Thomas Mann

Thomas Mann

Thomas Mann è uno degli autori più conosciuti della letteratura tedesca contemporanea. I suoi grandi romanzi, I Buddenbrook, La montagna incantata, Doctor Faustus e alcuni dei suoi racconti, come Tonio Kröger e La morte a Venezia sono diventati dei riferimenti universali.
Mann nacque il 6 giugno 1875, a Lübeck (Lubecca) nel nord della Germania. Suo padre, Thomas Johann Heinrich Mann, veniva da una famiglia molto benestante di commercianti, era sentore ed era stato per due volte sindaco della sua città. Sua madre, Júlia da Silva Bruhns, era d’ascendenza tedesca ma di nascita brasiliana: era tornata in Germania all’età di sette anni, mantenendo una particolare predilezione per la musica portoghese. Il padre di Thomas era protestante, la madre cattolica; Thomas venne educato secondo la confessione luterana del padre e gli furono inculcati i valori allora dominanti della borghesia e dell’ordine sociale. Dalla madre Thomas ereditò invece l’amore per l’arte. In famiglia vi erano in tutto cinque figli, fra cui due sorelle, che si suicidarono, ed Heinrich (1871-1950), che come Thomas sarebbe diventato romanziere.
Thomas Mann sin da bambino mostrò di non amare la scuola, lo studio, la disciplina. Nel 1891 gli morì il padre, per cui l’azienda di famiglia venne liquidata e la famiglia Mann si trasferì a Monaco, nel sud della Germania. In questo periodo Thomas Mann si innamora di un coetaneo, Paul Ehrenberg, violinista. Questo innamoramento omosessuale fu il secondo, dopo quello provato al liceo, per un compagno di scuola che non lo amava, ma al quale Thomas ebbe il coraggio di confessare i suoi sentimenti.

Dopo un breve periodo trascorso in Italia (Roma e Palestrina) insieme al fratello Heinrich, nel 1896, Thomas tornò a Monaco, dove cominciò a scrivere per il giornale satirico Simplicissimus. Le influenze culturali maggiori le ebbe dai filosofi Nietzsche e Schopenhauer, che però non contribuivano a migliorare il tono dell’umore del futuro scrittore, il quale a causa della depressione arrivò in quel periodo ‘vicino al suicidio’, come ebbe a dire in seguito. E’ in questo clima che pubblicò la sua prima novella, Il piccolo signor Friedmann.

Il servizio militare, iniziato nel 1900, finì dopo soli tre mesi in quanto Mann fu riformato per ‘problemi psicosomatici’: soffriva infatti di ipocondria e non riusciva a tenere sotto controllo la sua forte emotività. Inoltre, sebbene fosse di bell’aspetto, con occhi azzurri e capelli neri, era sempre pallidissimo. Nel 1901 uscì l suo primo romanzo, i Buddenbrook, con sottotitolo ‘decadenza di una famiglia’: Thomas aveva solo 25 anni e il libro gli dette subito fama e successo. L’opera ha un forte carattere autobiografico e narra l’ascesa e la caduta di una ricca famiglia di commercianti, seguendone le vicende attraverso diverse generazioni. Coi Buddenbrook, Mann mette in scena i pericoli che minacciano il sistema dei valori borghesi tradizionali, ai quali al tempo credeva fermamente, ma soprattutto si chiede se sono compatibili arte e vita: da un lato l’ethos borghese, basato sulla produzione ed il commercio e dall’altro il mondo dell’arte, con le sue incognite, le sue inquietudini spirituali, le imprevedibilità, i rischi e talvolta l’abisso.
Nel 1903 pubblicò ‘Tonio Kröger’, la storia di un’amicizia, al confine con l’amore, del giovane Tonio per il giovane e biondo Hans e la bella Ingeborg.

Nel 1905 si sposò con Katia Pringsheim, nata il 24 luglio 1883 a Feldafing presso Monaco. Era una ragazza di famiglia molto benestante: studiava matematica e fisica all’Università e suo padre era docente universitario. Si erano conosciuti nel febbraio del 1904, quando Thomas vide Katia nel tram su cui la ragazza viaggiava per andare all’università. Lo scrittore rimase colpito da una risposta impertinente che la ragazza diede al bigliettaio, quando questi volle impedirle di scendere. Thomas chiese ad amici comuni di essere presentato ai Pringsheim, per conoscere Katia, la quale in un primo momento non sembrò particolarmente attratta dal giovane pretendente. L’episodio fu narrato in “Altezza reale” (1909), il suo secondo romanzo, incentrato sulla figura del principe Klaus Heinrich, regnante in un piccolo Stato immaginario, e sulla sua vita di corte fatta di regole e di fastose apparenze. Alla fine della storia il principe sposerà la figlia di un miliardario americano.
Con Katia, Thomas mise al mondo sei figli : Erika (che fu attrice e scrittrice, dichiaratamente bisessuale), Klaus (autore di Mefisto e Il Vulcano, con il quale il padre ebbe rapporti difficili perché non accettava la dichiarata e troppo evidente omosessualità del figlio) Golo (Angelus Gottfried Thomas, scrittore e storico), Monika, Elisabeth e Michael.
Katia era al corrente dell’orientamento sessuale del marito, ma lo accettò, senza problemi.

