La follia degli stolti

Robert Trivers (classe 1943) è un biologo evoluzionista e sociobiologo americano, Professore di Antropologia e Scienze Biologiche presso la Rutgers University. Trivers è noto soprattutto per aver proposto le teorie su l’altruismo reciproco (1971), nel quale l’autore postulava ad esempio che il nostro essere disponibili verso gli sconosciuti sia dovuto al fatto che i nostri antenati hanno capito che, da questi comportamenti di generosità, si possono ottenere dei vantaggi.

Precedenti suoi lavori hanno riguardato l’investimento genitoriale  (1972), la determinazione facoltativa del rapporto demografico fra i sessi (1973), e il conflitto genitori-figli (1974). In questo lavoro l’autore ipotizza che i conflitti familiari derivino dal fatto che i due coniugi non hanno geni in comune e che ne condividano solo il 50% con i propri figli. I figli stessi, a meno che non siano gemelli omozigoti, hanno in sé geni che contrastano fra loro. Altre aree in cui Trivers ha dato contributi influenti riguardano una visione adattativa del concetto di auto-inganno (la prima volta nel 1976) e il conflitto tra i geni che compongono il genoma.

Questi concetti sono stati poi diffusi anche da altri studiosi, in particolare Edward O. Wilson in “sociobiologia”, Dawkins in particolare ne “Il gene egoista” e Pinker in “Come funziona la mente.” Tutti hanno citato Trivers, che Pinker ha perfino definito “un genio sottovalutato, e uno dei più grandi pensatori della storia, per quanto riguarda l’analisi del comportamento e delle emozioni, aggiungendo che, se Trivers non è così conosciuto, è perchè ha lottato con il disturbo bipolare fin da giovane. Egli è anche, per sua stessa ammissione, un irascibile anti-autoritario, che si trova spesso nei guai a causa del fatto che non riesce a tenere a freno la lingua.

Nel libro Geni in conflitto, Trivers sosteneva che, durante l’evoluzione, la maggior parte dei geni si diffonde per incrementare le possibilità  dei loro organismi ospiti (o dei loro parenti più prossimi) di sopravvivere e riprodursi. Alcuni geni, invece, si diffondono nell’organismo che li ospita impedendo la loro stessa trasmissione alle generazioni successive. In conseguenza di ciò, geni differenti all’interno dello stesso organismo manifestano interessi e comportamenti adattativi diametralmente opposti (queste osservazioni riguardano tutte le specie: dal lievito di birra agli esseri umani).

Il suo ultimo libro è The Folly of Fools, la Follia degli Stolti, dove  l’autore parla dell’importanza dell’inganno. Trivers inizia il libro sostenendo che la concorrenza tra ingannatori e ingannati è una parte saliente del processo evolutivo. Dal momento che l’intelligenza aiuta sia ad ingannare che ad  individuare l’inganno, Trivers suggerisce che l’inganno sia una “caratteristica profonda” della vita e anche una necessità, considerata la lotta brutale fra i geni per la sopravvivenza. Trivers ricorda tutti gli inganni che esistono nelle specie animali, ad esempio come la rana pescatrice (o coda di rospo) attiri le sue prede usando il primo raggio della pinna dorsale come se fosse una canna da pesca: quando una preda incuriosita dai movimenti della pinna si avvicina per ingoiare la finta esca, la rana pescatrice porta prima l’appendice un po’ all’indietro, poi ingoia l’animale che si è avvicinato. Le farfalle invece scoraggiano i predatori colorandosi in modo da ricordare i colori di specie velenose, gli opossum e i cuculi si evitano il fastidio di allevare i figli deponendo le loro uova nei nidi di altri uccelli.  Anche i virus e i batteri utilizzano dei sotterfugi per salvarsi dalle azioni del sistema immunitario dell’ organismo che li ospita.

Anche alla base della intelligenza umana vi sarebbe dunque l’inganno, una funzione importante, in quanto consente di manipolare le altre persone. Perché ad esempio impariamo a piangere? Per manipolare gli altri, così come quando tentiamo di “gonfiare” le nostre qualità personali agli occhi delle altre persone, o le qualità di coloro che fanno parte del nostro ambiente politico, etnico o religioso nei confronti degli estranei. Per dimostrare l’importanza dell’auto-inganno nella evoluzione umana, Trivers fa l’esempio della moderna lotta incessante contro lo spam, che ha portato a lavorare sulla stessa materia sia chi vuole ingannare, gli hackers, sia chi vuole prevenire l’inganno,  creando degli anti-virus o anti-spam. Entrambi, per cercare i mezzi più sottili di inganno, diventano sempre più esperti e capaci nell’individuare gli inganni altrui. In breve, l’inganno seleziona continuamente la capacità mentale dell’ingannato.

