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Dentro e Fuori di te

Lettere a Dr. Giuliana Proietti

Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta sessuologa

DENTRO E FUORI DI TE
Archivio Storico 2001-2011  
Pagina n. 8

SPERO CHE LE COSE VADANO MEGLIO

Gentilissima dott. Proietti
In sintesi la mia storia coniugale è precipitata circa sette anni fa quando scoprii che mia moglie coltivava un’amicizia particolare nel suo ambiente di lavoro. Lei mi confessò tutto nei minimi dettagli sostenendo che infondo si trattava per lo più di conversazioni telefoniche. Da allora in me venne meno la fiducia che avevo per lei nonostante, per salvare il nostro matrimonio si era allontanata da quell’ambiente cambiando lavoro. In seguito è venuta un’atra figlia ma questo non riuscì a placare la delusione che avevo provato. Per tutti questi anni è successo che gli ho rinfacciato spesso quell’evento. Alcuni mesi fa gli è stata diagnosticata una infiammazione cronica alla tiroide che le causa aritmie e pressione alta che sta curando. Di questo suo male lei attribuisce a me la colpa, poiché sostiene che io l’abbia assillata con i miei modi di dire e di fare in quanto si sentiva controllata, spiata, in pratica un incubo. Alcuni mesi fa in occasione di un ennesimo litigio riferito al fatto che si sentiva controllata da me, mi confessò che ormai non sentiva di amarmi più già da un po di tempo, che pian piano aveva maturato la cosa e adesso ne era pienamente convinta. Solo allora mi sono reso conto di quanto la amassi e ho cercato di farglielo capire, ma se soltanto osavo rivolgergli la parola mi aggrediva gridandomi in faccia che ormai era finita e che non c’era più niente da fare. Fu cosi che ha iniziato a rifiutare i regali che spesso usavo farle anzi mi ha chiarito che questo le da fastidio come le danno fastidio le mie attenzioni, e che continuava a portare la fede solo perché gli va di farlo, intanto ha lasciato il letto matrimoniale per andare a dormire con la piccola nella stanza di sua madre e non sembra affatto disposta a ritornarvi. (Le introduco che la mia famiglia noi con due bambine 12 e 5 conviviamo con suocera e cognata sposata con una figlia, praticamente sotto lo stesso tetto e intorno allo stesso tavolo anche se mia cognata ha una casa sua, tra madre e figlie vi è forte legame guai! A proporne il distacco) della nostra situazione ha informato anche sua madre e sua sorella affinché fosse lasciata in pace. Questa situazione che ho con mia moglie mi fa impazzire, vedo la mia famiglia andare in rovina per una mia negligenza. Vorrei salvare, rammendare, ma sembra tutto impossibile, la cosa mi deprime molto, non riesco a lavorare più, per me è come se la risoluzione di questo problema avesse priorità su tutto e tutti, sono disperato perché mi manca la certezza che un giorno si potrà risolvere riuscendo a recuperare mia moglie. In casa sono tutti dalla sua parte, per farsi una ragione hanno tirato fuori vecchie storie, eventi in cui si è sentita trascurata emarginata, si sono scagliati contro i miei fratelli mia madre sostenendo che mi hanno plagiato, sfruttato, sottraendomi a lei, inoltre che le ho mentito, praticamente quanto più c’è di peggio, dice che da quando stiamo insieme lei non è più vissuta, adesso invece si sente libera e dice di stare bene, ha giurato a me e ai suoi che non ha un amante che possa spiegare questo suo comportamento. Quando mi sono accorto che il modo in cui mia moglie si rivolgeva a me con un’aggressività paradossale, che non c’era verso di colloquiare, disperatamente le ho chiesto di farci aiutare da uno psicologo, da un consulente, ma lei niente, ha detto non ne ha alcun bisogno in quanto ha le idee chiare. Io credo che si sia rifiutata, per la paura che ci venisse riferito che la nostra condizione di convivenza plurima non è l’ambiente ideale per esprimersi come coppia, e poiché la convivenza con la sua famiglia e ormai una cosa consolidata, non rinuncerebbe mai alla madre e alla sorella. Sono anche certo, che nel suo ambiente di lavoro, lei abbia parlato di se con le colleghe e con qualche medico che la tiene in cura. Per quel che mi riguarda io ammetto di aver commesso degli errori, sicuramente l’avrò pressata un po’ troppo alludendo a quella storia che ebbe. Certo, capisco che la storia e un po’ complessa, in quanto le persone coinvolte sono diverse e raccontarla nei dettagli che pure sono importante è praticamente impossibile almeno in questa sede.Oggi il colloquio tra noi si è ridotto praticamente all’essenziale se non a zero, e questo mi pesa tantissimo, non so se anche per lei è lo stesso. Ad ogni modo cara Dott. Proietti, le chiedo: se ho la speranza che un giorno riuscirò a recuperare mia moglie anche se sarà un amore diverso, forse più maturo va bene lo stesso. quali atteggiamenti dovrò assumere per non commettere errori che possano ulteriormente aggravare la situazione. Se mia moglie si comporta cosi per punirmi e ripagarmi con la stessa moneta. Se anche lei soffre di questa situazione. Se tornerà a dormire nel suo letto. Insomma cosa ci aspetta per il futuro nostro e delle bambine. Vorrei avere la certezza ho quanto meno la speranza che le cose si vadano un po meglio in futuro, giusto quel tanto per poter andare avanti con un po di serenità considerato che abbiamo due figlie piccole. La ringrazio sin d’ora della sua gentilezza e mi risponda la prego se ho da sperare qualcosa di buono per il futuro grazie.
Con affetto Enzo
Aspetto con ansia tue notizie, grazie

Caro Enzo,
credo che sebbene la vostra crisi di coppia sia scoppiata 7 anni fa, anche negli anni che l’hanno preceduta non tutto doveva essere perfetto, visto che sua moglie ha sentito il bisogno di avere un confidente diverso da lei. Nel momento in cui avete deciso di dimenticare il passato e lei ha cambiato lavoro sarebbe stato, forse, saggio non riesumare giorno dopo giorno quanto era avvenuto. Un altro aspetto sicuramente problematico nel vostro matrimonio è la convivenza con i troppi familiari di sua moglie, che rende impossibile il consolidarsi del vostro rapporto di coppia.
Credo che lei dovrebbe impegnarsi su tre importanti aspetti della sua vita. Il primo, per non inasprire ulteriormente il rapporto con sua moglie, è assumere un atteggiamento più neutro nei confronti di lei, senza riservarle pensieri, frasi, attenzioni che in un momento critico come questo possono solo infastidirla. Il secondo è verificare nei limiti delle proprie possibilità, una situazione diversa ( magari in un altro quartiere ) per la sua famiglia, che non preveda la presenza di altre persone conviventi .
Il terzo aspetto che deve curare è uscire dal circolo ripetitivo ed ossessivo dei suoi pensieri, tornando ad impegnarsi profondamente nel suo lavoro. Nel tempo libero si dedichi agli interessi che le sono più congeniali come lo sport, la cura del proprio fisico, gli approfondimenti culturali (cinema, teatro, letture) e tutte le altre attività che possano impegnarla e tenerla in contatto con gli altri, lontano da quella casa che non sente sua e dai suoi pensieri. Quanto al futuro, credo che nessuno abbia la possibilità di conoscerlo, ma molto possiamo fare con il nostro impegno nel presente.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Giuliana Proietti

PARANOIA CRONICA

Gentile Dottoressa: circa tre anni fa, e dopo una grave crisi, é stata diagnosticata a mia mamma Paranoia Cronica. Pur prendendo la sua medicazione ogni tanto ha delle piccole crisi: manie persecutorie e l’ossessione di essere maltrattata psicologicamente dalla famiglia. Le scrivo perché é arrivato un punto nel quale non so piú come reagire di fronte a queste crisi. A volte cerco di ragionare con lei, di spiegarle che non é come pensa, ma é impossibile: la sua logica e i suoi motivi sono cosi lucidi e poderosi che per me é impossibile ribattere, e cado dentro il suo circolo. Come mi devo comportare? Come posso superare questi momenti? La ringrazio infinitamente per la risposta e la possibilità che abbiamo attraverso il suo sito di ricevere aiuto.
Sandra

Cara Sandra,
la malattia mentale di sua madre è ora probabilmente sotto il controllo medico e farmacologico di chi ha fatto la diagnosi di paranoia, per cui sono sicura che i medici che tengono in cura sua madre siano sicuramente in grado di offrirle i consigli di cui ha bisogno. Quello che vorrei osservare, da un punto di vista psicologico, è che i sentimenti d’ affetto che, malgrado tutto, la legano a sua madre, la spingono ancora verso il dialogo con lei, in particolare nei momenti di crisi : questo dovrebbe, invece, essere evitato perché gli argomenti che porta sua madre non sono ” poderosi e lucidi ” come a lei appaiono (in virtù dell’affetto e della stima che la legano a questa persona), ma sono frutto della malattia mentale diagnosticata. Nei momenti di crisi, le suggerirei dunque di cercare di mantenere un maggiore distacco, per poter preservare la sua integrità. Non è necessario ribattere: taccia e comprenda.
Grazie per averci scritto e saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SAI COME SONO…

