Babbo Natale

Psychomedia pubblica un articolo in cui sostiene, direi abbastanza in controtendenza, che i bambini non dovrebbero credere a Babbo Natale, ovvero che i genitori non dovrebbero raccontare loro la storia di questo simpatico vecchietto che viaggia di casa in casa per portare i doni ai bambini buoni.

L’articolo in lingua francese sostiene che questa tradizione risale a un’epoca nella quale i valori relativi allo sviluppo dei bambini e alla relazione genitori-figli erano molto diversi.

Il bambino oggi avrebbe bisogno di verità, non di miti e fantasie: i genitori dovrebbero appagare la sua curiosità, il suo desiderio di comprendere il mondo, facendogli distinguere con chiarezza ciò che appartiene al mondo del possibile e ciò che invece appartiene al mito e alla fantasia. Il bambino di oggi deve saper costruire il suo pensiero razionale: indurlo in errore su questioni così importanti è come mettergli dei bastoni fra le ruote nella sua richiesta di comprensione del mondo.

Non credere alla storia di Babbo Natale non toglie nulla, continua sempre l’articolo, al piacere di fantasticare. Guardare i film con Babbo Natale, incontrarlo per le strade nei giorni di Natale rinnova quel senso del magico che piace anche agli adulti, anche se si sa benissimo che il personaggio non esiste realmente e che si tratta solo della rappresentazione di un mito.

Forse, conclude l’articolo, la tradizione di Babbo Natale non sparisce del tutto perché serve ancora a qualcuno: ai commercianti.

Fonte: Psychomedia
Immagine: Biljana Djurdjevic

Personalmente non sarei così drastica: in fondo la cultura non è solo scienza, ma è anche mitologia, letteratura, arte, ecc. Il personaggio di Babbo Natale secondo me non andrebbe dunque “ucciso”, ma dovrebbe rimanere come segno di una tradizione ormai consolidata (anche se di importazione). Mi piacerebbe però che tutto il business che gli ruota intorno fosse molto ridimensionato e non solo perché siamo in periodo di crisi… Anzi, se un lato positivo vogliamo trovare alla crisi economica è proprio quello di aiutarci a ridare il giusto valore alle cose e ad interrompere quei circoli viziosi, come lo shopping natalizio, che, una volta innescati, non riescono più a fermarsi e producono delle escalation senza fine.

Inutile, a mio avviso, anche imporre ai bambini di continuare a credere a questo personaggio anche quando hanno superato i 3-4 anni di età: in un’epoca in cui i bambini già alle elementari sanno tutto (o quasi) del mondo, grazie all’accesso a tutti i media possibili e alle incredibili scoperte della tecnologia, volerli illudere su questa storia di Babbo Natale significa, a mio parere, spingerli ad andare contro corrente, negando a sé stessi perfino l’evidenza, in nome di una fiducia nelle rassicurazioni fornite dai propri genitori che, inevitabilmente, un giorno il bambino scoprirà di aver mal riposto.

E se anche si tratta, come quella di Babbo Natale, di una bugia detta a fin di bene, cosa potrà ridare al bambino la certezza che quando un genitore lo rassicura su qualcosa egli/ella sia veramente sincero/a? Rischiare di far perdere ai bambini la fiducia nei propri genitori, compromettendo così anche i rapporti che essi stabiliranno con gli altri in età adulta sui temi della fiducia reciproca, solo per mantenere a tutti i costi la tradizione di Babbo Natale, mi sembra francamente un’assurdità. Piuttosto, credo che molti genitori ripropongano ai propri figli la storia di Babbo Natale perché, in fondo in fondo, ancora non sono del tutto convinti che i loro genitori davvero mentivano e che il loro amico Babbo Natale proprio non esiste (sic!) .

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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One thought on “I bambini dovrebbero credere a Babbo Natale?”

