualcuno la ascolta”.

Quando Freud descrisse gli impulsi di morte e distruzione come lo sforzo dei vivi di attenuare la tensione con il ritorno all’assenza di vita, definendo la “pulsione di vita”, cioè il sesso, come ciò che tende a creare organizzazioni della realtà sempre più complesse e armonizzate, egli dette alla sessualità un significato intellettuale e rivoluzionario, come mai prima gli era stato attribuito.

Mann crede profondamente, anche se forse a volte quasi troppo sottilmente, e non tutti saranno d’accordo con lui (come invece lo è, dichiaratamente, l’autore dell’articolo, Sir Walter Langdon-Brown) che i benefici terapeutici che derivano dalla dottrina freudiana possano essere di aiuto anche alle società.

Il saggio di Thomas Mann si conclude infatti con una nota di ottimismo: “L’obiettivo della psicoanalisi è un nuovo ordine di vita, ottenuto con lo sforzo, basato su libertà e sicurezza, che derivano dalla conoscenza di sé… Si occupa della notte, del sogno, degli impulsi, del pre-conscio… Ma non è per nulla uno strumento oscurantista, fanatico, nostalgico del passato”.

Per Thomas Mann la psicoanalisi rappresentava dunque le fondamenta della società del futuro che, nel suo auspicio, doveva essere la dimora di una umanità libera e consapevole.

Fonte:

Walter Langdon-Brown, Thomas Mann on Freud, BMJ

Curiosità:

Langdon Brown, l’autore dell’articolo, era tra l’altro era il fratello della riformatrice sociale Florence Ada Keynes, a sua volta madre del famoso economista John Maynard Keynes e figlio della nipote di John Langdon Down, colui che scoprì la sindrome di Down.
Una voce autorevole, non c’è che dire…

Commento:

Ho trovato interessante questo articolo, che incrocia il pensiero di tre autori, i quali tutti hanno sperato che il la psicoanalisi potesse essere uno strumento valido per cambiare il mondo. Purtroppo, a distanza di quasi un secolo da queste idee, il mondo è andato avanti come sempre e le reazioni continuano a mascherarsi da rivoluzioni, il nuovo non è altro che una riproposizione del vecchio, e la psicoanalisi non ha aiutato il mondo a cambiare, anzi forse lo ha peggiorato, dando alle persone la falsa speranza che conoscere sé stessi avrebbe aiutato a creare maggiore giustizia sociale e maggiore felicità.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Immagine:

Thomas Mann, Wikimedia

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Dr. Giuliana Proietti
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