Cara Dottoressa, mi chiamo Denise,ho quasi 24 anni e le scrivo da T. Forse il mio piccolo problema non è assolutamente niente a confronto di molti altri che ha affrontato e affronterà, ma nel mio piccolo soffro e così credo valga la pena parlarne con qualcuno che possa aiutarmi guardando la storia dal di fuori. Un anno fa ho iniziato un nuovo lavoro,in un negozio, li ho conosciuto Mattia,tre anni più piccolo di me. Era fidanzato da 2 anni con una ragazza e teneva molto a lei. Più volte ha avuto dei comportamenti un po’ ambigui che mi hanno fatto pensare fosse attratto in qualche modo da me, finché non ne ho avuto la conferma da un altro collega. Neanche 2 mesi dopo si è lasciato con la fidanzata e ne ha sofferto molto, io ho cercato in ogni modo di fargli capire che se voleva poteva chiamarmi quando voleva,lo avrei aiutato visto che ero appena uscita da una storia molto simile. Niente. Ha iniziato a trattarmi peggio di una pezza da piedi, era diventato mio superiore e per questo se ne approfittava, mi insultava, ne diceva di tutti i colori, ma nonostante questo il mio istinto (e non solo lui) dicevano che nascondeva qualcosa… A luglio ci siamo baciati, la passione ci travolgeva…le assicuro che io non ho mai provato un’attrazione così forte per qualcuno… Lui quando eravamo soli era un’altra persona… mano a mano che la storia andava avanti era sempre più dolce…ma quando c’erano gli altri…io ero una merda per lui. Mi sono anche resa conto che controllava i ragazzi con i quali parlavo, si è attaccato con un tipo con cui uscivo, lo voleva picchiare e lo ha minacciato di non farsi piu’ vedere in negozio…senza motivo…ha iniziato a odiarne un altro dal momento che è uscito con me un paio di volte…insomma una continua contraddizione. A volte rimanevo settimane senza parlargli, poi non resistevo piu’ e allora tornavo a parlargli e abbracciarlo… lui ricambiava ed era palese che non aspettasse altro. A gennaio abbiamo appreso la notizia che lo avrebbero spostato in un altro negozio, lui era dispiaciutissimo, io ne ho quasi fatto una malattia ma non gliel’ho detto…da li in poi è cambiato ancora…mi teneva stretta, mi cercava quando non c’ero e veniva da me quando ero sotto in magazzino. Io sono una ragazzo molto pudica e forse troppo all’antica, ma ho fatto l’amore con lui…quando abbiamo finito sembrava sapesse esattamente cosa io stessi provando…mi ha tenuta stretta per un sacco di tempo, senza parlare,io mi sono trattenuta a forza dal piangere,poi mi ha guardata e, molto timidamente, mi ha detto: “Ne parliamo poi…”E’ successo poi altre volte, anche dopo il suo trasferimento, ma non abbandona mai questo modo di trattarmi davanti agli altri, io gli ho parlato, gli ho detto che sapevo bene che era iniziato tutto come un gioco, ma che ero sicura che anche per lui non era più solo questo. Gli ho detto che non posso sopportare il fatto che lui soffra, che quando non lo vedo mi manca, gli ho fatto in qualche modo capire che volevo stare con lui. Purtroppo facciamo un lavoro particolare che ci tiene occupati dalle 9 del mattino fino alle 11 di sera…ed ecco la sua risposta:”Io non è vero che ti odio, pero’ sai come sono …aspetta che ci sia più tranquillità al lavoro e vedrai come ti chiedo di uscire…”gia’ perche’ ora se non sono io a chiederglielo, lui non si fa mai sentire…è vero che non ha il cellulare e non ha piu’ manco la patente…ma io cosa devo pensare se non mi parla, mi continua a trattare come prima davanti agli altri…???So che mi vuole molto bene, lo so perché lo sento e perché me lo dicono tutti che se mi ha sempre trattato male è sempre stato perché aveva e ha un interesse nei miei confronti…Solo una volta, era ubriaco fradicio, guardandomi negli occhi, in procinto di andarsene dal mio negozio, mi ha detto:”IO TI ADORO…COME FACCIO ADESSO SENZA DI TE?…IO VOGLIO TE!”La prego dottoressa, mi aiuti!!!Io sto sempre in ansia, non so piu’ che fare,non so se la pazienza di aspettare sia la soluzione…Spero di non averla annoiata..un grazie di cuore
DENISE

Cara Denise,
Da quello che traspare nella sua lettera, non credo che Mattia sia più di tanto coinvolto nella vostra storia. Una storia nata in un momento di crisi sentimentale per entrambi e vissuta più sulla mancanza di alternative che su un vero rapporto d’amore, di stima e di amicizia. Non so dirle perché Mattia la tratti così quando siete insieme ad altri: forse è semplicemente un insicuro, un immaturo, un ragazzo che vuole apparire forte di fronte agli altri, pur non sentendosi così. Il sospetto che altri possano ritenerlo un debole, uno che possa innamorarsi o cedere alla seduzione di una donna, lo porta a mettersi sulla difensiva, mettendo in atto comportamenti aggressivi. Approfitti del fatto che non lavorate più nello stesso luogo e si impegni a cercare nuove amicizie, tra le quali, chissà, potrebbe trovare un partner molto più garbato del precedente…
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

IPERIDROSI

Mi chiamo G. N., ho 37 anni, e sono affetto, da una vita, dal disturbo dell’iperidrosi palmare e plantare. Nel corso degli anni ho cercato, invano, di trovare una soluzione al problema, compresa la psicoterapia; tutt’oggi mi sento “quasi rassegnato” a convivere con questo strano disturbo e ho scoperto su internet che l’1% della popolazione ne è affetto in modo più o meno accentuato. Sembra che oggi sia possibile una soluzione concreta e definitiva con l’intervento chirurgico della simpaticectomia toracoscopica, un intervento microinvasivo ed efficace effettuabile anche presso l’ospedale pubblico di Brescia. Anche se gli interventi di questo tipo sembra siano in aumento in Italia e nel mondo con ridottissime controindicazioni, rimangono tuttavia interventi chirurgici molto delicati che dovrebbero indurre i pazienti a preferire soluzioni alternative se efficaci. Ancora non sono convinto sulle cause che determinano l’iperidrosi, gli esperti in materia propendono alcuni per la causa fisiologica organica, altri, come gli psicoterapeuti, per la correlazione esistente con i disturbi della sfera affettiva. Personalmente sono rimasto deluso dall’approccio terapeutico che ho avuto qualche anno fa, ma ciò non costituisce pregiudizio nei confronti della tecnica dell’ipnosi regressiva che conosco da diverso tempo per letture personali e che ritengo molto interessante. Ammesso che l’iperidrosi sia un problema di natura organica, ritenete possibile una soluzione del problema con l’ipnosi regressiva?
Graziano

Caro Graziano,
Un’idea potrebbe essere quella di provare altre forme di psicoterapia. Infatti le psicoterapie sono tante e diverse fra loro, così come gli psicoterapeuti ed il loro modo di approcciare il paziente e il sintomo. Nel suo caso le consiglierei una psicoterapia breve, che focalizzi l’attenzione sul suo problema specifico e che individui le strategie più adeguate per far fronte alle situazioni per Lei più difficili. Fra queste, ritengo sia importante lavorare sia sulle tecniche di rilassamento per imparare a ridurre gli stati emotivi, sia sugli aspetti cognitivi, per imparare ad accettarsi di più e a non diminuire la sua autostima a causa del sintomo che le crea il disagio. Infine, ha mai cercato di capire in quali momenti si intensifica il suo problema ? Cerchi di osservare quanto le capita intorno e provi ad individuare eventuali fattori che possono contribuire all’insorgenza del sintomo cercando di individuare, nel suo comportamento, degli atteggiamenti, fisici e psichici che possano attenuare il problema manifestato. Quanto all’ipnosi regressiva, non so dirle molto di questa tecnica perché non la conosco a fondo. In questo sito però troverà articoli molto esaurienti sul tema che potranno chiarirle le idee. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti

I MIEI SOGNI

I miei sogni sono molto spesso ambientati in uno sfondo di notte, buio. Mi piacerebbe sapere perché ricorre questa situazione. Inoltre mi è capitato di sognare di trovarmi in una situazione di pericolo in cui volevo urlare, chiamare qualcuno ma la voce non mi veniva.
Grazie per il vostro supporto.
Simona

Cara Simona,
non è possibile interpretare un sogno partendo da poche informazioni come nel tuo caso. Come ben saprai, per fornire un’interpretazione psicologica, è importante conoscere diversi aspetti della tua vita, non solo quelli che riguardano la tua vita passata, ma anche quella presente: il tuo vissuto personale, quali sono le tue esperienze, quali le tue paure e le tue angosce…un’infinità di dati che solo all’interno di una psicoterapia possono essere raccolti. Parlando in generale poi, ti posso dire che questi sogni di aggressione sono molto comuni e riguardano paure primitive che tutti abbiamo, ma attenzione, potrebbe avere il significato opposto e cioè la paura di aggredire qualcun altro attraverso un processo di identificazione con l’aggressore… Insomma, come vedi non è facile fornire interpretazioni ai sogni se non si conosce la storia della persona. Il consiglio che posso darti è quello di provare a capire se questi sogni ricorrono in seguito ad avvenimenti specifici della giornata e se sono collegati ad essi : questo può essere un modo che ti può aiutare ad individuare uno dei significati possibili.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti

GRAVIDANZE INTERROTTE

Gentile dottoressa,
ho 36 anni e, purtroppo, un triste passato di gravidanze interrotte. Sono portatrice di una traslocazione cromosomica bilanciata e questo mi ha portato, in passato, a 4 aborti spontanei entro la 12 settimana. Non dimenticherò mai i momenti tristi ed infelici di quei giorni, pensavo che mai avrei potuto avere un figlio sano. Invece, fortunatamente, quando ormai avevo perso le speranze, ho avuto il mio piccolino, che adesso ha 5 anni, è sano e intelligente.
Lo scorso dicembre sono rimasta di nuovo incinta, fin dall’inizio ho avuto perdite e quindi minacce d’aborto, ho pensato che neanche questa volta sarei riuscita a far nascere il piccolino. Le ecografie, però, mi dimostravano il contrario: il cuoricino batteva ed il piccolino cresceva! Così la gravidanza è andata avanti; al momento di fare l’amniocentesi ho iniziato ad avere contrazioni non dolorose ma frequenti, così abbiamo rimandato di un’altra settimana. Fatta l’amnio il risultato è stato che aveva la mia stessa traslocazione bilanciata, quindi era apparentemente sano. Arrivata alla 21 settimana, col piccolino che ormai da almeno 3 settimane scalciava e si muoveva dentro di me, vado a fare l’ecografia morfologica: il piccolo Emanuele aveva solo metà del cuoricino!! Eppure batteva da pazzi!
Corro in centri specializzati per approfondire e fare l’ecocardio fetale: il risultato era lo stesso. Mi son trovata costretta, solo e unicamente per il bene del bambino, ad interrompere la gravidanza alla 22 settimana; proprio io, con quello che avevo passato, io che avevo giurato a me stessa che mai avrei fatto un aborto!
Ora sono disperata, penso al piccolino che non c’è più, da un lato vorrei un altro bimbo, subito, dall’altro ho il terrore di ritrovarmi a fare scelte così dure, ho paura ad affrontare una gravidanza, starei male dal primo all’ultimo giorno…Non so proprio cosa fare…
Grazie
Daniela

Cara Daniela,
Mi rendo conto che non è mai facile superare un aborto e il più delle volte è inevitabile voler superare questo momento pensando ad una nuova gravidanza. Lei però è una donna forte e consapevole delle difficoltà a cui andrà incontro e agli eventuali traumi cui si esporrà nel caso decidesse di provare ancora. Se però posso permettermi di darle un consiglio, io eviterei di imbarcarmi ancora in un’esperienza così difficile e traumatica, anche per rispetto al suo bambino di cinque anni, che ha tutto il diritto di avere accanto una mamma serena e accogliente, disposta a seguirlo nelle sue conquiste di ogni giorno, vivendole insieme a lui, così da conferire loro l’importanza che esse meritano. Altrimenti rischierà di perdere non solo il secondo bambino, ma anche momenti bellissimi con il figlio di cinque anni, che forse non si ripeteranno mai più nella sua vita… Ci pensi. Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti

MIGLIORARE L’ORIZZONTE

Salve a tutti, ho un grosso problema (almeno per me) da sottoporvi. Sono un uomo di 37 anni che da qualche mese sta vivendo il periodo forse più brutto di tutta la vita. Mi spiego meglio. Io e mia moglie abbiamo inoltrato una domanda di adozione e siamo nell’attesa di ottenere l’abbinamento con il bambino che ci sarà affidato. Fin qui tutto bene se non che la cosa sta andando per le lunghe e l’ansia di giungere alla sospirata meta si fa sentire molto pesantemente. A questo problema dobbiamo aggiungere anche quello riguardante il mio lavoro che, da diverso tempo a questa parte, ha subito una grave recessione con pesanti risvolti dal punto di vista economico e trattandosi dell’unica fonte di reddito in famiglia, ci ha letteralmente scaraventati nella disperazione. Ho provato a cercare di sottoporre il mio curriculum a diverse aziende, anche con incarichi meno “prestigiosi” ma la situazione attuale non aiuta certamente cosicché: altro stress.Il risultato di tutto questo ha fatto in modo che oggi, la mia situazione (ma anche di mia moglie) è la seguente:
insonnia molto accentuata (dormo 3-4 ore per notte), mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte con il cuore in gola;
paura del futuro (io che sono sempre stato un ottimista…); perdita di peso (4 Kg in due mesi) e inappetenza;
ogni seppur piccolo problema mi pare una montagna da scalare e lo sconforto aumenta. Inoltre mi pare che tutti gli sforzi che faccio per cercare di trovare una soluzione siano completamente inutili; ogni mattina, al momento di andare al lavoro, mi prende un’angoscia fortissima e, non mi vergogno affatto a dirlo, mi viene da piangere. Spesso lo sconforto mi assale anche in momenti nei quali non si sono manifestati problemi tangibili.
Tutti questi segnali mi allarmano enormemente soprattutto se penso che ho sempre avuto l’energia necessaria per far fronte a diversi problemi della mia vita (la perdita del padre quando avevo 8 anni, il non aver potuto proseguire gli studi per necessità lavorative, la paternità irrealizzata a causa di un mio problema di oligospermia). L’unica mia fonte di serenità sono le ore che trascorro con mia moglie alla quale sono legatissimo.
Non voglio assumere psicofarmaci o antidepressivi perché mi fanno paura ma, al contempo, come posso cercare di migliorare il mio orizzonte di vita?
Grazie. Franco

Caro Franco,
Lei ha la fortuna di avere una moglie al suo fianco su cui poter contare e questo mi sembra un ottimo punto di partenza. Dato che stare vicino a lei le procura serenità, ricerchi la sua presenza il più possibile, organizzando il tempo nello svolgimento di attività che ad entrambi danno piacere. Inoltre inizi a praticare qualche attività fisica che se praticata quotidianamente, senza esagerare, la aiuterà ad alleviare i suoi disturbi d’insonnia. La situazione molto difficile che si trova a vivere la porta ad ingigantire i problemi e ad incrementare così la sua ansia verso il futuro. Cerchi di recuperare la giusta prospettiva con cui affrontare le diverse difficoltà quotidiane. Focalizzi la sua attenzione non solo sugli aspetti negativi della sua vita, ma anche su quelli positivi. Inoltre faccia una lista di tutte le soluzioni possibili che potrebbero aiutarla a superare il problema del suo lavoro; cerchi di sottolineare per ciascuna di esse diverse strategie d’azione e si ponga degli obiettivi da raggiungere a breve termine. Per quanto riguarda gli sforzi passati, che non hanno avuto un buon fine,provi ad individuare cosa abbia influito negativamente sul risultato, si domandi se ha provato le strade giuste o se già a priori erano destinate a fallire. Infine, provi a non pensare così intensamente all’adozione del bambino, si sa che i tempi per un affidamento e per l’adozione sono inevitabilmente lunghi,renda quest’attesa piacevole, trascorrendo il tempo progettando e realizzando, per esempio, insieme a sua moglie, la stanza del suo futuro bambino.
In ogni caso, non prenda sottogamba una possibile sua lieve depressione, che andrebbe comunque curata per tempo, in modo da essere, quando sarà il momento, pieno di energie e di entusiasmo per iniziare la nuova professione di papà.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti

DISTURBO BIPOLARE

Ho la moglie affetta da disturbi bipolare. Ora si trova in cura presso una clinica nel capoluogo lombardo. I medici dicono che in una paziente con la malattia acuta la psicoterapia non serve a niente. Io invece, penso che una volta dimessa, oltre che seguirla uno psichiatra per la terapia, penserei di farla seguire anche da un psicologo. Gradirei se possibile un vs. suggerimento
e parere in merito. Grazie Giulio

Caro Giulio,
il disturbo bipolare viene di solito trattato con psicofarmaci che garantiscono la stabilitá psichica del paziente. A mio parere una psicoterapia può affiancare il trattamento farmacologico a cui sua moglie è sottoposta, consentendole di avere un sostegno ulteriore. Non deve necessariamente rivolgersi a due professionisti diversi, può ricercare uno psichiatra che sia abilitato alla psicoterapia che possa così non solo curare sua moglie dal punto di vista farmacologico, ma anche da quello psicologico- affettivo.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti

AMORE IN CHAT

Gentile dottoressa Proietti,
dopo forti e numerose esitazioni decido di scriverle; magari riuscirò a fare un po’ di luce dentro di me dove adesso regna il buio più fitto. Ho 31 anni e sono sposata da quasi due anni con un uomo meraviglioso a cui nulla è possibile rimproverare.
Attento, premuroso, presente, amico, compagno, confidente, amante…Tutto, non potrei desiderare altro per essere felice, per sentirmi una donna fortunata. Fino a pochi mesi fa era così! Cosa accade? Conosco una persona in Chat con la quale si instaura da subito uno strano feeling. Cominciamo a raccontare le nostre rispettive vite- anche lui sposato con un figlio adottato e 45enne – senza omettere nulla. Io gli dico subito di essere felicemente sposata; lui mi dice di essere sposato e felice per sua moglie e suo figlio Questa sua frase ha acceso qualcosa dentro di me. E’ così che ho cominciato a sentire questa persona col cuore. Abbiamo cominciato a chattare sempre più spesso e man mano sono venute fuori le confidenze più intime insieme alla sensazione di sapere già cosa stesse pensando, o cosa volesse dirmi. Dopo la Chat arriva anche la prima telefonata, la seconda e così via fino a riempire un intera giornata con questa presenza tuttavia virtuale. Un uomo che non conosco, non frequento eppure così maledettamente presente, vicino. Sin dalla prima telefonata avevamo nel tono della voce uno strano imbarazzo e voci rotte da emozioni inspiegabili. Una forte intesa è sempre stata sullo sfondo. Mi dicevo che non era normale. Dottoressa, io sono una ragazza molto spigliata, solare che socializza alla velocità della luce, innamorata della gente e sempre entusiasta di fare nuove amicizie ma quest’uomo l’ho sentito diverso da subito. Con lui ho avuto la voce rotta dall’emozione, un cuore che stranamente batte per conto suo, una mente che lo pensa continuamente, un animo tranquillo in sua presenza e in panico in sua assenza. Ho ignorato tutto quanto dicendomi che era solo l’effetto del misterioso mondo della Chat; un mondo che dà spazio a fantasie e che riesce persino a farle idealizzare. La cosa l’ho ignorata ma ogni giorno sentivo la mia anima come accarezzata dalla sua e sentivo che era così anche per lui. A dirmelo il tono della sua voce, la sua esitazione, il suo defilarsi, il suo cercarmi. Ad un certo punto mi dice “ Ti amo”
ed io cado nel caos più totale . Ho lottato contro me stessa fino al punto di volerlo tagliare fuori dalla mia realtà che mi vede sposata. Mi ha chiesto di non scappare impaurita da qualcosa che magari doveva soltanto essere capito. Ho voluto
capirlo ed è venuto fuori anche il mio Ti amo. E’ arrivata poi la sua gelosia nel pensarmi sposata, nel pensarmi a fare l’amore con un altro uomo. Mi ha chiesto,qualche volta, di non farlo. Non potrò mai dimenticare com’ è stato disperato quella volta in cui capì che avevo fatto l’amore con mio marito. Non potrò mai dimenticare quella voce risentita, triste e rabbiosa. E’ stato così anche per me quando l’ho saputo con la moglie. Dottoressa, noi abbiamo rubato e inventato ogni spazio del giorno e della notte per stare in contatto. Si, persino la notte ci sono stati fiumi di messaggi a tenerci legati finché, mio marito prima e la moglie poi,scoprono di questo nostro legame. Non mi dilungo su questo altrimenti questa lettera non avrà mai fine. Le dico soltanto che una sola volta, la settimana scorsa, ci siamo incontrati. Finalmente quella presenza e quella voce hanno avuto un volto, un corpo in carne ed ossa. C’erano imbarazzo, curiosità e voglia di guardarci negli occhi, labbra e mani che si cercavano. Un giorno indelebile!!!
C’è stata anche la presa di coscienza dettata dall’avere davanti uno sconosciuto. Io lo vedevo per la prima volta e mi chiedevo come avevo potuto dire parole tanto importanti ad uno sconosciuto. Ma poi, era davvero uno sconosciuto solo perchè non
ne conoscevo le fattezze? Anche lui ha avuto questa reazione sentendosi persino inadeguato per una ragazza più giovane di lui. Tutto trovava però senso in ogni bacio Sappiamo che non lasceremo i nostri rispettivi compagni per un mare di perché – anche questi per questione di spazio non spiego – però come convivere con il sentimento provato l’uno per l’altra? Io vorrei capire cosa mi è successo…E’ possibile amare due uomini? Io credo di no ma allora qual è l’amore che dovrei coltivare se di amore si tratta? Come faccio a non stare male nel sentirlo meno? Come faccio a non sentirmi vile nei confronti di mio marito? Come faccio a rientrare nella vita di mesi fa quando lui non c’era ? Averlo avuto seppur brevemente ha fatto la differenza che ora non mi riesce ignorare! Mi mancano le nostre chiacchierate, quell’atmosfera di complicità, le nostre risate, lo stare bene insieme, lui. Tutto
sembrava sorridermi. Come faccio a non desiderare più tutto questo?

Grazie Sara

Gentilissima Sara,
Quello che vorrei dirle come prima cosa è che evidentemente il rapporto con suo marito non era poi così idilliaco come lo descrive, dal momento che lei ha cominciato a chattare ed a cercare relazioni nuove,sebbene virtuali. Si può essere complici di una persona, gli si può volere bene o stimarla, ma questo non significa vivere l’amore più completo, che è fatto di mistero, insicurezza, passione, desiderio ecc. Ovviamente, in ogni unione che dura, tutto questo deve essere provocato ad arte dai rispettivi partner, per fare in modo di trovare nuove ragioni per stare insieme, nuovi modi di stare bene insieme. L’alternativa a tutto ciò è il classico tradimento, capace di far rivivere la passione, il desiderio, il tormento d’amore. In questi rapporti extraconiugali non si cerca e non si offre sicurezza: al contrario, più il rapporto è impossibile, contrastato, trasgressivo, più si accende la scintilla.
Il nuovo strumento della chat facilita questa scelta di tradimento, perché essendo in gran parte virtuale, si può praticare senza tanti sotterfugi, con maggiore libertà d’azione e di pensiero. Credo che vedere questo amico di persona l’abbia già in parte delusa, ma certo le illusioni d’amore sono andate molto avanti e non sarà possibile ridimensionarle solo con i dati oggettivi di realtà. Non le parlerò dunque del fatto che siete sposati, avete dei figli, probabilmente abitate in luoghi lontani ecc. Per uscire da questa situazione in cui lei si trova, credo le basterà frequentare questo signore per qualche giorno nella sua vita reale, al di fuori dell’illusione creata dalla rete. L’aspetto positivo di questa esperienza non può che essere cercato nella presa di coscienza che il rapporto con suo marito negli ultimi tempi lasciava un po’ a desiderare: stare con lui non la rendeva felice e questa ‘scappatella’ semi-virtuale può esserle d’aiuto per capirsi meglio e parlare con suo marito di ciò che non va. Quando la storia con il quarantacinquenne sarà scemata (perché solo questo le conviene che sia), riconsideri la sua vita di donna e di coppia e faccia di questa crisi il punto di partenza per riaccendere la fiamma dell’interesse per suo marito, che forse è l’unico che veramente la ama.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

L’AMICA SBADATA

Salve!Sono una ragazza di 18 anni mi chiamo Elisa e scrivo per una mia amica che ha un problema che la sta preoccupando in questi giorni. Due giorni fa ha avuto un rapporto sessuale con un ragazzo sconosciuto, che fa uso di sostanze stupefacenti(cocaina) e senza nessun tipo di protezione; a questo punto volevo chiederle se da questo rapporto ha potuto contrarre qualche malattie e come fare per poterlo capire senza rivolgersi ad un medico. grazie salve

Cara Elisa,
Visto che la tua amica non ci vede e non ci sente posso dirti con chiarezza ciò che penso e cioè che la tua amica sia molto superficiale. Non si gioca infatti con tanta leggerezza con la propria pelle, visto che è l’unica che abbiamo. Un cocainomane in sé non è un soggetto a rischio, se non per il fatto che può avere avuto a sua volta, sotto l’effetto della droga, dei rapporti sessuali non protetti con persone infettate dall’Aids. Dunque, è assolutamente sciocco cercare di risolvere il problema col fai-da-te: la cosa migliore da fare è parlarne con una ginecologa, che potrà consigliare questa ragazza sia su ciò che è passato sia su ciò che c’è da fare nel futuro, se e quando deciderà di avere un rapporto sessuale occasionale.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LA PRETENDO!

mi chiamo Roberto, ho 41 anni, sposato da 13 senza figli. Ad ottobre 2002 mi sono iscritto ad un corso universitario serale dove ho conosciuto tante persone tra cui una donna più “vecchia” di un paio di anni.
E’ successo che nel corso del tempo mi sono innamorato ed amo questa donna, a cui mi sono dichiarato a maggio 2004. Uso il termine amo perchè la mia non é solo una passione fisica (dove peraltro non c’é stato nulla) e mentale ma vorrei chiaramente prendermi cura di lei e trascorrere con lei il resto della mia vita e che nonostante le molte attività (lavoro, scuola, sport, ecc.) mi sembra adesso vuota e senza senso.
Il problema é che non sono corrisposto. E questo stato di cose mi fa stare molto male psicologicamente, anche con crisi di pianto ed un forte senso di perdita di autostima. Lo scorso mese di agosto ho avuto anche brutte idee (suicidio) che mi sembrava l’unica via di uscita. Lei é separata senza figli e da quanto mi ha detto le sue storie sentimentali non sono mai andate come voleva e sono state piuttosto burrascose. Forse conosco già la risposta: dimenticarla. Fosse semplice ! La informo di aver confessato a mia moglie questo mio stato “affettivo”, ma nonostante lei mi ritenga un traditore e però faccia di tutto per recuperare il nostro rapporto, io non so più cosa voglio veramente dalla mia vita e mi sento profondamente solo. Può darmi qualche suggerimento ?
La ringrazio e porgo distinti saluti.
Roberto