A quel tempo le idee politiche di Thomas Mann erano piuttosto conservatrici e nazionalistiche, idee che il romanziere cambiò solo nella maturità, quando aderì al movimento umanistico dell’anti-nazismo. Nel 1912 passò tre settimane insieme alla moglie, malata, presso il sanatorio di Davos e cominciò lì a scrivere il romanzo La Montagna Incantata, pensando di scrivere una breve novella. In realtà ne venne fuori un romanzo molto corposo, che molti considerano il suo capolavoro.
Nel 1912 scrisse “La morte a Venezia”, un romanzo breve, destinato a suscitare grande scalpore in quanto incentrato sull’amore omosessuale di un uomo maturo per un giovane. E’ una storia d’amore e di morte, metafora di una società europea che si andava disfacendo, con l’avvicinarsi della prima guerra mondiale. ”La Morte a Venezia”, come scrisse Mann sul suo diario, non è frutto di fantasia, ma del suo reale innamoramento per un giovane polacco. Personaggio principale del romanzo è Gustav Von Aschenbach (il personaggio sembra ispirato a Gustav Mahler), celebre poeta in vacanza a Venezia, che viene attratto dal bellissimo ragazzo Tadzio. Per lui resterà nella città colta da un’epidemia di colera, per lui si avvierà alla morte.

Nel 1914 scoppiò la prima Guerra mondiale: Mann aveva allora delle idee molto conservatrici ed a favore della Germania. Con il saggio Pensieri di guerra, sostenne la causa tedesca, in aperto contrasto con il fratello Heinrich, pacifista convinto e uomo ‘di sinistra’. Scrisse poi Riflessioni di un Inpolitico e da qui cominciò la sua apertura verso idee politiche meno conservatrici. Le riflessioni raccolte in questo libro tuttavia lo porteranno al litigio con il fratello Heinrich. Durante la prima guerra mondiale, il romanzo La montagna incantata fu momentaneamente accantonato, perché l’autore non riusciva più a dedicarsi al romanzo, visti i tragici accadimenti che portava con sé la guerra.
Nel 1922 Mann era ormai divenuto un fiero oppositore del fascismo e del nazismo. La sua scelta, forse più filosofica ed umanitaria che prettamente politica, era decisamente a favore della ragione, contro la barbarie.
Nel 1924 Mann pubblicò La Montagna Incantata e cominciò a fare cicli di conferenze. La Montagna Incantata è un libro sulla vita, la morte, il tempo, l’amore: è la storia, quasi del tutto priva di intreccio, del giovane Hans Castorp nel sanatorio di Davos, nei Grigioni, dove doveva rimanere tre settimane, per fare compagnia al cugino Joachim e dove invece rimase sette anni. Sulla montagna ‘incantata’ si vive il tempo in modo diverso da quello che accade in ‘pianura’ e diverse sono le esperienze, le abitudini, le aspettative di queste persone che sono ammalate e pertanto più a contatto con la morte. Nel libro emergono chiaramente i nuovi interessi di Mann, come la psicoanalisi, lo spiritismo, i dibattiti filosofici e le nuove idee politiche.

Nel 1929 gli venne assegnato il Nobel per la letteratura: in quel tempo aveva da poco iniziato la tetralogia biblica Giuseppe e i suoi fratelli, cui lavorò per 15 anni. Essa comprende: Le storie di Giacobbe, Il giovane Giuseppe, Giuseppe in Egitto e Giuseppe il nutritore. Per molti critici questo è il vero capolavoro di Thomas Mann.

E’ di questo periodo una breve corrispondenza con Sigmund Freud del quale lo scrittore leggeva con attenzione le opere e condivideva, anche per motivi personali, la teoria della bisessualità.
Nel 1933 Hitler prese il potere in Germania e Mann si trasferì a Zurigo, svolgendo attività politica antifascista, ma “a favore delle basi umanistiche della cultura tedesca tradizionale”. Nel 1936 scrisse una lettera aperta, pubblicata sul quotidiano svizzero “Neue Zurcher Zeitung” che viene citata come uno dei testi base della Resistenza europea e che gli costò la perdita della cittadinanza tedesca, per lui e per i suoi familiari. Lo stesso anno Klaus, figlio dello scrittore, pubblicò Mephisto, un romanzo basato su arte, politica e i pericoli del compromesso. Questo libro prefigura Doktor Faustus, che poi scriverà Mann-padre.

Nel 1938 Mann accettò una cattedra presso la prestigiosa Università di Princeton (USA) per poi andare in California, dove poté frequentare altri emigrati illustri, come Bertolt Brecht, Arnold Schoenberg, Walter Adorno, Bruno Walter, e Igor Stravinski.
Nel 1943 iniziò a scrivere Doktor Faustus, che poi pubblicò nel 1947. Durante il suo esilio, senza cessare di dedicarsi alla letteratura, Mann pubblicò articoli e allocuzioni radiofoniche contro il nazismo. Nel 1949, a Cannes, morì il figlio Klaus, per overdose da droga: fu suicidio.

Nel 1952 Mann tornò in Europa, ma si stabilì a Zurigo, per non scegliere in quale delle due Germanie andare.
Nel 1953 uscì il racconto L’inganno, e l’anno successivo Le confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull, l’ultimo suo grande successo. Il 12 Agosto 1955 morì a Kilchberg, nei pressi di Zurigo, lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo.
Diverse opere di Thomas Mann ebbero una trasposizione cinematografica. Tra queste ricordiamo le versioni de I Buddenbrook di Alfred Weidemann (1959) e poi di Franz Peter Wirth (1978), di Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971), di Lotte in Weimar di Egon Günther e de La montagna incantata di Hans W. Geißendörfer (1982).

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Dr. Giuliana Proietti
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