L’amore e il sesso al tempo dei Maya

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Dove si sviluppò la civiltà dei Maya?

I Maya vivevano in circa quaranta città-stato che si estendevano dal Messico, al Guatemala, al Belize settentrionale, occupando anche porzioni di Honduras e di El Salvador. Si presume che fossero dai tre agli undici milioni di persone.

Quando terminò la civiltà dei Maya?

La civiltà Maya si sviluppò intorno al 2.000 A. C. e terminò oltre 1.000 anni fa, si pensa a causa di una lunga siccità, che si protrasse per secoli e che potrebbe aver ulteriormente turbato una struttura sociale e politica già in disfacimento, in cui le élite governavano saldamente la società (ma probabilmente ad un certo punto furono contrastate, proprio a causa della mancanza di risorse).

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Come consideravano le donne?

Dalle pitture, nelle sculture o semplicemente dalle iscrizioni nei geroglifici sono state identificate circa settanta donne aristocratiche Maya. Si presume che siano mogli o  madri di re e regnanti. Esse venivano prese maggiormente in considerazione quando appartenevano a una stirpe di maggiore levatura rispetto a quella dell’uomo. Le donne sono nominate soprattutto in quanto regine di grosse città o reggenti ad interim, dopo la morte del proprio marito e in attesa che il figlio maschio raggiungesse un’età compatibile per regnare. Le donne si occupavano della casa, dei figli e alla preparazione degli alimenti; quelle di classe inferiore  aiutavano i mariti nel lavoro dei campi, tessevano,  filavano il cotone e confezionavano gli abiti. Alcune bambine venivano sacrificate alle divinità gettandole nello Xenote, dove affogavano per la pesantezza del vestito e perché non sapevano nuotare.


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Come venivano allevati i figli delle famiglie nobili?

I figli delle famiglie nobili venivano allevati con grande cura dai loro genitori, i quali provvedevano non solo a sostenerli sul piano materiale ed emotivo, ma anche sessuale. Prima dell’età del matrimonio infatti essi si preoccupavano di trovare per i loro figli una partner di bell’aspetto, ma di classe inferiore, con la quale soddisfare i bisogni sessuali.

C’era l’omosessualità?

L’antica mitologia dei Maya attribuisce l’introduzione dell’omosessualità in questa civiltà per opera del Dio Chin, il quale sodomizzò un demone per mostrare ai giovani nobili come fosse possibile ricavare piacere sessuale anche attravero tali pratiche. Gli omosessuali potevano amarsi liberamente e vivere insieme fino all’età del matrimonio, che arrivava intorno ai venti anni. Le pratiche omosessuali erano così diffuse che i missionari che giunsero in quelle terre considerarono la sodomia come uno dei principali peccati di questa popolazione.

Sebbene le relazioni omosessuali fossero frequenti e perfino incoraggiate, era importante che i figli dei nobili non fossero sodomizzati da altri ragazzi di classi inferiori. In questo caso l’atto sessuale fra maschi veniva considerato uno stupro.

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Perché era incoraggiata l’omosessualità?

Per evitare che i giovani maschi potessero coinvolgersi in rapporti sessuali con donne non sposate. Chiunque comprometteva la verginità di una ragazza aveva poi l’assoluto obbligo di sposarla.

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Come era considerato il piacere sessuale?

Il piacere sessuale veniva percepito come un dono divino, tanto quanto il cibo, la gioia, la forza vitale e il riposo giornaliero. Si trattava di moderare il godimento di quel dono,  così come i regali di altro tipo provenienti dalle divinità.

Come consideravano l’identità sessuale?

I codici, le pitture rupestri e leggende ci rivelano che all’epoca dei Maya l’identità sessuale era fluida, non nettamente definita. Alcune scene mostrano infatti gli antichi dèi copulare, con falli enormi, sia con altre Dee che con  prigioniere di guerra umane.

La masturbazione era ammessa?

Si, La masturbazione del membro virile è infatti una delle scene più riprodotte nelle sculture e nelle pitture rupestri, dal momento che si riteneva che il seme maschile fosse in grado di fertilizzare anche il suolo.

Dr. Giuliana Proietti

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