Caro Roberto,
Amare una persona significa anzitutto rispettarla: nelle sue idee, nei suoi atteggiamenti, nelle sue scelte. Parafrasando la famosa canzone, lei questa donna non la vuole, la pretende! L’atteggiamento non è costruttivo e non la porterà da nessuna parte. Ecco perché nessuno le chiede di dimenticarla, ma almeno eviti di andare a confessare a sua moglie anche quello che non c’è… Perché farla soffrire inutilmente ? Si tenga per sé questa storia bella e impossibile e nel frattempo veda anche se è possibile recuperare il suo rapporto di coppia, dal momento che sua moglie si sta già impegnando. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

DIO E PORNOGRAFIA

Mi rivolgo a voi per un problema con il mio ragazzo. Un piccolo disagio a mio parere ma che lo chiude sempre più in se stesso e che sta diventando una fobia (il tema centrale di tutte le sue conversazioni è la paura che Dio lo abbandonerà) vi prego sappiatemi dare un consiglio. sono una ragazza di 29 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 27 da due anni non si sente pronto per un rapporto fisico completo, ed infatti, giustamente rispettando i suoi tempi, facciamo solo sesso orale e una sorta di rapporto parziale esterno. é un ragazzo che esce da una situazione molto difficile, non ha ricevuto un’educazione sessuale da parte di nessun adulto, e dopo un periodo nella pubertà in cui praticava la masturbazione anche più volte al giorno, guardando ed eccitandosi per i giornaletti porno, poi per oltre 10 anni ha osservato una scrupolosa castità, in quanto dice sentiva dentro di se che quello non era il modo giusto di amare, quindi non sapendo cosa fare e per non cedere al peccato (è molto cattolico osservante, con una paura quasi maniacale dell’inferno) ha preferito astenersi. il problema è questo: tutti i giorni quando non siamo assieme si procura dei giornali pornografici, guarda le figure che lo eccitavano in pubertà e si masturba (non avvivando fino alla fine per non sentire dice lui, quella sensazione di repulsione), poi si sente male, prova disgusto per se stesso, me ne parla e (nonostante io lo tranquillizzi dicendo che masturbarsi non è un peccato ed è normale per un uomo della sua età provare queste voglie) giura che non lo farà mai più, che sente di tradirmi guardando quelle cose, che non devo pensare che non sia eccitante io stessa ai suoi occhi, anzi dice che il mio corpo lo fà impazzire ed ha molta paura di esagerare e perdere il controllo con me.
vorrebbe smettere di guardarli ma poi è debole e il giorno dopo riprende. e cosi via sempre peggio. abbiamo analizzato che tipo di immagini lo eccitano maggiormente (se può essere utile) e sono quelle in cui l’uomo domina in maniera padronale sulla donna sentendola come schiava. cosa posso fare per aiutarlo? ho provato a dirgli di parlarne di persona ad un sessuologo ma lui si chiude ancora più in se stesso e finge di dormire, sono riuscita solo a convincerlo a parlarne con un prete di sua fiducia, il quale non lo ha colpevolizzato, gli ha detto che è normale guardare giornaletti a volte e di non preoccuparsi ma smettere di pensarci e fare altro. ma la situazione non è migliorata.
cosa posso fare per farlo uscire da questo gioco vizioso? e perchè è così forte in lui il richiamo per queste cose?
grazie per avermi ascoltato. aspetto con ansia un suggerimento.

Isabella

Gentile Isabella,
Credo che anzitutto bisogna mettere ordine nella vostra storia. Per prima cosa direi che quello che lui fa in privato non è e non deve essere oggetto di discussione fra voi, perché la cosa tutto sommato riguarda solo il suo ragazzo, il quale, se sentirà il bisogno di parlarne con qualcuno, saprà a chi rivolgersi, anche dietro suo ottimo consiglio.
Dunque, eviti di interessarsi di questo aspetto della vita del suo fidanzato, perché parlarne fra di voi, esaminare i suoi sensi di colpa, le scene che più lo eccitano eccetera non fa che ingrandire ed esasperare il problema. Lei poi dovrebbe smettere di fare la psicologa con lui, perché sebbene lo faccia con le migliori intenzioni, a parte le conoscenze tecniche che potrebbero mancarle, è comunque parte in causa e dunque inefficace nei suoi tentativi di aiuto. La domanda da porsi è questa: lei è disposta ad accettare il rapporto così come è? Se si, non c’è altro da dire, se no espliciti quello che lei si aspetta da un rapporto e lo metta davanti ad un bivio : o cambi, o non siamo fatti per stare insieme. Per cambiare lui potrebbe avere bisogno di uno psicologo o anche di un buon sacerdote, visto che, mi pare di capire, vi sono in questa storia severe influenze di tipo religioso legate al senso del peccato.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LA FRENESIA

Salve,sono una ragazza di 24 anni che sta da 4 anni con uno splendido ragazzo.Lui è veramente innamorato….abbiamo avuto per lungo tempo una storia “a distanza”…ci vedevamo poche volte al mese. Ora, invece , è da una anno e più che ci frequentiamo assiduamente ed è già da 3 anni che abbiamo rapporti sessuali. Questi però sono poco frequenti e io spesso non sento una forte frenesia o eccitamento nei suoi riguardi, nonostante sia convinta che sia la persona perfetta per me. Lui di tutto ciò se ne accorge e spesso se ne lamenta pure. Io cerco sempre di rassicurarlo perché spesso
ha anche pensato che a me lui non piace. Prima di stare con lui non ho avuto altri rapporti sessuali. Ho avuto solo un’altra storia importante con un ragazzo che mi prendeva parecchio, ma con cui non ho mai avuto un rapporto completo per mancanza di fiducia ne suoi confronti. In questo periodo sono parecchio confusa e mi pongo diverse domande. Come posso migliorare il feeling e i rapporti con il mio ragazzo? C’è da dire anche che lui lavora troppo e sono pochi i momenti che trascorriamo insieme.
M.

Gentile M.,
Credo che il desiderio sessuale sia qualcosa da incentivare, ricercare, incoraggiare. Infatti, se così non fosse, dopo pochi mesi tutte le coppie si lascerebbero, perché esso viene sempre, inesorabilmente meno, come accade per tutte le cose che non conosciamo e che perdono interesse se cominciano ad appartenere alla nostra quotidianità ed alla banalità della nostra routine. Detto questo, è anche vero che questo processo di ‘disincanto’ è più frequente o almeno più veloce nelle donne, rispetto agli uomini.
Se ci tiene a questo ragazzo e a questa storia lei non dovrebbe pretendere di fare solo ‘ciò che le va e quando le va’: altrimenti dovrebbe scegliere di avere centinaia di storie nella vita, con uomini sempre diversi e misteriosi.
Saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SONO AFFEZIONATO

Ciao sono Andrea, la mia storia è lunga da raccontare ma cercherò di riassumerla:
Sono un ragazzo di 20 anni e purtroppo, date certe circostanze di amicizia, non ho ancora avuto una ragazza, da marzo ho intrapreso una storia con una ragazza, l’unica che mi piaceva veramente. Purtroppo io sono un ragazzo timidissimo con alcune persone, soprattutto con le ragazze, dove oltre a non riuscire a parlare normalmente con loro, non riesco neanche a guardarle negli occhi,soprattutto quelle che mi piacciono.Con il passare del tempo mi deprimevo essendo consapevole di non avere una ragazza. A febbraio il mio migliore amico ha lasciato la sua ragazza dopo 2 anni e devo dire che questa ragazza era stregata da lui tant’è che anche se lui la prendeva per i fondelli lei perdonava sempre.Questa ragazza ha 17 anni. Dopo 2 settimane ci ha provato con me e subito io essendo timido non riuscivo a formulare frasi normali, ero molto emotivo. Poi con il passare del tempo ci vedemmo + spesso, finchè un giorno ci baciammo.Il mio primo bacio. Poi senza un vero motivo questa ragazza entra in crisi, perchè pensava al suo ex e mi disse di non vederci più perchè lo amava troppo però il mio migliore amico si era già fidanzato con un altra ragazza non dello stesso paese e quindi non usciva più tanto con noi.Intanto noi eravamo solo amici.Poi un bel giorno,ritorna da me e dice di vederci di nuovo e in una settimana ci vediamo 4 volte. Il problema è che ogni volta che passava la serata con me,il giorno dopo entrava in crisi sempre per il suo ex e non riusciva più a mangiare, aveva ansia tant’è che è andata dal medico e anche lui ci disse di trovare un altro ragazzo. Ma ancora oggi non riesco a farla ragionare, dice di essere confusa,alle volte vorrebbe avere una relazione seria con me e altre no, dice di provare qualcosa per me ma poi ricade sempre in crisi, io ci ho provato in tutti i modi e non voglio mandarla a stendere (anche se forse sarebbe la cosa più logica da fare) perchè ci tengo troppo a lei. Io devo vincere la battaglia con la timidezza,so che è difficile ma ce la posso fare. Inoltre sono un ragazzo che si affeziona subito alle cose e mi sono talmente affezionato a lei che sto soffrendo troppo x lei.Non so più cosa fare, e ti chiedo se per cortesia potresti trovarmi un rimedio, o meglio un miracolo per riuscire a far ragionare questa ragazza. Spero di essere stato chiaro con il racconto.
Ti prego è un caso critico che devo affrontare al + presto quindi ti chiedo se per favore puoi rispondere il più velocemente possibile.
GRAZIE