  1. Nella mia zona (Emilia) non esiste soltanto la tradizione di Banno Natale e della Befana, ma anche di Santa Lucia (vista un po’ come una Befana minore, ma in quanto a aspettative di regali seconda soltanto a Babbo Natale) in veste di portatrice di doni.
    Di quanto ero piccolo, ho solo due (anzi tre) ricordi, ben fissati nella mia mente, legati a questi fatti: il primo risale a quanto, per l’Epifania, all’ultimo anno di materna, avevano organizzata una festicciola serale per noi bambini e a metà serata era arrivata inaspettatamente la Befana, presentaci dalle maestre con l’Autentica. fu da allora che incomincia a crederci davvero, che quelle magiche personalità, di cui avevo solo sentito parlate, assunsero una dimensione concreta; in casa mia si festeggiava la tradizione e i regali li portava papà, ma la mia distinzione tra persone reali e immaginarie era ancora così sfumata in me, che avendola vista in carne ed ossa, divennero per me realmente persone reali, come per tutti gli altri bambini, in quel mondo infantile dove anche l’assurdo è possibile.
    Il secondo ricordo risale, invece, alla prima elementare e per me fu uno shock fatto paragonabile, forse, a quello che molti descrivono essere stato il dramma, suscitato nella generazione di mio padre, dalla morte della mamma di Bambi: il giorno dopo Santa Lucia a scuola tutti i bambini, tranne me, aveva ricevuto i doni dalla Santa, ed erano tutte cose abbastanza sostanziose, e invece io non avevo ricevuto niente (in casa mia il regalo arrivava per Natale, mai per Santa Lucia), subito ci rimasi molto male, perché poi io, a differenza di tutti gli altri ,non avevo assolutamente nulla da raccontate: «che cosa ti ha portato?» mi chiedevano e io «niente!»; mi sentivo insomma povero e sfigato. Subito diedi la colpa al fatto che nella nostra famiglia non si parlasse/credesse di questa persona, e così la Santa aveva dissertato le case di chi non le rendeva onore, poi incominciai a maturare la silenziosa speranza che si fosse trattato di una svista, a causa di un eccesso di lavorare, che presto avrebbe sanato. Insomma lei esisteva, io l’aveva vista, ma avevo vergogna a chiedere ai miei perché non fosse arrivata pure da noi, perché in casa mio i regali li comprava papà, e così una volta mi lasciai scappare la mia speranza solo con mia nonna, la quale mi prese subito e mi disse che Santa Lucia, la Befana e Babbo Natale non esistevano e me lo disse con quella certa crudezza contadina che solo lei sapeva aveva e poi anche un tantino sconcertata dalla mia speranza, proprio per il fatto che in casa non si era mai fatto nulla per farmi credere in Babbo Natale. La prima sensazione che ho provato oltre alla delusione, fu quella di sentirmi stupido nel vero senso del termine: come avevo fatto a non capire che quella donna troppo alta, troppo agile e troppo infagottata, per essere vecchina, non fosse altro che una farsa per far credere ai bambini che la Befana esiste, io che sapevo perfino già come nascevano i bambini! poi la mia personale umiliazione fu completa quanto realizzai, che molti bambini probabilmente fingevano soltanto di credere a quelle figure mitologiche perché cosi ricevano i regali dai dei genitori, insomma mi sentii intellettivamente inferiore alla media dei miei coetanei.
    Il terzo episodio sconcertante invece fu in prima superiore, quando seppi candidamente da un mio amico di undici anni che lui credeva ancora a santa Lucia a babbo natale e alla befana, subito pesavo che fosse uno scherzo, lui aveva una passione per la burla, ma poi mi resi conto che ci credeva davvero quando me lo giurò su Dio, e sapendo il tasso di religiosità di casa sua capii che non poteva che essere vero. Subito lo informai dei fatto, perché credevo che fosse veramente l’unico di tutto il paese a crederci ancora a 11 anni suonati e specialmente volevo evitare che tutti gli altri lo prendessero in giro.

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