Anche l’auto-inganno produce grandi benefici: in primo luogo, credere di essere più intelligenti, più sexy e più bravi di quello che realmente siamo – o di come gli altri ci considerano – ci può aiutare a sedurre, a convincere gli altri e anche a migliorare la nostra salute, attraverso l’effetto placebo, per esempio. E quanto più noi crediamo alle nostre bugie, più sinceramente, e quindi efficacemente, possiamo mentire agli altri. Un tema intrigante proposto ne “la follia degli stolti” è che l’auto-inganno possa influenzare la nostra suscettibilità alle malattie, sia in bene che in male. Ad esempio il fondamentalismo religioso, che spesso limita i rapporti sessuali con persone di altre fedi, o anche le interazioni con l’esterno, può aiutare a proteggere i fedeli dai parassiti trasportati da soggetti appartenenti ad un’altra fede religiosa. Secondo Trivers, le religioni tendono inoltre a dividere in fazioni rivali soprattutto nelle regioni dove vi sono alti tassi di malattie infettive.

Trivers conclude che le nostre illusioni, seppure in molti casi ci aiutino, in altri possono avere conseguenze devastanti, dalla dissoluzione di un matrimonio al crollo delle quotazioni in borsa, alle guerre mondiali, o ad altri disastri. Tra i tanti episodi citati, vi è quello di un incidente aereo del 1982, quando un volo dell’Air Florida tentava il decollo da Washington durante una tempesta di neve. Il co-pilota avvertì il comandante che le ali erano ancora ghiacciate e che il cruscotto non mostrava correttamente la visualizzazione della velocità dell’aereo, ma il pilota, molto sicuro di sé, respinse le sue obiezioni fino ad un secondo prima che l’aereo si schiantasse nel fiume Potomac, uccidendo tutti i passeggeri, tranne cinque.

L’incidente, come le registrazioni vocali della scatola nera hanno dimostrato, è stato principalmente il risultato di una eccessiva sicurezza in sé del pilota, che lo ha portato a ignorare o minimizzare tutta una serie di segnali di pericolo che il suo più attento, ma meno assertivo collega gli aveva fatto notare. Questo è uno degli esempi più drammatici dei costi dell’auto-inganno, presenti nel nuovo libro di Robert Trivers, ma l”autore prende in esame molti esempi, fra cui le guerre o i conflitti storici, da quello israeliano-plaestinese, a quello con gli indiani d’America, prendendo posizioni molto dure ( Trivers era un amico intimo del leader del Black Panther Huey Newton e non fa mistero delle sue idee politiche estremiste). I suoi giudizi non sono più generosi quando si tratta di valutare i suoi stessi comportamenti: da quando mentiva alle ex fidanzate (a quanto pare ne ha avute molte), alle mogli (due), ai bambini (cinque) e ai colleghi. In un passaggio particolarmente toccante, Trivers ricorda che una volta stava camminando in città con una donna giovane e attraente, cercando di corteggiarla, quando all’improvviso vide un vecchio accanto a lei, con i capelli bianchi, brutto, con la faccia che cadeva a pezzi, che a malapena si teneva in piedi. Trivers si rese conto all’improvviso che stava vedendo la sua immagine riflessa nella vetrina di un negozio: per avere il coraggio di corteggiare quella ragazza era ricorso all’auto-inganno.  (Nella sua teoria infatti l’auto-inganno consente ai maschi di poter godere di una eccessiva sicurezza in sé stessi, poiché questo tende ad aumentare il successo riproduttivo).

L’ultimo capitolo del libro è una diatriba contro le scienze sociali (economia, antropologia culturale e psicologia) per il fatto che esse non sono sufficientemente basate sulla biologia. Non mancano, in questa spietata analisi iconoclasta, anche dei giudizi negativi sugli accademici, persone inclini a darsi troppa auto-importanza (un sondaggio ha rilevato che il 94 per cento si considera al di sopra della media nel proprio campo). “Mi dichiaro anch’io colpevole”, Trivers aggiunge, con falsa modestia, forse un’altra forma di auto-inganno per ottenere migliori vantaggi.

Dr. Walter La Gatta
Fonti:

Review – The Folly of Fools, Metapsychology
Why We Lie, New York Times
‘The Folly of Fools’: If it doesn’t kill you, deceit can make you smarter, Seattle Times

Immagine:

copertina del libro

Chicca per chi conosce bene l’inglese: Noam Chomsky e Robert Trivers discutono su l’autoinganno (2006) You Tube

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Dr. Walter La Gatta
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