Caro Andrea,
A mio modo di vedere tu non sei affezionato a questa ragazza: hai solo paura di rimetterti in gioco e cercartene un’altra. In fondo hai preso la prima che ti è capitata, ovvero la ex del tuo amico, ti sei fatto corteggiare da lei fino a che finalmente ti sei deciso a darle il primo bacio. Ora lei torna e va e tu stai lì ad aspettarla… Cosa credi possa pensare lei di te? Se le sei veramente affezionato come dici, dimostrale, con i fatti, che puoi fare a meno di lei. E’ l’unico modo per riportarla a te.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SOFFRO DI QUALCOSA

Buongiorno.ho 21 anni.da più d’un anno soffro o meglio penso di soffrire di un qualcosa. Non so se si tratta di depressione, di un semplice periodo di crescita o qualcos’altro, so che ne voglio uscire.chi mi vede adesso silenzioso,depresso e intristente (ho l’impressione di intristire chi mi sta vicino conoscente o amico o chiunque si trovi a parlare con me) non riconosce Francesco,mi vede lontano e io mi vedo sempre più lontano da loro e spesso per evitare queste situazioni evito di uscire.oltretutto stare fra la gente mi provoca una forte emicrania e tensioni muscolari alle spalle e un po’ d’ansia.in ogni momento del dialogo cerco vanamente parole che non mi facciano sembrare stupido,lento o peggio poco interessante.quando poi c’è da parlare con altra gente che t’ascolta evito del tutto di aprire la bocca.ho un senso di solitudine angosciante.ho paura di mettermi in discussione, di aprirmi agli altri, anche a chi conosco in pratica da quando sono nato.tutto questo dopo una delusione (una ragazza..) e dopo la fine “di fatto” di un’amicizia per motivi poco chiari (forse proprio per le mie chiusure).ho avuto a lungo crisi di pianto..ora non con la stessa frequenza.i miei pensieri sono stati per lungo tempo confusi e caotici come incontrollabili.adesso ho trovato un po’ di calma mentale,ma forse eccessiva.difatti mi sento e sono poco lucido,poco reattivo e poco elastico mentalmente.Ultimamente l’emicrania si fa sentire anche nelle situazioni familiari e tutto questo fa paura. La cosa che fa più male è che mi sto abituando a questo stato,ai miei silenzi,alla mia tristezza.ho avuto chiarimenti con il mio amico, ma questo non ha cambiato molto i rapporti fra di noi perché il mio non riuscire a parlare è anche per lui. Per la ragazza..beh se prima i pianti erano per lei adesso sono per me. a volte penso..se intristisco gli altri perché sto con loro?quando cerco di parlare o di ascoltare e concentrarmi sulle parole di altri faccio uno sforzo enorme.niente è più naturale come era prima.ho parlato con uno psicologo di tutto questo, mi ha detto che è solo un periodo di formazione,di maturità…di coscienza.boh forse si.ma se crescere significa avere coscienza dell’essere soli e del non riuscire più a relazionare voglio evitare di crescere.fatto sta che dura da troppo tempo.. i miei m’hanno aiutato seppur non direttamente (psicologo).ma non ho problemi di altro tipo in famiglia,anzi..!penso di dover dire che sono stato sempre convinto che i problemi,personali o relazionali, si risolvessero col tempo,inoltre che ero timido e un po’ lo sono tutt’ora ma anche che sono certo che in questo periodo la mia non è timidezza o quantomeno non più.spero di essere stato esaustivo.magari queste sensazioni le hanno provate tutti e non mi dovrei sentire così “unico”.cmq la mia domanda è..cosa devo fare?è naturale sentirsi così per un periodo della vita?grazie mille.Francesco

Caro Francesco,
Se la domanda è questa ultima e cioè se è ‘normale’ trascorrere dei periodi della vita in cui non ci si sente affatto nel pieno delle forze, sia fisiche che intellettuali, la risposta è sicuramente si: è normale e non c’è assolutamente nulla di preoccupante.
Tu però racconti nella tua lettera che questo stato di cose dura da più di un anno e dunque comincia ad essere un po’ troppo.
Lo psicologo dal quale sei andato probabilmente ti ha dato delle spiegazioni tecniche, ma non è riuscito a stabilire un rapporto empatico con te e dunque non è riuscito a trasmetterti entusiasmo e voglia di vivere. Non meglio posso fare io, visto che oltre tutto non ti conosco.
Se però è giusto quello che leggo fra le righe, il tuo problema sta proprio nel posto dove dichiari di non avere problemi : ho l’impressione infatti che vivi una situazione familiare eccessivamente protettiva e che alla tua età tu ti senta ancora come un adolescente.
Il consiglio che ti do è dunque questo: prova a camminare molto di più sulle tue gambe, affronta la vita a muso duro e questo ti darà la possibilità di cominciare davvero a credere in te stesso.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

MADRE DEPRESSA

Ho trovato casualmente il Vs. sito mentre stavo cercando informazioni sulla depressione.
Ho quasi 40 vivo da sola e ho un compagno. Il mio problema riguarda mia madre. Credo che soffra di una forte depressione. E’ maniaca della casa, non si stima per niente, ha problemi con l’alcol (quando e’ depressa beve), e’ molto magra e non riesce (a volte ho paura che non voglia) ad ingrassare. E’ difficile capire quando sta male fisicamente o quando fa la vittima. Non e’ possibile farla ragionare non ascolta e parla solo di se. Io nella mia vita ho avuto diversi comportamenti con lei da quello comprensivo a quello deciso, ma e’ stato tutto inutile. Il motivo per cui stavo vagando in internet in cerca di risposte e’ stata l’ennesima lite della quale pero’ sono stata io la causa, infatti normalmente non reagisco alle provocazioni o ai suoi atteggiamenti strani. Non sono riuscita a sopportare che non mi lasciasse parlare con mio padre (come fa di solito perche’ e gelosa) e quando mi si e’ avvicinata con quell’atteggiamento tutto infantile e mieloso interrompendomi per l’ennesima volta e mi ha baciata ho perso il controllo e le ho detto di lasciarmi in pace e che non ero mai libera di parlare 5 minuti con mio papa’ senza che lei non si inventasse qualche cosa per interromperci.
Voglio precisare che vado a trovarli una volta alla settimana e che con mio padre posso parlare solo mentre si cena, poi lui mi lascia con mia madre ed io normalmente sto circa 1 ora (anche di piu’ se lei e’ piu’ gradevole) ad ascoltare tutte le sue lamentele (mio padre, i vicini, l’amica) intervenendo praticamente solo per darle ragione perche’ non e’ possibile fare dei discorsi produttivi con lei. Qualsiasi indicazione le si dia per cercare di alleviare una sua angoscia e’ assolutamente rifiutata. Io quando lei mi parla di un suo problema ho come primo istinto (anche se ce l’ho sempre di meno) la voglia di cercare di aiutarla ma quando vedo che non ci prova neppure e che le volte successive mi riparla sempre degli stessi problemi e vuole essere capita mi viene una rabbia che normalmente comprimo ma a volte non ci riesco proprio. Cosa posso fare? Io credo che abbia bisogno di un aiuto specialistico ma lei non ne vuole sapere. Come la si puo convincere? La devo forse ricattare o si cura o mi perde?
Ho bisogno di dirlo anche se e’ una cosa che mi fa orrore a volte vorrei che non ci fosse. E’ da tempo che non ho piu’ bisogno di lei, ma ho dentro di me una rabbia che solo dicendole tutto penso si attenuerebbe, ma forse le farei solo tanto male e ne farei a me stessa perche’ poi mi sentirei un verme.Sa a volte non so se pensare se e’ malata o se e’ viziata ed egoista. Ai suoi occhi io sono la piu’ fortunata, tutta cio’ che ho io e meglio di cio che ha lei. Sono stufa di sentire questa sorta di invia e gelosia nei miei confronti, non posso essere libera di essere contenta per qualcosa di mio (e di carattere io tendo sempre a vedere la bottiglia mezza piena) perche’ scateno subito da parte sua il vittimismo. Una madre dovrebbe essere felice della felicita’ dei propri figli no!!!
Vorrei ancora chiederle una cosa. Io desidero tanto avere dei bambini ed essere la mamma-amica che non ho avuto. Corro il rischio di esagerare dall’altra parte per non essere come e’ stata la mia o e’ solo una mia paura infondata?
La ringrazio per per il tempo che mi ha dedicato e per la possibilita’ che da alle persone di poter parlare con uno specialista nell’istante in cui ne sentono il bisogno e ne hanno il coraggio.
Azzurra

Cara Azzurra,
Direi che sua madre è una persona piuttosto manipolativa, che desidera avere tutta la famiglia sotto controllo. L’unico modo per uscire da questo invischiamento nel quale lei si trova è quello di rompere la catena dei comportamenti prevedibili, in modo che sua madre sia costretta a cambiare atteggiamento. Del resto non è una legge divina che lei debba andare una volta alla settimana, parlare prima con suo padre, poi con sua madre per un’ora ecc.
L’importante è spezzare questo rituale: ad esempio lei potrebbe andare due volte alla settimana, in orari sempre diversi, a volte in compagnia di qualcuno… In questo modo sua madre sarebbe costretta a cambiare atteggiamenti e discorsi non tanto perché convinta delle tesi che lei le va ripetendo da anni, quanto perché costretta al cambiamento, data l’imprevedibilità delle sue visite e dei suoi discorsi. Se poi sua madre le sembra invidiosa e gelosa perché non cercare di coinvolgerla di più nelle cose belle che evidentemente le accadono, in modo che possa sentirsi anche lei un po’ più fortunata e felice? Quanto a lei, come vede si può essere felici e ottimisti anche senza aver avuto una madre perfetta: lei, diventando madre, faccia tutto quello che può fare e … Un consiglio: impari a risolvere i problemi man mano che le si presentano, altrimenti non vive più!
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

NON TORNERA’

Le scrivo per avere un’opinione sui fatti che mi sono capitati negli ultimi mesi e che, purtroppo, stanno condizionando molto l’andamento di tutta la mia vita. Ho 26 anni. Quattro anni fa mi sono fidanzata con un ragazzo che, benchè simile nelle origini e nell’educazione, si differenziava molto da me per le sue scelte professionali. Amante della musica, aveva deciso di “sospendere” i suoi studi di giurisprudenza per vivere nella Capitale (dove ci siamo conosciuti) dove avrebbe potuto coltivare i suoi interessi di compositore. Io, invece, ho portato a termine i miei studi in … a tempo di record per poter pensare serenamente ad una vita indipendente e, soprattutto, con lui che dopo un paio di anni di relazione aveva iniziato seriamente a pensare al matrimonio. Vorrei precisarle che ho amato moltissimo questo ragazzo ma che, purtroppo, non di rado avevo notato in lui un’infelicità causata ovviamente dai suoi insuccessi professionali. Questi ultimi, si sono acuiti particolarmente durante l’ultimo anno tanto da costringerlo a tornare definitivamente a casa dei suoi e a prendere in mano la gestione dei locali di sua madre. Ho continuato a fare avanti e dietro per l’autostrada del sole, raggiungendolo dalle diverse località dove avevo iniziato a lavorare. Lui, in 4 anni, si sarà spostato 5 volte. Io tutti i fine settimana. Finalmente a novembre arriva la svolta: vengo trasferita in sud Italia a venti chilometri da lui. La storia però aveva già preso una piega brutta. Lui aveva iniziato a preferire le sue amicizie e non aveva reagito nel migliore dei modi al mio trasferimento. L’ho lasciato dopo una settimana dal mio arrivo. Abbiamo passato tre mesi senza vederci. Sentendoci poco. So che ha sofferto moltissimo. Ci siamo rivisti a marzo e subito ripresi. Ho ricominciato a viaggiare con il treno per raggiungerlo quasi tutti i giorni. I nostri discorsi sulla vita insieme sono ripresi, come naturale, ma lui ha mostrato un comportamento decisamente maschilista. A maggio ho scoperto di essere incinta. Nell’arco di 24 ore dopo aver detto 1000 volte di non voler abortire, mi ha convinta a farlo. Avevo capito che questo bambino non sarebbe stato felice con un padre che non lo desiderava. A questo punto abbiamo vissuto 2 mesi di silenzio in attesa dell’intervento. Io ho attraversato momenti di rabbia e di dolore. Mi ha lasciata in un mare di solitudine e il giorno dopo l’aborto, mi ha lasciata definitivamente. Lui non tornerà in dietro. Ho provato anche a farlo ragionare. Ogni tanto mi chiama e le sue telefonate non le capisco. E’ felice e lo sento chiaramente. Ma perchè? Mi chiedo anche: che speranze ci sono per me? Ho anche paura che l’intervento non sia andato bene come speravo: sono passati 42 giorni e le mestruazioni non arrivano. Non so neanche più da chi andare a piangere. Sono sola, in un paese che non è il mio, senza amiche, senza nessuno. Senza l’unico essere che avrebbe dovuto preoccuparsene.
Valentina

Cara Valentina,
Quella che mi ha raccontato è la storia di un amore sbagliato. Per nessun motivo lei è obbligata a correre dietro ad un uomo che non ha dimostrato di valere : né negli affari, né come fidanzato, né come possibile padre. Che persona è quella che non desidera un figlio concepito insieme alla ragazza che ama da quattro anni e che fa di tutto per essergli vicino e per comprenderlo?
Per fortuna lui non tornerà indietro, dice lei. Speriamo che sia davvero così.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

CUORE MATTO

Buonasera dottoressa,Mi chiamo Sabrina ho 32 anni e sono di R. Quello che vorrei esporle è per me un problema molto grande.Da circa 2 anni soffro di periodi di ansia immotivati o cosi sembrano.Il mio cuore batta all’impazzata,la testa gira ed io ho una gran voglia di piangere.Ho fatto analisi,vari elettrocardiogrammi ma tutto è risultato normale.
Il fatto è che io ascolto continuamente il mio battito e se lo sento accelerato vado nel panico.Premetto che ho passato dei bruttissimi periodi qualche anno fa a causa di mio padre che ha avuto 2 infarti.Ora lui sta bene mentre io ho cominciato ad avere terrore del mio cuore.Sono ipocondriaca e lo ammetto.
Tempo fa sono andata al pronto soccorso per un attacco di tachicardia ma dopo 3 ore di monitoraggio mi hanno detto che era solo ansia.Mi hanno prescritto 10 gocce di lexotan la sera prima di dormire.Dice che è la cosa giusta o ho bisogno di una terapia?
La ringrazio anticipatamente.
Grazie ancora…
Sabrina

Cara Sabrina,
Direi che è la cosa giusta: non perché lo so, ma perché mi fido dei medici che l’hanno monitorata per tre ore.
Il fatto di aver capito di essere ipocondriaca e di ammetterlo è già un passo avanti notevolissimo : infatti l’ipocondriaco grave non ammette mai di essere un malato immaginario, se la prende con le analisi, gli esami diagnostici, i medici, ma non ammette mai di essere lui stesso la causa dei suoi malanni. Detto questo, aver capito non basta: ora bisogna apprendere delle tecniche di rilassamento per tenere a bada l’ansia e soprattutto imparare a visualizzare il suo cuore, a ‘parlarci’ come se fosse una persona : quando lo sente agitato, gli faccia due ‘coccole’ e poi gli permetta di rilassarsi, ma non gli faccia mai capire di essere preoccupata, mi raccomando!
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

TERAPIA DI COPPIA

Dopo un anno di separazione io e mia moglie abbiamo fatto un tentativo di riavvicinamento (da 6 mesi) accompagnato da un ciclo di terapia di coppia con due specialisti (uomo-donna).
La storia tra noi e’ stata molto dolorosa e, dal mio rientro in casa mia moglie ha ulteriormente tagliato ogni rapporto con i miei parenti e amici (che e’ riuscita anche a allontanare totalmente da nostro figlio, che non vede da 2 anni i nonni). Sono preoccupato perche’ la sfera affettiva che, come famiglia, frequentiamo e’ esclusivamente riferita a lei e mio figlio ha un attaccamento morboso a lei.
Le sedute sono state 6 e nel corso delle sedute (salvo la prima) io e mia moglie non abbiamo fatto che litigare. L’ atteggiamento di mia moglie (che insisteva su una terapia individuale solo mia) e’ stato sulle difensive e menzognero. Da parte mia l’ ho presa molto seriamente e ho scritto un diario dettagliato per quasi due mesi, leggendo alcune cose in seduta. Dopo ogni seduta eravamo piu’ tesi e ci rimproveravamo reciprocamente le cose dette, con rabbia.
I pochi risvolti pratici che ci sono stati chiesti dai terapisti si riducono in : far crescere la complicita’ tra noi (uscire insieme da soli, coinvolgere gli amici con tutti e due) ; non considerare nostro figlio (10 anni) sullo sfondo; scrivere un diario (dopo mia proposta),
Ultimamente ho fatto presente che non reggevo piu’ alcune situazioni e che volevo avere un aiuto individuale a reggere. La risposta e’ stata di inframezzare le sedute di coppia con alcune singole che io potrei fare con il terapista (uomo) “perche’ e’ quello che si immedesima maggiormente con i miei problemi”. Ora sono molto insoddisfatto dei risultati, anche a causa della scarsa sincerita’ di mia moglie nell’impegnarsi in questo lavoro. So che lei ha dei veri problemi e che non vorra’ mai ammetterlo. Cosa devo fare? Sarebbe utile se continuassi la terapia di coppia? Come essere realmente di aiuto a mia moglie? Grazie
Anonimo

Caro Anonimo,
Premesso che salvare un matrimonio così tanto compromesso non è cosa facile e che la terapia di coppia non è la panacea di tutti i mali, non posso esprimere un parere su quanto ti/vi hanno consigliato i colleghi, perché non conosco i dati essenziali. Mi chiedo ad esempio perché vi siate lasciati, cosa avete rispettivamente fatto in questo anno di lontananza, se c’era una terza e magari una quarta persona che influenzavano il rapporto, che stile educativo avete usato con vostro figlio, che tipo di comportamento abbiano usato i tuoi parenti ed i tuoi amici nei confronti di tua moglie e di tuo figlio ed infine, perché mai tua moglie partecipa a delle sedute di terapia di coppia se non ha intenzione di risolvere un bel niente… E’ singolare che entrambi pensiate che i problemi ‘veri’ ce li abbia l’altro/a e che sia l’altro/a a dover essere aiutato/a, quando entrambi vivete una situazione di tensione e di infelicità che non può rappresentare una soluzione per nessuno, nemmeno per vostro figlio. Secondo me, se veramente volete tentare di salvare questo rapporto, occorre anzitutto la volontà di farlo, ma soprattutto la capacità e la sensibilità di mettersi personalmente in discussione e cambiare, migliorandosi, anziché andare dal terapeuta a litigare e a dire cose che non sono vere. Se tutto ciò non è possibile, non resta che pensare ad una separazione, cercando almeno di accordarsi al meglio per il futuro di vostro figlio.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

PRIMO AMORE

Ho 31 anni e 10 anni fa ho conosciuto una ragazza di un anno più giovane. Per me è stato il primo vero amore, quello che ti segna per tutta la vita. La nostra relazione abbastanza travagliata è durata tra alti e bassi per circa 5 anni, dopodiché dopo un breve periodo di frequentazione da semplici amici (sebbene io ne fossi ancora innamorato) ho deciso che le nostre vite si dovevano nettamente separare senza più alcun contatto ne visivo ne telefonico. Così è avvenuto e dopo un periodo di circa 2/3 anni di solitudine e depressione ho incontrato una nuova compagna con cui ho cominciato una convivenza. Da questa convivenza è nata una figlia che però io non ho mai potuto vedere perché varie contraddizioni tra le nostre famiglie dovute alla gravidanza hanno fatto in modo che la nostra relazione si sgretolasse e che lei mi abbandonasse al 6° mese per tornare dai genitori. Ora è passato un anno da questa vicenda che con molte difficoltà da solo ho superato. Nel frattempo da un paio di mesi casualmente ho rincontrato la ragazza con cui ho vissuto il mio primo amore. Sembrava che le nostre strade non dovessero più incontrarsi per i sopra citati vissuti da parte mia e per altrettante relazioni sue. Invece no ci ritroviamo entrambi single con delle esperienze negative vissute nel frattempo e quando parliamo il tempo vola e sembra che a dividerci siano stati pochi giorni e non anni. Con lei mi sento bene e avverto che anche per lei è così. Durante un discorso a tarda serata abbracciandola ho sentito la necessita di baciarla, ma lei mi ha respinto. Tutto è finito li con un po’ di imbarazzo e uno scambio di scuse. Da parte sua mi è stato spiegato che questo rifiuto veniva dal fatto che lei mi conosceva e mi rispettava (fosse successo con un altro forse quel bacio innocente sarebbe stato accettato) e non voleva farmi soffrire. Continuando a parlare è emerso che questo non pregiudica nessuna evoluzione futura.
Ora il mio problema è questo come comportarsi, sento di volerle molto bene e di stare bene con lei e questo mi rende difficile mantenere una semplice amicizia…..ma cosa è giusto stare male per un amore mancato o rinunciare a una persona che senti di amare veramente???
Grazie per l’ attenzione
Matteo

Caro Matteo,
Come comportarsi… Io non credo che, dopo una storia durata cinque anni, fra alti e bassi, dopo un periodo di frequentazione da semplici amici, 2-3 anni di separazione, altre storie parallele, improvvisamente, rincontrandosi, possa rinascere la scintilla dell’amore. E’ più che normale che stiate bene insieme, che vi rispettiate ed abbiate fiducia reciproca, ma questo non è amore. Credo che la sua amica sia stata frenata da questo genere di considerazioni e che lei, deluso e amareggiato dalla piega che ha preso la sua vita, sia ora portato ad idealizzare questa persona e a magnificare i ricordi che la legano a lei. Credo che la cosa migliore da fare sia invece cercare di riavvicinarsi alla sua ex convivente e cercare in tutti i modi di vedere la sua bambina e di stabilire con lei il rapporto genitoriale cui la piccola ha diritto. Si ricordi che sua figlia non le ha chiesto di essere messa al mondo e che fuggire da questa situazione, non assumersi le proprie responsabilità, è un comportamento piuttosto puerile, che non può accrescere la sua autostima. Il consiglio è questo: esca dal mondo dei sogni e si comporti da persona adulta. Così facendo, sono sicura che prima o poi troverà una persona che la apprezzerà veramente e con la quale potrà rifarsi una vita.
Cordiali saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LEI NON LO AMA

Dopo 7 anni di matrimonio, di cui 2 in cui si è manifestato il maniera palese il problema, mia moglie mi ha confermato che non è più innamorata di me e che ha tutta l’intenzione di porre fine al nostro legame mediante la separazione. Inizialmente ho assorbito la notizia piuttosto male, sentendomi quasi morire, non capivo come una persona che fino a qualche giorno prima costituiva metà della mia vita potesse diventare così crudele e fredda nei miei confronti. Abbiamo passato varie vicissitudini, tra cui un periodo di separazione di circa 4 mesi, alla fine del quale abbiamo deciso di ritornare insieme. Dopo questo episodio siamo stati bene (almeno io pensavo) per circa un anno e poi siamo ricaduti nella stessa padella. Ciò che ha inciso però la mia sensibilità sono state le parole e le accuse di mia moglie, la quale insoddisfatta di me, asserisce che sono un monotono, che non mi piace vivere, che penso solo a lavorare. Io non mi sento in questo modo, anzi, mi piace divertirmi, ma nei modi e tempi giusti. Inoltre è stata così brava che ha toccato anche la sfera intima del nostro rapporto, asserendo che non l’ho amata come voleva lei e che nella sfera sessuale non sono stato un gran chè. Allo stato attuale, provo per lei dei sentimenti di indifferenza quasi di antipatia, e mi sento ferito come uomo, quasi complessato. I miei pensieri più ricorrenti: non sono in grado sessualmente di stare insieme ad una donna; sarò in grado di ricostruirmi un rapporto con un’altra donna; troverò una donna in grado di apprezzare la mia gioia di vivere. Tutti questi interrogativi mi hanno fatto precipitare in uno stato di depressione ed infiducia in me stesso da cui non so come uscire. Vorrei prendermi una pausa con il mondo femminile, forse per paura non so, e ritrovare quella fiducia che ho perso, sperando nel frattempo di riuscire a superare questa fase in cui mi sento sprofondare ed a volte morire. Riprendere nuovamente rapporti da single mi riesce molto difficile, ma ci sto provando con tutte le mie forze. Come posso fare per riprendere un pò la serenità e la fiducia perse. Un fattore che grava su questa situazione e la presenza di un bimbo meraviglioso a cui io tengo moltissimo. Il probabile mio distacco dalla casa familiare mi rende debole nei suoi confronti ed ho paura di perderlo anche se cerco di essere sempre presente nella vita del mio bimbo. A volte quando siamo insieme mi chiede dove è la sua mamma e perchè non è con noi, ed io cerco di spiegargli in maniera semplice il perchè di certi comportamenti, ma mi rendo conto che all’età di 4 anni non è facile capire certi meccanismi. Spero che lei possa suggerirmi alcune vie per poter trovare un pò di equilibrio e serenità, visto che già a 32 anni mi trovo solo a dover ricominciare da zero la mia vita.
Grazie
Marco

Caro Marco,
Direi che lei non ricomincia da zero: parafrasando Troisi, direi che lei ricomincia da uno… Cioè suo figlio. Non conosco i particolari della sua vicenda, ma penso di capire che la sua storia sia nata sotto la spinta di una forte attrazione fisica e che poi, come spesso succede, le strade del lavoro, degli interessi e delle amicizie vi abbiano fatto crescere in modo diverso e che ora, dopo qualche anno, vi sentiate estranei l’uno all’altra, come se non aveste più nulla in comune, a parte vostro figlio. Se le cose stanno così lei deve cercare anzitutto di ricaricare le sue pile, in modo da poter trovare l’energia necessaria per ritrovare la stima di sé. Non è detto che quello che pensa sua moglie lo pensino tutte le altre donne del mondo : certamente ci sarà qualcuna che la apprezzerà per quello che lei è e non vorrebbe vedere in lei niente di diverso. Quello che lei deve fare è questo : andare da uno psicologo per essere aiutato a ritrovare la sicurezza di sé, fare un passo verso sua moglie per vedere se è possibile una riconciliazione definitiva, coinvolgendola magari in una terapia di coppia. Se la situazione di tensione e di sfiducia reciproca dovesse persistere, prepararsi ad una civile separazione. Infine, non prendere suo figlio come confidente: al suo bambino lei non deve raccontare proprio niente di quello che vive con sua moglie e se le chiede perché non c’è, dica perché non c’è, non gli racconti la storia della sua vita…
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
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